Mezzaluna
14.03.2012 - 18:53
ANALISI
 
Sudan-Egitto: i Fratelli musulmani cercano nuove alleanze a Khartoum
Roma, 14 mar 2012 18:53 - (Agenzia Nova) - La prima missione ufficiale all'estero di una delegazione dei Fratelli musulmani egiziani dopo la vittoria nelle elezioni seguite alla caduta del regime di Hosni Mubarak si è svolta la settimana scorsa in Sudan: una visita di tre giorni accompagnata da molti interrogativi, visti i lunghi rapporti fra il Cairo e Khartoum, e che secondo molti osservatori segna l'inizio dei tentativi di "espansione" dei Fratelli nei paesi confinanti. La confraternita egiziana è legata al presidente sudanese Omar al Bashir da una lunga storia, che risale agli inizi degli anni Novanta e che resta avvolta dal mistero, come forse voluto da entrambe le parti. Si sa effettivamente poco sui legami tra al Bashir, sul quale pende un mandato di cattura internazionale per crimini di guerra, e la confraternita islamica.

Ma quel poco che è trapelato sulla stampa araba di questi giorni sollecita molte domande sulla natura di questo legame, considerato che, storicamente, il Sudan è da sempre un paese soggetto alla forte influenza delle leadership che governano al Cairo. Intervistato dal quotidiano kuwaitiano “al Raai”, Najih Ibrahim, esponente dei Fratelli, ha rivelato per la prima volta nei giorni scorsi che miliziani della sua confraternita hanno combattuto a fianco dell’esercito di Khartoum nella guerra contro il Sud Sudan. Ibrahim ha definito quell'aiuto dato ad al Bashir “un grave errore, considerato il modo in cui sono andate le cose in Sudan”. Nel gennaio del 2011, un referendum popolare ha sancito la secessione del Sud Sudan, proclamato indipendente lo scorso nove luglio.

Nel corso della sua intervista, Ibrahim si è però guardato bene dall'indicare l'epoca in cui era iniziata la collaborazione con il regime di Khartoum. Si tratta, verosimilmente, della prima metà degli anni Novanta del secolo scorso, quando il regime di al Bashir - appoggiato allora dal leader del Fronte nazionale islamico, Hasan al Turabi - aveva aperto le porte di Khartoum ai movimenti islamisti: sia quelli cosiddetti moderati, che quelli dichiaratamente fondamentalisti. In quegli anni la capitale sudanese aveva accolto molti leader islamici arabi ricercati nei loro paesi: tra questi svettano quelli di organizzazioni come la Jihad islamica, i Fratelli musulmani egiziani e la stessa al Qaeda. E così, gente del calibro dello sceicco Osama bin Laden ed il suo successore, il medico egiziano Aymen al Zawahiri, si erano stabiliti nel paese africano.

Gli stessi anni sono stati caratterizzati da forti tensioni tra l’Egitto e il Sudan, a seguito delle accuse del Cairo secondo cui il regime di al Bashir sarebbe stato coinvolto in un fallito attentato per l'assassinio dell’allora rais egiziano Hosni Mubarak durante una visita ad Addis Abeba, in occasione di un summit dei capi di stato africani tenuto in Etiopia. Per quel fallito attentato le autorità etiopiche avevano accusato elementi dei Fratelli egiziani, tre dei quali sono tuttora in carcere con una condanna all’ergastolo. Gli avvenimenti di quel periodo hanno esposto il Sudan, per la prima volta nella sua storia, alle accuse della comunità internazionale, e inserito il regime di Khartoum nella lista dei paesi sponsor del terrorismo internazionale.

Ed è proprio questo passato tempestoso che pone interrogativi sulla visita ufficiale compiuta da una folta delegazione di leader dei Fratelli musulmani egiziani a Khartoum. La delegazioni, rimasta per tre giorni nella capitale sudanese, è stata ricevuta con tutti gli onori da al Bashir e dal suo vice, Ali Osman, nonché dall’ex capo della sicurezza, Nafie Ali Nafie, che attualmente è un influente consigliere del presidente sudanese. Una calda accoglienza sottolineata dal capo della delegazione egiziana, Safwat Abdel Ghani - capo dell’ufficio politico del partito “Uguaglianza e Giustizia”, braccio politico dei Fratelli Musulmani - che ha definito il regime sudanese “forte e capace”, e ha tessuto le lodi di Khartoum per le “grandi conquiste” compiute.

Elogio che forse spiega la richiesta fatta dagli islamici ad al Bashir perché il leader sudanese possa mediare presso Adis Abeba per il rilascio dei “fratelli” rinchiusi per il fallito attentato a Mubarak. La corte serrata ad al Bashir da parte di esponenti della fratellanza egiziana non si è comunque fermata qui: Tareq al Ramz, un altro membro della delegazione, è arrivato a dichiarare che al Bashir e il suo governo sono saliti al potere con “elezioni trasparenti”. E così, con estrema disinvoltura, i Fratelli sconvolgono la storia, dimenticando come il dittatore di Khartoum nel 1986 avesse rovesciato un governo eletto democraticamente con un colpo di stato militare. Le uniche elezioni indette da al Bashir sono state infatti quelle svolte nel 2010 per conferire al regime una parvenza di legalità prima del referendum per l’indipendenza del Sud Sudan.

L’attuale legame dei Fratelli egiziani con il regime sudanese rimane perciò ancora avvolto dal mistero. Non è chiaro infatti cosa vogliano gli islamici egiziani oggi dal Sudan: sta di fatto che la visita a Khartoum è la prima in assoluto per gli esponenti di punta dello storico movimento islamico egiziano dopo la loro affermazione elettorale. Non manca chi, come l’analista politico sudanese Osman Mirghani, crede che gli egiziani si sarebbero rivolti ai loro fratelli sudanesi per “apprendere l’arte di governare”. Sarebbe sicuramente un segno non incoraggiante per un movimento, come quello dei Fratelli, che si affaccia per la prima volta sulla scena politica da forza di governo.

Dal canto suo il regime sudanese, - alle prese com'è con i problemi con il Sud, le sempre più crescenti spinte separatiste in altre province come il Kordofan e il Nilo Azzurro, il diffuso malcontento popolare per la crisi economica nel paese, cerca di riallacciare i suoi vecchi legami con i movimenti islamici. Tanto più che questi ultimi sono usciti vincitori dalla cosiddetta "primavera araba" anche a Tunisi e a Tripoli. La differenza è che al Bashir ha portato il suo regime al governo tramite un colpo di stato, mentre i movimenti islamici sono arrivati al potere con il voto elettorale, e cercano, almeno per il momento, di rafforzarsi tramite il consenso popolare.(irb)