Mezzaluna
17.11.2011 - 12:25
ANALISI
 
Medio Oriente: a picco gli investimenti esteri dopo la primavera araba
Roma, 17 nov 2011 12:25 - (Agenzia Nova) - Oltre a quello umano e politico, la primavera araba ha avuto per gli stati mediorientali e del Nord Africa anche un costo pesante in termini economici. Secondo una ricerca in corso dell'Istituto iracheno per gli studi strategici, risulta che quest’anno gli investimenti esteri diretti nei paesi arabi sono scesi complessivamente a 55 miliardi di dollari Usa: una misura che corrisponde a un calo del 17 per cento rispetto al 2010. Ma questa è soltanto una valutazione parziale, largamente per difetto. E' difficile al momento valutare le perdite complessive per le economie coinvolte, vista la mancanza di dati statistici completi.

Tuttavia, per un settore fondamentale per lo sviluppo economico come gli investimenti esteri, alcuni dati ufficiali parziali raccolti sui mezzi d’informazione arabi danno la misura di un peggioramento drammatico della situazione. Peggioramento che si somma alla grave crisi finanziaria ed economica internazionale iniziata con la bolla dei mutui statunitensi dell’autunno 2008. La citata ricerca dell'Istituto iracheno per gli studi strategici mostra che rispetto al 2008, anno che con 97 miliardi vide il "picco" degli investimenti esteri diretti nei paesi arabi, quest'anno c'è stato pressoché un dimezzamento.

I dati ovviamente variano da paese a paese, a seconda dei sommovimenti che si sono verificati in ciascuno di essi. In Egitto, per esempio, nel 2010, prima della rivolta del 25 gennaio scorso, gli investimenti esteri diretti erano stati di circa 6,3 miliardi di dollari. Dopo la caduta del regime dell’ex presidente Hosni Mubarak, all’economia del grande paese arabo sono venuti a mancare quasi subito (nel primo trimestre dell’anno 2011) investimenti diretti del valore di 1,9 miliardi di dollari rispetto all'anno precedente. Al primo trimestre 2011, gli investimenti esteri erano di 1,8 miliardi di dollari, suddivisi così: il 63 per cento provenienti dall’Unione europea; 21 per cento dai paesi arabi; e il 19 per cento dagli Stati Uniti.

In Tunisia, altro paese dove la rivolta si è affermata, gli investimenti diretti hanno subito un drastico ridimensionamento: nei primi 7 mesi del 2011 sono venuti a mancare 600 milioni di dollari, pari al 26 per cento dei capitali, mezzi e beni investiti dall’estero nel paese nord africano nell’anno precedente. Mancano ancora i dati sulla Libia, che nel 2010 contava su investimenti stranieri che ammontavano a circa 3,8 miliardi di dollari. Le previsioni parlano di un calo contenuto in termini assoluti che si potrebbe stimare intorno a circa 500 milioni di dollari.

Sullo Yemen, altro paese attraversato da un’ondata senza precedenti di protesta popolare, mancano dati ufficiali, come riferisce a “Nova” Faleh Abdeljabbar, presidente dell’Istituto iracheno per gli studi strategici, che però ha stime sulla situazione di un altro paese alle prese con le proteste, come la Siria. Quest’anno la Siria ha avuto un vero e proprio collasso dal punto di vista degli investimenti diretti, scesi del 65 per cento rispetto al 2010. L’anno scorso infatti gli investimenti erano di 2,38 miliardi di dollari, ridotti oggi a 484 milioni, come dicono i numeri di Abdeljabbar. La drammatica situazione in cui versano i paesi della cosiddetta "primavera araba", potrebbe in definitiva favorire altre economie, come i ricchi emirati del Golfo ed anche i paesi non toccati sostanzialmente dalle rivolte, come il Marocco e l’Iraq. (a.f.a.)