Mezzaluna
09.11.2011 - 19:06
ANALISI
 
Iraq: il leader curdo Barzani a Roma per la difesa dei cristiani, ma anche per la sua comunità
Roma, 9 nov 2011 19:06 - (Agenzia Nova) - Il tema portante dell’incontro, che si terrà domani a Roma tra il ministro degli Esteri, Franco Frattini, e il presidente della regione autonoma del Kurdistan iracheno, Massoud Barzani, sarà la situazione della comunità cristiana in Iraq. In particolare, il leader curdo confermerà al titolare della Farnesina la tutela da parte delle istituzioni della sua regione nei confronti della minoranza religiosa, che negli ultimi tempi è stata perseguitata dai gruppi fondamentalisti islamici, soprattutto da quelli legati all’organizzazione di al Qaeda. E’ quanto hanno detto a “Nova” fonti ufficiali del governo autonomo di Erbil, capitale del Kurdistan iracheno.

La visita nella capitale italiana dell’alto esponente curdo-iracheno avviene a poche settimane dal ritiro totale delle truppe Usa dall’Iraq, fissato per la fine di quest’anno, e non è da escludere che anche questo tema verrà discusso con il capo della diplomazia italiana. Una prospettiva, questa, che preoccupa non poco il leader curdo, il quale di recente ha parlato addirittura del rischio di “una guerra civile” tra sciiti e sunniti nel caso in cui il disimpegno di Washington fosse definitivo e senza che nel paese rimanga un contingente militare in grado di contribuire a mantenere la stabilità e la difesa dei confini e dei cieli iracheni.

La leadership della minoranza curda vede nel ritiro dei militari statunitensi un oggettivo rischio anche per la propria sicurezza quale regione federata,e non solo dell’Iraq nel suo complesso. Ed è verosimile che sia per questa stessa ragione che Barzani, sabato scorso, si è recato ad Ankara dove ha incontrato i principali leader turchi. Il leader curdo, infatti, si riprometteva di andare in Turchia dopo la visita in Italia, ma ha dovuto anticipare il suo viaggio dopo il suggerimento di suoi stretti collaboratori recatisi ad Ankara per preparare la sua visita, i quali hanno riferito di “forti pressioni” da parte dei turchi per un rapido incontro al vertice.

Questo, in particolare dopo la catena di attentati sferrati lo scorso 19 ottobre dai separatisti del Pkk, il Partito del lavoratori del Kurdistan turco fuori legge, che hanno causato 24 vittime tra i militari di Ankara. In risposta a questa escalation di attentati l’esercito turco ha lanciato raid aerei oltreconfine contro le basi del Pkk sul monte Qandil, nel Kurdistan iracheno, ed ha dato il via ad una vasta operazione militare lungo la frontiera con la regione curda nel nord dell’Iraq. Si è trattato, insomma, della premessa per l’entrata delle truppe terrestri turche nel territorio curdo iracheno per smantellare le basi del Pkk.

Secondo quanto hanno rivelato fonti del quotidiano turco “Hurriyet”, il governo curdo ha chiesto ad Ankara di non entrare nel Kurdistan “prima del completamento di tutte le altre opzioni”. Inoltre, consapevole di avere urgentemente bisogno della “benevolenza” turca nel timore di un deterioramento della situazione in Iraq dopo la partenza del forte alleato Usa, Barzani non poteva che assecondare le richieste di Ankara. Consapevole, a sua volta, delle difficoltà del leader curdo-iracheno, il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha voluto incontrare personalmente Barzani per ascoltare da lui quali impegni siano disposti ad assumersi i curdi iracheni per collaborare con Ankara nella guerra al “terrorismo” dei guerriglieri curdo-turchi.

Presentandosi alla stampa turca dopo la sua riunione di sabato scorso con il capo di stato turco, Abdullah Gul, Barzani ha dichiarato di essere “contrario alla soluzione della questione curda con azioni militari di qualunque genere”. Una dichiarazione pubblica, questa, che ha deluso gli ambienti politici e i media turchi. Il leader curdo ha poi ribadito lo stesso concetto anche al termine del suo colloquio di lunedì scorso, durato due ore, con Erdogan, ma con l’aggiunta di tre significative precisazioni. La prima è che si è detto convinto che “i curdi in Turchia possono partecipare alle decisioni attraverso gli strumenti politici”: e questo grazie alla politica di “apertura” seguita dal governo di Erdogan.

Con la seconda ha affermato invece apertamente di essere “contrario alla lotta armata” intrapresa dai “fratelli” curdi del Pkk. La terza precisazione rappresenta infine un vero e proprio appello ad una “solida cooperazione con la Turchia in tutti i campi”. Forse quest’ultima precisazione rappresenta il vero e unico obiettivo che Barzani vuole davvero realizzare. Barzani ha sufficiente esperienza politica per comprendere i gravi rischi che sta correndo la sua comunità in Iraq. Ed oggi, come nel passato, si trova a dover fare i conti con due vicini che si preannunciano molto pericolosi: da una parte l’Iran degli ayatollah sciiti di Teheran e dall’altra gli arabi iracheni, anche se divisi tra sciiti e sunniti.

Due potenziali “nemici”, che non promettono nulla di buono, soprattutto in assenza del fido “protettore” statunitense, il quale sta per mandare a casa la sua potente e tranquillizzante (per i curdi) armata. Oggettivamente, la Turchia rimane l’unica potenza sulla quale si potrebbe fare qualche affidamento anche per mantenere un contatto geopolitico con l’Occidente. Proteggere la comunità cristiana nel Kurdistan è un buon motivo per essere ascoltato a Roma, dove Barzani può vantare molte amicizie. Ma forse, nei suoi colloqui con Frattini, il leader curdo parlerà anche dei suoi tormenti per la sua stessa comunità. (a.f.a.)