Mezzaluna
26.10.2011 - 19:09
Analisi
 
Egitto: dopo l'affermazione in Tunisia, gli islamici si preparano a un'altra vittoria
Roma, 26 ott 2011 19:09 - (Agenzia Nova) - La grande affluenza alle urne ed i risultati del voto in Tunisia di domenica scorsa sono stati letti dagli osservatori internazionali come anticipazione di quel che potrebbe accadere il 28 novembre prossimo in Egitto, quando verranno celebrate le prime elezioni libere dopo la caduta del regime dell’ex presidente Hosni Mubarak. Non poteva essere altrimenti, perché Tunisia ed Egitto si sono liberati entrambi di due dittature e sono governati, di fatto, da giunte militari che fungono da garanti per una transizione verso la democrazia. Ambedue i paesi, inoltre, hanno visto il ritorno in politica dei partiti islamici interdetti dai deposti regimi.

Per questo, molti sono convinti che si assisterà ad una replica egiziana dello scenario tunisino, dove il partito Ennahda, stando ai dati ancora parziali, ha sbaragliato gli avversari con oltre il 40 per cento delle preferenze. Sulle rive del Nilo, tuttavia, i Fratelli musulmani hanno una tradizione storicamente più radicata di quella degli islamici tunisini e promettono - con il loro braccio politico “Giustizia e Libertà” - di fare ancora meglio rispetto al loro “fratello” di Tunisi, Rachid el Ghannouchi, leader del partito Ennahda. Non mancano però elementi che fanno pensare che all’ombra delle piramidi non tutto potrebbe andare come sperano gli islamici.

Mentre Ghannouchi si gode la vittoria con un bagno di folla inimmaginabile solo qualche mese fa, quando viveva nel suo esilio londinese da oltre 20 anni, in Egitto la campagna elettorale va avanti con le grandi manovre della Confraternita. Consapevoli della diffidenza con la quale le forze laiche e liberali tunisine hanno accolto l’invito degli islamici ad entrare nel loro futuro governo, i Fratelli musulmani si mostrano più prudenti nella loro propaganda islamista. E’ di ieri l’annuncio da parte della Coalizione democratica per l’Egitto che avrebbe abbandonato il contestato slogan: “L’Islam è la soluzione”.

La decisione è stata presa nel corso di una riunione tenuta nella sede del Cairo del partito Giustizia e Libertà, braccio politico del movimento dei Fratelli musulmani. La Coalizione democratica per l’Egitto è composta da 14 partiti ed è guidata dagli islamici di Giustizia e Libertà, che ha come proprio slogan principale appunto la frase “L’Islam è la soluzione”. La legge elettorale egiziana tuttavia vieta il ricorso a slogan “religiosi”, e quindi la Coalizione ha optato per una nuova frase priva di implicazioni confessionali: “Portiamo il benessere all’Egitto”.

Ma è la complicata legge elettorale studiata dai militari in Egitto a rendere di fatto molto arduo per chiunque vincere qualsiasi competizione elettorale nel paese, anche per i favoriti Fratelli. In questi mesi di post-Mubarak, il Consiglio supremo delle forze armate che governa il paese, infatti, ha concepito una tortuosa legge, che si aggiunge al già inestricabile insieme di regole lasciato in eredità dal deposto regime. Il risultato è un intreccio tra il vecchio sistema burocratico e una miriade di nuovi compromessi. Per prima cosa, secondo le nuove norme le elezioni non si terranno in un unico giorno, perché “non ci sono abbastanza giudici per controllare il regolare svolgimento del voto in tutto il paese”.

E così, un terzo degli egiziani voterà il 28 novembre di quest'anno, l’altro terzo a dicembre e il resto a gennaio del 2012. L’esito di ciascuna di queste tre tornate elettorali non sarà reso pubblico fino al completamento delle operazioni di voto da parte di tutti gli elettori aventi diritto. Una volta conclusa questa triplice operazione, che è solo la prima parte del voto, si procederà all'elezione dell’Assemblea della “Shura” (la “Consulta”, ovvero la cosiddetta Camera alta); anche questa eletta in tre tornate, per arrivare così sino alla fine del marzo 2012, come stabilito dalla giunta militare.

Un terzo dei seggi della “Shura” saranno attribuiti attraverso preferenza diretta: particolare non di poco conto visto che implica candidature individuali per le quali sono necessarie dispendiose campagne elettorali, che presumibilmente sono nelle disponibilità solo degli uomini d’affari che giravano all’orbita dell’ex regime. Questa variante della preferenza individuale, contestatissima tra l’altro dalle forze politiche, è ancora più marcata nel voto del 28 novembre. Il 40 per cento dei seggi dell’Assemblea del popolo (Camera dei deputati) sarà eletto con preferenza diretta, mentre il 60 per cento sarà invece assegnato su base proporzionale.

In entrambi i casi gli elettori riceveranno due diverse schede: una per le liste bloccate e una per i singoli candidati. Nel caso dei singoli candidati, ogni seggio ne eleggerà due. Uno dei due deve essere un operaio o un contadino. Ma c’è un ulteriore difficoltà: i candidati eletti con preferenza diretta devono ottenere il 50 per cento più uno dei voti, altrimenti si va al ballottaggio. A tutte queste norme si aggiungono poi ulteriori elementi d'incertezza: la legge che vieterebbe agli ex membri del partito di Mubarak di candidarsi non è ancora entrata ufficialmente in vigore, e non ci sono ancora regole chiare per il finanziamento ai partiti. Inoltre, a poco più di un mese dal voto, la giunta militare non ha ancora dato il permesso agli osservatori stranieri di monitorare lo svolgimento delle elezioni.

Finita questa seria interminabile di votazioni, il parlamento eletto dovrà, entro sei mesi dal suo insediamento, nominare l’Assemblea costituente. Una volta redatto il testo di una nuova carta costituzionale, questa dovrà essere successivamente ratificata attraverso un referendum. Solo dopo la consultazione popolare si terranno alla fine le elezioni presidenziali. La data del voto per eleggere la massima carica dello stato non è stata ancora indicata, ma visti i tempi del processo che lo precede, c’è da aspettarsi che le elezioni presidenziali non potranno svolgersi entro il 2012.

La Giunta militare ha fatto di tutto per prolungare il più possibile questo periodo di transizione e sfruttarlo per aumentare il proprio controllo sul futuro assetto politico dell’Egitto. Secondo alcuni osservatori, sta di fatto guadagnando il tempo necessario per preparare la candidatura di un militare alla guida del paese. Proprio ieri infatti, una nuova coalizione politica battezzata “L’Egitto sopra tutto e tutti”, ha dato il via ad una campagna politica e mediatica per candidare il capo della giunta militare, il generale Hussein Tantawi, a capo dello stato.

La campagna è stata intitolata “Rivendicazione popolare per la stabilità”. Le strade della capitale, il Cairo, e quelle della seconda città del paese, Alessandria, sono state tappezzate da manifesti con la foto del generale Tantawi in divisa militare, con alle sue spalle la bandiera dell’Egitto. I promotori della campagna si ripromettono di raccogliere un milione di firme per arrivare alla candidatura del generale. (a.f.a.)