Mezzaluna
16.09.2011 - 11:11
 
 
ANALISI
 
Iran: primavera araba ed elezioni di marzo suggeriscono a Teheran aperture all'Occidente
Roma, 16 set 2011 11:11 - (Agenzia Nova) - Il regime iraniano, in vista delle elezioni legislative del prossimo marzo, cerca di pacificare il fronte interno, lanciando allo stesso tempo chiari segnali d’apertura all’Occidente. In tempi di primavera araba, Teheran ricorda bene l’oceanica “Onda verde” della protesta interna per la controversa vittoria di Mahmoud Ahmadinejad alle presidenziali del 2009, e cerca quindi di evitare una contestazione popolare e riformista difficile da contenere oggi. Sicuramente è presto per parlare di una svolta, ma è fin troppo evidente che gli ayatollah di Qom sentono il vento impetuoso della primavera araba, mostrandosi preoccupati soprattutto per il destino di un regime alleato come quello siriano del presidente Bashar al Assad.

Negli ultimi giorni ci sono stati diversi segnali, diretti ed indiretti, che andrebbero messi insieme per comprendere meglio la portata dei cambiamenti. Il primo indizio è stato, la settimana scorsa, il brusco cambio di linguaggio rispetto alla crisi siriana. Avendo forse capito che il destino del regime alawita a Damasco è già segnato, il presidente Ahmadinejad, interpellato da un radio portoghese, ha “consigliato” al suo amico Assad di “dare ascolto al suo popolo” e di “non ricorrere all’uso della forza” per sedare la rivolta scoppiata nel marzo scorso. Giudizio, questo, puntualmente ribadito mercoledì dal presidente iraniano nel corso di un’intervista esclusiva al quotidiano “Washington Post”: “Una parte della popolazione siriana è contraria” al presidente Bashar al-Assad e merita “rispetto” per le proprie idee, ha detto infatti Ahmadinejad.

Risale invece a pochi giorni fa il secondo indizio, che arriva dall’Iraq, paese vicino dal quale le truppe Usa dovrebbero ritirarsi alla fine di quest’anno. Il leader radicale sciita, Muqtada al Sadr, ha dato l’ordine alle sue milizie armate dell’Esercito al Mahdi di “fermare gli attacchi agli invasori americani” per permettere ai marine di lasciare il paese. Al Sadr è legato a Teheran al punto di aver passato gli ultimi due anni della sua vita a “studiare teologia” nella città santa iraniana di Qom. Difficile quindi pensare che la sua decisione di risparmiare la vita ai soldati Usa sia stata presa contro il parere dei suoi protettori.

All’inizio di questa settimana, la Repubblica islamica iraniana ha dato grande enfasi alla messa in funzione del suo impianto “elettro-nucleare” di Bushehr, inaugurando alla presenza di una delegazione russa l’allacciamento della centrale alla rete elettrica del paese. Per alcuni osservatori la l’inaugurazione dell’impianto non ha rappresentato una sfida alla comunità internazionale. Interessante al riguardo l’interpretazione data all’evento da un quotidiano libanese come “Assafir”, attestato sulle posizioni della milizia filo-iraniana Hezbollah che ne detiene parte della proprietà.

“L’impianto di Bushehr non rappresenta una sfida di Mosca alla comunità internazionale ostile al nucleare iraniano, ma un incoraggiamento che la stessa comunità vuol far arrivare a Teheran tramite la Russia, il paese che teme più di ogni altro il nucleare iraniano e che si è assunto questo incarico. L’intento del Cremlino nel contribuire alla messa a punto dell’impianto di Bushehr è quello di comunicare al vicino iraniano che la comunità internazionale è pronta ad aiutarlo, nel caso in cui l’energia nucleare sarà utilizzata esclusivamente per fini civili”: scrive così il foglio di Beirut in un editoriale pubblicato mercoledì.

Lo stesso giornale aggiunge che recentemente gli ispettori dell’Aiea, l’agenzia Onu per l’Energia atomica, avrebbero “registrato progressi nella trasparenza”, da parte degli iraniani, riguardo al loro programma nucleare. Una indiscrezione, questa, che ha trovato in qualche modo una conferma arrivata da Vienna in un dispaccio dell’agenzia “Reuters”, secondo cui la Repubblica Islamica, con una lettera segreta inviata ai “Cinque più Uno” (i paesi che hanno condotto in passato le trattative con l’Iran sulla questione del nucleare), avrebbe dato la propria disponibilità a trattare su alcuni temi, in passato considerati “proibiti” da Teheran.

Quanto al resto, basti rileggere le dichiarazioni fiume rilasciate negli ultimi giorni dal presidente iraniano ai media Usa. Si tratta infatti di un Ahmadinejad lontano anni luce dell’immagine che si è fatto in Occidente come negazionista della peggiore specie tra i “castigatore di ebrei”. Oltre a ribadire le distanze dal regime di Damasco, il capo di stato iraniano ha preso infatti di sorpresa tutti annunciando l’imminente rilascio di due turisti statunitensi condannati a otto anni di carcere per spionaggio. Shane Bauer e Joshua Fattal, entrambi di 28 anni, erano stati arrestati il 31 luglio 2009 con la loro amica Sarah Shourd, 32 anni, per aver attraversato il confine iraniano durante un’escursione in bicicletta.

“Ovviamente è un gesto umanitario unilaterale”, ha spiegato il presidente dell’Iran. Sul fronte interno nel frattempo tutto tace: ed è proprio questo silenzio, dopo mesi di feroci scontri con le “colombe” del parlamento che attaccavano quotidianamente il “falco” Ahmadinejad, a far pensare che la volontà della del regime sia quella di superare i contrasti e rafforzare il fronte interno. (a.f.a.)
 
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