Mezzaluna
16.06.2011 - 14:38
Analisi
 
Libia: il giocatore Gheddafi cerca di evitare lo scacco matto
Roma, 16 giu 2011 14:38 - (Agenzia Nova) - Quanto sia abile il leader libico Muhammar Gheddafi nel gioco degli scacchi non è dato sapere. Certamente meno di Kirsan Ilyumzhinov, capo della “Fide” (Federazione internazionale scacchi), uno dei rari ospiti del colonnello che a Tripoli ha giocato appunto col rais una partita a scacchi domenica scorsa. Gheddafi si è mostrato in televisione mentre giocava con il suo ospite spostando, apparentemente concentrato, le sue pedine. Dietro a Gheddafi si intravedeva la sagoma del figlio maggiore Mohammed e dietro di loro un operatore tv riprendeva le immagini, come per dimostrare che il leader maximo è vivo e vegeto.

Non si ha notizia di chi abbia vinto la partita; se l’esperto Ilyumzhinov, ex presidente della Calmucchia, repubblica autonoma della Federazione russa con forte presenza buddhista, oppure “il re dei re” di tutta l’Africa, di cui non si conosce l’abilità in questo disciplina, che richiede concentrazione e astuzia. Sicuramente con questa sua nuova trovata, il colonnello ha voluto inviare un altro messaggio ai suoi nemici giurati che in questi giorni sono tanti. Gli scacchi sono un gioco di strategia, una sfida mentale che non richiede forza fisica ma astuzia. Esattamente un campo in cui Gheddafi ha sempre dimostrato di saper eccellere.

A quasi tre mesi dall’inizio delle operazioni militari della Nato, il regime di Tripoli non è, come nelle previsioni, crollato. I quotidiani raid aerei del Patto nord atlantico sulla capitale e contro le truppe rimaste fedeli a Gheddafi, non hanno piegato il regime di Tripoli, che non dà segni di cedimento. Anzi, sorprende e invita alla riflessione il fatto che a distanza di 4 mesi dell’inizio della rivolta del “17 febbraio”, la popolazione della Tripolitania – la parte occidentale della Libia - sembri unita nella difesa del suo leader maximo. Mentre i suoi nemici, i ribelli di Bengasi, oltre ad essere in difficoltà sul campo di battaglia nonostante gli aiuti della Nato, hanno anche problemi a raccogliere il consenso persino in seno alle tribù della Cirenaica.

Anzi, fonti dell’intelligence della stessa Nato, riferiscono che per rifornire la sua macchina da guerra, “armi, munizioni, combattenti e combustibile” arrivano in Libia da Mali e dal Niger attraversando il deserto algerino in corridoi sparsi su un immenso deserto. Un’attività che il Patto nord atlantico, orfano degli aerei della potenza guida, gli Stati Uniti d’America, non è in grado di contrastare, “ma solo di monitorare”. Per quanto riguarda medicinali, cibo e cure per i feriti tra i fedelissimi, c’è l’entroterra tunisino. Il leader libico Muhammar Gheddafi invia i suoi fedelissimi feriti nei combattimenti contro gli insorti in cliniche private tunisine e provvede al pagamento delle spese per le cure mediche. È quanto rivela “al Mosawwer”, settimanale tunisino che cita il medico Boubakr Zaqamah, presidente del sindacato delle cliniche private del paese nordafricano.

Stando a quanto afferma Zaqamah, “secondo un accordo stipulato di recente, il ministero della Salute libico provvede alla copertura delle spese per la cura degli elementi appartenenti sia alle brigate di Gheddafi che agli insorti libici”. Secondo queste rivelazioni, “le cliniche private tunisine ricevono ogni settimana dai 100 ai 150 feriti tra i ribelli e le brigate”, che giungono in Tunisia a bordo di ambulanze libiche oppure tramite auto private, mentre altri arrivano via mare a bordo di navi ed imbarcazioni”. Attualmente ci sarebbero trattative con il governo di Tripoli per “trasferire negli alberghi” tunisini i degenti che non hanno più bisogno di cure particolari. Il settimanale aggiunge che la convenzione tra il ministero libico e le cliniche tunisine prevede “l’applicazione di prezzi scontati” per i feriti provenienti dalla Libia.

Come il colonnello paghi tutti i costi elevati del conflitto è materia di cui non si sente parlare. Alcuni ambienti d’intelligence parlano di una sigla: “Sato”. Un acronimo che si oppone a quello della Nato, ovvero la “South North Atlantic Treaty Organization”. Un’organizzazione “segreta” a cui prenderebbero parte, oltre alla Libia, Iran e Venezuela. I tre paesi dell’“asse del male”, per far fronte ai momenti d’emergenza, avrebbero infatti istituito anche un fondo comune e una banca nelle isole Margherita, situata nel Mare dei Caraibi al largo della costa nord orientale del Venezuela. Sarebbe questa fantomatica banca a sostenere, occultando i propri trasferimenti, il costo delle truppe del colonnello nella loro guerra contro il resto del mondo. Oltretutto è inverosimile che Gheddafi paghi i suoi mercenari con “banconote false”, come sostiene la propaganda avversaria.

Di Gheddafi si sa tutto o quasi ormai, anche il fatto che ami la simbologia. La partita di domenica è molto probabilmente un messaggio simbolico rivolto ai suoi nemici sia interni che esterni: “Sono ancora in partita, ho ancora delle pedine; le posso muovere piuttosto bene; il mio tempo non è scaduto; e forse potrei ribaltare la situazione o almeno rendervi la vita difficile per lo scacco matto. Talmente difficile da costringervi a raggiungere con me un compromesso”. (a.f.a.)