Atlantide
31.05.2011 - 15:36
Analisi
 
Libia: mentre la Nato accresce la pressione militare, forse si negozia
Roma, 31 mag 2011 15:36 - (Agenzia Nova) - Il conflitto libico, al quale le forze armate italiane stanno dando un contributo notevole in termini di missioni ed esplosivi sganciati - la scorsa settimana si parlava di circa 600 sortite, il 12 per cento circa del totale, effettuate esclusivamente contro bersagli extraurbani in base ai caveat fatti valere nei confronti della Nato dal nostro governo - sembra essere giunto ad una svolta decisiva, anche se si osservano sviluppi contraddittori. Fonti israeliane sostengono che emissari del Consiglio nazionale transitorio di Bengasi sarebbero coinvolti in trattative piuttosto avanzate, che sancirebbero la divisione della Libia, magari con la garanzia di una forza d’interposizione delle Nazioni Unite, e non contemplerebbero più l’abbandono di Tripoli da parte del colonnello Muhammar Gheddafi. Il condizionale è ovviamente d’obbligo.

Sempre secondo le stesse fonti, avrebbe subito un rallentamento anche il ritmo delle operazioni condotte dai ribelli che, a questo punto, starebbero semplicemente cercando di dilatare l’ambito territoriale di insistenza del loro potere, presumibilmente in modo tale da assicurarsi il controllo della maggior parte delle risorse energetiche del Paese e degli sbocchi al mare per commerciarle. Interesserebbero, in modo particolare, ai cirenaici i centri costieri di Brega e Ras Lanuf.

Qualora venisse confermato, questo sviluppo sarebbe certamente uno smacco per tutta la coalizione internazionale intervenuta al fianco degli insorti di Bengasi, foriero di rilevanti conseguenze negative sia per la Nato che per gli interessi di numerosi paesi occidentali. Ciò spiega l’insistenza con la quale, nei giorni appena trascorsi, soprattutto il presidente francese, Nicolas Sarkozy, ma anche il premier britannico David Cameron, abbiano perseguito l’intensificazione degli sforzi politico-militari contro Gheddafi. Sul piano strettamente militare, sono state assunte decisioni importanti. In primo luogo, Francia e Gran Bretagna hanno deciso l’invio di un certo numero di elicotteri da combattimento in appoggio alle truppe ribelli: dodici vettori transalpini, tra i quali spiccano quattro Eurocopter Tiger d’attacco, e quattro Apache provenienti dal Regno Unito, che presto opereranno nell’area di Misurata. Nella Sirte, inoltre, Londra e Parigi hanno ammassato significative capacità d’assalto anfibio. Gli inglesi hanno infine fatto sapere di aver richiesto agli americani la fornitura di un certo numero di bombe speciali sviluppate per l’attacco ai bunker particolarmente protetti.

A livello politico, invece, va sottolineato come a Deauville, in occasione del vertice del G8, il presidente Nicolas Sarkozy sia riuscito ad ottenere un impegno comune degli otto grandi ad esigere la cacciata di Gheddafi, un obiettivo rispetto al quale, per la verità, il presidente Barack Obama aveva recentemente ammorbidito la propria posizione. Al summit, si è altresì convenuto di incaricare la Federazione russa di condurre una mediazione internazionale. Convincere il presidente Medvedev a collaborare non dev’essere stato difficilissimo. In caso di successo, infatti, l’attuale inquilino del Cremlino, che ha appena sottoscritto un contratto di acquisto relativo a quattro navi da guerra prodotte in Francia, rafforzerebbe certamente il suo standing internazionale, consolidando la propria candidatura alle imminenti elezioni presidenziali del marzo 2012, che sta prendendo corpo in contrapposizione a quella del suo mentore di un tempo, Vladimir Putin.

E’ però improbabile che i negoziatori russi possano facilmente spingersi oltre il punto di equilibrio individuato dalle parti in causa, specie se gli insorti avessero già accettato la partizione in due dell’attuale stato libico. Parrebbe quindi ormai sussistere una specie di divaricazione tra gli obiettivi della comunità internazionale e quelli degli insorti cirenaici. Sarà interessante osservare chi la spunterà. Un’arma importante che i messi di Mosca potranno gettare sul tavolo sono le ingenti risorse che il G8 avrebbe pianificato di porre a disposizione per la ricostruzione ed il rilancio dei paesi della sponda sud del Mediterraneo interessati dalla cosiddetta “primavera araba”.

Si tratta, sulla carta, di ben 40 miliardi di dollari, che saranno prioritariamente indirizzati verso l’Egitto e la Tunisia, allo scopo di sollevarne le economie: un fatto positivo per noi, potendo contribuire ad alleviare il deflusso migratorio che si dirige verso l’Italia. E’ tuttavia evidente che l’eventuale conclusione su basi concordate del conflitto in Libia farebbe di Tripoli e Bengasi altrettanti possibili destinatari degli aiuti: una prospettiva che potrebbe indurre le parti in causa ad un più rapido accomodamento lungo le linee suggerite dal G8. (g.d.)
 
Mistero sull’attentato che ha colpito il contingente italiano in Libano
Roma, 31 mag 2011 15:36 - (Agenzia Nova) - E’ carica di misteri ed incognite anche la vicenda che ha interessato il contingente italiano assegnato all’Unifil II, un cui veicolo è saltato il 27 maggio su una mina nei pressi di Sidone, nella località di al Rumeila, a circa 40 chilometri da Beirut, mentre percorreva un’autostrada. Il bilancio è stato di sei feriti tra nostri militari, per uno dei quali si era inizialmente temuto il peggio. Pare che bersaglio dell’attentato fosse un convoglio logistico nazionale, composto da quattro mezzi, due dei quali coinvolti nell’esplosione di un ordigno detonato a distanza ed, evidentemente, di ragguardevole potenza.

L’attacco rappresenta un fulmine a ciel sereno, dal momento che lo svolgimento della missione nel Libano meridionale – a parte l’attentato in cui quattro anni fa avevano trovato la morte sei colombiani inquadrati nel contingente spagnolo - non era stato dal 2006 ad oggi funestato da eventi particolarmente gravi, specialmente dopo la reintegrazione di Hezbollah nel contesto del quadro di governo libanese, avvenuta nell’estate del 2008.
Anche se non possono essere escluse specifiche dinamiche locali, riconducibili ad una sorta di attrito di fondo o alla competizione tra qualche fazione locale, magari collegata agli elementi della diaspora palestinese, è possibile che questo attacco sia in qualche modo connesso al grande scontro in atto nella vicina Siria, e possa esser letto come una specie di messaggio intimidatorio rivolto tanto alle Nazioni Unite quanto, soprattutto, ai paesi impegnati con proprie truppe nel Libano meridionale, al fine di condizionarne la posizione nel conflitto che oppone ormai da diverse settimane un movimento popolare di protesta di matrice sunnita al regime di Bashar al Assad.

Damasco, infatti, insieme a Teheran è la principale sostenitrice di Hezbollah, le cui prospettive di sviluppo e sopravvivenza dipendono forse criticamente dalla permanenza al potere degli alawiti che dominano la capitale siriana da decenni. Il partito sciita libanese, che non risulta controllare la zona dell’agguato pur avendovi condotto in passato delle operazioni, ha tuttavia respinto ogni addebito. (g.d.)
 
In Afghanistan, guerriglia all’attacco: gli assalti di Taloqan ed Herat
Roma, 31 mag 2011 15:36 - (Agenzia Nova) - Sembra infine nuovamente in serio deterioramento la situazione politico-militare in Afghanistan, dove la fine della settimana ed il principio della nuova sono stati contraddistinti da tre eventi molto negativi. Il primo è il nuovo intervento con il quale, il 29 maggio, il presidente Hamid Karzai ha stigmatizzato la prassi delle forze armate occidentali di far troppo disinvoltamente ricorso agli attacchi dal cielo, invitando con toni ultimativi la Nato a cambiar strategia. Il capo dello stato afghano, in effetti, già in passato aveva sollevato il problema, ma il pronunciamento più recente assume un altro significato, se rapportato al tentativo di riconciliazione in atto con parte della guerriglia talebana, giacché gli interessi nazionali afghani potrebbero adesso costituire una piattaforma d’intesa.

A determinare l’iniziativa di Karzai è stato un raid condotto in soccorso di un reparto di Marines in difficoltà nel distretto di Now Zad, nella provincia di Helmand, da alcuni elicotteri, che hanno centrato con dei razzi due abitazioni civili, uccidendo sette bambini, cinque bambine e due donne il 28 maggio. Allo stesso 28 maggio risale anche lo spettacolare attacco messo a segno nel compound che a Taloqan ospita il Governatorato provinciale di Takhar.

Nella circostanza, infatti, sono stati uccisi due generali afgani e due militari della Bundeswehr. Ad impressionare maggiormente, però, è la circostanza che nell’assalto siano rimasti feriti sia il governatore provinciale, Abdul Jabar Taqwa, che il comandante del contingente tedesco, generale Markus Kneip, ad oggi l’ufficiale più alto in grado ad esser stato colpito dai talebani.

Il 30 maggio, infine, si è registrato l’assalto a Camp Vianini, un edificio civile nel centro di Herat che è sede del Prt italiano della Regione occidentale afgana. L’aggressione è stata portata da un commando assai nutrito, composto da almeno sette persone, se non di più, ed ha comportato anche una o più esplosioni attivate da guerriglieri suicidi. Alle deflagrazioni iniziali ha fatto seguito un’intensa sparatoria, che ha lasciato un certo numero di morti tra gli afghani e ferito cinque soldati italiani, uno dei quali in modo piuttosto grave.

Occorre ricordare come il Prt di Herat non sia una struttura particolarmente protetta e come, altresì, la città faccia parte di quelle zone di Afghanistan oggetto delle prime fasi del processo di transizione avviato a fine marzo, in quanto ritenuta tra le più sicure e tranquille del paese. In realtà, pare evidente che la preannunciata offensiva di primavera, che i talebani hanno denominato Badr, è una cosa seria. Se i primi tre mesi dell’anno si erano conclusi con un calo del 30% circa delle perdite occidentali, il margine di miglioramento di questa triste contabilità è sceso al 10% e sembra in calo ulteriore.

Le perdite accumulate in questo 2011 dall’Isaf e dall’Operazione Enduring Freedom sono pari a 212-213 uomini, a seconda delle fonti considerate. Il 9 giugno 2010, ci si era attestati a 245. Al tasso di attrito attuale, nei prossimi dieci giorni si potrebbe giungere a quota 230. Un’accelerazione davvero preoccupante, specialmente in vista delle decisioni che il Presidente Obama ha promesso di assumere in merito all’entità dei primi ritiri statunitensi, attese per il prossimo luglio. Il percorso per un disimpegno senza sconfitta, aperto dalla soppressione di Osama Bin Laden ad Abbottabad, sta nuovamente restringendosi. (g.d.)