Atlantide
16.05.2011 - 21:28
ANALISI
 
Libia: a Misurata gli insorti conquistano l’aeroporto
Roma, 16 mag 2011 21:28 - (Agenzia Nova) - Le novità prodottesi nel corso della settimana sul fronte libico sono poche, ma forse significative, per le conseguenze che potrebbero aver determinato sulla coesione del regime e la volontà del colonnello Muhammar Gheddafi di resistere. La campagna di bombardamenti condotta dalla Nato è continuata per tutta la scorsa settimana, concentrandosi su obiettivi che avrebbero in realtà dovuto essere colpiti fin dalle prime ore, come i centri di comando e controllo del regime e le infrastrutture logistiche. Ma l’evento più importante si è probabilmente prodotto a Misurata, dove grazie all’appoggio tattico garantito dagli aerei e dalle navi dell’Alleanza, e forse anche all’intervento di qualche consigliere militare occidentale, gli insorti hanno assunto il controllo del locale aeroporto, che permetterà di alimentarne i prossimi sforzi.

A dispetto di questo rovescio subito dai lealisti, l’entourage tripolino non pare, almeno per il momento, aver manifestato cedimenti vistosi. Ma l’emorragia delle defezioni continua e tra i lealisti cresce l’impressione di essere dal lato perdente di questa lotta. La situazione si starebbe quindi evolvendo e non soltanto a causa dell’attacco in cui hanno trovato la morte agli inizi di maggio un figlio e tre nipoti del rais. E’ pressoché certo che il colonnello sia sopravvissuto, seppure colpito negli affetti, intimidito e indotto dalle gravi circostanze a ridurre al minimo la possibilità di esser tracciato e colpito. E’ per questa ragione che le reazioni di Gheddafi alla violenta campagna mediatica orchestrata per incoraggiarlo a fare passi falsi sono state molto prudenti. Ma la diradazione delle apparizioni pubbliche del colonnello sta seminando dubbi crescenti nel campo lealista, servendo così la causa alleata e degli insorti, anche se Gheddafi resta in vita. Sta infatti concorrendo a diffondere l’immagine di un leader braccato, se non in fuga, cosa che di per se lo indebolisce mostrandolo perdente ed incentivando le defezioni. E’ in questo clima che si sta finalmente cominciando a parlare in termini più realistici di una trattativa politica, nella quale il rais starebbe cercando un’onorevole via d’uscita da Tripoli e delle garanzie per il suo clan. Non si esclude che a qualche incontro stia prendendo parte anche il vescovo di Tripoli, monsignor Giovanni Innocenzo Martinelli.


La Nato a caccia di Gheddafi

Anche se i fatti raccontano una storia differente, la Nato continua peraltro a negare ufficialmente di puntare alla soppressione del leader libico. In effetti, non può fare altrimenti, giacché il cambiamento di regime non è contemplato esplicitamente dalla risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite e soprattutto non esiste un’unanimità tra i paesi che partecipano alle operazioni aeree circa l’opportunità di procedervi eliminando il colonnello, seppure vi sia chi giudichi un’iniziativa in tal senso giustificata, in quanto comunque funzionale all’arresto della repressione del dissenso in Libia.

Lo stesso ministro della Difesa italiano, Ignazio La Russa, ha pubblicamente affermato di ritenere ormai legittima l’eliminazione di Gheddafi, qualora maturi nel corso di un’incursione contro una base militare. Sul luogo in cui il rais ha trovato rifugio, si possono fare solo supposizioni. E’ probabile che in Libia esistano numerosi siti sotterranei protetti, anche in prossimità della capitale, magari allestiti dopo il bombardamento ordinato dal presidente Usa Ronald Reagan nel 1986. Non sarebbe quindi irragionevole da parte di Gheddafi averne scelto uno particolarmente sicuro per aspettare tempi migliori, anche se la pressione sulla sua persona è ora veramente forte. Paiono invece meno solide le ipotesi che lo vogliono al riparo di qualche sede diplomatica amica, se non addirittura in territorio straniero, da dove in effetti risulterebbe molto difficoltoso per il rais dirigere la prosecuzione della difesa del suo regime e negoziare in sicurezza la propria resa.

Si specula da diverso tempo anche sulla fonte delle informazioni d’intelligence utilizzate per cercare di ucciderlo. A questo proposito, due sono le scuole di pensiero al momento prevalenti. Per alcuni, è possibile che una delle nazioni coinvolte nel conflitto, presumibilmente proprio l’Italia, abbia agenti sul terreno che sarebbero riusciti ad agganciare la cerchia dei più stretti collaboratori del rais, ottenendo le indicazioni sfruttate per il tentativo di decapitation attack fallito agli inizi di maggio. Per altri invece, gli alleati sarebbero riusciti ad impiantare complesse apparecchiature per lo spionaggio elettronico in una delle ambasciate occidentali rimaste aperte.

Secondo il ministro degli Esteri, Franco Frattini, sarebbe ormai possibile ipotizzare una rapida conclusione del conflitto, addirittura per la fine di maggio, quando dovrebbe divenire esecutivo il mandato di cattura internazionale nei confronti di Gheddafi, un passo che ridurrebbe notevolmente i suoi margini di manovra e soprattutto il novero dei paesi verso cui eventualmente fuggire. Tali anticipazioni hanno rapidamente trovato conferma, perché il 16 maggio la procura del Tribunale penale internazionale ha provveduto a formalizzare la propria richiesta di un mandato d’arresto tanto per il rais, quanto per il figlio Seif al Islam, che ha svolto un ruolo di primo piano nel gestire la comunicazione e la risposta lealista all’insurrezione. (g.d.)
 
Ue: crescono le tensioni tra i paesi membri
Roma, 16 mag 2011 21:28 - (Agenzia Nova) - Non accennano a diminuire le tensioni inter-europee, che paiono aver anzi raggiunto un nuovo livello di guardia, sia sul terreno economico-finanziario che su quello del controllo dei flussi migratori, rivelando una potente tendenza alla rinanzionalizzazione di politiche che erano state devolute in misura significativa all’ambito comunitario. Fattori contingenti, come le gravi turbolenze mediterranee, concorrono sicuramente a questa tendenza, ma potrebbero essere all’opera forze strutturalmente più profonde e potenti. L’impressione è che l’Europa stia infatti risentendo sensibilmente del venir meno di tutte le circostanze esterne che ne avevano imbrigliato negli scorsi decenni le radicate rivalità.

A tenerci insieme non c’è più lo spettro del comunismo sovietico né, ormai, una salda leadership statunitense sulla nostra zona di mondo, che è diventata secondaria nel calcolo geopolitico americano. Così, non esistono più argini allo sviluppo di politiche che mirino in primo luogo a proteggere il proprio spazio nazionale dagli effetti delle crisi in corso, perseguendone scientificamente il trasferimento sui propri partner. Tutto ciò sta alimentando risentimenti diffusi, che cominciano ad esser avvertiti anche dall’opinione pubblica del nostro paese, dilatando i margini sfruttabili da chiunque intendesse perseguire una politica più aggressivamente nazionalista di difesa degli interessi territoriali. (g.d.)