Mezzaluna
22.12.2010 - 18:06
Analisi
 
Medio Oriente: l’editto di Khamenei sul tribunale Hariri fa discutere gli arabi
Roma, 22 dic 2010 18:06 - (Agenzia Nova) - Le dichiarazioni della guida suprema della rivoluzione islamica iraniana, Ali Khamenei sulla delicata questione del tribunale internazionale speciale sul Libano hanno provocato vasta eco sulla stampa araba, e in particolare hanno alimentato la feroce disputa interna tra gli antagonisti politici libanesi schierati su due fronti nettamente opposti: da una parte la maggioranza filo-occidentale a favore della celebrazione del processo per l’omicidio dell’ex premier Rafiq Hariri deciso dalle Nazioni Unite, e dall’altra un’agguerrita minoranza filo-iraniana che a tale processo si oppone con forza. L’irruzione di Khameini appare come una vera e propria fatwa religiosa che cela un dato inconfutabile: “il Libano fa parte della sicurezza nazionale iraniana”. Questa è l’interpretazione che fornisce la stampa vicina agli ayatollah di Qom all’intervento a piedi uniti di Khamenei.

Lunedì scorso, ricevendo a Teheran come suo ospite l’emiro del Qatar, Khalifa bin Hamad al-Thani, la guida suprema ha accusato senza mezzi termini il tribunale sul Libano di ricevere “ordini da terzi”, aggiungendo che perciò qualunque sentenza venga emessa da quella corte sarebbe “nulla e priva di qualsiasi valore”. Khamenei ha quindi invitato “le parti influenti in Libano” a “lavorare sulla base della ragione e della saggezza per non trasformare la questione in una crisi”, affermando apertamente che tutta la questione non è altro che un “complotto contro il Libano”, che però appare “destinato a fallire”.

Il tribunale speciale, presieduto dal giudice italiano Antonio Cassese, è stato incaricato dalle Nazioni Unite di processare i responsabili dell’omicidio dell’ex premier libanese Rafiq Hariri, ucciso a Beirut nel febbraio 2005 in un attentato dinamitardo costato numerose vittime. Da mesi il tribunale è al centro di una contesa che sta paralizzando la vita politica del paese dei cedri e rischia di portare il Libano sull’orlo di un conflitto interno violento, con tutti i suoi potenziali effetti negativi sulla stabilità dell’intera regione mediorientale.

Numerose indiscrezioni danno per scontato che il procuratore del tribunale stia, a giorni, per pronunciare un atto d’accusa contro esponenti di rilievo della milizia sciita filo-iraniana degli Hezbollah, “il “Partito di Dio”. Eventualità respinta con forza dal leader della milizia, Hassan Nasrallah, che di recente ha minacciato di “mozzare il dito a chi accuserà Hezbollah” di essere mandante dell’attentato costato la vita ad Hariri. Ecco perché l’ingresso in scena in prima persona della massima autorità dell’Iran (aperto sostenitore di Hezbollah), in una vicenda già di per sé esplosiva, rischia di avere un effetto dirompente sullo scenario politico e sulla sicurezza non solo del Libano ma dell’intero Medio Oriente.

Immediati e prevedibili gli allarmati commenti sulla stampa araba, che hanno messo in rilievo anche le reazioni delle parti libanesi chiamate direttamente in causa. Subito dopo l’esternazione dell’ayatollah, un portavoce del tribunale sul Libano ha risposto alle parole di Khamenei dicendo che “la Corte non risponde a dichiarazioni politiche, trattandosi di un organismo giudiziario” e sottolineando come “i suoi giudici, che sono stati nominati dall’Onu, godono tutti di una vasta esperienza e sono stati scelti in base a criteri di moralità e neutralità”. Il portavoce ha confermato quindi di prevedere che l’atto d’accusa per l’uccisione di Hariri possa essere emesso fra “pochi giorni o poche settimane al massimo”.

Il portavoce, per inciso, si è detto “propenso” a ritenere che tale atto d’accusa contenga anche i nomi di miliziani di Hezbollah che si sono rifiutati di collaborare con il tribunale. “Hezbollah utilizza la dichiarazione di Khamenei sul tribunale per farsi scudo, ma la maggioranza contrattacca considerandola un’ingerenza negli affari interni” del Libano, è stato il titolo in prima pagina del quotidiano panarabo, “al Sharq al Awsat” di proprietà saudita. Infatti, commentando le parole dell’ayatollah di Teheran, Mustafa Allush, membro dell’ufficio politico di al Mustaqbal, partito di maggioranza del premier Saad Hariri, ha dichiarato che quelle dichiarazioni sono la riprova del fatto che “l’Iran è convinto che il tribunale punterà il suo dito accusatore contro il Partito di Dio, e che tutto lascia presupporre che l’atto di accusa contro di esso sia ormai imminente”. A suo giudizio, le posizioni di Teheran e di Hezbollah sul tribunale dell’Onu “sono ormai identiche”.

Non si schiera invece la stampa solitamente vicina alle posizioni dell’Iran, come il quotidiano palestinese “al Quds al Arabi”, che si limita a riportare i dispacci d’agenzia. Lo stesso fa il foglio libanese “Assafir”, attestato sulla linea del governo siriano, secondo cui tuttavia l’uscita di Khamenei è stata una “irruzione” nella politica libanese espressa attraverso “un giudizio tranciante”. Il più preoccupato è il quotidiano libanese “al Nahar”, vicino alla maggioranza filo-occidentale, che nell’apertura dell’edizione di oggi scrive che l’intervento della guida suprema iraniana “ha assestato un duro colpo agli sforzi di Arabia saudita e Siria per risolvere la crisi libanese”. Non solo, ma “nonostante che la posizione negativa dell’Iran nei confronti del tribunale speciale per il Libano fosse nota da tempo, le parole pronunciate ieri dalla guida suprema hanno acquisito una dimensione diversa. Quella dell’ayatollah è una delle più violente prese di posizione assunte nei confronti del tribunale, proprio all’approssimarsi dell’atto d’accusa nel processo”, conclude il foglio libanese.

Ma a spiegare bene “l’editto di Qom” ci pensa due giorni dopo un editoriale di “Assafir”, che scrive: “La sentenza assolutista emessa dalla guida suprema sul Tribunale è equiparabile ad un editto religioso e rientra nei dogmi della fede. E’ stata inoltre una decisa presa di posizione politica che ha confermato una verità nota: ovvero che il Libano e la sua resistenza (il riferimento dell’autore è a Hezbollah, ndr) sono parte integrante della sicurezza nazionale dell’Iran, e hanno a che fare anche con i negoziati con l’Occidente sul programma nucleare di Teheran, negoziati che riprenderanno a Istanbul alla fine del prossimo mese. E’ una semplice e logica constatazione”. (a.f.a.)
 
Iraq: nuove minacce di al Qaeda, Natale da incubo per la comunità cristiana
Roma, 22 dic 2010 18:06 - (Agenzia Nova) - Sarà una guerra “senza precedenti” quella minacciata da al Qaeda alla comunità cristiana dell'Iraq, proprio a pochi giorni dalla festività del Natale. Un Natale da incubo per i cristiani di Kirkuk, nel nord del paese, dove sono state cancellate le feste. Intanto continua l’emorragia di famiglie cristiane che hanno dovuto lasciare la capitale Baghdad verso le più sicure zone del nord mentre si moltiplicano gli appelli delle organizzazioni umanitarie al governo iracheno per proteggere questa minoranza, che negli ultimi tempi è presa particolarmente di mira dall’organizzazione che fa capo allo “sceicco del terrore” Osama bin Laden.

Ieri, in un comunicato diffuso in rete, Abu Suleiman Al Nasser, sedicente ministro della guerra della filiale irachena di Al Qaeda - lo stesso che ha rivendicato l’attentato alla cattedrale assiro-cattolica nel quartiere di al Karradah nel centro di Baghdad - ha indirizzato un messaggio di morte a coloro che ha chiamato “le figure chiave delle confessioni, organizzazioni e chiese cristiane in Iraq”. Nel loro messaggio i fondamentalisti islamici dicono che “è passato più di un mese dall’episodio della chiesa di Karradah e ci è parso con assoluta chiarezza che voi (i cristiani) avete inteso male il nostro messaggio e siete caduti nel grave errore di non venire incontro alle nostre rivendicazioni, conducendo con voi i vostri seguaci, che così pagheranno un prezzo molto alto”.

Il signore della guerra di al Qaeda “mette in guardia” i cristiani dalle promesse del governo iracheno di proteggere la loro comunità, e afferma: “Quelli (i governanti, ndr) sono occupati dai loro problemi interni”. Seguono le “richieste” avanzate ai capi della comunità cristiana in Iraq: “Ripudiare i misfatti della chiesa egiziana”, accusata di aver “sequestrato” due donne convertitesi all’Islam; “fare pressioni sul governo per la liberazione dei nostri fratelli”, tra i quali è annoverato anche Tareq Aziz (ex vice premier iracheno, cristiano condannato a morte, ndr), “da salvare dalla corda dell’impiccagione”; poi l’invito a “restare chiusi nelle vostre case (…) lontani dal patto stretto dagli sciiti con il diavolo americano”; e infine “evitare qualsiasi attività di proselitismo nella zona, sia diretta che indiretta”.

Immediato l’effetto provocato da questa terribile minaccia. Poche ore dopo l’annuncio dei terroristi il comune di Kirkuk, città a nord dell’Iraq, ha deciso di annullare tutte le feste previste per il giorno di Natale. Nel suo comunicato, al Qaeda ha infatti minacciato di morte il vescovo locale. “I cristiani di Kirkuk non celebreranno quest’anno il Natale, eccezion fatta per le messe, che del resto non avranno luogo la sera, ma si celebreranno alle dieci del mattino”, ha detto un responsabile delle forze dell’ordine di Kirkuk, spiegando di avere “il timore che i cristiani diventino un bersaglio”.

Abu Suleiman Al Nasser, nel suo messaggio di terrore, ha rievocato la tragedia del 3 ottobre scorso, quando un attentato del suo gruppo contro la cattedrale di Baghdad è costato la vita a 44 fedeli cattolici durante la celebrazione della messa domenicale. Il capo terrorista ha minacciato direttamente i cristiani della zona: “Siete dei ciechi perché non prendete in dovuta considerazione le nostre minacce: questo vi costerà molto caro”. Amnesty International, temendo attentati proprio nel periodo di Natale ha chiesto l’altro ieri al governo iracheno di fare di più per proteggere la minoranza cristiana, che si appresta a celebrare la ricorrenza.

“Gli attacchi ai cristiani e alle loro chiese da parte di gruppi armati sono cresciuti nelle ultime settimane, e sono stati chiaramente commessi crimini di guerra”, ha dichiarato Malcolm Smart, direttore del Programma Medio Oriente e Nord Africa di Amnesty International. “Temiamo che gli estremisti siano intenzionati a perpetrare gravi attentati contro i cristiani durante il periodo natalizio per avere più visibilità e mettere il governo in una situazione di imbarazzo”. Già il 15 e il 23 dicembre 2009, gruppi armati hanno messo in atto attentati mortali contro alcune chiese a Mosul.

Tra la metà del 2004 e la fine del 2009, sono stati registrati circa 65 attentati a chiese cristiane in Iraq. L’aumento della persecuzione contro i cristiani nell’ultimo mese s’inserisce in uno scenario di violenza settaria in Iraq, che include gli attacchi della scorsa settimana che hanno provocato più di 10 morti tra gli sciiti, riuniti per celebrare la festività dell’Ashura. Secondo un’indagine, condotta dal governo iracheno e pubblicata dal sito della comunità cristiana locale “Ankawa”, sono 1.100 le famiglie cristiane che, in seguito all’agguato alla chiesa di al Karradah del 3 ottobre scorso, sono fuggite da Baghdad per raggiungere le aree settentrionali curde del paese.

Secondo il segretario generale della presidenza del consiglio iracheno, Ali al Allaq, questo fenomeno si sposa perfettamente con l’obiettivo delle forze estremiste, che vogliono liberare completamente il paese dalla presenza cristiana, manifestazione del pluralismo etnico che caratterizza lo stato iracheno, la sua società e la sua storia nazionale. Approfittando della crisi che pervade il paese, i militanti islamici vicini ad al Qaeda “vogliono cambiare le cose”. Yunadem Kana, parlamentare di religione cristiana, ha sollecitato il governo a destinare alcune risorse per soccorrere le famiglie di profughi in fuga, dopo i proclami di minaccia dello “Stato islamico iracheno” (Isi) di epurare Baghdad e le altre zone dell’Iraq dai fedeli cristiani. (a.f.a.)
Avviso agli abbonati
 
Roma, 22 dic 2010 18:06 - (Agenzia Nova) - La redazione di Servizi-italiani augura buon Natale e felice anno nuovo a tutti gli abbonati. Il prossimo numero di "Mezzaluna" sarà trasmesso mercoledì 5 gennaio 2011.