Mezzaluna
15.12.2010 - 16:24
Analisi
 
Iran: siluramento di Mottaki, tappa di un duro scontro al vertice del regime
Roma, 15 dic 2010 16:24 - (Agenzia Nova) - A pochi giorni dall’improvviso siluramento del capo della diplomazia di Teheran, Manouchehr Mottaki, prende sempre più corpo uno scenario secondo il quale la repentina decisione del presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, non sarebbe altro che un passaggio di “un duro scontro al vertice del potere” nella Repubblica islamica iraniana. Si tratta di un confronto che vede sullo sfondo una lotta tra due schieramenti all’interno del regime degli ayatollah sulla strategia da adottare nei negoziati con i grandi dell’Occidente in merito al controverso programma nucleare iraniano: un problema di capitale importanza per il paese, la cui soluzione incide direttamente sulle sorti economiche della nazione e sulla sopravvivenza stessa della Rivoluzione islamica.

La non spiegata destituzione di Mottaki e la sua immediata sostituzione “ad interim” e “provvisoriamente” con il capo del programma nucleare iraniano, Ali Akbar Salehi, pone una serie di interrogativi: quali sono le ragioni nascoste che hanno spinto Ahmadinejad a prendere la sua decisione mentre il suo ministro degli Esteri era in visita ufficiale in Senegal, per portare un suo messaggio all’omologo africano? Perché un regime chiuso e abituato a non sbandierare al vento i suoi problemi interni, questa volta non ha badato alla forma? Che cosa si nasconde dietro un provvedimento di tale portata, del quale non è stata data alcuna spiegazione?

Interrogativi ai quali gli osservatori politici faticano a dare risposta. Intanto, diversi deputati iraniani si sono detti sorpresi e hanno manifestato il loro malcontento per le modalità con le quali il presidente ha annunciato la rimozione del ministro, proprio mentre questi era impegnato in una missione in Senegal. La destituzione ha colto tutti di sorpresa, come ha affermato il direttore del quotidiano “Keyhan”, Hossein Shariatmadari, per il quale l’accaduto “è chiaramente un insulto” e il provvedimento “non è giustificabile”. Persino un quotidiano “amico” come il libanese “Al Safir”, filo siriano e filo Hezbollah sciiti, definisce apertamente “un colpo di Stato” l’atto di Ahmadinejad, che viene bollato come “despota assoluto”.

L’uscita di scena del capo della diplomazia “non porterà cambiamenti nella politica estera della Repubblica islamica”; ha dovuto assicurare il giorno dopo il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Ramin Mahmanprest, il quale in una dichiarazione ai giornalisti ha affermato che “le grandi politiche dell’Iran vengono decise a livelli più alti e il ministero degli Esteri le esegue: quindi non vedremo alcun cambiamento in queste politiche fondamentali. Non credo che ci sarà alcun cambiamento neppure nella politica nucleare e nei relativi negoziati” con le grandi potenze occidentali, ha aggiunto il portavoce.

Fin qui i fatti, ma sono tante le illazioni e le interpretazioni avanzate dalla stampa mediorientale sul clamoroso evento; difficile districarsi nella ridda di ipotesi che vengano proposte. Alcuni ricordano quanto riportato nel settembre scorso dai media iraniani circa la possibilità dell’abbandono dell’incarico da parte di Mottaki a causa di “divergenze con il presidente sulle nomine di alcuni inviati speciali in diversi paesi senza un preventivo coordinamento con il dicastero degli Esteri”. Altri parlano invece di un Mottaki che “è stato sempre ostile alla diplomazia parallela adottata da Ahmadinejad in politica estera attraverso l’affidamento di incarichi delicati a consiglieri a lui vicini”.

Un’altra indicazione più articolata la fornisce il quotidiano panarabo “al Zaman” che vede nel siluramento del 53enne Mottaki un nuovo capitolo di un serrato scontro istituzionale. Secondo fonti vicine al vertice del potere a Teheran, citate da “al Zaman”, lo sbrigativo ben servito dato a Mottaki “ha colto di sorpresa la stessa leadership del paese”. Stando a queste fonti, il presidente iraniano ha preso la sua decisione “per vendicarsi” del presidente del parlamento Ali Larijani, capo della corrente di conservatori che contestano la politica di Ahmadinejad e di cui Mottaki farebbe parte. Per queste fonti “è da escludere” che il parlamento di Teheran ratifichi la proposta del presidente di nominare Ali Akbar Salehi successore di Mottaki, come prevede la costituzione iraniana.

Il conflitto, spiegano i conoscitori delle vicende del paese, è in corso e vede il presidente del parlamento ed il presidente della Repubblica - entrambi conservatori - su opposti fronti circa la “tattica da seguire nei negoziati con l’Occidente sul programma nucleare”. Forse Larijani paga le sue origini irachene: è nato nella città santa di Najaf, a sud di Baghdad, nel 1958. Per molti, inoltre, è difficile pensare che Ahmadinejad possa avere estromesso un personaggio del calibro di Mottaki senza aver prima ricevuto luce verde dalla guida suprema, Ali Khamenei.

Ahmadinejad, nell’estromettere Mottaki, gli ha indirizzato “l’augurio di ottenere ogni successo nella vita e di contribuire ulteriormente a servire il popolo iraniano”. Il modo migliore per dare il ben servito ad un vecchio avversario: si deve ricordare che Mottaki nel 2005, anno in cui assunse l’incarico di ministro, era stato a capo del comitato promotore della campagna elettorale presidenziale dell’attuale presidente del parlamento, Ali Larijani, che quella volta però venne sconfitto proprio da Ahmadinejad.

È verosimile non aspettarsi grandi cambiamenti dell’atteggiamento iraniano nei negoziati con i grandi dell’Occidente sul controverso dossier nucleare. Ahmadinejad, e forse anche il suo “tutore”, il grande ayatollah Khamenei, tuttavia, saranno ora obbligati ad essere più cauti nelle loro mosse perché il fronte parlamentare conservatore “dissidente”, che fa capo a Larijani, potrebbe contare sull’appoggio dei deputati riformisti per formare insieme in seno al parlamento una maggioranza in grado di sfiduciare il sempre meno gradito, almeno in apparenza, presidente della Repubblica islamica. (a.f.a.)