Mezzaluna
07.12.2010 - 15:50
Analisi
 
Medio Oriente: mondiali al Qatar, per la democrazia il calcio fa più delle guerre
Roma, 7 dic 2010 15:50 - (Agenzia Nova) - Spesso si dice che lo sport può fare quello che alla politica non riesce. Niente di più vero nel caso del Qatar, piccolo stato del Golfo grande la metà della Toscana, che la settimana scorsa è stato designato dalla Fifa come paese organizzatore dei mondiali di calcio 2022. Sui media arabi di questi giorni è un coro infinito di orgogliosa esultanza per una conquista sportiva sentita come riscatto nazionale e religioso. Un evento destinato forse ad aiutare quella parte moderata del mondo musulmano ed arabo che crede nel dialogo con l’Occidente a spese dell’estremismo religioso e nazionalistico che fa della “teoria del complotto” occidentale una bandiera della sua lotta ideologica islamista.

Il fatto che la massima autorità calcistica, controllata dalle federazioni occidentali, abbia preferito un minuscolo paese arabo a scapito di una grande potenza come gli Stati Uniti - è il parere di non pochi osservatori arabi - non potrà che smentire i fautori dei teoremi del complotto, “sport” in cui i fondamentalisti islamici eccellono. “Miracolo”, “sogno” e soprattutto “orgoglio” e “onore” sono le espressioni più usate nei titoli dei principali mezzi d’informazione, dominati dall’eccezionale annuncio. Ad esultare di più, fra tutti i media, è senza dubbio la tv “al Jazeera”, di proprietà della famiglia reale del Qatar: “Sogno mondiale arabo”, “Arabi orgogliosi” sono solo alcuni dei trionfalistici titoli dei notiziari della rete più seguita del mondo arabo, che per tutta la giornata successiva all’assegnazione al Qatar hanno messo in primo piano “la prestigiosa conquista dell’organizzazione della più importante competizione sportiva del mondo”. Non sono mancati titoli dal sapore nazionalistico e di dileggio degli “avversari” come “L’America piange, ma si congratula” e “La Gran Bretagna è invidiosa”.

Per il noto predicatore islamico della tv “al Jazeera”, Youssuf al Qardawi, si tratta della “prima vittoria del mondo musulmano sull’America”. Esulta anche la grande stampa politicizzata e attestata su posizioni decisamente anti-occidentali. Il palestinese “al Quds al-Arabi” titola in apertura: “Miracolo mondiale e sconfitta dei grandi”. In un editoriale che esprime “il punto di vista del giornale”, parla di “onore” e di una “conquista per tutti gli arabi e tutti i musulmani, non solo per il Qatar”. “Il Qatar - argomenta il foglio arabo edito a Londra – ha vinto una titanica sfida con la prima potenza del mondo, gli Stati Uniti; con un intero continente, come l’Australia; con un colosso industriale ed economico, come il Giappone. Con ciò, ha realizzato un miracolo che ha stordito tutti e ha dato la dimostrazione che non esiste l’impossibile quando volontà e determinazione sono superiori. Questo piccolo-grande stato merita tutte le congratulazioni di questo mondo”.

“Regina dei mondiali del 2022”, ha titolato invece il giornale libanese vicino alle milizie sciite Hezbollah per ricordare come “una minuscola nazione, piccola sia dal punto di vista demografico che territoriale, ma non per intraprendenza, è diventata la grande regina del mondo”. Sarà infatti “il primo paese arabo e mediorientale ad avere l’onore e l’onere di ospitare il Campionato mondiale di calcio nel 2022”, aggiunge il giornale. Generale è la soddisfazione del mondo sportivo, non si contano i messaggi di congratulazioni alla federazione del Qatar, che due anni fa ospitò i Giochi asiatici. Su tutti, le dichiarazioni del capo della federazione rivale dell’Arabia Saudita, nonché della Federazione panaraba del gioco calcio, il principe Sultan bin Fahad, che ha affermato: “Ho la massima fiducia nel fatto che il Qatar saprà organizzare un eccellente campionato del mondo”.

Buon viso a cattivo gioco ha dovuto fare persino la tv “al Arabiya”, emittente saudita e principale concorrente della qatariota “al Jazeera”, che commenta così l’impresa degli “odiati rivali”: “Il Qatar è riuscito a superare tutti gli ostacoli, a partire dal clima torrido della sua estate, per finire con i timori circa l’adeguatezza delle sue infrastrutture ed ha ottenuto così l’onore di organizzare la più importante competizione sportiva a livello mondiale. Un onore che farà bene all’immagine di tutto il mondo arabo”. Scontate le congratulazioni del mondo politico. Messaggi di felicitazioni sono giunti alla famiglia reale del Qatar un po’ da tutti i leader arabi: dal sovrano saudita Abdullah bin Abdul Aziz al presidente egiziano Hosni Mubarak, passando per il re di Giordania Abdallah II per finire con il segretario generale della Lega araba, Amr Moussa, il quale ha commentato: “Si tratta di una vittoria per il mondo arabo tutto intero”.

Ed è proprio sull’aspetto politico di questo grande evento che si concentra “al Jazeera”, quando afferma che “per la prima volta nella regione mediorientale si realizza un sogno accarezzato da tutti gli arabi”: il sogno cioè di non sentirsi discriminati dalla comunità internazionale quando gli arabi dimostrano di essere in grado di offrire al mondo “le loro capacità”. Si potrebbe quasi dare ragione ad “Anwar”, un internauta che sul sito d’informazione panarabo “Elaph” scrive questa riflessione: “Per esportare la democrazia dalle nostre parti, il gioco del calcio fa di più del gioco della guerra”. (a.f.a.)