Atlantide
06.12.2010 - 20:02
ANALISI
 
Wikileaks: gli Usa sotto scacco
Roma, 6 dic 2010 20:02 - (Agenzia Nova) - Se qualche osservatore avesse nutrito dei dubbi sull’autenticità della documentazione riservata pubblicata dal sito Wikileaks, le mosse fatte dall’amministrazione guidata da Barack Obama nella scorsa settimana debbono certamente averlo indotto ad un ripensamento. Non sono soltanto l’intensificazione della caccia a Julian Assange ed i frequenti attacchi informatici condotti contro le piattaforme internet utilizzate per pubblicare i cablogrammi americani a conferire autorevolezza alle rivelazioni, ma l’intera condotta assunta tanto dalla Casa Bianca, quanto dal dipartimento di Stato e dalla rete delle ambasciate statunitensi nel mondo.

Il presidente degli Stati Uniti, ad esempio, si è recato improvvisamente in Afghanistan, ancorché i suoi collaboratori fossero certamente al corrente delle cattive condizioni atmosferiche che vi avrebbe trovato, molto probabilmente per cercare una nuova ricucitura con il suo collega di Kabul, Hamid Karzai, al centro di tutta una serie di dispacci diplomatici assai imbarazzanti. L’esito è stato disastroso. Barack Obama non è riuscito a metter piede fuori della munitissima base aerea di Bagram e ha dovuto accontentarsi di un breve scambio telefonico per il quale avrebbe anche potuto evitare di muoversi da Washington. Non è neanche chiaro se la situazione meteorologica abbia o meno coperto un fallimento, determinato ad esempio dal rifiuto di Karzai di ricevere Obama o di recarsi da lui. Nessun dubbio sussiste tuttavia circa il fatto che l’improvviso viaggio del presidente Usa sia stato comunque deciso nella prospettiva della limitazione del danno subito.

Anche il segretario di Stato, Hillary Clinton, è stata costretta a dei passi significativi. Ad Astana, ad esempio, dove si trovava per prender parte ad un vertice dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, ha fatto buon viso a cattivo gioco, approcciando Silvio Berlusconi e confermandogli pubblicamente la stima e la considerazione degli Stati Uniti, così evidentemente negate dai cablogrammi dell’ambasciata di Via Veneto. Come l’iniziativa sia stata percepita dall’interessato, è forse presto per dirlo. Tuttavia, parte dei delegati convenuti in Kazakhstan ha dimostrato inopinatamente la propria simpatia nei confronti del premier italiano, chiedendogli autografi o di posare con loro. Non è neanche da escludere a questo punto che Berlusconi stia diventando suo malgrado un’icona dell’antiamericanismo planetario.

E’ entrato in azione anche l’ambasciatore Usa a Roma, David Thorne, prendendo contatti con diversi esponenti della maggioranza allo scopo di rinsaldare i rapporti bilaterali italo-americani. Molto probabilmente, anche altre sedi diplomatiche statunitensi stanno agendo nella medesima direzione: Philip D. Murphy, che rappresenta Washington a Berlino, ha ritenuto addirittura di doversi pubblicamente scusare presso tutti i politici tedeschi menzionati nei file apparsi su internet. Non vi è dubbio che le rivelazioni abbiano seriamente intaccato anche la politica nei confronti di Mosca: le relazioni con la Russia sono state infatti significativamente colpite, seppure il Cremlino abbia avuto buon gioco nello sfruttare la situazione a fini propagandistici e denunciare il cinismo della diplomazia Usa.

Washington ha quindi incassato un duro colpo ed è prevedibile che per un certo periodo di tempo le rivelazioni continueranno a costringere gli Stati Uniti e i loro partner sulla difensiva. Va inserito nel calcolo anche il danno d’immagine a carico del presidente: l’amministrazione Obama ha definitivamente perso il candore morale di cui si era ammantata, per somigliare a quella che l’ha preceduta, perdendo conseguentemente parte del suo soft power e della propria capacità di interloquire con la gente aggirando i governi. E non è ancora finita. Ulteriori problemi di una certa gravità, infatti, potrebbero materializzarsi qualora finalmente emergessero documenti statunitensi concernenti i rapporti con la Cina, le guerre valutarie con lo yuan e la preparazione dei maggiori vertici internazionali recenti, a partire dal G20. Si tratterebbe di dossier davvero molto sensibili, che forse lo stesso Assange trattiene come strumento di ricatto per lucrare sovvenzioni o sottrarsi alla cattura, un po’ come a suo tempo Edda Mussolini tentò di utilizzare i diari di suo marito, Galeazzo Ciano, allo scopo di salvargli la vita dopo il processo di Verona. (g.d.)
 
Wikileaks: l'onda d'urto colpisce anche l'Italia
Roma, 6 dic 2010 20:02 - (Agenzia Nova) - L’impatto destabilizzante dei documenti Usa rivelati dal sito Wikileaks può esser meglio compreso se si considerano congiuntamente l’insieme delle relazioni bilaterali danneggiate, le energie assorbite dalle strategie di contenimento del danno subìto e gli stessi effetti dispiegati all’interno di molti dei paesi toccati dalle fughe di notizie. Rappresenterà di certo un problema, ad esempio, il fatto che i sauditi abbiano scoperto di essere tuttora considerati dal dipartimento di Stato Usa come “il bancomat del terrorismo internazionale”. Ed anche la rivelazione concernente la presunta doppiezza dell’apporto brasiliano al contenimento della minaccia jihadista alienerà simpatie a Washington.

Ovviamente, gli apprezzamenti non proprio lusinghieri riservati dalla diplomazia statunitense al presidente del Consiglio ed al ministro degli Esteri italiani, Silvio Berlusconi e Franco Frattini, difficilmente contribuiranno a distendere i rapporti bilaterali tra Roma e gli Usa, da tempo non proprio idilliaci. Non è un caso che il vertice bilaterale italo-russo, svoltosi a Soci proprio mentre nel nostro paese infuriava il dibattito su Wikileaks, sia culminato nella firma di una serie di accordi di grande impatto, senza che il governo italiano si preoccupasse di minimizzarne, come in passato, l’impatto mediatico. Il nostro paese si accinge a coprodurre in Russia 2.500 blindati Lince ed altri investimenti potrebbero a breve riguardare i Centauro ed i Freccia, per i quali a questo punto si dischiudono interessanti prospettive commerciali in tutta l’area post-sovietica.

E’ inoltre possibile che il materiale affiorato venga utilizzato nell’imminente confronto sulla fiducia al governo, che potrebbe precipitare l’Italia in una crisi politica di significative proporzioni. Si sono già registrati attacchi importanti al premier, in effetti, che rappresentano un rilevante elemento di divaricazione tra il nostro paese ed i suoi maggiori partner europei, i cui sistemi politici sono rimasti compatti anche quando le rivelazioni avrebbero permesso di lucrare dei vantaggi sui temporanei detentori del potere.

Va peraltro osservato come l’opposizione di centro-sinistra da tempo criticasse il governo per la sua politica di apertura alla Federazione Russa, pur avendola condivisa anche gli esecutivi diretti da Romano Prodi, seppure in una cornice differente e certamente più consapevolmente anti-americana. D’intesa con il presidente della Camera, Gianfranco Fini, alcuni mesi fa Pier Ferdinando Casini era addirittura riuscito a promuovere l’esame e l’approvazione da parte della Camera di una mozione di sostegno all’oligarca russo Mikhajl Khodorkovskij: un chiaro segnale di ostilità nei confronti dell’azione internazionale del governo Berlusconi, attaccato poi più recentemente e con maggiore efficacia anche con riferimento ai rapporti con la Libia.

Sembra comunque improbabile che, qualsiasi governo subentri all’attuale, la politica nei confronti di Mosca possa essere completamente ribaltata: la mole degli interessi generatisi intorno al suo sviluppo, infatti, sembra aver oltrepassato il punto di non ritorno. Pare pertanto imprudente utilizzare questo fattore come grimaldello per forzare il cambio del quadro politico.

Un dato potenzialmente persino più insidioso è quello concernente le fonti interne all’esecutivo italiano richiamate nei cablogrammi dell’ambasciata di Via Veneto, in quanto suscettibili di minare la coesione della squadra che assiste il premier. I dispacci dell’ambasciatore David Thorne hanno chiamato in causa addirittura il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta. Per quanto questi si sia affrettato a smentire tutto, pare difficile che il presidente del Consiglio non vi abbia visto una conferma dell’accerchiamento che avverte. Tanto più che alcune forze d’opposizione hanno approfittato della circostanza per rilanciare il nome del sottosegretario quale possibile candidato alla successione di Silvio Berlusconi. (g.d.)