Mezzaluna
01.12.2010 - 17:23
ANALISI
 
Iraq: per Baghdad la vera ricostruzione del paese comincia ora
Roma, 1 dic 2010 17:23 - (Agenzia Nova) - In molti hanno perso speranza nella ricostruzione dell’Iraq. Il paese, dopo una lunga guerra contro l’Iran negli anni Ottanta, l’invasione del Kuwait e la conseguente guerra ordinata dall’Onu per la liberazione del piccolo stato vicino, seguita da un rigido embargo economico decretato dalle Nazioni Unite, aveva già un’economia a pezzi prima che fosse messa definitivamente in ginocchio dall’intervento militare della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti. Negli ultimi anni, gli attentati di al Qaeda e un duro conflitto interconfessionale hanno fatto il resto, portando l’Iraq sull’orlo dell’abisso. Il recente accordo raggiunto dalle forze politiche per la formazione di un governo di unità nazionale a oltre 8 mesi dalle elezioni del marzo scorso sembra tuttavia aver dato un certo slancio alla ricostruzione del paese ancor prima dell’entrata in funzione dell’esecutivo.

L’annunciato ritiro delle truppe americane entro la fine del 2011 ha inoltre responsabilizzato la classe dirigente spingendola a far fronte in prima persona ai problemi del paese, in primo luogo quello della sicurezza. I politici sembrano comprendere che per salvaguardare la giovane democrazia irachena non basta più insistere solo nel rafforzamento dell’esercito e della polizia. Da una semplice lettura dei giornali iracheni di questi giorni si ha la misura di quanto, senza grandi clamori, sta avvenendo sulla strada della difficile ricostruzione. Aumentare la produzione di petrolio per investire i proventi in progetti di sviluppo; un tetto per ogni famiglia; sconfiggere la disoccupazione definitivamente; metropolitana e strade a grande scorrimento per Baghdad; e il 2011 come anno per la vera ricostruzione: sono queste le parole d’ordine che trovano, almeno sulla stampa, ampio spazio.

I giornali pubblicano ampie descrizioni di ambiziosi progetti e piani di sviluppo annunciati un po’ da tutte le istituzioni dello stato. A galvanizzare gli iracheni c’è anche il summit dei capi di stato arabi in programma per la prossima primavera. Ed ecco che “il 2011 sarà per l’Iraq l’anno che rappresenterà l’inizio della raccolta di quanto seminato con gli investimenti nel settore del petrolio”, principale risorsa del paese, secondo quanto ha affermato nei giorni scorsi il sottosegretario del ministero del Petrolio iracheno, Ahmed al Shamma’a. In una dichiarazione riportata dal quotidiano governativo “al Sabah”, il sottosegretario spiega l’auspicio del suo dicastero con “l’ingresso nella fase di produzione di alcune delle compagnie petrolifere mondiali che hanno acquisito le licenze di sfruttamento dei nuovi giacimenti di greggio, i cui proventi saranno investiti per promuovere i piani di sviluppo” dell’Iraq.

Raggiunto il primo obiettivo, la copertura finanziaria dei progetti, si passa a un altro impegno non meno cruciale: “Estirpare la disoccupazione entro il 2013”. È quanto prevede il ministro del Lavoro e degli Affari sociali, Mahmoud Sheikh Radi, il quale ritiene possibile realizzare l’ambizioso piano grazie “alla crescita esponenziale delle entrate dello stato rispetto a quelle attuali”. Il piano, scritto in collaborazione con l’Organizzazione mondiale del lavoro, è stato presentato il 29 novembre scorso nel corso di una Conferenza organizzata dal ministero a Baghdad in un documento intitolato “Carta politica per l’occupazione nazionale”, in cui si prevede anche l’istituzione di un nuovo ministero per gli Investimenti.

“Una casa per ciascuna famiglia irachena”: è il senso di un’altra parola d’ordine, un ambizioso disegno di legge che un folto gruppo di deputati intende presentare al parlamento di Baghdad, come hanno riferito alcuni di essi alla stampa locale. Ad occuparsi della raccolta di firme tra i deputati per l’adesione al “grandioso disegno” è la deputata Mahar al Douri, secondo cui “la nostra proposta di legge mira a risolvere definitivamente la crisi degli alloggi”. Al di là delle ambizioni, la realtà già offre di che essere ottimisti per il futuro. Lo scorso 8 novembre, una società di appalti egiziana ha raggiunto un accordo con il governo per la realizzazione di un milione di unità abitative in differenti province del paese. La società egiziana è stata chiamata anche ad aprire una serie di cantieri a Baghdad in vista del vertice arabo previsto in primavera. Non solo, ma secondo le direttive diramate dal primo ministro iracheno, Nouri Al Maliki, i costruttori arabo-egiziani saranno, come consorzio, fra le otto compagnie internazionali che parteciperanno all’appalto per la metropolitana della capitale. Le altre sette in gara sono consorzi europei, fra queste due aziende italiane, “Metropolitana Milanese” e “Technital”, leader nel settore, come annota il quotidiano di Baghdad “al Mada”. Technital ha in corso, inoltre, trattative con il governo iracheno anche per aggiudicarsi la progettazione del nuovo grande porto di Al Faw, nel sud del paese, presso Bassora.

La metropolitana è un’idea che, fino a poco tempo, sembrava un sogno ma oggi appare un progetto da realizzare al più presto. Voluta dal sindaco di Baghdad, Saber al Issawi, per smaltire il caotico traffico della capitale irachena, il progetto prevede la costruzione di due linee metropolitane con 41 stazioni sotterranee lungo 39 chilometri di percorso. Il costo di realizzazione dei lavori si aggira sui tre miliardi di dollari Usa. La prima linea, lunga 18 chilometri, collegherà due quartieri che, fino a poco tempo fa, erano impegnati in una feroce guerra confessionale: il treno partirà dal grande sobborgo sciita di Sadr City nella parte orientale di Baghdad per finire la sua corsa nella piazza centrale della roccaforte sunnita, al Adamiyah, nel centro nord della capitale. La seconda linea collegherà con 21 fermate la zona della via centrale al Saadun sulla sponda est del Tigri con i quartieri sunniti a ovest della capitale, verso l’aeroporto internazionale. Il progetto originario era stato pensato negli anni Ottanta e mai realizzato a causa delle frequenti guerre intraprese dal regime di Saddam Hussein.

Ma le grandi opere della capitale non si fermano qui: le autorità vogliono ridisegnare le rete stradale della città cominciando dalla strada che collega il centro della capitale con l’aeroporto internazionale, tristemente conosciuto per i numerosi attentati subiti dai soldati del contingente internazionale prima della sua messa in sicurezza. Era considerata la strada più pericolosa al mondo, ma il sindaco al Issawi ha promesso di trasformarla nella più bella. Il restyling dell’arteria rientrerà nel mega-piano per le infrastrutture varato dal governo nazionale. L’esecutivo ha deciso di investire 80 miliardi di dollari per la realizzazione di nuove opere pubbliche, in particolare strade. La capitale beneficerà da subito di 200 milioni di dollari per interventi urgenti di riqualificazione. Il primo obiettivo urbanistico sulle rive del Tigri è la riqualificazione della Zona verde, l’area internazionale della città in cui hanno sede le istituzioni governative. Secondo al Issawi, molti dei lavori in programma saranno completati per marzo, quando Baghdad ospiterà il meeting della Lega Araba. In vista del vertice, il piano per la riqualificazione complessiva della città prevede 425 milioni di dollari di finanziamenti e la costruzione di 50 nuove strade.

A dispetto dell’escalation di persecuzioni nei confronti della comunità cristiana, oggetto negli ultimi tempi di una serie di attentati da parte di al Qaeda, l’esecutivo non perde di vista i problemi della sicurezza: è imminente un “repulisti” nel controspionaggio iracheno, con il congedo di oltre 500 ufficiali. Lo scrive oggi il quotidiano panarabo “al Sharq al Awsat”, riferendo che “al Mukabarat”, il famigerato apparato segreto del vecchio regime di Saddam Hussein, presto rinuncerà a ben 500 dei suoi ufficiali ed agenti in servizio attivo, che saranno licenziati oppure collocati a riposo. Molti di loro non hanno ancora completato il periodo di servizio previsto per il raggiungimento dell’età pensionabile. Lo ha deciso la temibile “Commissione per le interrogazioni e la giustizia”, il cui unico compito è procedere all’epurazione di militanti e attivisti del vecchio regime. Lo ha rivelato un ex alto ufficiale del servizio segreto iracheno, colpito da una precedente epurazione. (a.f.a.)
 
Siria: nell’imminenza del congresso del partito al potere, attese per “grandi riforme” politiche
Roma, 1 dic 2010 17:23 - (Agenzia Nova) - In Siria un terremoto interno sta per abbattersi sul partito “al Baath al Ishtiraky al Arabi” (“Rinascita socialista araba”, ndr), al potere da cinquant'anni. Alla vigilia dell'11mo congresso del partito a Damasco circolano indiscrezioni su drastici cambiamenti a livello ideologico e organizzativo. Lo riferisce oggi il quotidiano panarabo “al Quds al Arabi” che dedica al tema un’approfondita inchiesta, raccogliendo una serie di indiscrezioni che fanno luce su un paese chiuso e schierato sul fronte antioccidentale. Il regime di Damasco è uno stretto alleato della Repubblica islamica iraniana con la quale forma un asse strategico regionale che incide fortemente sullo scenario politico e militare in Medio Oriente. Il regime del presidente Bashar al Assad, che governa col pugno di ferro, si vedrebbe costretto, a causa delle pressioni della comunità internazionale, a concedere spazi alle libertà civili e politiche che, in un mondo globalizzato, è alquanto difficile controllare.

Il Congresso nazionale del Baath rappresenta il luogo ideale per il regime per dare il via a riforme controllate e graduali anche se, a quanto riferiscono fonti dello stesso partito, "si attendono profondi cambiamenti". Le fonti, che parlano in condizioni di anonimato, non entrano tuttavia nei dettagli e si limitano a dire che le novità da introdurre "non sono ancora state definite". Ma intanto i segnali del cambiamento sono diversi ed importanti: una recente decisione del vertice del Baath ha ordinato, nei giorni scorsi, lo scioglimento di tutte le sezioni del partito nei centri urbani, in previsione delle elezioni primarie.

Nell’estate di quest’anno, il presidente Bashar al Assad che è anche leader del partito, proprio per preparare bene l’appuntamento ha deciso che la data del congresso sia fissata non prima della fine di quest’anno, se non addirittura, agli inizi del 2011. “La data del congresso non è importante, lo è invece che l’assise vada incontro alle aspettative della gente”, ha avuto modo di affermare Assad a chi sollecitava una data precisa. E per quella data, il vertice del partito ha, di fatto, commissariato le dirigenze intermedie della quasi totalità delle sezioni dell’organizzazione nel paese.

Secondo una fonte anonima del partito citata dal foglio arabo “al Quds al-Arabi” ci sarebbero allo studio da parte dell’esecutivo “una nuova legge per i partiti politici”, “una riforma elettorale” ed un'altra riforma della legge sull’editoria che possa andare incontro alle aspirazioni della popolazione per vedere garantita un minimo di libertà di espressione. Per molti osservatori interni, sono proprio queste attese riforme a ritardare la data del congresso, appuntamento che già di per sé è chiamato ad affrontare la questione, sempre promessa e mai mantenuta, del pluralismo politico.

In cima all’agenda del congresso c’è infatti il dibattito su come “rimettere in moto il Fronte nazionale progressista”, che ufficialmente sarebbe la più alta autorità politica della Siria e dovrebbe essere composto da tutte le forze politiche del paese, anche se in realtà è sempre guidato “dal partito Baath con a capo il presidente Assad”. Dalla sua fondazione nel 1967, il partito unico “al Baath” ha tenuto 10 congressi ordinari e 7 straordinari. Il segretario di una sezione del partito è, di fatto, la massima autorità a livello cittadino; svolge la funzione di “prefetto” che controlla le attività economiche, amministrative e politiche della sua città. Ogni cosa che riguarda il partito, di conseguenza, finisce per incidere profondamente sulla società civile. Da qui le attese, e le speranze.(a.f.a.)