Mezzaluna
17.11.2010 - 17:51
Analisi
 
Arabia Saudita: pellegrinaggio risorsa pari al petrolio, gli ambiziosi piani di Riad
Roma, 17 nov 2010 17:51 - (Agenzia Nova) - Trasformare in poco tempo una città di poco più di un milione di abitanti in una metropoli capace di accogliere oltre 17 milioni di visitatori ogni anno: è questo l’ambizioso piano della dinastia che governa l’Arabia Saudita, paese già ricco ma che ha fiutato come l’oceanico raduno annuale di pellegrini musulmani alla Mecca possa, in prospettiva, diventare una fonte di ricchezza paragonabile solo all’altra che la natura ha donato a quella terra arida, il petrolio. In questi giorni, come ogni anno, 2 milioni e mezzo di musulmani provenienti da tutto il mondo stanno compiendo il pellegrinaggio alla Mecca; un rituale religioso che ogni seguace del Profeta deve compiere, come prescrive il libro sacro dell’Islam, almeno una volta nella vita. Il numero dei fedeli che possono adempiere a questo obbligo è però stato limitato dalle autorità saudite per motivi di sicurezza e anche per problemi logistici. Negli anni Novanta, il governo di Riad, d’accordo con quelli dei paesi musulmani, ha fissato delle quote di pellegrini che vengano determinate in base al numero della popolazione musulmana in ogni paese.

La sterminata folla di Hajji (pellegrini, ndr) in realtà rappresenta ogni volta appena lo 0,2 per cento dei circa 1,3 miliardi di musulmani del pianeta. Niente di più facile, quindi, che aumentare questa esigua percentuale e portarla, nel giro di un decennio, magari a 17 milioni di Hajji, come prevedono i sauditi. Si tratta del numero complessivo di coloro che arrivano nella città santa nell’arco dell’intero anno. Il rito del pellegrinaggio alla “dimora di Allah” - come viene chiamata la grande Moschea della Mecca - è infatti suddiviso in due archi temporali: uno canonico che si svolge ogni mese di Hajj secondo il calendario musulmano e un altro indicato con il nome “al Imrah”, che si può effettuare durante il resto dell’anno anche se non sostituisce l’Hajj. Un Eldorado nel deserto, che è già individuato ed è esistente, ma che deve essere reso fruibile. Pertanto, ecco un gigantesco piano di espansione urbanistica e di infrastrutture, i cui contorni sono già visibili per chi visiti la provincia di Hijaz, di cui la Mecca è capoluogo. Alture rase al suolo per far posto a spianate che permettano alle grandi aziende edilizie di erigere colossali torri residenziali, ville, centri commerciali, autostrade, ponti, ferrovie e tutte le infrastrutture necessarie, come aeroporti e porti, alle esigenze di una grande metropoli.

Il quotidiano panarabo “al Quds al Arabi”, che mette in evidenza i grandiosi piani del sovrano saudita Abdullah bin Abdul Aziz, afferma che “monti e colline conosciuti da sempre”, come le alture di Omar, al Kaaba, Kandama che circondavano la Mecca, non esistono più; “scomparso per sempre” anche un grande quartiere di periferia come “Hai al Shamiyeh”. Il tutto per far posto a servizi alberghieri e residence “rigidamente a 5 stelle”, alcuni dei quali realizzati con suite per Hajj benestanti che pagano volentieri un affitto da 5 mila dollari. “Turismo religioso” è il nuovo verbo coniato dagli operatori locali al posto del tradizionale “pellegrinaggio sacro”, imposto dalla fede islamica. Modernità di linguaggio che deve fare coppia con servizi e infrastrutture moderne ed efficienti, per esempio per i trasporti. Architetti e ingegneri, presi come sono dalla frenesia dei costruttori, progettano autostrade, ponti, linee ferroviarie, incuranti dei siti storici e dell’ambiente, scrive il foglio arabo edito a Londra.

Modernità vuol dire anche comodità; e per la comodità dei pellegrini, che devono fare spola tra le due città sante Mecca e Medina, è in cantiere una linea ferroviaria lunga 267 chilometri del costo di 6 miliardi di dollari. Altri miliardi per l’ampliamento dell’aeroporto di Medina, che potrà accogliere 12 milioni di visitatori l’anno invece degli attuali tre. Trenta, invece sono i milioni di passeggeri che entro il 2012 accoglierà il porto “Re Khalid” della vicina Geddah sul Mar Rosso, ma le previsioni parlano di 80 milioni di viaggiatori a “lavori di espansione ultimati”. Il nuovo e il moderno già si vedono, e parlano con i numeri: un’avveniristica linea ferroviaria che collega le tappe obbligatorie del pellegrinaggio, Mina, Arafat e al Mazdlafa; rotaie sulle quali corrono treni per una capienza di 72 mila Hajji; una futuristica torre “orologio” che segna l’ora della Mecca, circondato dalle “Torri al Beit” (le torri della dimora, ndr) di Allah, che ospitano 15 mila appartamenti per un costo di 3 miliardi di dollari. Oltre alle sterminate tendopoli bianche allestite un po’ dappertutto nella provincia di Hijaz, ci sono oggi 218 mila camere in affitto per i pellegrini, e l’obiettivo è di portarle a 319 mila in tempi brevi.

Per capire come questi piani possano diventare un gigantesco business, tale da incidere positivamente sulla già ricca economia del regno saudita, basta fare un semplice calcolo. Secondo i dati ufficiali, gli attuali proventi del pellegrinaggio portano alle casse dello stato 17,6 miliardi di dollari; aumentare il numero dei pellegrini a 17 milioni nel prossimo decennio significa più che quintuplicare le attuali entrate, arrivando a una cifra intorno ai 100 miliardi di dollari Usa, ovvero un terzo dei proventi che derivano dal greggio, che con 10 milioni di barili al giorno al prezzo di 80 dollari fanno meno di 300 miliardi. Un ritmo di crescita del 30 per cento decennale: non male per un’economia mondiale in recessione. (a.f.a.)