Mezzaluna
26.10.2010 - 20:26
Analisi
 
Iraq: cosa davvero emerge dai documenti pubblicati da Wikileaks
Roma, 26 ott 2010 20:26 - (Agenzia Nova) - Dopo i documenti riservati del Pentagono sull’Afghanistan, pubblicati da Wikileaks l’anno scorso, il sito nato nel 2006 dalla Sunshine Press si è ripetuto con la pubblicazione di ben 390 mila documenti segreti sottratti alla Difesa statunitense riguardanti la guerra in Iraq. Un colpo mediatico di eccezionale portata che sta provocando molteplici reazioni in tutto il mondo, Italia inclusa. In verità, però, i documenti svelano poco o nulla che non fosse già noto. La novità più rilevante appare anzi il numero delle vittime irachene del conflitto, che viene notevolmente ridimensionato rispetto alle catastrofiche stime di molte organizzazioni internazionali. Alcuni anni fa la rivista scientifica “Lancet” aveva ipotizzato 600 mila morti tra i civili. Secondo un calcolo “scientifico” effettuato nel 2008 dall’organizzazione Usa “Just Foreign Policy”, le vittime civili sarebbero state oltre un milione, per la precisione un milione e 118.846 morti. Cifre che oggi appaiono enormemente esagerate.

I documenti pubblicati da Wikileaks, infatti, indicano che tra il 2003 e il 2009 le vittime irachene sarebbero state 109 mila, 66 mila delle quali fra i civili: cifre grosso modo in linea con i 104 mila norti indicati dal ministero degli interni di Baghdad. Dalla pubblicazione della marea di documenti “top secret” è emerso che 15 mila persone hanno perso la vita in incidenti nei quali i militari, soprattutto quelli iracheni e in misura minore quelli statunitensi, hanno sparato contro i civili. Non solo, ma i documenti datati dal primo gennaio 2004 al 31 dicembre 2009, mostrano che nei posti di blocco dei militari Usa sarebbero stati uccisi 681 civili: cifre drammatiche, ovviamente, ma di gran lunga inferiori rispetto alla carneficina che l’opinione pubblica mondiale era stata indotta ad immaginare nei 7 anni di guerra.

Prima ancora di rispondere ad un luogo comune, sembra dunque essere almeno inesatta la conclusione che Julian Assange, direttore di Wikileaks, ha tratto nella conferenza stampa organizzata a Londra: “La prima vittima della guerra è stata la verità”. In effetti, i primi a non rimanere sconvolti dalla rivelazioni sono stati gli stessi iracheni. Mohammed Iqbal, deputato di Al Tawafuq; formazione politica della minoranza sunnita che fino al 2008 ha combattuto contro gli invasori americani, ha candidamente affermato che “non emerge niente di nuovo dai documenti riservati sulla guerra in Iraq svelati da Wikileaks”. Secondo il parlamentare, i documenti “dimostrano che l’occupazione statunitense del Paese non è stata perfetta né ideale”. Anche questo era già noto grazie all’ampia mole di notizie emerse e rese pubbliche in questi anni.

Come si sapeva, purtroppo, che i militari e poliziotti iracheni, in stragrande maggioranza sciiti, si sono resi responsabili di atroci violenze nei confronti dei prigionieri sunniti, ai quali in molti casi è stata praticata la tortura. Come già si sapeva dai rapporti, emerge un Iraq violento con i cosiddetti squadroni della morte sciiti impiegati in un conflitto interno contro la minoranza sunnita. Vale la pena di ricordare che nel febbraio 2006 la “cupola d’oro”, la moschea sciita di Samara, venne colpita dai terroristi di al Qaeda, che provocarono una strage di fedeli in un luogo sacro per gli sciiti, “ospitato” in una città sunnita. La maggioranza sciita non seppe perdonare e lanciò una tremenda vendetta contro la minoranza sunnita, accusandola di fiancheggiare al Qaeda.

La vendetta sciita costò la vita a decine di miglia di sunniti, portando il Paese sull’orlo di una vera e propria guerra civile. Dal febbraio 2006 e fino a tutto il 2008, i cadaveri venivano raccolti nelle strade di Baghdad alla media di 100 al giorno. Una contabilità della morte tragica che venne bloccata dal governo che impose a obitori e ospedali di non fornire alla stampa il numero delle vittime. Al Qaeda, da parte sua, rispondeva a suon di autobombe e kamikaze, mietendo decine di vittime tra i fedeli delle moschee sciite. Che i 109 mila morti indicati dai documenti segreti del Pentagono includano gli iracheni uccisi per mano irachena, lascia dunque sorpresi, viste le dimensioni della tragedia in cui l’Iraq era sprofondato.

In effetti, sono proprio i militari statunitensi a far quasi “bella figura”, almeno a giudicare dai rapporti di Wikileaks. Dai documenti del Pentagono emerge invece nei dettagli il pesante ruolo giocato della Siria e dell’Iran nel fomentare la violenza nel vicino Paese arabo, armando e addestrando milizie e gruppi di “insorgenti” con il supporto dei pasdaran e delle milizie sciite libanesi Hezbollah. Curiosamente, come già avvenuto in occasione della pubblicazione dei documenti riguardanti l’Afghanistan, le uniche novità che emergono dai documenti iracheni sembrano essere i nomi dei molti informatori iracheni che hanno lavorato per le truppe statunitensi. Centinaia di essi, oggi, rischiano la vita. Forse è questo il punto su cui vale davvero la pena di riflettere. (a.f.a.)