Mezzaluna
28.07.2010 - 20:13
 
 
ANALISI
 
Iran: il regime avverte i primi effetti delle nuove sanzioni
Roma, 28 lug 2010 20:13 - (Agenzia Nova) - "La nuova serie di sanzioni sta ora rendendo le cose difficili e molte navi sono state dirottate, cosicché l'Iran sta ricevendo solo una frazione della sua attuale domanda estiva di benzina". Chi parla è un operatore del porto di Dubai contattato dall’agenzia di stampa “Reuters” che a sua volta afferma di aver letto un documento dal quale risulta che, nel mese di luglio, solo tre carichi di benzina hanno raggiunto il paese, carichi forniti dalla società di raffineria turca Tupras e dall'Unipec, la divisione commerciale della cinese Sinpoec. Per soddisfare i suoi bisogni nel periodo estivo, invece, l’Iran avrebbe bisogno di un quantitativo di benzina compreso tra gli 11 e i 13 carichi al mese.

Appare evidente che le nuove sanzioni decise a giugno dall’Onu e che hanno come obiettivo, tra l’altro, proprio il commercio di prodotti petroliferi con l’Iran, stanno rendendo sempre più difficile il commercio con la Repubblica islamica. Le ulteriori, severe misure unilaterali adottate in seguito dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea dovrebbero stringere ancor più il laccio attorno al regime iraniano, in un lento ma – si spera – efficace processo teso a spingere Teheran sulla via del compromesso con la comunità internazionale sul suo programma nucleare.

Il paese è il quarto esportatore di petrolio al mondo, ma deve importare circa il 40 per cento del suo fabbisogno di benzina a causa dell’inadeguatezza delle infrastrutture di raffinazione di cui dispone. L’Iran è inoltre ai primissimi posti nel mondo quanto a riserve di gas. Nonostante le sue enormi ricchezze, già prima che venissero adottate le ultime sanzioni Onu, l’industria petrolifera e quella gassifera di Teheran erano in condizioni simili a quelle – disastrose –in cui si trovava l’Iraq al termine dei 13 anni di embargo internazionale subito dal regime di Saddam Hussein a seguito dell’invasione del Kuwait del 1991.

Il settore, vitale per l’economia del paese, richiederebbe da anni nuovi investimenti per l’ammodernamento dell’industria del petrolio e lo sviluppo di quella del gas. Di fatto, l’Iran non riesce a sfruttare le proprie immense risorse proprio grazie alle sanzioni, che tra l’altro hanno spinto compagnie come la britannico-olandese Shell, la spagnola Repsol, la francese Total e l’austriaca Omv a rinunciare allo sviluppo del maxi-giacimento di gas naturale di Pars. Il paese soffre chiaramente dalla forte mancanza di derivati del greggio, tanto da non riuscire nemmeno ad alimentare le proprie centrali elettriche durante i caldi mesi dell’estate.

Per dare una chance ai loro sogni di gloria, gli ayatollah hanno bisogno dei proventi delle esportazioni di gas e di petrolio. Il presidente Mahmoud Ahmadinejad ha annunciato un piano per sviluppare il settore energetico nei prossimi anni, ma con gli ostacoli agli investimenti posti dalle nuove sanzioni, non è chiaro come potrà trovare le necessarie risorse.

Ai primi di luglio, il proprietario di una petroliera turca ha cancellato il viaggio che la sua imbarcazione avrebbe dovuto compiere in Iran, con un carico di benzina. Gli armatori sono ora assai più restii ad autorizzare spedizioni verso l'Iran, ed anche se Teheran sta cercando società e paesi alternativi da cui importare carburante, non è detto che riesca nel suo intento, visto che le compagnie d’assicurazioni si rifiutano di garantire i carichi. I Lloyd's di Londra hanno fatto sapere che non assicureranno, né rinnoveranno le polizze sulle spedizioni di carburanti verso l’Iran. I Lloyd's, che controllano tra il 15 ed il 20 per cento del mercato assicurativo marittimo, sono considerati in grado d’influenzare l'intero settore, e in effetti molte altre compagnie assicurative stanno seguendo il loro esempio. Le principali ditte di spedizioni, da parte loro, hanno inserito nei contratti clausole che permettono agli armatori di rifiutare la consegna di prodotti raffinati all'Iran.

Oltre a cercare d’importare carburante da paesi meno sensibili alle sanzioni, come Cina, Turchia e, in particolare, Venezuela, l'Iran potrebbe ora tentare di potenziare la propria capacità di raffinazione – il che però richiede tempo e investimenti – o di contrabbandare il carburante via terra. Alcuni camion pieni di benzina sono riusciti a raggiungere l'Iran, nonostante la fermezza con cui le autorità curde irachene hanno dichiarato di voler combattere il contrabbando.

Il governo iraniano continua a ostentare sicurezza, affermando che le recenti sanzioni Usa ed Ue non sortiranno alcun effetto, ma il regime, in realtà, comincia a dare i primi segni di cedimento. Ali Sultaniya, rappresentante iraniano presso l'Agenzia internazionale per l'energia nucleare (Aiea), basata a Vienna, ha dichiarato che l'Iran è disposto a tornare al tavolo delle trattative sulla questione dello scambio di combustibile nucleare, senza porre alcuna condizione. (a.f.a.)
 
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