Mezzaluna
14.07.2010 - 19:12
 
 
ANALISI
 
Libano: la scomparsa di Fadlallah rafforza l’influenza iraniana
Roma, 14 lug 2010 19:12 - (Agenzia Nova) - In questi giorni l’Islam sciita piange la morte del grande ayatollah libanese Mohammed Hussein Fadlallah, scomparso a Beirut all’età di 75 anni dopo una lunga malattia. Nato a Najaf, città santa irachena, è sempre stato considerato il “leader spirituale” delle milizie sciite di Hezbollah, sin dalla costituzione del “partito di Dio”, nel 1982. Noto per le sue posizioni socialmente aperte, specialmente nei confronti delle donne cui riconosceva “pari dignità” con l’uomo, Fadlallah è autore di molti importanti editti religiosi (fatwa) tendenti a modernizzare la società musulmana, tra le quali il bando della pratica sciita di autoflagellazione durante la festa di Ashura.

Ideologo del “Partito di Dio” filo-iraniano, Fadlallah aveva col tempo preso le distanze da alcune scelte del movimento sciita, così come aveva espresso riserve sulla supremazia politica e religiosa della guida della rivoluzione islamica iraniana. In realtà il grande ayatollah non ha mai tagliato le radici che lo legavano alla terra di origine, l’Iraq. Fino alla sua scomparsa è stato infatti il principale referente di al Dawa (predicazione), il partito islamico sciita iracheno che fa capo al primo ministro Nouri al Maliki. Non è un caso se al Maliki e l’altro leader di al Dawa, il vice presidente iracheno Adil Abdel Mehdi, hanno voluto essere presenti alle esequie di Fadlallah, celebrate a Beirut. E’ significativo il fatto che, per l’occasione, al Maliki abbia messo piede nella capitale libanese per la prima volta.

Fadlallah Era un sayyid, ovvero un discendente per linea maschile del profeta Maometto.Ma da un punto di vista politico, la sua scomparsa coinciderà con un rafforzamento della stretta iraniana in Libano. Aldilà delle opinioni su un uomo che, tra l’altro, ha sempre condannato il rapimento e l’uccisione di civili “da entrambe le parti”, bisogna riconoscere che l’opposizione di Fadlallah alla Repubblica islamica sarebbe stata preziosa per limitare l’influenza iraniana nel “paese dei cedri”. Il sayyid, infatti, non ha mai accettato la dottrina elaborata da Ruhollah Khomeini e nota come velayat el faqih (supremazia del giurisprudente), secondo cui un giurista musulmano ha il diritto di bloccare qualsiasi legge dello stato che non sia perfettamente conforme alla sua propria interpretazione della shariya, la legge islamica. Di fatto, dunque, la premessa all’imposizione di una teocrazia. La linea di Fadlallah era stata adottata dall’attuale premier iracheno, proprio per questo mal visto dagli ayatollah di Teheran.

E’ forse per questo che Fadlallah viene oggi pianto dai giovani iracheni e dai loro fratelli libanesi che – in maggioranza – evitano il fanatismo religioso. L’ayatollah di Najaf era una guida spirituale che non accettava i dogmi e cercava anzi di modernizzare la società. Probabilmente avrebbe potuto evitare alle nuove generazioni altri guerre. Non c’è nulla di strano, dunque, se la giornalista della Cnn Octavia Nasr lo ha definito “un gigante”. Perdendo per questo il posto di lavoro. (a.f.a.)
 
TUTTE LE NOTIZIE SU..