Mezzaluna
08.07.2010 - 15:06
 
 
ANALISI
 
Iraq: una road-map petrolifera per risollevare le sorti del paese
Roma, 8 lug 2010 15:06 - (Agenzia Nova) - Entro cinque anni l’Iraq, da paese importatore di benzina, diventerà il più grande esportatore mondiale di prodotti petroliferi raffinati: è questo il traguardo fissato nella road-map del ministero del Petrolio iracheno, resa nota all’inizio di giugno a Nassiriya. Per raggiungere l’ambizioso obiettivo, l’Iraq ha spalancato le porte alle compagnie petrolifere internazionali per realizzare la costruzione di quattro nuove raffinerie e ammodernare quelle esistenti, in modo da aumentare la produzione di benzina fino a 1,5 milioni di barili al giorno. Il piano ambisce inoltre ad attrarre figure professionali e scientifiche capaci di garantire la trasformazione dell’industria della raffinazione.

“L’Iraq soffre della carenza di quadri specializzati nella manifattura petrochimica”, ha ricordato di recente Hussein Shahristani, ministro del Petrolio del governo di Baghdad, chiedendo ai giovani del suo paese d’iscriversi alle università e ai corsi di studio specializzati in materie legate all’industria petrochimica, in quanto essa “assicurerà loro un buon lavoro”. Shahristani ha ricordato che attualmente l’Iraq produce 550 mila barili al giorno di benzina raffinata, cui vanno aggiunti 12 milioni di litri di gasolio, 15 milioni di litri di kerosene e circa 9 milioni di litri di olio combustibile.

Secondo Ahmed al Shamaa, sottosegretario al Petrolio con delega per le raffinerie e l’industria, il perno dei nuovi progetti sarà la provincia meridionale di Dhi Qar il cui capoluogo, Nassiriya, è stata sede della missione italiana “Antica Babilonia”. La raffineria che sarà costruita in quella provincia avrà una capacità di 300 mila barili giornalieri, genererà 600 megawatt di elettricità e sarà collegata al porto di Fao, nell’estremo sud del paese. Il costo previsto è di otto miliardi di dollari.

Kerbala, città santa a sud di Baghdad, sarà l’altro polo industriale della road-map irachena. La raffineria che vi sorgerà sarà la più piccola prevista dal piano nazionale, ma avrà un’importanza strategica per gli interessi dell’Iraq, data la sua vicinanza alla capitale. Essa avrà una capacità produttiva di 140 mila barili al giorno e produrrà 400 megawatt di elettricità. L’importanza della raffineria, oltre alla sua posizione centrale, sta nel fatto che essa è destinata ad accumulare tutta l’energia elettrica non utilizzata dalle altre raffinerie del paese.

Altre due raffinerie, ciascuna del costo di 500 milioni di dollari, saranno realizzate nella provincia meridionale di Maysan e in quella settentrionale di Kirkuk. Questi stabilimenti dovrebbero produrre rispettivamente 500 e 400 megawatt di corrente elettrica, in moda da coprire il fabbisogno energetico delle rispettive regioni.

Il bisogno di nuovi investimenti ha spinto il Consiglio dei ministri iracheno a predisporre una serie d’incentivi per le compagnie estere, come afferma Thamer al Ghadban, consigliere per le questioni petrolifere del governo di Baghdad. Gli incentivi prevedono uno “sconto” del 5 per cento rispetto ai prezzi del greggio sul mercato mondiale. Per capire la portata di tale concessione, basti pensare che lo sconto applicato dai paesi del Golfo si aggira attorno all’un per cento. Un altro vantaggio è rappresentato dal diritto, concesso alle compagnie estere che acquisiscano licenze in Iraq, di possedere in proprio, o tramite associate locali, gli stabilimenti costruiti nel paese per un periodo rinnovabile compreso tra i 40 e i 50 anni.

“Molti paesi asiatici, specialmente Corea del Sud e Cina, hanno mostrato interesse per le raffinerie irachene perché hanno bisogno di energia; importeranno greggio e vogliono sviluppare le loro capacità di raffinazione”, ha affermato al Ghadban, aggiungendo che ciò garantirà un vantaggio ad entrambe le parti.

Ulteriori incentivi arriveranno dalla Commissione nazionale per gli investimenti (Nic). “Come prevede la legge, la Nic è responsabile dell’emissione delle licenze per le compagnie”, ricorda Sami al Araji, capo della commissione, aggiungendo che “il volume degli investimenti nelle raffinerie raggiungerà circa 25 miliardi” di dollari. La Commissione, secondo al Araji, garantirà “la libertà di movimento dei capitali in entrata e in uscita dal paese, in aggiunta alle esenzioni fiscali”, e “renderà più facile la registrazione delle società”. Le attuali procedure, piuttosto complicate, sono state infatti sostituite da uno “sportello unico” (single door system). “Questo sistema è stato adottato dopo che gli investitori avevano introdotto numerosi reclami riguardo le difficoltà poste dalle precedenti procedure”, ha spiegato al Araji.

Le quattro raffinerie, in ogni caso, sono ancora in fase di progettazione e le proposte degli investitori sono attese per la fine di quest’anno, quando le bozze del progetto della raffineria di Kerbala saranno completate. “Solo allora le compagnie internazionali saranno in grado di valutare la qualità dei progetti che vogliamo costruire, di conoscere il volume di petrolio che vogliamo produrre e il tempo necessario per finire il lavoro”, ha detto il ministro del Petrolio, Shahristani. Secondo “Niqash”, sito web iracheno specializzato in questioni economiche, “società statunitensi provvederanno ad eseguire i progetti di costruzione delle raffinerie di Nassiriya, Maysan e Kirkuk”, mentre per quella di Kerbala è stata scelta l’italiana Technip.

Le nuove raffinerie aumenteranno l’occupazione, ridurranno i prezzi della benzina e miglioreranno la qualità del prodotto, oltre a fornire combustibile per i generatori di corrente elettrica domestici, contribuendo a risolvere definitivamente la cronica mancanza di energia elettrica nel paese. Ma per raggiungere questo obiettivo strategico per l’Iraq, “gli investimenti dovranno crescere e questa è una responsabilità del ministero del Petrolio che produce l’85-90 per cento del prodotto interno lordo del paese”, afferma l’economista iracheno Qasem Jaber, secondo il quale “gli altri settori del paese sono ancora inattivi, e tutti carenti del petrolio necessario per tornare in funzione”. Secondo Jaber, “c’è un divario tra la capacità produttiva delle attuali raffinerie, che è di circa 800 mila barili al giorno, rispetto alla loro attuale produzione che non supera i 500 mila.

Attualmente il ministero dell’Energia ha bisogno di circa 9 milioni di litri di kerosene al giorno per far funzionare le raffinerie esistenti. Ma il ministero del Petrolio è in grado di fornire solo 4 milioni di litri. La differenza è coperta dall’importazione di kerosene dal Kuwait e dall’Iran. Va da sé che nessuna crescita è possibile senza colmare questo gap energetico che con l’afa estiva ha già dato origine a un’ondata di proteste da parte della popolazione, sfociata nelle dimissioni del ministro dell’Elettricità, Karim Walid. Quest’ultimo è stato sostituito ad interim dal ministro del Petrolio, Shahristani.

Hamza al Jawahiri, esperto in questioni petrolifere, sostiene che il piano per trasformare l’Iraq da paese esportatore di petrolio a basso prezzo, in paese esportatore di più costosi prodotti petroliferi, porterà grandi benefici all’economia della nazione, così come già avvenuto in Algeria. Lo stesso al Jawahiri sostiene che le ambizioni del governo di Baghdad, per essere realizzate, dovranno essere compatibili con gli standard ambientali e di sicurezza previsti a livello internazionale. Resta il fatto che il processo decisionale in Iraq è congelato. Quattro mesi dopo le elezioni legislative, infatti, il nuovo governo non è ancora stato formato. (a.f.a.)
 
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