Atlantide
06.07.2010 - 10:44
 
 
ANALISI
 
Polonia: l’elezione di Komorowski conferma il nuovo corso di Varsavia
Roma, 6 lug 2010 10:44 - (Agenzia Nova) - Tra gli appuntamenti elettorali europei in programma quest’anno non rientravano certamente le presidenziali polacche, conclusesi con il ballottaggio di ieri tra il candidato liberale Bronislaw Komorowski, leader di Piattaforma civica, ed il capofila del fronte nazionalista ed euroscettico Jaroslaw Kaczinsky, gemello del presidente Lech Kaczinsky morto nella tragedia aerea di Smolensk dello scorso 10 aprile. Sull’esito finale della competizione, che sembrava inizialmente molto squilibrato in favore di Komorowski, aveva pesato l’incognita di un notevole recupero di Kaczinski, in larga misura determinato da fattori emotivi. Alla conta dei voti, il candidato moderato ha però prevalso con circa il 52,6 per cento dei consensi, contro il 47,3 per cento del rivale.

Sulla carta, il quadro politico polacco esce dalla consultazione notevolmente più solido, essendo il nuovo presidente un leale alleato dell’attuale premier, Donald Tusk, al contrario di Kaczinski. Ma la stampa polacca rileva come il partito Diritto e giustizia del candidato sconfitto abbia comunque ottenuto una notevole affermazione, recuperando consensi al centro e quindi accreditandosi come forza politica in grado di contendere il potere all’attuale maggioranza quando si voterà nel 2011 per il rinnovo del parlamento.

La coppia Komorowski-Tusk dovrebbe confermare l’impegno di Varsavia ad operare tutti gli interventi necessari all’ingresso della Polonia nell’Unione economica e monetaria, anche se la tempistica della sostituzione dello zlot con l’euro è destinata con tutta probabilità a risentire dei dubbi generati dalle difficoltà che hanno recentemente colpito la divisa unica. Il grosso degli analisti polacchi sembra infatti dubitare dell’opportunità di adottare l’euro, almeno fintantoché la situazione sui mercati valutari non si sarà stabilizzata. Il quadro macroeconomico e le condizioni della finanza pubblica in Polonia sono comunque ritenuti buoni, al punto che qualche mese or sono l’Economist non ha esitato a definire il paese come l’astro economico nascente della scena europea. Il Pil polacco è cresciuto dell’1,7 per cento nel 2009, a dispetto della grave recessione internazionale, permettendo al reddito pro-capite di sfiorare i 18 mila dollari annui. Il debito pubblico, inoltre, si è mantenuto al di sotto del 50 per cento del reddito nazionale.

L’asse tra presidente e primo ministro dovrebbe altresì permettere di non bloccare il processo di distensione tra Polonia e Federazione Russa, avviato già prima dell’incidente di Smolensk dalla decisione del governo federale di Mosca di ammettere senza riserve le responsabilità sovietiche per l’eccidio dei 20 mila ufficiali e sottufficiali polacchi, avvenuto a Katyn nel 1940. L’esito delle presidenziali polacche dovrebbe quindi essere riuscito specialmente gradito tanto al Cremlino quanto a Berlino, mentre ha forse deluso qualche aspettativa a Washington, a Londra e, di certo, nelle capitali delle tre repubbliche baltiche. La circostanza, tuttavia, non mancherà verosimilmente di essere stigmatizzata nei prossimi mesi dall’opposizione, che evidenzierà ogni eventuale cedimento del governo sul piano del perseguimento degli interessi nazionali della Polonia tanto di fronte alla Russia quanto nei confronti dell’Ue. Per tutto quanto precede, è possibile concludere che dal punto di vista italiano il risultato delle recenti presidenziali sia stato complessivamente buono. (g.d.)
 
Risale la tensione in Kosovo e nel Libano
Roma, 6 lug 2010 10:44 - (Agenzia Nova) - Ai fini della politica interna italiana che sarà presto chiamata ad esprimersi sulla proroga sino al termine dell’anno delle missioni militari delle nostre Forze armate in corso all’estero, non è irrilevante l’evidente deterioramento della situazione in due dei principali scacchieri dove operano i militari italiani. In Kosovo, innanzitutto, dei disordini hanno portato il 2 luglio all’uccisione di un cittadino serbo di Kosovska Mitrovica, l’abitato che il fiume Ibar divide in due borghi etnicamente contrapposti, quasi ad indicare una futura possibile linea di frontiera tra la repubblica serba e quella kosovara. La vittima – un pediatra – stava partecipando ad una dimostrazione contro l’apertura di un ufficio del governo kosovaro nella parte settentrionale di Mitrovica, prima di essere investito insieme ad altre undici persone dall’esplosione di un ordigno scagliato, pare, da un’auto in corsa. Sospettati del gesto, ovviamente, i pochi kosovari albanesi residenti nella zona nord di Kosovska, ma non è escluso l’incidente determinato da “fuoco amico”.

Dopo l’esplosione, truppe della Kfor ed effettivi dell’Eulex, la missione civile dell’Ue in Kosovo, hanno rafforzato i propri presidi nella città divisa, ma la tensione è rimasta elevata, a riprova di un malcontento che cova e della estrema precarietà della soluzione che è stata data per il momento alla complessa questione kosovara. Il presidente serbo, Boris Tadic, ha chiesto un’energica condanna internazionale della provocazione, accusando contestualmente il rappresentante dell’Ue nel Kosovo, Pieter Feith, di aver autorizzato il tentativo di Pristina di aprire propri uffici a Mitrovica, nonché l’adozione da parte di Onu, Nato ed Unione europea di misure adeguate alla necessità di garantire l’ordine e la legalità nel Kosovo.

Il 5 luglio, sempre nella parte settentrionale di Kosovska Mitrovica, si è tuttavia prodotto un nuovo grave incidente: il ferimento a colpi d’arma da fuoco di uno dei dieci deputati serbi eletti nel parlamento kosovaro. Anche in questo caso, peraltro, l’aggressore potrebbe essere serbo. La situazione è quindi confusa, fatto che dovrebbe essere considerato in sede di determinazione delle risorse militari da assegnare alla stabilizzazione del Kosovo.

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si occuperà comunque della vicenda a breve, forse già oggi, martedì 6 luglio. Alla seduta al Palazzo di vetro parteciperà anche il presidente Tadic. Ad accrescere le tensioni gravanti sul Kosovo contribuiscono le attese per il pronunciamento della Corte dell’Aja in merito alla validità della dichiarazione unilaterale d’indipendenza da parte di Pristina, riconosciuta per il momento solo da una settantina di stati, sui 192 che fanno parte della comunità internazionale. La sentenza dovrebbe giungere in effetti prima della fine del mese.

Più o meno contemporaneamente, tra il 30 giugno ed il 3 luglio scorso, per ben due volte i caschi blu dell’Unifil II hanno dovuto difendersi da un fitto lancio di sassi scatenato dai simpatizzanti dell’Hezbollah residenti nell’area compresa tra il fiume Leonte ed il confine di stato con Israele. Nell’occhio del ciclone, tra i villaggi di Tulin, Qabrikha ed al Suwan, sono finiti soprattutto i militari francesi, che presidiano il settore centrale dell’area affidata ai soldati dell’Onu, e che sono probabilmente presi di mira sia in ragione del ruolo politico che Parigi ha sempre cercato di esercitare nel paese dei cedri che a causa della politica regionale sostanzialmente filo-israeliana perseguita dal presidente Nicolas Sarkozy.

I più quotati analisti che seguono le vicende libanesi ritengono che il rinnovato attivismo di Hezbollah derivi dalla necessità sempre più acutamente avvertita dal movimento sciita libanese di sfuggire al cono d’ombra in cui il “Partito di Dio” è finito per effetto delle iniziative assunte dalla Turchia. E non sarebbe neanche da escludere un apporto di Teheran alla genesi delle tensioni, essendo Hezbollah sotto molti profili un’emanazione dei movimenti più radicali legati ai Pasdaran iraniani. E’ tuttavia possibile che anche i militari francesi ci stiano mettendo del loro, come prova l’ostinazione dimostrata nel sottolineare, dopo le sassaiole, come il personale militare dell’Unifil II debba godere di una piena libertà di movimento nell’area sottoposta al suo controllo. (g.d.)
 
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