Mezzaluna
23.06.2010 - 17:01
ANALISI
 
Sudan: sembra ormai scontata la nascita di un nuovo stato nel sud
Roma, 23 giu 2010 17:01 - (Agenzia Nova) - L’accordo di pace globale siglato nel 2005 a Nairobi, in Kenya, che ha posto fine a oltre vent’anni di guerra civile tra il nord e il sud del Sudan, prevede la celebrazione di un referendum all’inizio del prossimo anno sull’indipendenza del sud, popolato essenzialmente da neri animisti, dal nord del paese, a maggioranza araba musulmana. Per molti osservatori arabi, l’esito della consultazione popolare non potrà che essere favorevole alla secessione. La nascita di un nuovo stato nel cuore di un’area caratterizzata da molteplici crisi, tuttavia, potrebbe portare con sé nuovi conflitti.

Il Sudan è circondato da paesi come Etiopia, Kenya e Uganda che devono fare i conti con movimenti ribelli che rivendicano il potere. Un nuovo stato nel Sudan meridionale non può che essere motivo di grande attrazione per questi movimenti separatisti. Un altro aspetto da non sottovalutare è il fatto che la nuova entità statale porterà a 10 il numero degli stati bagnati dal Nilo (tre attraversati dal fiume e sette bagnati dagli affluenti) già divisi da profonde tensioni legate alla distribuzione delle acque del grande corso d’acqua africano. Il referendum non è quindi solo una questione interna tra i sudanesi, ma interessa da vicino tutti i paesi della regione.

Le elezioni dell’aprile scorso hanno confermato la schiacciante vittoria a livello nazionale del Partito del Congresso – la formazione al potere – e confermato alla presidenza Omar al Bashir. Lo stesso discorso vale per il sud, dove il Movimento popolare di liberazione (Splm) ha mantenuto invariata la sua maggioranza nel parlamento regionale, garantendo un secondo mandato al presidente Salva Kiir. Le elezioni, insomma, sono state la prova generale della futura consultazione referendaria, con i neri che dominano il sud e gli arabi che controllano saldamente il nord.

Nel centro-sud del Sudan sono presenti ricchi giacimenti di petrolio, mentre nel nord ci sono solo gli oleodotti per l’esportazione del greggio. Nel suo primo discorso dopo l’insediamento, il presidente al Bashir ha parlato di “forti incentivi” per attrarre la popolazione del sud verso l’unità del paese. Sarà difficile che gli elettori neri credano alle promesse di al Bashir, anche perché Salva Kiir, a differenza dei quadri del suo movimento che spingono per la secessione, ha prudentemente dichiarato di non volere assolutamente influenzare “la scelta del popolo sul proprio destino”.

Resta da vedere quale sarà l’atteggiamento di potenze regionali come l’Egitto, ma soprattutto quale sarà l’approccio degli Stati Uniti riguardo al referendum. Proprio in questi giorni, fonti dello Splm al Cairo hanno riferito che l’Egitto sarebbe propenso ad accettare un eventuale esito della consultazione a favore della separazione del sud dal resto del paese. La visita effettuata negli Stati Uniti lo scorso 11 giugno dal segretario del Movimento popolare per la liberazione del Sudan meridionale, Bagan Amum, sembra abbia avuto risultati incoraggianti. Stando a quanto riporta la stampa araba, Amum è tornato soddisfatto da Washington, dove ha incontrato funzionari dell’amministrazione guidata dal presidente Barack Obama. Questi non vedrebbe male la creazione di un nuovo stato nel Sudan del sud: una prospettiva che di per sé aprirebbe le porte al riconoscimento internazionale della nuova entità statale. (a.f.a.)