Atlantide
26.04.2010 - 20:40
Analisi
 
Putin a Milano in un momento politicamente delicato
Roma, 26 apr 2010 20:40 - (Agenzia Nova) - La visita semiprivata del primo ministro russo, Vladimir Putin, al presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, è giunta all’indomani di un passaggio politico estremamente delicato per il futuro dell’attuale maggioranza di governo. Dopo il successo delle liste e dei candidati governatori del centrodestra alle recenti elezioni regionali del 28-29 marzo si pensava in effetti che il vertice bilaterale informale italo-russo potesse coincidere con un momento di rilancio di Silvio Berlusconi sul piano internazionale. Archiviata la stagione dell’assedio giudiziario e delle tensioni interne, il premier italiano avrebbe infatti potuto cogliere l’opportunità per accelerare anche all’estero il restauro della propria immagine, così duramente messa alla prova nei mesi scorsi. Ma il destino ha disposto diversamente, ponendo l’atterraggio a Malpensa di Putin ad immediato ridosso della drammatica riunione della Direzione del Popolo della libertà che ha sancito la rottura tra Berlusconi e Gianfranco Fini.

Dal punto di vista russo, il viaggio del primo ministro è stato organizzato con cura meticolosa, definendo un’agenda di mutuo interesse che avrebbe dovuto dimostrare anche al pubblico più scettico i sensibili vantaggi che l’Italia sta traendo e può ricavare nel prossimo futuro dall’approfondimento dei suoi legami con la Federazione russa. Di qui, in particolare, il carattere centrale assunto nel programma dei colloqui dalle tematiche legate all’energia, sia sotto il profilo del settore gasifero che sotto quello elettronucleare, divenuto di grande attualità in seguito alla scelta strategica operata dal governo italiano in favore della costruzione di nuove centrali. Non è un caso che Vladimir Putin sia stato accompagnato in questo suo spostamento dal suo ministro per l’Energia, Sergei Shmatko.

Sono state altresì effettuate anche alcune mosse di sicuro impatto mediatico, come il regalo del Suv italo-russo al presidente del Consiglio e, soprattutto, la conferma del sostegno economico garantito dal Cremlino alla ricostruzione di alcuni monumenti distrutti all’Aquila, come Palazzo Artinghelli e la chiesa di San Giorgio, che dovrebbero contribuire significativamente al miglioramento dell’immagine della Federazione russa presso gli italiani.


Importanti i risultati ottenuti dalla Russia

Sotto il profilo dei risultati concreti, Mosca ha ottenuto da Roma un nuovo impegno sul South Stream, il gasdotto che rifornirà di metano gran parte dell’Europa occidentale bypassando l’Ucraina e alla cui costruzione, condotta pariteticamente da Gazprom e dall’Eni, parteciperà con un 25 per cento anche la francese Edf. Attraverso Saipem, inoltre, l’Italia parteciperà anche alla realizzazione del North Stream, il gasdotto sottomarino temuto dai Baltici, che congiungerà direttamente Russa e Germania. Si tratta di sviluppi che erano largamente attesi, ma non per questo scontati, stanti le notevoli pressioni esercitate sull’Italia dagli Stati Uniti affinché desistesse dal concorrere alla realizzazione di un progetto ritenuto geopoliticamente ostile.

In campo nucleare, va invece segnalata la firma dell’accordo bilaterale italo-russo sul progetto Ignitor, relativo allo studio della possibilità di produrre energia dalla fusione nucleare. Ed appare rilevante anche l’intesa stretta tra l’Enel e la Inter Rao Ues, che permetterà alla società elettrica italiana di partecipare alla costruzione ed alla gestione di nuovi impianti, tradizionali e nucleari, nonché alla distribuzione dell’energia, tanto in Russia quanto in altri paesi dello spazio ex sovietico. Insieme alla Francia del presidente Nicolas Sarkozy, la Russia sarà quindi parte della cornice internazionale di collaborazioni che l’Italia sta realizzando per accelerare il suo ritorno all’energia nucleare: del resto, Berlusconi ha approfittato dell’occasione offerta dalla visita di Putin per annunciare come si preveda d’iniziare i lavori per la costruzione della prima nuova centrale italiana entro il termine della legislatura, sempre che giunga al suo termine naturale nel 2013.

Durante gli incontri, è stata inoltre constatata la grave crisi che ha colpito lo scorso anno l’interscambio reciproco, caduto in effetti del 30 per cento durante la recessione internazionale, ma sono state concordate misure per il suo rilancio. Grazie anche alla presenza di Marco Tronchetti Provera ad alcune fasi della visita di Putin, alla Pirelli è stata ad esempio accordata la possibilità di effettuare investimenti nella Federazione russa, in particolare acquistando alcuni stabilimenti dai quali dipendono circa 2.500 addetti, ma in Russia è destinata a crescere anche la presenza del gruppo Fiat.


Le incognite per l’Italia

Ovviamente, le notizie relative al nuovo intensificarsi dei rapporti tra l’Italia e la Federazione russa non giungeranno gradite a Washington. E certo non ne faciliterà l’accettazione il fatto che intervengano in un momento in cui la Russia pare in pieno rilancio sia sul piano economico, con la risalita del petrolio oltre la soglia degli 80 dollari al barile, che su quello strettamente geopolitico, dopo la vittoria di Viktor Janukovich in Ucraina ed il rovesciamento del presidente Kurmanbek Bakyev in Kirghizstan. Come fatto in altre precedenti occasioni, proprio per questo motivo, il governo del nostro paese ha preparato l’ulteriore approfondimento della propria relazione bilaterale con Mosca operando nei confronti degli Stati Uniti alcune concessioni importanti.

Da un lato, si è impresso un importante giro di vite ai rapporti economici bilaterali con l’Iran, nell’intento di favorire l’adozione di sanzioni incisive nei confronti di Teheran e quindi facilitare l’avvio di un negoziato sul controverso programma nucleare della Repubblica islamica. Dall’altro, e questo è certamente più importante, l’Italia non ha seguito a Tallinn la strada della Germania, che chiedeva all’Alleanza atlantica una profonda revisione della sua strategia di dissuasione nucleare ed in particolare il ritiro delle circa duecento bombe atomiche tattiche americane stazionanti in Europa: una questione ritenuta estremamente sensibile dal Pentagono. In questo modo, Roma spera di aver segnalato all’amministrazione diretta da Barack Obama come la valorizzazione del rapporto bilaterale italo-russo incontri un limite ben preciso negli imperativi della sicurezza occidentale. Si spiega altresì proprio alla luce di questa considerazione anche la relativa freddezza con la quale la diplomazia italiana continua a trattare il dossier della proposta russa di una nuova architettura di sicurezza europea, da suggellare in un trattato legalmente vincolante per tutti i paesi che lo sottoscriveranno. Agli occhi di Roma, Mosca è un partner sempre più importante, ma non sino al punto di sacrificarvi il ruolo conquistato dal paese nella Nato.

Non è però certo che la sottigliezza verrà colta e soprattutto apprezzata oltreoceano, dove si ritiene comunque inopportuna, e spesso decisamente irritante, sia la solidarietà politica che in più occasioni l’Italia ha riservato alla Russia, sia soprattutto il ruolo obiettivamente giocato nel creare e consolidare degli spazi di influenza politica a disposizione di Mosca in Europa. La Farnesina, conscia di questo elemento di difficoltà, con una lodevole iniziativa ha invitato a Roma alcune settimane fa l’Ambasciatore Richard Morningstar, che per conto del segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, si occupa delle problematiche connesse alla sicurezza energetica euro-asiatica, per convincerlo che l’azione italiana non pone affatto in pericolo gli interessi dell’Europa e dell’Occidente. Ma non è detto che sia stato sufficiente.

E’ naturalmente presto per concludere di qui la possibilità che l’ambasciata di via Veneto riprenda ad interferire nelle vicende politiche italiane per cercare di favorire l’ascesa di personalità meno compromesse con il Cremlino. Ma escluderla completamente dal novero delle eventualità sarebbe non meno sbagliato. Il feeling tra Palazzo Chigi e la Casa Bianca, dopotutto, non è certamente più lo stesso che esisteva ai tempi di George Walker Bush, e non ha certo contribuito a migliorarlo il fatto che a rappresentare gli Stati Uniti a Roma sia stato scelto un diplomatico intimamente legato all’attuale presidente della Commissione affari esteri del Senato Usa: John Forbes Kerry, già rivale dell’ex presidente repubblicano alle elezioni del 2004. (g.d.)