Atlantide
20.04.2010 - 09:59
Analisi
 
Nato: il vertice di Tallinn e il nuovo concetto strategico dell’Alleanza
Roma, 20 apr 2010 09:59 - (Agenzia Nova) - Tra il 22 ed il 23 aprile avrà luogo a Tallinn, in Estonia, una sessione del Consiglio atlantico alla quale parteciperanno i ministri degli Esteri degli stati membri, ceneri vulcaniche permettendo. Per una volta si tratta di un appuntamento non rituale, perché la riunione estone anticiperà di pochissimo la consegna al segretario generale della Nato del rapporto contenente le raccomandazioni preparate dal gruppo di dodici saggi guidati da Madeleine Albright – dei quali ha fatto parte anche l’ambasciatore italiano Giancarlo Aragona – costituito proprio in vista dell’elaborazione del nuovo concetto strategico dell’Alleanza. Verranno altresì discusse le implicazioni della nuova dottrina nucleare adottata recentemente dall’amministrazione Usa, guidata da Barack Obama, nonché le conseguenze della firma del Trattato Start-2 sulla limitazione delle armi nucleari strategiche russe e statunitensi. In agenda, ovviamente, figurano anche gli sviluppi della situazione in Afghanistan. Spazio dovrebbe altresì trovare l’esame della candidatura della barcollante Bosnia-Erzegovina al Membership action plan che usualmente precede l’adesione vera e propria di un paese all’Alleanza atlantica. I lavori termineranno con una riunione del Consiglio atlantico allargato alla Federazione russa, il format creato nel maggio del 2002 al vertice di Pratica di Mare.

E’ bene ricordare come il concetto strategico sia un documento politico-militare di straordinaria importanza, individuando le principali minacce, i fattori di rischio gravanti sulla sicurezza alleata e, ovviamente, le misure più idonee a fronteggiarli. Si tratterà quindi di un testo basilare ai fini della pianificazione delle forze ed altresì della determinazione dei sacrifici finanziari che gli stati membri dovranno sopportare nel prossimo futuro. L’importanza del passaggio è confermata da un’altra considerazione: dalla caduta del muro di Berlino sino ad oggi, la Nato ha avuto soltanto due nuovi concetti strategici. Il primo venne approvato nel 1991, pochi mesi prima che l’Unione Sovietica decidesse di sciogliersi, mentre il secondo fu varato nell’aprile 1999, proprio mentre l’Alleanza bombardava la Jugoslavia di Slobodan Milosevic, più di due anni prima degli attacchi alle Torri gemelle e dell’avvio della Global War on Terror. Non stupisce che da tempo se ne reclami l’aggiornamento. Ma aprire il dibattito internazionale su questi temi è sempre una decisione sofferta. Ed è per questa ragione che il dibattito che sta per aprirsi appare di così eccezionale importanza. E’ infatti destinato a condizionare i prossimi dieci anni. Le raccomandazioni dei dodici saggi saranno la base di partenza non soltanto della redazione del nuovo documento da parte del segretario generale, ma altresì del negoziato finale tra gli stati membri dell’Alleanza sui suoi contenuti.


L’Italia e le armi nucleari tattiche americane in Europa

Dietro richiesta di un certo numero di paesi membri della Nato – tra i quali certamente la Germania, la Norvegia e i tre stati del Benelux – è previsto altresì che a Tallinn si discuta anche dell’opportunità di ritirare dall’Europa le circa 200 testate nucleari tattiche americane che ancora stazionano in un certo numero di basi del nostro continente ed il cui impiego è tuttora regolato dal cosiddetto principio della “doppia chiave”. Ma è pressoché certo che la richiesta verrà respinta. Rifiuteranno infatti di accoglierla non solo gli Stati Uniti, ma altresì un certo numero di paesi europei, compresi alcuni di quelli che ospitano sul proprio territorio parte degli ordigni, come l’Italia e la Turchia. Ad Ankara, in effetti, è probabile che si consideri la permanenza di un certo numero di bombe atomiche statunitensi ad Incirlik come un’importante garanzia nel caso in cui l’Iran si dotasse effettivamente di un proprio arsenale nucleare.

La posizione che assumerà l’Italia è stata efficacemente descritta il 19 aprile nel corso di un briefing congiunto tenuto alla Farnesina dall’ambasciatore Aragona e dal portavoce del ministro Franco Frattini, Maurizio Massari. Il nostro paese riaffermerà a Tallinn che il destino dell’arsenale nucleare tattico americano in Europa dovrà essere l’oggetto di un negoziato collettivo interno alla Nato, tener conto degli equilibri esistenti ed essere inserito nella più complessa partita che concerne la riduzione bilanciata delle armi nucleari tattiche detenute tanto dall’Alleanza atlantica quanto dalla Federazione russa. Ciò equivale a negare qualsiasi spazio alle decisioni affrettate ed unilaterali desiderate da alcuni alleati, ferma restando la possibilità che maturino riduzioni in seguito a futuri ulteriori accordi con Mosca. Lo stesso nuovo concetto strategico della Nato dovrebbe ribadire, se le raccomandazioni dei saggi saranno ascoltate, l’orientamento dell’Alleanza a rimanere fedele al principio della deterrenza minima sufficiente: le armi statunitensi verranno perciò rimpatriate solo se la Federazione russa acconsentirà ad eliminare le proprie, sempre che non emerga nel frattempo una minaccia proveniente da altri paesi, ad esempio per effetto dei successi di qualche stato nel campo della proliferazione nucleare e balistica.

Un altro punto delicato è quello concernente il rapporto tra l’Alleanza e la decisione di ricorrere alla forza, posto che nel concetto strategico attualmente vigente non esiste nulla che possa essere assimilato alla dottrina della guerra preventiva sposata dall’amministrazione Bush ed in parte confermata anche da quella di Barack Obama. Al riguardo, è comunque prevedibile che la Nato manterrà saldo il principio secondo il quale gli interventi militari sono decisi di volta in volta dall’insieme degli stati membri, assumendo a criterio discriminante la sussistenza di gravi minacce alla sicurezza di uno o più dei paesi appartenenti dall’Alleanza.


I rapporti con la Russia

Il nuovo concetto strategico dovrebbe infine valorizzare lo strumento dei partenariati, al quale si è fatto ricorso sia nel contesto della politica di allargamento dell’Alleanza che per stabilire relazioni collaborative con gli stati che non hanno per ora manifestato il proposito di aderire alla Nato, come la stessa Federazione russa. L’Italia confermerà a Tallinn il proprio apprezzamento per il rilancio del dialogo tra l’organizzazione brussellese e Mosca. Non sono però attese novità né rispetto alla proposta di trattato sulla sicurezza europea, avanzata dal Presidente Dmitrij Medvedev, né sul piano dell’entrata dell’Ucraina nell’Alleanza.

In effetti, come ha ricordato il 19 aprile l’ambasciatore Aragona, se è vero che la Nato confermerà la propria politica della porta aperta a qualsiasi candidato dia prova di soddisfare i requisiti tecnico-politici previsti per farne parte, rimane non meno vero che il primo elemento necessario per attivare il processo è la volontà politica da parte dello stato richiedente. Nel caso ucraino, ciò vuol dire una cosa sola: l’avvento al potere del presidente Viktor Janukovich e la rinuncia del governo di Kiev all’ingresso nell’Alleanza atlantica fermeranno, almeno nel prossimo futuro, il processo di allargamento verso Est. La Nato si limiterà a prenderne atto. Non è un fatto negativo: è prevedibile, infatti, che tale circostanza possa concorrere a migliorare ulteriormente i rapporti tra l’Alleanza e la Federazione russa, un’evoluzione che è negli interessi nazionali dell’Italia.

E’ tuttavia probabile che sotto questo profilo il vero banco di prova sia il futuro delle difese antimissilistiche. Mosca ha ottenuto dal presidente Obama l’abbandono del progetto originario, che contemplava l’allestimento di un sito per missili intercettori in Polonia e la costruzione di un radar a banda X in Cechia. Si parla invece adesso di una base in Romania e di un punto di osservazione nell’Europa sud-orientale, che non solo preoccuperebbero meno gli stati maggiori russi, ma garantirebbero altresì più efficacemente la difesa di stati come l’Italia, la Grecia e la Turchia, in precedenza quasi completamente alla mercé di un eventuale attacco missilistico iraniano. Se queste sono le premesse, associare la Russia ai nuovi sistemi antimissilistici cui si pensa potrebbe non essere impossibile e permetterebbe di accelerare il processo di distensione in corso in Europa. (g.d.)