Atlantide
29.03.2010 - 20:33
ANALISI
 
Il vertice dei Ministri degli Esteri apre il G8 canadese
Roma, 29 mar 2010 20:33 - (Agenzia Nova) - Con la riunione di Gatineau, un paese nei pressi della capitale Ottawa, si apre di fatto la serie di riunioni che caratterizzerà il turno di presidenza esercitato dal Canada. Le peculiarità di questo giro sono numerose, anche perché sulle spalle del governo canadese è venuta a gravare la responsabilità di trovare una funzione esclusiva che sia in grado di differenziare il G8 dal G20, assicurandone la sopravvivenza. La ricerca di un nuovo ruolo per il G8 al di fine di evitare la cancellazione di questo format di governance multilaterale costituisce un interesse nazionale che il Canada condivide senza dubbio con l’Italia. Di qui il rilievo dato dalla Farnesina all’avvenimento, accordato a dispetto dell’evidente arretramento della presidenza di turno canadese rispetto ad alcuni elementi sui quali lo scorso anno la presidenza di turno italiana aveva scommesso le proprie fortune.

Stando a quanto ha fatto sapere la scorsa settimana il Direttore generale per gli affari politici del ministero degli Esteri italiano, ambasciatore Sandro De Bernardin, obiettivo di Ottawa sarebbe quello di rilanciare il G8 attribuendogli funzioni di coordinamento politico, lasciando invece al G20 il compito di gestire gli squilibri dell’economia globale, almeno nell’immediato. L’agenda dei lavori prevista per questa prima riunione a livello dei ministri degli Esteri a Gatineau, in effetti, lo confermerebbe, essendo prevista solo la trattazione di argomenti di evidente natura politica, quali gli sviluppi della lotta al terrorismo con particolare riguardo alla situazione in Afghanistan, la preparazione della conferenza di revisione periodica del trattato di non proliferazione nucleare e l’esame di alcune situazioni critiche che stanno imponendosi all’attenzione della comunità internazionale.

Dall’ordine dei lavori è scomparso persino l’accenno all’esame della congiuntura economica, ciò che costituiva la ragione sociale originaria del format antesignano del G8, al momento della sua creazione nel 1975 a Rambouillet. Non è detto che si tratti di una scelta saggia: al contrario, preservare il G8 anche come caucus euro-atlantico allargato alla Russia nel quale discutere dei grandi temi dell’economia globale avrebbe comunque potuto essere utile, dato l’elevato livello di collaborazione raggiunto nel format dalle delegazioni degli otto paesi partecipanti e considerate le difficoltà ovvie di formazione del consenso in un raggruppamento tanto più vasto ed eterogeneo qual’è il G20.


I temi nel dettaglio

Per quanto riguarda la lotta al terrorismo e l’Afghanistan, è difficile che dalla discussione in seno al G8 possano uscire novità eclatanti. Con tutta probabilità, Hillary Clinton approfitterà dell’occasione per esercitare ulteriori pressioni dirette sul Canada, affinché rinunci al proposito di abbandonare il suolo afgano nel 2011. Ma sul punto ha già fallito il presidente Barack Obama, esistendo un gentlemen agreement tra governo e parlamento la cui violazione porterebbe di certo Ottawa alla crisi politica, esattamente come accaduto alcune settimane fa in Olanda. Sembra più probabile il raggiungimento di qualche intesa preliminare su qualche forma di aiuto allo sviluppo integrativa da offrire a Kabul. Inoltre, la Federazione russa solleciterà verosimilmente la solidarietà occidentale nei confronti del terrorismo jihadista che l’ha appena colpita a Mosca, forse anche per poter meglio procedere all’inevitabile rappresaglia che si abbatterà sui fondamentalisti ceceni e daghestani.

Più interessante, di certo, il confronto che concernerà il futuro del trattato di non proliferazione, visti gli appuntamenti diplomatici in cantiere tra maggio e giugno, che culmineranno nella conferenza di revisione periodica del trattato. L’Italia, ha confermato l’ambasciatore De Bernardin, sosterrà nell’ambito del G8 la sua posizione di sostegno al rispetto del regime legalmente vincolante costituito dagli accordi esistenti, comprensivi di tutti i protocolli aggiunti nel corso degli anni per rendere credibile da parte degli stati firmatari il rispetto degli impegni presi. Dal G8 dovrebbe altresì giungere un plauso per l’accordo recentemente raggiunto tra Stati Uniti e Federazione russa per limitare ulteriormente i rispettivi arsenali nucleari. Difficile, invece, che possa essere formalizzato il sostegno in favore dell’obiettivo, enunciato dal presidente Barack Obama lo scorso anno a Praga, di un mondo completamente libero dalle armi nucleari. Tra gli stati membri del G8, infatti, non tutti condividono questo traguardo di lungo termine, per ragioni di status ed altresì per motivi attinenti alle caratteristiche delle proprie culture politico-strategiche.

Non dovrebbe essere espressa al G8 neppure alcuna significativa posizione nuova circa il diritto rivendicato dall’Iran di arricchire il materiale fissile senza uscire dalla struttura legale del trattato di non proliferazione. Non ci si attende nessun elemento propositivo rilevante, ma soltanto l’espressione di un auspicio abbastanza generico alla moderazione ed alla ripresa dei negoziati. Per quanto riguarda le aree di crisi emergente, è stato affidato al ministro Franco Frattini il compito di riferire al G8 sugli sviluppi in atto nella zona compresa tra lo Yemen, la Somalia ed il Sahel, dove il jihadismo sta consolidandosi in modo preoccupante. E’ molto verosimile che all’Italia sia stata attribuita questa responsabilità soprattutto per gli investimenti politici fatti a Sana’a e nei confronti della Somalia. Nell’ambito di questa voce all’ordine dei lavori, ciascun stato-membro del G8 potrà comunque sollecitare una riflessione comune su situazioni specifiche di suo maggiore interesse.


Cancellata la partecipazione di emergenti e paesi africani

Vale la pena di notare come, nell’intento di accelerare il dibattito interno sulle modalità migliori di preservare il format, la presidenza canadese abbia deciso di cancellare tanto il cosiddetto outreach, che coinvolgeva di fatto Cina, India, Brasile, Messico e Sudafrica nel processo del G8, quanto il meccanismo strutturato di dialogo con l’Africa, messo a punto durante i turni di presidenza della Germania e, soprattutto, dell’Italia. L’esclusione avrà conseguenze diverse a seconda dei raggruppamenti considerati. Infatti, mentre la soppressione dell’outreach troverà comunque una compensazione nella centralità riconosciuta al G20, del quale i suoi componenti sono membri a pieno titolo, per l’Africa si tratterà di un arretramento importante, tanto più incomprensibile se si tiene conto della evidente crescita economica recente del continente e del ruolo politicamente rilevante svolto da alcune potenze africane sulla scena internazionale. In un certo senso, si tratta di una sconfitta anche per il nostro paese, in ragione della convinzione con la quale lo scorso anno il governo di Roma aveva deciso di proporsi al G8 come l’avvocato della causa africana, coinvolgendo gli stati del continente in veri e propri meccanismi permanenti di consultazione finalizzati alla preparazione del vertice dell’Aquila.

Molte rappresentanze diplomatiche africane accreditate presso il Quirinale avevano accolto con grande favore il carattere innovativo dell’approccio adottato nei loro confronti dalla presidenza italiana del G8 e speravano in una sua estensione all’ambito del G20. Non solo non l’otterranno, ma perderanno probabilmente anche ciò che ormai consideravano un aquis. Sarebbe legittimo a questo punto attendersi un’iniziativa politica dell’Italia per marcare il punto. Non pare, invece, che ne sia in preparazione alcuna. I paesi africani potranno certamente accusare, e a ragione, il Canada di averli voluti estromettere dal dialogo inaugurato dalle potenze europee occidentali del G8. Ma non sarebbe sorprendente se bersaglio della delusione finisse per essere anche il nostro paese, a dispetto dell’impegno profuso dal governo negli ultimi mesi, attestato anche dalla scelta del ministro Frattini di visitare lo scorso inverno l’Africa una seconda volta nell’arco di diciotto mesi, trattenendo per sé una delega usualmente attribuita ad uno dei sottosegretari della Farnesina.

Secondo De Bernardin, non sarebbe comunque da escludere un ripensamento canadese prima del summit estivo, che tra l’altro si terrà a ridosso di quello del G20, sempre in Canada a dispetto del fatto che la presidenza di turno del più ampio consesso sia esercitata quest’anno dalla Corea del Sud. E’ auspicabile che l’Italia faccia dei passi presso la presidenza di turno del G8 per ottenerlo. (g.d.)