Finestra sul Mondo
23.06.2017 - 11:47
  
Germania, il ministro dell'Interno de Maizìere traccia un bilancio della legislatura
Berlino, 23 giu 11:47 - (Agenzia Nova) - In una lunga intervista rilasciata al quotidiano “Handelsblatt” il ministro dell'Interno tedesco, Thomas de Maizìere, parla a tutto campo della sicurezza e del suo futuro, in vista delle elezioni politiche del prossimo settembre. Il ministro si sofferma anzitutto sugli impegni più pressanti, a partire dal vertice del G20 che si terrà il 7 e l’8 luglio ad Amburgo. La sicurezza, assicura de Maizìere, sarà ampiamente garantita dalle autorità competenti, che stanno lavorando all'evento da mesi. Sono previste manifestazioni violente da parte di anarchici e contestatori stranieri, e resta elevata l'allerta per possibili attentati terroristici. Il ministro si concentra poi sulle questioni legate all'agenda di governo, e in particolare al tema assai dibattuto della sicurezza e dell'espansione delle attività di sorveglianza. Durante la prossima legislatura, spiega de Maizìere, la Germania si è impegnata ad includere nel proprio ordinamento efficaci misure di sicurezza informatica per proteggere i cittadini e le grandi infrastrutture critiche, come gli ospedali. Un primo passo in questo senso, spiega il politico della Cdu, è la legge per il controllo, attraverso un software, dei dispositivi informatici privati messa in discussione giovedì, che consentirà di sorvegliare le conversazioni sul web dei soggetti ritenuti pericolosi. E' necessario, afferma il ministro, che le autorità possano accedere alle conversazioni criptate tra individui, nell'ambito di rigorose norme costituzionali, per combattere il terrorismo e l'odio. Per il momento, però, i fornitori di servizi di messaggistica, come Facebook, paiono non voler collaborare con le autorità tedesche, e contestano in particolare l'idea di dover vigilare sui contenuti delle loro piattaforme secondo criteri mal definiti. I fornitori di servizi di comunicazione informatici, sostiene però de Maizìere, devono sottostare agli stessi obblighi di legge degli operatori delle telecomunicazioni. "Non ci possono essere aree in cui lo Stato non abbia possibilità d’accesso per la lotta contro la criminalità", afferma il ministro. Il Governo tedesco, rivendica, ha fatto per la lotta contro questi tipi di crimini quanto mai era stato fatto finora, ad esempio istituendo nuove agenzie di polizia e sicurezza, e rafforzando la collaborazione fra polizie statali e quella federale. A questo proposito, afferma il ministro dell'Interno, è necessario trarre un insegnamento dall'attentato di Berlino dello scorso anno, e dalle falle esibite dell'apparato di sicurezza tedesco nei confronti dell'attentatore Anis Amri. Le agenzie del paese devono dotarsi degli stessi standard e intraprendere un processo di progressiva integrazione, non solo nella lotta al terrorismo. La buona notizia, rimarca de Maizìere, è che "nonostante l’aumento della popolazione (dovuta all'arrivo di oltre un milione di immigrati in un anno, ndr), non sono aumentati i crimini in modo significativo". Quella cattiva, ammette subito il ministro, "è che sono aumentate le forme di criminalità violenta. In generale è peggiorata la società nel suo insieme, non solo quella della Rete, e questo deve preoccupare". Anche per questo motivo, dice de Maizìere, “sostengo la proposta di legge del ministro della Giustizia Heiko Maas” contro i crimini commessi in Rete, dove “non vi è alcun diritto all’anonimato. Non si possono lasciare impuniti commenti fomentatori d’odio", sostiene il ministro. Nel campo della sicurezza informatica "si possono fare ulteriori passi in avanti, ma molto è già stato fatto". Il Ministro sembra certo della propria conferma anche nella prossima legislatura, e si dice pronto a "portare a termine il lavoro iniziato".
  
Germania, legge sul “trojan di Stato”: la coalizione di governo tenta l’approvazione dalla porta di servizio
Berlino, 23 giu 11:47 - (Agenzia Nova) - La grande coalizione al governo in Germania punta ad approvare la legge sulla sorveglianza delle fonti di telecomunicazione - già ribattezzata nel paese legge sul “trojan di Stato” - tramite una procedura accelerata. Il provvedimento consentirebbe all’Ufficio della polizia criminale per la sorveglianza delle telecomunicazioni (Tku) di inserire un software di tipo trojan negli apparecchi elettronici di privati cittadini per sorvegliarne le comunicazioni, anche se criptate, ed accedere ai dati personali. La misura, che espanderebbe enormemente la portata delle attività di sorveglianza da parte dello Stato, è stata inserita dalla Coalizione come emendamento a un disegno di legge di ambito completamente differente, e così facendo ha aggirato le tre letture parlamentari previste costituzionalmente. Ulrich Schellenberg, presidente dell’Ordine degli avvocati tedeschi, così si è espresso in merito: “Si è tentato, praticamente senza dibattito parlamentare, di inserire le basi giuridiche di una grave violazione dei diritti fondamentali nel Codice penale”. Di parere diametralmente opposto s’è detta la vice-capogruppo parlamentare dell’Spd e responsabile per la giustizia e per gli affari interni del partito, Eva Hoegl, che pur ammettendo le pesanti implicazioni del provvedimento per la sfera dei diritti fondamentali, ha evocato la minaccia posta dal terrorismo, e affermato che le attività di sorveglianza sarebbero comunque soggette a supervisione giudiziaria. Proprio questo punto, però, viene contestato dal membro dei Verdi Hans-Christian Stroebele, che sottolinea come i giudici "non abbiano le competenze tecniche necessarie ad una perizia indipendente”. Dal canto suo il vice presidente della polizia giudiziaria federale (Bka), Peter Henzler, ha assicurato che qualsiasi azione verrebbe intrapresa “su misura” e su autorizzazione della Corte costituzionale federale.
  
Parigi e la squisita prova generale delle Olimpiadi
Parigi, 23 giu 11:47 - (Agenzia Nova) - Parigi brucia di impazienza e celebra già da ora i cinque cerchi delle Olimpiadi 2024 a cui è candidata: il quotidiano francese "Le Figaro" dedica un entusiastico reportage alle Giornate Olimpiche che oggi venerdì 23 giugno e domani sabato 24 trasformeranno la Ville Lumière in un immenso terreno di gioco, di dimostrazione della sua capacità di organizzare le gare, di esibizione della sua fantasia nel valorizzare lo sport. Il programma prevede una pista di atletica galleggiante sulla Senna tra il Ponte degli Invalidi ed il Ponte Alexandre III, sul quale peraltro sarà anche sistemata una piattaforma per i tuffi; trampolini sospesi nella galleria del Petit Palais; campi da gioco per gli sport di squadra allestiti sui prati degli Invalides; un velodromo all'aperto creato in Place de l’Étoile; una traversata in kayak a partire dallo Stade de France che sarà guidata da Tony Estanguet, il triplo campione olimpico di canoe che è co-presidente del Comitato Parigi 2024. Senza dimenticare la staffetta "2.024 km di Parigi", che mescolerà cavalieri partiti da Versailles, ciclisti da Saint-Quentin-en-Yvelines e maratoneti dai quattro angoli della capitale francese. "La manifestazione vedrà eventi anche nel resto del paese" spiega Jean-Philippe Gatien, direttore sportivo della candidatura di Paris 2024, "con l'obbiettivo di celebrare lo spirito olimpico, la resurrezione dei Giochi annunciata dal barone Pierre de Coubertin il 23 giugno 1894 nel grande anfiteatro della Sorbona. Quest'anno il contesto è particolare", aggiunge Gatien, "perché arriva a meno di un mese dalla sessione straordinaria del Comitato olimpico internazionale (Cio) che l'11 luglio prossimo si pronuncerà sulla scelta delle città che ospiteranno i Giochi del 2024 e del 2028. L’idea è di proiettarsi in avanti, di mostrare come potremmo celebrare le Olimpiadi con gli sport nel cuore di Parigi-città mondiale: queste giornate saranno quasi una prova generale della capacità che la nostra città ha nel sublimare i diversi sport". Insomma, Parigi e la Francia sono pronte ad accogliere i Giochi Olimpici e vogliono dimostrare il proprio savoir-faire in materia di organizzazione di grandi eventi con giornate di sport per tutti che certamente resteranno nella memoria di chi parteciperà o vi assisterà.
  
Regno Unito, May offre ai tre milioni di cittadini comunitari la possibilità di restare dopo la Brexit
Londra, 23 giu 11:47 - (Agenzia Nova) - La premier del Regno Unito, Theresa May, riferisce il "Financial Times", indebolita dopo le elezioni anticipate nelle quali ha perso la maggioranza assoluta, ha cercato di riprendere l'iniziativa politica con un'offerta, che ha definito "equa e seria", sui diritti dei tre milioni di cittadini comunitari residenti nel paese. May ha illustrato la proposta ieri a Bruxelles, nell'incontro con gli altri leader dell'Unione Europea; i dettagli sono attesi per oggi. La Gran Bretagna non intende chiedere a nessuno dei residenti legalmente al momento dell'uscita, nel 2019, di lasciare il paese né ha intenzione di dividere le famiglie. I residenti da almeno cinque anni avranno uno status giuridico definito e potranno godere degli stessi diritti dei britannici in materia di sanità, previdenza, assistenza e istruzione. "Un buon inizio", ha commentato la cancelliera della Germania, Angela Merkel. Tuttavia, il governo May è considerato vulnerabile e fonti diplomatiche dubitano che riuscirà a completare il processo della Brexit. D'altra parte, con la situazione che si è creata dopo il voto dell'8 giugno, alcuni sperano in un ripensamento, almeno sulle modalità, poiché pochi pensano che il verdetto referendario possa essere sfidato. Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha detto che "i miracoli talvolta accadono" e il primo ministro dell'Irlanda, Leo Varadkar, ha aggiunto che "la porta rimane aperta". L'offerta britannica sui diritti dei cittadini punta a mettere a segno un punto favorevole all'inizio dei negoziati. Entrambe le parti hanno interesse a un accodo. May ha sottolineato che l'obiettivo è ridurre al minimo l'incertezza e ha anche promesso che il controverso modulo di 85 pagine per la richiesta della residenza sarà sostituito da una più semplice procedura digitale. La sua proposta è subordinata alla condizione della reciprocità nel trattamento dei cittadini britannici, circa un milione, che risiedono negli altri 27 Stati membri dell'Ue. Inoltre, Londra insiste sulla rinuncia da parte di Bruxelles alla giurisdizione della Corte europea di giustizia sui diritti dei cittadini comunitari.
  
Regno Unito, vincenti e perdenti nell'economia a un anno dal referendum
Londra, 23 giu 11:47 - (Agenzia Nova) - A un anno dal referendum sull'appartenenza del Regno Unito all'Unione Europea, riferisce il "Financial Times", l'impatto comincia a farsi sentire sui mercati valutari, del lavoro e non solo. La decisione di uscire dall'Ue ha colpito soprattutto la sterlina. L'inflazione ha raggiunto il livello più alto da quattro anni, comprimendo i redditi, in assenza di un contestuale allineamento dei salari. Gli ingressi di nuovi immigrati sono diminuiti, mentre è aumentato il numero dei migranti in uscita. La moneta è ancora del 15 per cento al di sotto del dollaro e del 14 per cento al di sotto dell'euro. Secondo la società di servizi finanziari Hargreaves Lansdown, riporta "The Guardian", sono emersi chiaramente dei vincenti e dei perdenti: tra questi ultimi i consumatori, che hanno perso potere d'acquisto, e le aziende focalizzate sul mercato nazionale, come Dixons Carphone e Next, tra i peggiori performer dell'indice Ftse (-29 e -27 per cento rispettivamente). L'indice ha guadagnato complessivamente il 18 per cento nell'ultimo anno, premiando le compagnie più internazionali, come Glencore; le prime dieci sono diventate più dominanti, con una quota del 46 per cento. Le esportazioni del settore manifatturiero hanno beneficiato della sterlina debole, anche se risentono dei rincari dei prezzi: secondo gli ultimi dati della Confederation of British Industry (Cbi), la confederazione degli industriali, gli ordini sono al livello più alto da quasi trent'anni.
  
Spagna, i timori Ue per il mancato appoggio del Psoe al trattato col Canada
Madrid, 23 giu 11:47 - (Agenzia Nova) - Il nuovo corso del Partito socialista spagnolo (Psoe), più sensibile all'elettorato di sinistra sedotto dal partito antisistema Podemos, preoccupa il commissario europeo all'Economia Pierre Moscovici. Soprattutto per l'intenzione espressa dal segretario Pedro Sanchez di non appoggiare la ratifica del Trattato di libero commercio con il Canada (Ceta). "Bruxelles vuole stabilità nella quarta economia dell'euro e un Psoe che collabori con la Spagna nelle decisioni comunitarie", scrive il quotidiano "El Mundo". Il socialista Moscovici ha consigliato a Pedro Sanchez di "non incappare negli errori commessi dal suo partito in Francia e di mantenere l'ortodossia europeista". "Se si vuole essere partito di governo bisogna conciliare l'essere di sinistra con l'esser credibile ed europeista", ha detto il francese, primo ad incontrare Sanchez dalla sua rielezione alla guida del Psoe. La Commissione europea vuole che la Spagna ratifichi il Ceta e ha scoperto che da pochi giorni un partito europeista come il Psoe non lo vuole, scrive la testata riportando l'intenzione di Sanchez di astenersi. Una "terza via" tra l'apertura indiscriminata professata dal governo del Partido popular (Pp) e il protezionismo di Podemos, spiega il segretario generale che si sarebbe augurato la presenza di maggiori garanzie su ambiente e lavoro nel testo in attesa del via libera dal Congresso. Moscovici sostiene però che si tratta del testo "più progressista della storia tra quelli firmati dall'Ue" e il quotidiano conservatore non perde l'occasione per evidenziare le differenze tra i "cugini" della famiglia socialista. "Nel suo comunicato Sanchez non ha fatto nessun elogio della persona di Moscovici, mentre il ministro dell'Economia Luis de Guindos, in un incontro organizzato dal Foro de la Nueva Economia, ha definito 'l'appoggio di Moscovici sempre vitale' per evitare alla Spagna sanzioni per l'eccesso di deficit". Vista da Bruxelles, "la sbandata di Pedro Sanchez sull'accordo commerciale Ue-canada ha riportato il Psoe al fondo della politica", scrive il quotidiano "Abc". L'ipotesi che il Trattato non possa disporre dei voti del Psoe e con il "no" promesso da Podemos mette in allarme anche il Pp, che in Parlamento non ha maggioranza autonoma. Dovrebbero però essere sufficienti i voti che garantisce il partito centrista Ciudadans, che fornisce appoggio esterno al governo.
   
Usa, la maggioranza repubblicana al Senato presenta la proposta di riforma della sanità
New York, 23 giu 11:47 - (Agenzia Nova) - La maggioranza repubblicana al Senato federale Usa ha presentato ieri la propria proposta di riforma della sanità Usa, dopo settimane di polemiche da parte dei Democratici, che accusano i conservatori di aver imposto una cappa di segretezza ai lavori di stesura della riforma e di voler privare milioni di cittadini della copertura assicurativa. Il disegno di legge, che modifica quello recentemente approvato dalla Camera dei rappresentanti, apportando alcune misure correttive richieste tra gli altri dal presidente Donald Trump, dovrebbe sostituire l'Affordable Care Act ("Obamacare"), voluto dalla precedente amministrazione Obama e rivelatosi insostenibile sul piano finanziario, tanto per lo Stato quanto per gli assicuratori privati convenzionati. La proposta dei Repubblicani al Senato annullerebbe gradualmente, a partire dal 2021, l'espansione del piano assistenziale Medicaid previsto dall'Obamacare - una misura che potrebbe ridurre drasticamente il numero dei cittadini coperti da assicurazione sanitaria - e ridurrebbe gli stanziamenti federali a quel programma, revocando una serie di tasse approvate dalla precedente amministrazione a questo scopo. La riforma eliminerebbe anche l'obbligo per i cittadini Usa di sottoscrivere una polizza assicurativa, introdotto nel 2010 per tentare di garantire la sostenibilità finanziaria del sistema; la nuova riforma introdurrebbe invece una serie di crediti fiscali legati al reddito e ai costi effettivi dei servizi sanitari - non altrettanto generosi di quelli approvati dalla Camera - per aiutare i contribuenti a far fronte ai costi elevati delle polizze assicurative. Tra le misure della riforma di Obama che rimarrebbero in vigore figura la copertura assicurativa per i soggetti con condizioni mediche pre-esistenti e la possibilità, per i minori di 26 anni, di rientrare nelle polizze sottoscritte dai genitori. La riforma approntata dai senatori repubblicani è stata contestata dai democratici, che criticano la decisione di revocare alcune tasse ad hoc - inclusa una imposta del 3,8 per cento sugli utili finanziari - e sostengono che la revoca dell'Obamacare priverà milioni di cittadini dell'assistenza sanitaria. L'ex presidente Obama, che della riforma in vigore ha fatto uno dei vanti della sua amministrazione, ha contestato pubblicamente il nuovo disegno di legge, che ha definito addirittura "cattiveria allo stato puro". Per il momento, l'approvazione del disegno di legge - che del resto è ancora etichettato come "proposta di discussione" - appare tutt'altro che scontata: prima di fronteggiare l'opposizione democratica, infatti, i Repubblicani dovranno placare le resistenze di quattro senatori della maggioranza, incluso il libertario Rand Paul e il conservatore Ted Cruz, che chiedono ulteriori riduzioni della spesa e maggiore autonomia per i singoli Stati. Divergenti anche le reazioni dei principali quotidiani statunitensi: secondo la "Washington Post", la riforma "nuove alla salute Usa" e si ridurrebbe soprattutto in un "taglio delle tasse non richiesto per i più ricchi e gli industriali". La "New York Times", definisce il disegno di legge "un piano Dr. Jekyll and Mr. Hyde", che "per certi versi è meno duro del progetto dei Repubblicani alla Camera, ma che colpisce un maggior numero di poveri e anziani". Positiva, invece, la prima impressione del "Wall Street Journal", secondo cui il progetto "contiene molte vittorie per i conservatori, e per questa ragione è odiato dalla sinistra". Il disegno di legge, scrive il quotidiano, "è un compromesso imperfetto" tra moderati e conservatori e tra differenti interessi, ma comunque "un massiccio miglioramento rispetto allo status quo, che è destinato a peggiorare ulteriormente se la proposta non passerà il vaglio del Congresso".
  
Il Messico risponde a Trump, non siamo il paese più violento del continente
Città del Messico, 23 giu 11:47 - (Agenzia Nova) - La risposta del ministero degli Esteri è arrivata via twitter: il Messico non è tra i paesi più violento al mondo, e l'ultimo rapporto delle Nazioni Unite lo conferma. L'accusa, sempre sul social, veniva dal presidente Usa Donald Trump: "Il Messico è appena stato classificato come il secondo paese più violento del mondo, solo dopo la Siria. La causa è soprattutto il traffico di droga. Costruiremo il muro", aveva scritto l'inquilino della Casa Bianca concedendosi l'uso del maiuscolo per l'ultima frase del tweet. Il dato, per la verità, non è freschissimo ed emerge da un rapporto elaborato dall'International Institute for Strategic Studies (IISS), già ampiamente criticato da Città del Messico alla sua pubblicazione, verso la metà di maggio. Il governo di Enrique Peña Nieto aveva denunciato l'inconsistenza delle fonti e l'uso di metodologie statistiche "irresponsabili", su tutte l'aver escluso dalla classifica paesi come Brasile e Venezuela che l'Iiss non ritiene attraversati da conflitti. Fa chiarezza, è la risposta del paese latino, l'ultimo rapporto dell'Onu: "Solo in America Latina paesi come Honduras, Venezuela, Belize, Colombia e Brasile hanno un indice di omicidio rispettivamente di 90,4, 53,7, 44,7, 30,8 e 25,2 su ogni cento abitanti, mentre in Messico l'indice è del 16,4". Il ministero rilancia una antica ma sempre attuale polemica con il paese vicino: Trump dice che i problema è il traffico di droga, ma "come ripetutamente sottolineato dallo stesso governo degli Stati Uniti, il traffico di stupefacenti è un problema comune che finirà solo se ne affrontano le cause alla radice: l'alta domanda negli Stati Uniti e l'offerta dal Messico e da altri paesi". Un duello verbale destinato a non finire qui. Il quotidiano spagnolo "El Pais" segnala che la "chiassosa escalation" di Donald Trump nei confronti del Messico "non è mai stata casuale. Il primo colpo lo ha dato proprio quando annunciò la sua candidatura alla presidenza. Da allora, ogni colpo si è dimostrato conveniente. Per il cuore del suo elettorato, bianco e impoverito, i messicani rappresentano la concorrenza. L'altro. Colui che gli può togliere il posto di lavoro o semplicemente quello cui si può addossare la colpa di tutto". Trump lo sa e usa quest'arma "come una catapulta", in attesa dell'effetto che genera sui sondaggi, tutte le volte che questi lo danno in caduta. "Come ora. Il dossier russo, la debolezza della riforma sanitaria e l'uscita dal patto sul cambio climatico lo hanno affondato nelle inchieste. Solo il 36 per cento dei cittadini, secondo Gallup approva la sua gestione". E dire che nelle ore in cui scoppiava la nuova polemica, uno dei commentatori del quotidiano messicano "El Economista" segnalava tracce di un ammorbidimento del discorso della Casa Bianca. "Lungi dall'essere moderato", il tono di Trump nei confronti del Messico risulta "meno belligerante", forse anche grazie al lavoro della diplomazia messicana. Il magnate di New York ha di recente detto al National Hispanic Advisory Council che potrebbe "ammorbidire alcune delle politiche migratorie", e ha parlato di applicare pannelli solari sul muro alla frontiera perché il Messico paghi meno: "non rinuncia alla costruzione di una barriera, ma è già passato dalla grande, grande muraglia che pagheranno tutti i messicani a pannelli solari che si pagano da soli e che, incidentalmente, dividono la frontiera. Di questo passo potrebbe proporre un muro di rose per abbellire i due lati del confine".
  
Afghanistan, il generale Petraeus promuove l'approccio dell'amministrazione Trump
New York, 23 giu 11:47 - (Agenzia Nova) - Il primo approccio della nuova amministrazione presidenziale Usa alla crisi in Afghanistan è promettente, ma va corroborato da un impegno sostenuto e sostenibile a lungo termine. E' quanto scrivono, in un editoriale sul "Wall Street Journal", l'ex capo delle Coalizioni in Iraq e Afghanistan ed ex direttore della Cia, David Petraeus, e Michael O'Hanlon, della Brookins Institution. La decisione del presidente Donald Trump di delegare al Pentagono la determinazione delle forze necessarie sul campo è definita "incoraggiante" dagli autori dell'editoriale, che però chiedono un "approccio globale". Il generale John Nicholson, attuale comandante delle forze Usa e alleate nel paese centro-asiatico, "dovrebbe ricevere a sua volta maggiore autorità nell'impiego della forza aerea usa e Nato". E i vertici delle Forze armate "dovrebbero rimanere aperti di fronte alla possibilità di una riconciliazione con alcuni degli insorti, specie quelli che accettano di svincolarsi dai talebani". Una intensificazione dello sforzo militare, proseguono Petraeus e O'Hanlon, potrebbe invertire la progressiva perdita di territorio da parte del governo di Kabul, che secondo le ultime stime del Comando centrale controlla ad oggi non più del 60 per cento del territorio afgano complessivo. Il Congresso dovrebbe fare la sua parte, "assegnando i circa cinque miliardi di dollari di stanziamenti annui aggiuntivi richiesti da questa strategia". In generale, "la leadership statunitense non dovrebbe perdere di vista le ragioni che hanno spinto gli Usa a intervenire e rimanere in Afghanistan: è nostro interesse assicurarci che quel paese non torni ad essere un santuario per l'estremismo transnazionale". Al Qaeda è stata in gran parte sradicata dal Pakistan e dall'Afghanistan, ma "potrebbe rinascere, se ne avesse l'opportunità". L'invio di altri 4 mila militari, in aggiunta agli 8.400 già impegnati nel teatro afgano, rappresenterebbe comunque non più del 15 per cento delle forze mobilitate dall'amministrazione Obama durante il picco della campagna Usa in quel paese (2010-2011). Si tratterebbe di un impegno sostenibile, scrive Petraeus, specie di fronte al rischio di un nuovo grave attentato sul suolo statunitense. Sul fronte civile, concludono i due autori dell'editoriale, il governo afgano di Ashraf Ghani deve proseguire lo sforzo contro la corruzione, che ad oggi ha prodotto "risultati modesti"; l'assistenza Usa, su questo piano, dovrebbe essere diretta anzitutto "a riformare la commissione elettorale che supervisionerà le elezioni parlamentari e presidenziale nell'arco dei prossimi due anni".
  
La Corea del Nord effettua il test di un motore per razzi, chiude al dialogo sul suo programma nucleare
New York, 23 giu 11:47 - (Agenzia Nova) - La Corea del Nord ha effettuato ieri il test di un motore per razzi vettori che potrebbe essere impiegato come sistema di propulsione per missili balistici a lungo raggio. Lo hanno riferito a "Reuters" fonti governative statunitensi, secondo cui il test è parte del programma di sviluppo di missili balistici intercontinentali intrapreso da Pyongyang. La notizia del nuovo test balistico giunge un giorno dopo l'esortazione del dipartimento di Stato Usa alla Cina di intensificare gli sforzi economici e diplomatici nei confronti del regime nordcoreano. Stando a un comunicato diffuso oggi da Pechino, il ministro degli Esteri cinese, Yang Jiechi, ha incontrato il presidente Usa Donald Trump a Washington, ribadendo che la Cina è decisa a mantenere "le comunicazioni e il coordinamento" con gli Stati Uniti per placare le tensioni nella Penisola Coreana. Frattanto, la "Washington Post" pubblica un editoriale di due ex funzionari della Central Intelligence Agency (Cia), Bruce Klingner e Sue Mi Terry, membri di una delegazione Usa, giapponese, cinese e sudcoreana che questo mese ha incontrato rappresentanti della Corea del Nord a Stoccolma, in Svezia, nel tentativo di rilanciare i "colloqui a sei" sul nucleare di Pyongyang, interrotti nel 2009. Nell'editoriale, i due funzionari statunitensi riferiscono del sostanziale insuccesso del colloquio, e si dicono "più pessimisti" di prima riguardo le possibilità di intavolare un dialogo con Pyongyang. "Gli ufficiali nordcoreani hanno messo in chiaro che Pyongyang non intende rinunciare a sviluppare il suo arsenale nucleare né a testare missili balistici intercontinentali che potrebbero minacciare il suolo statunitense. Non hanno trasmesso alcun segnale di flessibilità o di apertura al negoziato su quei programmi", sostengono Klingner e Terry, secondo cui il messaggio di Pyongyang è inequivocabile: "la denuclearizzazione è fuori discussione".