Finestra sul Mondo
20.10.2017 - 10:52
  
Schroeder al Forum eurasiatico di Verona, “contrario al tentativo di isolare la Russia”
Berlino, 20 ott 10:52 - (Agenzia Nova) - L’ex cancelliere tedesco socialdemocratico Gerhard Schroeder, a Verona giovedì per l'annuale Forum eurasiatico, ha ammesso che vi sono state critiche alla sua nomina ai vertici del gruppo petrolifero russo Rosneft. Accuse gli erano state sollevate anche dal suo stesso partito, la Spd, dal momento che la Russia è attualmente soggetta alle sanzioni imposte dall’Unione europea. “Questa è la mia vita, e sto facendo quello che penso sia giusto”, ha dichiarato Schroeder, che alla presenza dell’ad di Rosneft Igor Sechin ha criticato con forza i tentativi di Stati Uniti ed Ue di isolare la Russia. "Gli Usa hanno interesse a esacerbare la situazione e ad avere una Russia debole, ma l’interesse dell’Europa è tutto il contrario, la Germania in primis ha bisogno di una Russia prosperosa e florida. Per questo dobbiamo assolutamente cercare di fare finire le sanzioni", ha detto l'ex cancelliere. All'apertura del Forum eurasiatico erano presenti tra gli altri Li Yong, capo della compagnia energetica cinese Cefc, Ivan Glasenberg di Glencore ed Emma Marcegaglia, presidente di Eni, oltre all’ex presidente della Commissione europea Romano Prodi. Alla conferenza, i partecipanti hanno chiesto il superamento delle politiche sanzionatorie alla Russia per l’annessione della Crimea nel 2014. “È politicamente assurdo ed economicamente pericoloso isolare la Russia”, ha detto Schroeder. "Gli interessi di Europa e Stati Uniti in Russia – ha avvertito Shroeder – sono divergenti e devono essere interpretati. Gli Usa pensano che si possa isolare la Russia, ciò non ha senso dal punto di vista politico ed è pericoloso dal punto di vista economico. E la Russia non può tollerare questo isolamento. Anche negli anni della Guerra Fredda – ha concluso l'ex cancelliere – abbiamo stipulato contratti e accordi con l’Unione Sovietica che hanno consentito di continuare ad approvvigionare la Germania e l’Europa dal punto di vista energetico. Quando si arriva ad una rottura politica le conseguenze non sono prevedibili. In queste situazioni l’economia ha il compito di assicurare il dialogo e la politica deve ascoltare. Questa è la ragione per cui ho accettato, nonostante le critiche, questo importante incarico nel consiglio di amministrazione di Rosneft: in questa situazione è importante mostrare la propensione al dialogo".
  
I partiti tedeschi vogliono un giro di vite sui rimpatri forzati
Berlino, 20 ott 10:52 - (Agenzia Nova) - Numerosi fra i Primi ministri e i ministri degli Interni dei Laender tedeschi hanno richiesto maggiore sostegno da parte del governo federale riguardo le politiche inerenti i rimpatri forzati dei richiedenti asilo respinti. Il ministro dell’Interno della Bassa Sassonia, il socialdemocratico Boris Pistorius (Spd), si è espresso così in un’intervista rilasciata al quotidiano tedesco “Bild”: “Nei riguardi dei richiedenti asilo che hanno commesso dei reati deve intervenire il governo federale. In tal caso l’Ufficio federale per le migrazioni e i rifugiati (Bamf) deve esaminare immediatamente se vi siano i requisiti legali per il rigetto della domanda d’asilo”. E poi ha aggiunto: “Questo deve essere fatto in modo rapido ed efficace, affinché i soggetti respinti possano lasciare la Germania il più presto possibile”. Stessa richiesta è stata avanzata dal Presidente dei ministri del Meclemburgo-Pomerania Occidentale, Manuela Schwesig (Spd) e dal sindaco di Amburgo Olaf Scholz (Spd) che ha dichiarato: “Dobbiamo usare ogni occasione per rimpatriare quanti devono esserlo in quanto criminali. La tolleranza non è appropriata”. Anche i cristiano democratici (Cdu), come il Presidente della Conferenza dei ministri degli Interni nonché ministro dell’Interno della Sassonia Markus Uhlig, si sono espressi a favore del giro di vite sui rimpatri: “La riduzione del numero dei richiedenti asilo respinti in Germania richiede uno sforzo nazionale”, ha dichiarato Uhlig. “Questo è l’unico modo per garantire il successo e l’accettazione da parte dei cittadini della nostra politica di asilo”, ha poi sottolineato il politico tedesco. I Liberali (Fdp) si sono espressi per bocca del ministro per l’Integrazione del Nord Reno-Vestfalia Joachim Stamp, che ha messo in evidenza il fatto che più che la quantità conta la qualità dei rimpatri forzati: “Le persone ben integrate non devono essere esposte al rischio di prospettive di morte, mentre i criminali dovrebbero essere respinti in modo più deciso”, ha dichiarato. L’esperto di politica interna del partito, Stephan Mayer, così si è espresso in proposito con una sua dichiarazione alla “Bild”: “Dobbiamo passare dagli attuali 400 ai 1.200 posti di detenzione complessiva. Altrimenti non saremo mai in grado di espellere i circa 230.000 stranieri che non hanno diritto a stare in Germania”.
  
Francia, premiere Philippe incontra i presidenti dei dipartimenti
Parigi, 20 ott 10:52 - (Agenzia Nova) - Su “Libération” il Congresso dell’assemblea dei dipartimenti di Francia previsto per oggi a Marsiglia, durante il quale il primo Ministro, Edouard Philippe, dovrà cercare di calmare gli animi visto il malcontento generale dovuto ad alcune misure annunciate dl governo. In particolare, i presidenti dei dipartimenti richiedono al presidente Macron un aumento dei finanziamenti riguardante i sussidi pubblici, e un maggiore aiuto nella gestione dei migranti minorenni non accompagnati, il cui costo è stato stimato a 1 miliardo di euro. Se il governo non dovesse venire incontro alle collettività locali, l’associazione dei dipartimenti francesi ha minacciato di ritirarsi dal patto finanziario, che prevede un tetto alle spese di gestione fissato all’1,2 per cento, per un risparmio di 13 miliardi di euro su cinque anni. Per cercare di risolvere il problema, Philippe si è già intrattenuto con diversi rappresentanti locali. “Liberation” ricorda che queste tensioni si aggiungono a quelle già esistenti tra regioni e governo. Una situazione che Macron sta cercando di rislvere moltiplicando gli incontri tra rappresentanti del governo e collettività locali.
  
Francia, Marine Le Pen torna a parlare ai francesi
Parigi, 20 ott 10:52 - (Agenzia Nova) - “Le Figaro”, “Les Echos” e “Le Monde” parlano dell’ultima apparizione televisiva di Marine Le Pen, che ieri sera su France2 è tornata a parlare ai francesi. Un intervento per “decriptare la filosofia politica” del presidente Emmanuel scrive “Le Figaro”, anche se durante la serata la leader del Front National ha trattato diversi temi di attualità. In merito alle dimissioni di Florian Philippot, ormai ex vice presidente del partito, Marine Le Pen ha affermato che “non tutti hanno la forza d’animo” necessaria per attuare quel processo di rifondazione cominciato all’indomani della sconfitta alle ultime elezioni presidenziali. Secondo “le Monde” quella della Le Pen è stata “una prestazione segnata da tergiversazioni sulla questione dell’euro” con vaghe affermazioni in merito a un’eventuale uscita sull’euro. “Les Echos” afferma invece che la leader dell’estrema destra “fatica a rassicurare sulle questioni economiche”, nonostante sia apparsa tranquilla e sicura nel corso della trasmissione. Il quotidiano economico sottolinea che nel corso del suo intervento non sono state troppo evidenziate le tematiche classiche del suo programma, come ad esempio la lotta all’immigrazione.
  
Theresa May chiede ai 27 dell'Ue un accordo sulla Brexit che possa difendere in patria
Londra, 20 ott 10:52 - (Agenzia Nova) - Il primo ministro britannico, Theresa May, ha chiesto ai leader europei di aiutarla a raggiungere un accordo sulla Brexit che sia accettabile per i suoi elettori in patria: così il quotidiano "The Guardian" sintetizza le dichiarazioni fatte dalla May nella serata di ieri giovedì 19 ottobre al termine della cena di lavoro a Bruxelles nell'ambito dei vertice dei capi di Stato e di governo dell'Unione Europea. La premier britannica ha pronunciato un breve discorso dai toni conciliatori, in cui ha ammesso che i negoziati con l'Ue sul divorzio del Regno Unito sono partiti male. Allo stesso tempo però non ha fatto alcuna nuova concessione sulla questione che sta bloccando quei negoziati, e cioé l'ammontare del conto che il suo paese dovrà pagare per la Brexit: già in passato la May ha promesso di onorare gli impegni finanziari della Gran Bretagna nei confronti dell'Ue; ma non ha mai voluto indicare una somma precisa, limitandosi a citare il possibile tetto di 20 miliardi di euro mentre i funzionari della Commissione europea sostengono che l'ammontare complessivo del costo del divorzio britannico potrebbe arrivare fino a 60 miliardi. Parlando ieri sera ai colleghi europei la premier britannica ha detto che è necessario "un risultato che tutti possano sostenere e difendere davanti ai propri elettori", facendo capire che lei stessa si troverebbe in grandissima difficoltà politica se dovesse presentare in patria un accordo che preveda il versamento all'Ue di una grande somma di denaro. In sostanza, secondo il "Guardian", la May ha fatto capire che questa sua generica disponibilità è tutto quanto la Gran Bretagna ha da offrire per il momento ed ora la palla passa ai leader dei 27 paesi Ue, che oggi venerdì 20 si riuniranno senza di lei proprio per discutere i prossimi passi nei negoziati sulla Brexit: "Il chiaro ed urgente imperativo è che le decisioni che prenderete permettano a tutti noi di fare dei passi in avanti", ha detto la premier. Le dichiarazioni della May in un primo momento sono state accolte variamente dagli altri leader europei; ma poi la cancelliera tedesca Angela Merkel ha gelato le speranze britanniche di un imminente sblocco dei negoziati sulla Brexit, giudicando come "ancora non sufficiente" il cambio di tono adottato dalla May. Alle parole della Merkel hanno fatto eco quelle del presidente francese, Emmanuel Macron, secondo cui i 27 sono "uniti dietro il capo negoziatore Michel Barnier": l'Ue quindi resta ancorata all'agenda che esclude la possibilità di far avanzare i negoziati in altre materie come gli accordi commerciali post-Brexit finché il Regno Unito non avrà accettato di pagare l'intero conto del divorzio. Una rigidità che forse era attesa da parte britannica: mentre iinfatti al vertice di Bruxelles la May cercava di ammorbidire l'atteggiamento dei leader europei, a Londra il suo governo si sta preparando all'ipotesi peggiore, quella di una "no-deal" Brexit, cioé un'uscita senza alcun accordo preventivo con l'Ue. Lo rivela il quotidiano "The Times", secondo cui il ministro per la Brexit, David Davis, ha ricevuto il mandato di preparare un bilancio di cosa potrebbe accadere se appunto la Gran Bretagna non dovesse riuscire a sbloccare i negoziati in corso. Davis dovrebbe presentare il suo rapporto alla prossima riunione di gabinetto nei giorni a cavallo tra la fine di ottobre e l'inizio di novembre; e, secondo quanto scrive il "Times", è prevedibile che nella sua presentazione di questo scenario metterà l'accento sugli eventuali vantaggi per in Regno Unito, piuttosto che sugli svantaggi e sulle complicazioni a cui il paese potrebbe andare incontro se procedesse ad una "no-deal" Brexit.
  
Spagna, Catalogna in bilico tra applicazione dell’articolo 155 e la dichiarazione di indipendenza
Madrid, 20 ott 10:52 - (Agenzia Nova) - Il governo spagnolo capeggiato dal Partito popolare (Pp) e il Partito socialista operaio spagnolo (Psoe) hanno ricevuto ieri la risposta inviata dal presidente della Generalitat Carles Puigdemont in cui si parla di “tregua” e si rinnova l’invito al dialogo. Richiesta che per l’ennesima volta è stata respinta dall’esecutivo spagnolo che critica l’atteggiamento sfacciato e minaccioso di Puigdemont. Nel frattempo il Vice primo ministro insieme a Carmen Calvo, ex ministro socialista, hanno delineato le misure minime necessarie per l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione che verrà proposto questo sabato al Senato. L’obiettivo è quello di reindirizzare l’autogoverno catalano nell’ambito della legalità e di indire nuove elezioni nell’interesse generale di tutti i cittadini. Lo riferiscono oggi i principali quotidiani spagnolo “El Pais” ed “El Mundo”.
  
Usa, senatori chiedono ai social network di divulgare i nomi di chi acquista pubblicità politica online
New York, 20 ott 10:52 - (Agenzia Nova) - I senatori democratici, Amy Klobuchar e Mark Warner e il senatore repubblicano John McCain chiedono a Facebook, Google e altre compagnie di divulgare chi acquista pubblicità per fare propaganda politica sulla rete. La richiesta arriva in seguito alle rivelazioni circa persone collegate alla Russia che avrebbero acquistato pubblicità ingannevole nel periodo antecedente le presidenziali del 2016 senza l’obbligo di svelare la loro identità. Lo riferisce il quotidiano statunitense “New York Times”. Le aziende controbattono mobilitando “schiere” di lobbisti e avvocati per produrre regole sugli obblighi di divulgazione da proporre ai parlamentari. In effetti dal 2006, le attività politiche che si svolgono sulla rete, spiega il quotidiano, usufruiscono di un’esenzione dall’applicazione delle rigide regole che invece riguardano televisioni, radio e carta stampata. Il “New York Times” rendo noto che la Commissione federale per le elezioni ha giustificato tale esenzione poiché internet “è una modalità di comunicazione di massa unica nel suo genere ed in continua evoluzione e quindi diversa da qualsiasi altro media e tale da legittimare un approccio regolamentare più misurato”. I senatori hanno dunque messo punto un disegno di legge bipartisan che impedisce ad attori stranieri di influenzare le elezioni obbligando le pubblicità di propaganda politica vendute online a sottostare alle stesse regole di televisioni, radio e emittenti satellitari. Ciò comporterà che anche i colossi social della rete dovranno svelare alla Commissione per le elezioni l’identità di chi acquista la pubblicità.
  
Usa, calate del 25 per cento le interruzioni di gravidanza tra il 2008 e il 2014
Washington, 20 ott 10:52 - (Agenzia Nova) - Il rapporto pubblicato oggi dall’American Journal of Public Health (la rivista sulla salute pubblica degli Stati Uniti) riporta come negli ultimi anni siano significativamente calate le interruzioni di gravidanza, precisando che una donna su quattro pratica un’interruzione di gravidanza entro i 45 anni. Le due ricerche condotte dal governo e la terza dal Guttmacher Institute hanno concluso che se nel 2008 venivano praticati 19.4 aborti ogni per 1.000 donne nella fascia di età 15-44, nel 2014, il numero è sceso a 14.6 ogni 1.000. È quanto riferisce il quotidiano statunitense “Washington Post”, precisando che gli anni tra il 2008 e il 2014 sono stati particolarmente turbolenti per i diritti delle donne negli Stati Uniti. Numerosi Stati, Indiana, Kansas, Texas e North Carolina, hanno approvato nuove restrizioni alle pratiche abortive, periodi di sospensione e ultrasuoni obbligatori per le donne che volessero interrompere una gravidanza. E' anche vero, scrive il quotidiano, che la riforma della sanità "Obamacare" introdotta dall'ex presidente Barack Obama ha appoggiato le donne non in grado di affrontare le spese di un aborto, sostenendo i costi delle assicurazioni sanitarie. Gli esperti indicano che il calo delle interruzioni di gravidanza è fortemente legato all’accesso alla contraccezione e a metodi contraccettivi più affidabili.
  
Venezuela, opposizioni pronte a discutere proposta di legge elettorale con Maduro
Città del Messico, 20 ott 10:52 - (Agenzia Nova) - Le opposizioni al presidente venezuelano Nicolas Maduro stanno lavorando a una proposta di legge elettorale "affidabile" da presentare a diverse istanze internazionali. Lo ha detto Julio Borges, presidente della Assemblea nazionale (An) ed esponente di primo piano della Mesa de la unidad democratica (Mud). Borges, riferisce la testata "El Universal" ha detto che il progetto verrà discusso anche con il presidente Maduro perché questi "affronti il problema di fondo" dato dal fatto che il popolo venezuelano "non si fida del sistema elettorale". Tra i punti messi in discussione da Borges, segnala la testata, il rinnovo dei componenti dell'attuale Consiglio nazionale elettorale (Cne), ritenuti "sottomessi" alla volontà del presidente. Nella conferenza stampa a commento delle regionali, diffusa attraverso la rete diplomatica, Maduro aveva sfidato Borges a presentare un modello elettorale e discuterlo in omaggio al principio "dialogo, dialogo, dialogo" che il capo di Stato rivendica di aver promosso.
  
Nuova Zelanda, la giovanissima leader Jacinda Ardern forma una composita coalizione di governo
Londra, 20 ott 10:52 - (Agenzia Nova) - La Nuova Zelanda avrà la più giovane leader donna del mondo dopo che Jacinda Ardern ieri giovedì 19 ottobre è riuscita a raccogliere abbastanza alleati per formare un governo di coalizione e diventare primo ministro, risolvendo la lunga crisi politica iniziata all'indomani delle elezioni del 23 settembre scorso: lo riporta il quotidiano britannico "The Times", spiegando che la 37enne parlamentare laborista è riuscita a stringere un accordo con il leader populista Winston Peters. Jacinta Ardern finora non aveva mai ricoperto incarichi di governo ed è nota per essere stata brevemente in passato consulente del premier laborista britannico Tony Blair; ora prenderà il posto dell'attuale premier Bill English, il leader del conservatore National Party che ha guidato per soli 10 mesi un governo di centro-destra. Per la giovanissima premier neozelandese però le difficoltà sono solo all'inizio: il suo governo sarà sostenuto da una coalizione inedita e quantomeno assai variegata, formata com'è dal Partito laborista, dai Verdi e dai nove parlamentari eletti a settembre nelle liste del partito di Peters, New Zealand First ("Prima la Nuova Zelanda", ndr), che ha fatto campagna elettorale contro l'immigrazione massiccia, contro la vendita di case e terreni a cittadini di origine straniera ed ergendosi a difensore dei neozelandesi più poveri lasciati indietro da un'economia sempre più globalizzata. Il 72enne Peters, un parlamentare di lungo corso che ha ricoperto incarichi ministeriali sia nei governi laboristi che in quelli conservatori, dovrebbe diventare il vice primo ministro e verosimilmente la forza trainante del nuovo governo: i suoi nove parlamentari infatti sono l'ago della bilancia nel Parlamento dopo che dalle elezioni di settembre non è uscita una chiara maggioranza; come conseguenza, il partito New Zealand First ha potuto condurre trattative con entrambi i due partiti tradizionali, il Labour ed il National Party, alzando il prezzo del suo appoggio a questo o a quello.