Atlantide
08.10.2017 - 17:57
Analisi
 
Medio Oriente: la visita di Salman a Mosca indica un nuovo equilibrio
Roma, 8 ott 17:57 - (Agenzia Nova) - di Fabio Squillante - La visita che per la prima volta un re saudita – Salman bin Abdul Aziz al Saud – ha compiuto a Mosca avrà importanti conseguenze per lo scenario mediorientale. Essa potrebbe determinare un nuovo equilibrio tra Arabia Saudita, Turchia ed Iran, imposto dal successo dell’intervento russo in Siria.

Il sovrano è stato ricevuto il 5 ottobre dal presidente Vladimir Putin e il 6 dal primo ministro, Dmitrij Medvedev. Parallelamente si è svolto un Business forum, con la partecipazione dei rappresentanti di oltre 200 aziende dei due paesi.

Sono stati firmati memorandum d’intesa nel campo dell’energia, delle infrastrutture dei trasporti, delle alte tecnologie, e soprattutto una dichiarazione d’intenti per la vendita di batterie missilistiche antiaeree russe S400 all’Arabia Saudita, al prezzo di tre miliardi di dollari. Le batterie sono quanto di meglio offra il mercato internazionale delle armi e non sono state fornite nemmeno all’Iran, che pure è uno stretto alleato di Mosca.

Per Putin, del resto, la visita di Salman al Saud è un grande successo diplomatico che corona la sua strategia mediorientale. La monarchia saudita ha preso atto della sconfitta subita in Siria e cerca ora di ristabilire un equilibrio strategico con l’Iran, corteggiando il suo potente alleato.

Già alcuni mesi fa, facendo riferimento all’accordo con Mosca per la riduzione delle quote petrolifere, il principe ereditario, Mohammed bin Salman, aveva dichiarato che “il principale obiettivo è far sì che la Russia non punti tutte le sue carte nella regione sull’Iran” (The Washington Post, 20.4.17).

Il calo del prezzo del petrolio, provocato da Riad per piegare Russia ed Iran, ha finito per colpire l’economia del regno, che nel 2015 ha registrato un deficit pubblico record, pari al 15 per cento del Pil. Nel 2016 il disavanzo è saluto al 17,3 ma grazie all’accordo con Mosca il prezzo del greggio è risalito, e nei primi otto mesi di quest’anno il deficit si è dimezzato.

La visita reale a Mosca certifica ora che Putin guarda con favore ad un equilibrio delle forze nell’area: un obiettivo apparso chiaro già con il sostegno non dichiarato che la Russia ha offerto al Kurdistan iracheno, in occasione del referendum del 25 settembre scorso sull’indipendenza da Baghdad. Turchia ed Iran considerano la nascita di uno Stato indipendente curdo come una grave minaccia all’integrità territoriale, mentre i sauditi guardano con soddisfazione alle preoccupazioni di Ankara e Teheran.

La sconfitta in Siria e il gravoso conflitto nello Yemen hanno messo in moto in Arabia Saudita un interessante tentativo di trasformazione, non solo della politica estera, ma dello stesso impianto sociale del regno. Un incoraggiato dal presidente Usa, Donald Trump, durante la visita compiuta a Riad nel maggio scorso. E’ improbabile, peraltro, che Salman si sia recato a Mosca senza prima aver ottenuto il benestare della Casa bianca.

Il re ha sostituito nella linea ereditaria il nipote, Mohammed bin Nayef, benvoluto da Parigi, con il proprio figlio, Mohammed bin Salman, convinto sostenitore di Trump. Questi ha lanciato una campagna di modernizzazione del paese che passa attraverso la diversificazione economica, la separazione dello Stato dalla gerarchia religiosa e la concessione di diritti fondamentali alle donne. Il 26 settembre scorso è stato finalmente concesso alle donne il diritto di guidare l’automobile.
 
Agenzia Nova