Terra di mezzo
10.02.2024 - 12:13
 
ANALISI
  
Zelensky-Zaluzhnyj: analisi di una rottura
Roma, 10 feb 12:13 - (Agenzia Nova) - Da eroe della resistenza ucraina nella prima fase dell'invasione militare russa a pericoloso avversario politico: si è chiusa ufficialmente l'8 febbraio la parabola del generale Valery Zaluzhnyj, oramai ex capo di Stato maggiore delle Forze armate di Kiev. Dopo mesi di querelle sui dissidi fra lui e il presidente Volodymyr Zelensky, alla fine la questione si è chiusa con la rimozione dall'incarico disposta proprio dal capo dello Stato. Ma se la vulgata racconta che a scatenare le divergenze fra Zelensky e Zaluzhnyj sarebbe stata la crescente popolarità del generale, c'è almeno un'altra questione che ne ha favorito l'uscita di scena: il fallimento della controffensiva ucraina che nel 2023 avrebbe dovuto garantire importanti riconquiste di territori occupati dalla Russia. Non è casuale che, secondo varie fonti, gli Stati Uniti non avrebbero avuto nulla da obiettare rispetto alla scelta di Zelensky. Apertamente la Casa Bianca ha fatto sapere per bocca del consigliere per la sicurezza nazionale, Jake Sullivan, che non ci sarebbe stato alcun coinvolgimento diretto degli Stati Uniti in questa decisione. Una risposta fredda, soprattutto visto il rapporto che Zaluzhnyj aveva saputo costruire con il segretario alla Difesa Usa, Lloyd Austin, e che cruciale è stato per consolidare gli aiuti militari che Kiev ha ricevuto nel 2022 e nel 2023.

Tuttavia, la sua apparente incapacità di sfruttare questi aiuti e alcuni disaccordi sulla strategia militare nell'ultimo anno avrebbero favorito il consumarsi dello strappo anche con il Pentagono. Dagli Usa, infatti, si spingeva per far partire la controffensiva ben prima dell'estate, come invece effettivamente avvenuto. Non solo. Washington e gli alleati avrebbero più volte raccomandato ai vertici militari di Kiev di effettuare attacchi mirati contro posizioni specifiche che avrebbero favorito una netta avanzata delle truppe ucraine contro le sezioni più deboli delle linee russe. Una fonte statunitense interpellata da “Politico” ha affermato che, con il procedere delle settimane e le divergenze che non venivano meno, “è diventato abbastanza chiaro” che le Forze armate ucraine “semplicemente non erano interessate ai consigli degli Stati Uniti”. In sostanza, quindi, gli Usa avrebbero non tanto favorito, quanto piuttosto avvallato senza troppi problemi la decisione di rimuovere il generale.

Non si può non tenere conto, tuttavia, del fatto che anche se la colpa del fallimento delle operazioni militari dell'ultimo anno sia ricaduta su Zaluzhnyj, quest'ultimo sarebbe stato ostacolato anche da Zelensky, che ha sempre avuto l’ultima parola su tutte le decisioni, in primis proprio sulla controffensiva. L'ex capo di Stato maggiore, infatti, ha resistito sino all'ultimo alle spinte del presidente e di alcuni suoi alleati internazionali – i “falchi” del conflitto, fra i quali un ruolo di rilievo spetta al Regno Unito – che premevano per un rapido inizio della controffensiva all'inizio del 2023. Zaluzhnyj aveva sostenuto sino allo stremo tale posizione per il semplice fatto che le Forze armate ucraine erano stanche e mal equipaggiate a causa della lentezza degli approvvigionamenti occidentali e i fatti, evidentemente, gli hanno dato ragione. D'altronde, Zaluzhnyj si era opposto a rendere Mariupol e Bakhmut nel 2022 e 2023 due “baluardi” della resistenza ucraina, consapevole del fatto che la strenua difesa nelle due città si sarebbe rivelata sanguinosa in termini di perdite oltre che, nel secondo caso, scarsamente di rilievo dal punto di vista strategico. Anche in questi due casi, i fatti gli hanno dato ragione e, di conseguenza, ne hanno accresciuto la popolarità fra i militari, rendendolo quella figura potenzialmente pericolosa per Zelensky in caso di contesa elettorale.

E' singolare anche il fatto che la rimozione dall'incarico di Zaluzhnyj, sebbene ampiamente annunciata, giunga nella settimana in cui la Verkhovna Rada – il Parlamento monocamerale di Kiev – ha approvato in prima lettura la nuova legge sulla mobilitazione di 500 mila persone, perlopiù giovani, da inquadrare nei ranghi militari. Sebbene Zelensky nella conferenza stampa di fine anno dello scorso 19 dicembre si fosse espresso sulla questione definendola “molto delicata” e scaricandone la responsabilità ai vertici delle Forze armate, con il passare del tempo la mobilitazione sembra essere divenuta uno strumento assolutamente necessario nelle convinzioni della leadership ucraina. Tuttavia non si può non tenere conto del fatto che nel 2023 uno dei fattori decisivi per il fallimento della controffensiva, evidentemente dopo la lentezza delle forniture di armamenti occidentali, è stato senza dubbio l'invio al fronte di giovani mal addestrati e guidati da ufficiali non adeguatamente preparati. Per questo motivo sarebbe bene interrogarsi sull'utilità di una coscrizione di massa di altro personale inesperto e male equipaggiato che verrebbe schierato contro un nemico, la Russia, che invece, avendo ampiamente convertito la sua economia in “un'economia di guerra”, risulta al momento più numeroso e meglio armato.
  
Il solito Putin racconta “la sua versione” a Tucker Carlson mentre l'economia russa cresce
Roma, 10 feb 12:13 - (Agenzia Nova) - Nuovi attacchi contro la politica degli Stati Uniti in Ucraina – e non solo -, la conferma dell’asse con la Cina e il solito excursus storico per tentare di spiegare le ragioni dell’invasione mossa dalla Russia il 24 febbraio del 2022. È un Vladimir Putin a tutto tondo quello che parla nel corso dell’intervista di circa due ore rilasciata martedì scorso al giornalista e conduttore televisivo statunitense Tucker Carlson. Il presidente russo ha espresso dure critiche nei confronti degli Stati Uniti – “Se vogliono veramente la fine della guerra basta che smettano di inviare armi all’Ucraina” – ma anche agli altri alleati di Kiev, fra cui l’ex primo ministro britannico Boris Johnson, accusato di aver fatto saltare il tavolo negoziale che nella primavera del 2022 a Istanbul avrebbe potuto determinare dei cambiamenti alla cosiddetta operazione militare speciale. Putin ha rivolto accuse anche nei confronti della Cia, indicata come responsabile del “golpe” di piazza Maidan, che nel 2014 culminò nella fuga dall’Ucraina del presidente di allora, Viktor Janukovic, e del sabotaggio dei gasdotti Nord Stream. Putin non ha poi lesinato un nuovo attestato di amicizia nei confronti della Cina, affermando che “la politica estera” di Pechino “non è aggressiva”, e ha smentito categoricamente un attacco contro la Polonia o i Paesi Baltici: la Russia, ha spiegato, combatterà per difendere i suoi interessi fondamentali “fino alla fine”, ma non ha alcun interesse ad espandere il conflitto in Ucraina.

Il solito, vecchio Putin, capace anche di ironizzare con un interlocutore evidentemente compiacente e pronto a prendersi, fra poco più di un mese, il suo quinto mandato presidenziale. E il numero uno del Cremlino ci arriva con una serie di buone notizie, in particolare sul fronte economico. L'Istituto statistico statale (Rosstat) nei giorni scorsi ha pubblicato i dati definitivi sull'andamento dell'economia russa ed è certamente un dato significativo quello che mostra una crescita del 3,6 per cento, un risultato persino migliore anche di quanto promesso dallo stesso Putin. Questo dato va legato, inoltre, a una revisione al ribasso dell’entità della contrazione economica nel 2022, passata dal 2,1 all'1,2 per cento. Insomma, l’economia russa è cresciuta di circa il 2,4 per cento negli ultimi due anni, ovvero i due anni del conflitto in Ucraina e durante i quali sono state inasprite le sanzioni occidentali. I numeri, è chiaro, non sono necessariamente affidabili ma non sono neanche troppo lontani dalla realtà, e sottolineano un oramai vecchio leitmotiv: la Russia si è adattata alle sanzioni occidentali meglio del previsto. Un fatto ammesso, d'altronde, anche dall'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'Ue, Josep Borrell, che proprio da Kiev, dove si è recato in visita questa settimana, ha affermato come l'economia russa sia stata in grado di resistere alla pressione occidentale. Un fatto che dovrebbe far riflettere.
 
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