Corno d'Africa
16.06.2020 - 14:06
 
 
ANALISI
  
Prove di distensione fra Mogadiscio e Somaliland, sullo sfondo lo stallo sulle elezioni generali
Roma, 16 giu 14:06 - (Agenzia Nova) - Con un incontro convocato a sorpresa a Gibuti dal presidente Ismail Omar Guelleh, i leader di Somalia e Somaliland hanno compiuto un piccolo ma significativo passo avanti nella lunga e travagliata controversia che vede contrapposte le autorità federali di Mogadiscio e quelle di Hargheisa, che nel 1991 – alla caduta del regime di Mohammed Siad Barre – dichiararono l’indipendenza dalla Somalia autoproclamando la Repubblica del Somaliland, a tutt’oggi non riconosciuta a livello internazionale. Al termine dell’incontro il presidente somalo, Mohamed Abdullahi Mohamed “Farmajo”, e quello del Somaliland, Musa Bihi, hanno infatti concordato di istituire un comitato tecnico composto da rappresentanti delle due parti per avviare il processo di riconciliazione. Alla riunione era presente anche il premier etiope Abiy Ahmed, che nel febbraio aveva agevolato un incontro informale fra Farmajo e Bihi a margine del 33mo vertice dell'Unione africana. Nel suo intervento durante la riunione, il presidente gibutino Guelleh ha espresso l’auspicio che possa essere raggiunta una soluzione a breve, aggiungendo che Gibuti starà sempre dalla parte della Somalia. “Come Gibuti, rimaniamo sempre fiduciosi nel fatto che i nostri fratelli somali troveranno una strada da percorrere insieme e staremo sempre al loro fianco per aiutare a promuovere i migliori risultati per tutti i soggetti coinvolti”, ha osservato.

Da parte sua, Bihi ha ancorato il suo discorso sulla necessità che la Somalia e la comunità internazionale riconoscano il Somaliland, aggiungendo che le relazioni fra Hargheisa e Mogadiscio possono funzionare solo come paesi “vicini”. “L'atto di riconoscere e sostenere l'indipendenza del Somaliland contribuirebbe a guarire le ferite del passato e consentirebbe ai nostri due Stati di abbracciarsi l'un l'altro nei nostri futuri indipendenti ma strettamente intrecciati”, ha affermato. Quanto al presidente Farmajo, si è detto “pienamente impegnato” negli sforzi che conducono a colloqui di successo con il Somaliland, “in linea con il suo approccio alla riconciliazione” regionale. Il vertice regionale, tuttavia, è stato caratterizzato da una coda polemica dopo che il governo di Gibuti è stato costretto a cancellare una frase dal comunicato congiunto emesso al termine della riunione in cui aveva “inavvertitamente” riconosciuto il Somaliland come un paese. La frase incriminata recitava che il vertice ha avuto l’obiettivo di “aiutare i due leader della Somalia e del Somaliland a riprendere il dialogo sulle relazioni tra due paesi”. La frase ha suscitato accese discussioni su varie piattaforme di social media, mettendo in luce tutte le tensioni che ancora circondano la questione e le relazioni fra Mogadiscio e Hargheisa e costringendo gli organizzatori a cancellare il termine “paesi” sostituendolo con un più diplomatico “Somaliland e Somalia”.

Al netto di gaffe e polemiche, la riunione di ieri segna uno spartiacque importante – se non decisivo – nei rapporti fra Mogadiscio ed Hargheisa: sotto la presidenza Farmajo, infatti, mai prima d’ora si erano tenuti colloqui diretti fra le due parti, e a nulla era valso il tentativo del premier etiope Ahmed di invitare Farmajo e Bihi ad effettuare una visita congiunta ad Addis Abeba dopo il loro incontro avvenuto sempre nella capitale etiope in occasione del 33mo vertice dell'Unione africana, a febbraio. Ex protettorato britannico, il Somaliland ottenne l'indipendenza dal Regno Unito il 26 giugno 1960 e successivamente si unì alla Somalia dopo che Mogadiscio ottenne a sua volta l’indipendenza dall’Italia, appena quattro giorni dopo. Nel 1991, dopo anni di guerra con il governo di Mogadiscio, Hargheisa dichiarò infine l'indipendenza dal resto del paese autoproclamandosi Repubblica autonoma. Nel pieno della guerra civile in Somalia, il Somaliland ha goduto di una relativa pace, senza però ottenere il riconoscimento internazionale. Durante i precedenti cicli di colloqui, avvenuti tra il 2012 e il 2015, le due parti hanno compiuto progressi su questioni pratiche di cooperazione, come la gestione dello spazio aereo, ma non sono riuscite a colmare il divario sulla questione fondamentale dello status del Somaliland. I colloqui sono infine falliti nel 2015 e le relazioni sono peggiorate, con scontri esplosi tra le forze del Somaliland e quelle del vicino Puntland – una regione semi-autonoma della Somalia – nel 2018.

Le tensioni si sono anche intensificate nel 2018 dopo che la compagnia Dp World, con sede a Dubai, ha raggiunto un accordo con le autorità del Somaliland e dell’Etiopia in base al quale Hargheisa e Addis Abeba hanno acquisito rispettivamente il 30 e il 19 per cento delle attività del porto di Berbera, situato nell’autoproclamata repubblica, mentre agli emiratini resta il rimanente 51 per cento. L’accordo è stato fermamente osteggiato da Mogadiscio, il cui parlamento federale ha votato all’unanimità contro l’intesa definendola “illegale” in quanto “incompatibile con la Costituzione e gli standard internazionali”. In quel frangente anche la Lega araba si è espressa contro l’accordo, esortando le parti a continuare a risolvere le questioni sul tavolo in maniera condivisa e invitando a rispettare la sovranità e l'unità della Somalia. In un contesto già assai complesso, inoltre, è notizia di oggi che anche le autorità del Puntland hanno chiesto che venga incluso nei colloqui fra Mogadiscio e Hargheisa, annunciando in caso contrario l’intenzione di boicottare qualsiasi accordo che verrà raggiunto in tale ambito. “Qualsiasi colloquio con il Somaliland nel quale non veniamo inclusi non sarà accettato. Il Puntland dovrebbe essere coinvolto”, ha affermato il presidente del Puntland, Said Deni.

I colloqui sul Somaliland e le loro ripercussioni sul vicino Puntland si inseriscono nel tentativo da parte del governo di Mogadiscio di risolvere lo stallo relativo all’organizzazione delle elezioni generali in programma quest’anno, i cui preparativi restano in alto mare dal momento che non è stata ancora stabilita una data, ma soprattutto è in atto uno scontro che vede contrapposti proprio il governo federale e gli stati regionali: questi ultimi osteggiano, infatti, la nuova legge elettorale firmata a febbraio dal presidente Farmajo che consente a ogni cittadino di scegliere direttamente chi votare, contrariamente al sistema precedentemente in vigore dov’erano gli anziani dei clan a scegliere. Nelle intenzioni delle autorità federali, la nuova legge ha l’obiettivo di superare la cosiddetta formula 4.5 che spartisce equamente il numero di seggi in parlamento tra i quattro principali clan del paese, riservando una quinta quota ai clan minori. Tuttavia, il provvedimento è pesantemente contestato dai vertici degli stati regionali e dalle forze di opposizione, che lamentano di non essere stati coinvolti nel processo legislativo e spingono per rimandare l’introduzione del suffragio universale. Alcune forze dell’opposizione accusano inoltre il presidente Farmajo di puntare deliberatamente ad un piano impraticabile – come quello del suffragio universale – per avere un pretesto per ritardare le elezioni e prolungare il suo mandato.

Un passo avanti in questo senso sembra essere stato raggiunto con la convocazione da parte del presidente Farmajo di un incontro tra il governo federale della Somalia e tutti i presidenti degli stati regionali - Somaliland, Puntland, Sud-ovest, Oltregiuba, Hirshabelle e Galmudug - oltre al governatore della regione di Benadir, che include la capitale Mogadiscio. L'annuncio è stato accolto con favore dai partner internazionali della Somalia, che in una dichiarazione congiunta hanno chiesto ai leader della Somalia "di cogliere questa opportunità" per concordare una via da seguire a beneficio di tutto il popolo somalo. Nel documento, fra i cui firmatari c'è anche l'Italia, si riconoscono inoltre i "recenti sforzi" per gettare le basi del dialogo e si accoglie con favore "la ricerca di soluzioni alle divergenze politiche in uno spirito di pragmatismo e inclusività", oltre a ribadire il sostegno al processo di riconciliazione e nel paese.
 
 
 
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