Cuor d'Africa
29.09.2022 - 15:10
 
ANALISI
 
Etiopia: cresce la pressione eritrea sul Tigrè, segnalata massiccia presenza militare al confine
Roma, 29 set 15:10 - (Agenzia Nova) - La massiccia mobilitazione di truppe e mezzi militari eritrei al confine con il Tigrè, in Etiopia, e la crescente penetrazione delle forze di Asmara in territorio etiope ha aperto nell'ultima settimana una nuova fase bellica, che vede l'esercito alleato pienamente protagonista. Si tratta, in un certo senso, di un'offensiva nell'offensiva, spinta con decisione dal fronte eritreo ma che si espande fino all'area tigrina occidentale - al confine con il Sudan - tornando ad alimentare preoccupazioni per l'impatto regionale di un conflitto che non accenna a risolversi da ormai quasi due anni. Di fatto, il motore di questa nuova avanzata federale contro il Fronte di liberazione popolare del Tigrè (Tplf) sono le forze reclutate dall'esercito eritreo, cui si affiancano le ormai provate truppe etiopi e le milizie amhara e Fano loro alleate. Le ultime ore immagini satellitari registrate dalla società privata statunitense Maxar Technologies hanno in effetti confermato la massiccia mobilitazione di forze militari lungo il confine settentrionale, in particolare nella città eritrea di Serha ed in quella etiope di Shiraro, che comprendono truppe, veicoli e postazioni di artiglieria, oltre che un arsenale di armi e armamenti quali carri armati, obici semoventi e una batteria di cannoni da campo M-46. I tigrini hanno di recente perso il controllo della città di di Shiraro, mentre nel caso di Serha la località è un "passaggio" usato dalle forze eritree fin dall'inizio del conflitto, quando Zalambessa - situata appena oltre il confine - fu una delle prime città tigrine ad essere invase.

Nelle scorse settimane le forze eritree hanno lanciato un'offensiva su vasta scala e su tutti i fronti aperti nel conflitto del Tigrè, avanzando da Tezeke (al confine fra Eritrea, Sudan ed Etiopia) fino a Irob, sul confine etiope-eritreo, a nord-est di Adigrat. Secondo Reda "pesanti combattimenti" sono scoppiati a May Kuhli, Zban Gedena, AdiAwala, Rama, Tserona e Zalambessa, località situate nel nord-ovest del Tigrè ed in prossimità del confine eritreo. L'avanzata eritrea è stata confermata di recente anche dal portavoce del Tplf, Getachew Reda, secondo il quale le forze tigrine "hanno neutralizzato" le truppe di cinque divisioni eritree penetrate nella zona tigrina di Berahle, località situata a circa 120 chilometri a nord-est di Macallè. La nuova avanzata eritrea è stata preceduta dal progressivo ammassamento di truppe federali etiopi lungo il confine, con notizie di loro movimenti oltre confine, e dalle preoccupanti voci di nuovi rastrellamenti effettuati da Asmara per rimpinguare le fila dell'esercito. Notizie confermate anche dalle rappresentanze internazionali di Regno Unito e Canada, che hanno emesso un'allerta rivolta ai loro connazionali residenti in Eritrea invitandoli a limitare i loro movimenti, nel timore di arruolamenti irregolari.

È in questo contesto che si inserisce la visita effettuata ieri in Etiopia dal presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud. Sebbene i colloqui con il premier etiope Abiy Ahmed si siano ufficialmente concentrati sulla cooperazione bilaterale, non è da escludere che le autorità abbiano affrontato anche lo spinoso tema delle reclute somale inviate in addestramento in Eritrea e di qui arruolate in modo irregolare a combattere nel Tigrè. Il tema del rimpatrio dei circa 5 mila militari somali di cui si è persa traccia dopo il loro invio ad Asmara è questione che sta a cuore al neo presidente della Somalia, anche nel quadro dell'offensiva lanciata in patria contro il gruppo jihadista Al Shabaab, per la quale servono forze fresche. Lo stesso Mohamud era stato in visita nel luglio scorso in Eritrea, dove aveva visitato il campo in cui sono addestrate le reclute somale e aveva nuovamente esortato l'omologo eritreo Isaias Afwerki a sollecitare il rimpatrio dei militari somali. I combattimenti nel Tigrè sono ripresi lo scorso 24 agosto dopo una tregua di cinque mesi, nonostante episodi di rappresaglia siano stati denunciati da entrambe le parti in conflitto. Secondo il generale Tadesse Worede, comandante in capo delle Forze di difesa del Tigrè (Tdf), oltre a Shiraro le forze governative ed eritree avevano in un primo momento ripreso il controllo anche di Addi Arkay, una città lungo il confine tra le regioni del Tigrè e dell'Amhara, sotto il controllo delle forze tigrine da più di un anno. Nessuna conferma ufficiale è per ora giunta da parte del governo, che finora ha mostrato grande riserbo sui dettagli dei combattimenti. In questo contesto, la richiesta di un nuovo cessate il fuoco avanzata domenica 11 settembre dal Tplf è stata accolta con relativa freddezza dal governo etiope e non ha finora prodotto risultati sul campo. Dalla voce del ministro della Pace, Taye Dendea, il governo di Addis Abeba si è limitato a definire l’annuncio del Tplf come un “buono sviluppo”, insistendo tuttavia sul fatto che “le cosiddette Tdf (le Forze di difesa del Tigrè) devono essere disarmate prima dell’inizio dei colloqui di pace”. Una successiva dichiarazione del ministero degli Esteri federale non ha fatto che “ribadire l’impegno” in un processo di pace guidato dall’Unione africana, senza tuttavia fare menzione di una risposta alla richiesta tigrina di cessate il fuoco.

Nel frattempo, la comunità internazionale assiste incerta alle ultime fasi della guerra, sebbene di recente il viaggio dell'inviato Usa per il Corno d'Africa Mike Hammer sembrasse aver prodotto un risultato utile al dialogo. In questo contesto, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha tenuto la scorsa notte un dialogo interattivo informale sulla situazione, su proposta della Francia che detiene la presidenza di turno del Consiglio nel mese di settembre. All'incontro ha partecipato l'inviata speciale delle Nazioni Unite per il Corno d'Africa, Hanna Serwaa Tetteh, e l'Alto rappresentante dell'Unione africana per il Corno d'Africa, Olusegun Obasanjo, i quali hanno informato i membri del Consiglio degli ultimi sviluppi del conflitto e degli sforzi diplomatici per raggiungere la pace. La riunione si è svolta dopo che lo scorso 2 settembre l'Irlanda, insieme ad Albania, Francia, Norvegia, Regno Unito e Stati Uniti, ha chiesto la convocazione di un briefing alla luce della ripresa dei combattimenti nel Paese lo scorso 24 agosto. Tuttavia questo formato è stato fermamente contrastato dai membri del cosiddetto A3 (i tre Paesi africani membri non permanenti, ovvero Gabon, Ghana e Kenya), che hanno accettato solo una riunione nel formato Iid (Dialogo interattivo informale), che è anche il formato dell'incontro preferito dall'Etiopia.
 
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