Corno d'Africa
26.05.2017 - 17:48
Analisi
 
Terrorismo: Stato islamico rivendica primo attacco suicida in Somalia, le divisioni in seno ad al Shabaab aprono le porte al Califfato
Mogadiscio, 26 mag 17:48 - (Agenzia Nova) - Dopo più di un anno e mezzo dal giuramento di fedeltà allo Stato islamico, la fazione scissionista del gruppo jihadista somalo al Shabaab ha rivendicato il suo primo attacco suicida in Somalia. Secondo quanto reso noto dal Site Intelligence Group, società statunitense che monitora le attività online delle organizzazioni jihadiste, l’attacco è avvenuto martedì scorso in un punto di controllo nella città portuale di Bosaso, nella regione semi-autonoma del Puntland, provocando la morte di cinque persone, di cui un agente della sicurezza e quattro civili. La rivendicazione è stata pubblicata sull’agenzia di stampa “Amaq”, organo di propaganda dello Stato islamico, secondo cui nell'operazione è stata utilizzata un “giubbotto esplosivo”. Anche se questo è considerato il primo attacco suicida compiuto dai seguaci di Abdulqadir Mumin, va ricordato che lo scorso 25 aprile l’ala dello Stato islamico in Somalia aveva già rivendicato il suo primo attentato nel paese, messo a segno contro un convoglio delle forze della Missione di pace dell’Unione africana (Amisom) nella periferia della capitale Mogadiscio. La stessa Amisom aveva però smentito la rivendicazione, sostenendo che l’azione fosse opera di al Shabaab. Tuttavia, non c’è nessun dubbio sul fatto che alla fine dello scorso ottobre, approfittando del ritiro delle forze locali, una sessantina di miliziani somali dello Stato islamico fossero riusciti a prendere il controllo di Vandala, cittadina del distretto amministrativo di Bari affacciata sul Golfo di Aden, in seguito riconquistata dalla forze governative del Puntland.

Seppur fallito, quell’episodio ha confermato il fatto che i seguaci del Califfato rimangono sparsi nelle zone intorno alla città, mentre dallo scorso febbraio il gruppo sarebbe insediato nella zona dei monti di al Mishkat, nel Puntland orientale, dove lo Stato islamico avrebbe reclutato con la forza molti giovanissimi combattenti, orfani e anche alcuni mujaheddin, che hanno lasciato al Shabaab per unirsi alla cellula terroristica. Lo Stato islamico in Somalia, guidato dallo sceicco Abdulqadr Mumin, è stato ufficialmente formato nel mese di ottobre 2015 dopo che Sheikh Abdulqadir Mumi, un importante leader spirituale e reclutatore di al Shabaab, giurò fedeltà allo Stato islamico dalla sua base nelle montagne di Galgala, nel Puntland, sancendo così una frattura con la fazione legata ad al Qaeda. Già quell’episodio era stato indicativo di una tendenza che sembra confermare una certa presa dello Stato islamico nei territori somali ancora controllati dagli insorti jihadisti. Il Corno d’Africa, e più in generale l’Africa orientale, è finora sempre rimasto fuori dall’influenza del Califfato, soprattutto a causa della fedeltà che la leadership di al Shabaab ha sempre dimostrato ad al Qaeda. Per il gruppo fondato da Osama bin Laden, l'Africa orientale è infatti sempre stata una frontiera chiave per il jihad. Non è un caso, infatti, se il suo attacco più noto prima dell’11 settembre 2001 fosse stato quello, in simultanea, contro le ambasciate statunitensi in Kenya e in Tanzania nel 1998, dove persero la vita di più di 200 persone. Da allora, significativamente indebolita dopo la morte di bin Laden, avvenuta nel 2011, al Qaeda si è affidata ad al Shabaab per mantenere forte la propria capacità di attrazione in quell'area del mondo e i due attentati al centro commerciale Westgate di Nairobi, nel settembre 2013, e al campus dell’Università di Garissa, nell’aprile 2014, ne sono la dimostrazione.

Parallelamente, però, in seno al movimento jihadista somalo sono sorte tensioni alimentate anche dalla difficoltà riscontrate sul campo dagli insorti, soprattutto dopo l’offensiva congiunta lanciata nel luglio 2015 dall’Esercito nazionale somalo e dalle truppe della missione di pace dell'Unione africana in Somalia (Amisom), finalizzata alla riconquista dei territori del basso corso del fiume del fiume Giuba. Questo ridimensionamento territoriale ha indebolito il gruppo jihadista, creando un malessere interno esploso nella diatriba su un eventuale affiliamento o meno allo Stato islamico, divenuto negli ultimi anni un modello vincente e di rilievo per l'intero panorama jihadista internazionale. Di conseguenza, il gruppo somalo si è diviso lungo una linea che separa i sostenitori della prosecuzione dell’alleanza con al Qaeda dai sostenitori dell’avvicinamento allo Stato islamico. I sostenitori dell’affiliazione allo Stato islamico sottolineano i grandi vantaggi propagandistici ed economici che al Shabaab potrebbe ottenere dall’utilizzo del marchio e dal rafforzamento dei legami con il gruppo di Abu Bakr al Baghdadi. Allo stesso modo, lo Stato islamico, inserendo all'interno del proprio network al Shabaab così come fatto con Boko Haram in Nigeria, ingloberebbe la principale organizzazione jihadista dell’Africa orientale. La penetrazione dello Stato islamico in Somalia rischia di rappresentare un’ulteriore insidia per il neo presidente Abdullahi Mohamed "Farmajo", che il mese scorso ha dichiarato ufficialmente lo stato di guerra contro al Shabaab annunciando contestualmente un'amnistia di 60 giorni per i miliziani che si arrenderanno alle autorità somale, in cambio di formazione, occupazione e istruzione. La decisione, infatti, è giunta improvvisa ma in continuità con le promesse fatte dal neo presidente (eletto nel febbraio scorso dopo aver sconfitto il capo dello Stato uscente Hassan Sheikh Mohamud alle presidenziali di febbraio) in campagna elettorale, quando aveva promesso la sconfitta di al Shabaab, insistendo al contempo sulla necessità di recuperare alla causa somala i militanti “pentiti”, attratti dalla militanza armata a causa della “disperazione”. Farmajo ha inoltre annunciato la sostituzione dei vertici delle forze armate e dell’intelligence, colpevoli di non essere stati in grado di contrastare efficacemente i jihadisti. Si tratta di scelte strategiche che confermano l’intenzione del neo presidente d’imprimere una svolta alla lotta contro i jihadisti che dal 2006 hanno dichiarato guerra al governo federale di Mogadiscio. Al Shabaab, nonostante la vasta offensiva lanciata dalla Missione dell’Unione africana nel paese (Amisom), continua infatti a rappresentare una minaccia costante e a mietere vittime nei territori sotto il controllo delle autorità federali di Mogadiscio.
 
Agenzia Nova