Corno d'Africa
22.06.2018 - 17:24
ANALISI
 
Sud Sudan: nessun progresso nel processo di pace, prossima settimana nuovo incontro fra Kiir e Machar a Khartum
Addis Abeba, 22 giu 17:24 - (Agenzia Nova) - Si è concluso con un nulla di fatto l’atteso incontro ad Addis Abeba fra il presidente del Sud Sudan, Salva Kiir, e il leader dei ribelli Riek Machar, alla presenza del premier etiope Abiy Ahmed, in qualità di presidente di turno dell’Organizzazione intergovernativa per lo sviluppo (Igad). Secondo quanto riferiscono fonti diplomatiche citate dal quotidiano “Sudan Tribune”, il faccia a faccia tra Kiir e Machar non avrebbe infatti prodotto alcun risultato tangibile dal momento che i due leader non si sono trovati d'accordo su nulla. “Se l'incontro fosse stato positivo, Abiy sarebbe stato ben lieto di rilasciare una dichiarazione circa l’esito, ma questo non è avvenuto”, ha spiegato un funzionario. Secondo le stesse fonti, durante il faccia a faccia fra Kiir e Machar, quest’ultimo avrebbe inoltre criticato le modalità con cui l’Igad ha organizzato i colloqui e ha ribadito di non voler collaborare con Kiir finché questi non lascerà la presidenza favorendo la nomina di un altro nome per la transizione. Il primo ministro etiope Ahmed, che ha ospito l’incontro in qualità di presidente di turno dell’Igad, si sarebbe detto da parte sua molto deluso dall’esito dell’incontro, nel corso del quale i due leader, anziché lavorare ad una mediazione, avrebbero parlato solo delle loro rispettive responsabilità nel conflitto.

Il giorno dopo l’incontro i leader dell’Organizzazione intergovernativa per lo sviluppo (Igad), riuniti sempre nella capitale etiope, hanno quindi concordato che i colloqui fra Kiir e Machar andranno avanti la prossima settimana a Khartum dopo il fallimento del loro incontro ad Addis Abeba. Secondo quanto reso noto dal ministero degli Esteri sudanese, inoltre, il leader ribelle sarà trasferito in un paese neutrale al di fuori dalla regione dell’Africa orientale. I capi di stato e di governo dell’Igad “hanno deciso di avviare colloqui diretti tra i leader del Sud Sudan a Khartum il 25 giugno, sotto gli auspici del presidente Omar al Bashir”, si legge nella dichiarazione. Il Sudan aveva già avanzato la proposta di tenere l’incontro fra Kiir e Machar a Khartum, tuttavia le due parti avevano in seguito optato per Addis Abeba. “La crisi in Sud Sudan è cresciuta fino a coinvolgere ciascuno dei nostri rispettivi paesi della regione: sono in gioco i nostri interessi vitali. Dobbiamo agire e agire ora, il tempo delle promesse è finito”, ha detto da parte sua il premier etiope Abiy Ahmed intervenendo al vertice. “Sono in corso trattative per trasferire il personale di negoziazione tecnica dell'Igad a Khartum in modo da fornire il sostegno necessario al presidente Bashir e al team di mediatori sudanesi”, ha detto da parte sua il portavoce del ministero degli Esteri sudanese.

Nel corso del vertice, secondo quanto si apprende, i leader dell'Igad hanno inoltre deciso di accogliere la bozza presentata dai ministri degli Esteri dell’organizzazione, che prevede fra le altre cose la creazione di una terza poltrona di vicepresidente e l’espansione del numero di ministri e viceministri; una nuova spartizione delle quote di condivisione di governo a livello nazionale e statale (55 per cento per il governo, 25 per cento per l’'Splm-Io e 20 per cento per le altre formazioni di opposizione. Stando alle stesse fonti, la prossima fase dei colloqui si terrà in Sudan e in Kenya e per la prima volta si concentrerà sull'economia del paese, distrutta dal conflitto che ha provocando l’arresto quasi totale della produzione di petrolio. Quello fra Kiir e Machar è stato il primo incontro dopo la firma degli accordi di pace dell’agosto 2015, naufragati a seguito della ripresa delle violenze nella capitale sud sudanese Giuba nel luglio 2016. Da allora Machar si trova in esilio in Sudafrica. La richiesta di un incontro fra Kiir e Machar da tenersi prima del prossimo vertice dell'Unione africana, in programma l'1 e 2 luglio prossimi a Noukakchott, era stata avanzata il mese scorso dai ministri degli Esteri dell’Igad, riuniti ad Addis Abeba.

In un comunicato diffuso al termine della 62ma sessione straordinaria del Consiglio dei ministri Igad, i ministri degli Esteri avevano infatti chiesto ai mediatori del processo di pace di lavorare a un testo aggiornato dell'accordo di pace stipulato nell’agosto 2015, da sottoporre poi al Consiglio dei ministri Igad e al vertice dei capi di stato e di governo Ua per l'approvazione finale. La dichiarazione propone inoltre l’adozione di misure punitive contro i trasgressori dell'accordo di cessate il fuoco e chiede all’Assemblea dell'Igad di delegare il Consiglio a decidere sulle azioni da intraprendere contro i trasgressori dell'accordo di cessate il fuoco per conto dell'Assemblea. Sempre il mese scorso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha congelato per un mese la risoluzione che prevede l’embargo sulle armi e l’estensione di sanzioni individuali nei confronti nei confronti di ministri del governo e alti ufficiali dell’esercito del Sud Sudan. La risoluzione, che è stata approvata a maggioranza con 9 voti a favore, ha inoltre rinnovato per altri 45 giorni le sanzioni imposte nel 2015 a coloro che ostacolano il processo di pace nel paese. In base a quanto si legge nel testo del documento, ripreso dal quotidiano “Sudan Tribune”, l’applicazione delle misure punitive aggiuntive entrerà in vigore se le parti non rispetteranno l’accordo di pace e raggiungeranno un accordo politico prima del prossimo 30 giugno.

In favore della risoluzione hanno votato Francia Costa d'Avorio, Kuwait, Paesi Bassi, Perù, Polonia, Svezia, Regno Unito e Stati Uniti, mentre Cina, Russia, Etiopia, Bolivia, Kazakhstan, Guinea Equatoriale si sono astenuti. La richiesta di nuove sanzioni è stata avanzata dagli Stati Uniti, che hanno presentato una risoluzione che prevede l’interdizione di viaggiare e il congelamento dei beni per il ministro della Difesa, Kuol Manyang Juk; il ministro dell’Informazione, Michael Makuei; e il ministro incaricato per gli Affari di gabinetto, Martin Elia Lomuro. Nel mirino ci sono anche tre alti ufficiali militari: Paul Malong, Malek Reuben e Koang Rambang Chol. Nel progetto di risoluzione Washington chiede inoltre di prolungare di un anno le sanzioni già in vigore. All’inizio di maggio era stata la stessa Casa Bianca ad annunciare che il governo degli Stati Uniti avrebbe rivisto i programmi di assistenza al Sud Sudan a causa della mancanza di progressi nel processo di pace nel paese. Ottenuta l’indipendenza nel luglio 2011, il Sud Sudan è sprofondato nel conflitto civile nel dicembre 2013 dopo che il presidente Kiir ha accusato l’allora suo vice Machar di aver pianificato un colpo di stato contro di lui. Da allora le violenze sono sfociate in scontri etnici, in particolare tra le etnie dinka (cui appartiene Kiir) e nuer (di cui fa parte Machar), costringendo centinaia di migliaia di persone a fuggire dal paese: secondo l’ultimo rapporto Global Trends, pubblicato ieri dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), il Sud Sudan è infatti il primo paese africano per provenienza dei rifugiati, passati dagli 1,4 milioni di inizio 2017 ai 2,4 milioni di fine anno.
 
Agenzia Nova