Corno d'Africa
24.04.2018 - 16:39
Analisi
 
Somalia-Emirati: si acuisce la crisi fra Mogadiscio e Abu Dhabi, il Somaliland nuovo terreno di scontro
Mogadiscio, 24 apr 16:39 - (Agenzia Nova) - Continua ad acuirsi la crisi diplomatica che da mesi vede contrapposti Emirati Arabi Uniti e Somalia, quest’ultima ormai sempre più terreno di conquista delle potenze del Golfo, interessate ad accrescere la loro influenza strategica nell’area del Mar Rosso. La crisi, innescata il mese scorso dalla firma del controverso accordo sul porto di Berbera, in Somaliland, ha conosciuto una rapida escalation che sembra aver raggiunto il suo apice nella giornata di ieri, quando almeno due militari sono morti e altri otto sono rimasti feriti a seguito di un conflitto a fuoco avvenuto a Mogadiscio tra fazioni rivali delle forze armate somale. Gli scontri, stando a quanto riferito dalla stampa somala, sono scoppiati dopo che un gruppo di militari ha cercato di prendere possesso di un centro di addestramento abbandonato la scorsa settimana dalle truppe degli Emirati Arabi Uniti. Dopo circa due ore di scontri a fuoco, la struttura è finita sotto il controllo dalle guardie presidenziali. Secondo le stesse fonti, i militari addestrati dalle forze emiratine sono stati costretti alla fuga e alcuni di loro sarebbero stati arrestati dalle forze governative fedeli a Mogadiscio per aver tentato di sottrarre alcune attrezzature militari dal campo. L’episodio giunge dopo che nelle scorse settimane il governo federale somalo ha annunciato la fine dell’accordo di cooperazione militare con gli Emirati, in vigore dal 2014, dopo il sequestro all’aeroporto di Mogadiscio di un volo di linea emiratino proveniente da Dubai con a bordo 9,6 milioni di dollari in contanti. A seguito dell’annuncio da parte di Mogadiscio, anche il governo di Abu Dhabi ha confermato la sospensione dell’accordo e lo scorso 16 aprile nove addestratori emiratini di stanza a Mogadiscio hanno lasciato la capitale somala. Successivamente il ministero degli Esteri di Mogadiscio ha fatto parziale retromarcia riconoscendo in un comunicato che tra i due governi c’è stato “un malinteso” riguardo alla destinazione del denaro sequestrato, che era indirizzato al pagamento degli stipendi delle forze armate somale, come sostenuto sin da subito dalle autorità emiratine.

“Gli Emirati hanno chiarito la destinazione di tali fondi e il governo (somalo) collaborerà con Abu Dhabi per il loro effettivo utilizzo. A tal fine, il governo federale della Somalia accoglie con favore il sostegno della comunità internazionale alla sicurezza della Somalia”, si legge nella nota. L’ammorbidimento delle posizioni del governo federale di Mogadiscio, evidentemente, non sono bastate a placare gli animi ad Abu Dhabi, che anzi hanno rincarato la dose. È sempre notizia di ieri, infatti, che le autorità degli Emirati Arabi Uniti hanno deciso di iniziare a rilasciare visti per i cittadini dell’autoproclamata repubblica del Somaliland – non riconosciuta dal governo di Mogadiscio – e di rimuovere la Somalia dalla lista dei paesi presenti nei sistemi informatici del ministero dell'Interno, sostituendola con la dicitura della “Repubblica del Somaliland”. La scorsa settimana, inoltre, Abu Dhabi aveva annunciato la chiusura dell’ospedale emiratino “Sheikh Zayd” a Mogadiscio, che era stato aperto nel 2015 nel distretto Abdel Aziz della capitale somala. Le tensioni tra Somalia ed Emirati hanno avuto dei riflessi anche nella politica interna di Mogadiscio, come dimostra la crisi istituzionale che per diverse settimane ha visto contrapposti il ramo esecutivo e il presidente del parlamento Mohamed Osman Jawari, il quale ha rassegnato le dimissioni dopo le ripetute pressioni da parte dei suoi avversari. Secondo diversi analisti, lo scontro istituzionale interno al paese sarebbe stato innescato dalle interferenze straniere, degli Emirati in particolare, sempre più intenzionati a destabilizzare il governo federale di Mogadiscio dopo la sua scelta di rimanere neutrale nella crisi esplosa nel giugno scorso fra Arabia Saudita ed Emirati (insieme a Bahrein ed Egitto), da una parte, e Qatar dall’altra. Il governo federale somalo mantiene infatti formalmente una posizione neutrale in questo scontro, ma di fatto sostiene più o meno apertamente il Qatar, avendo messo a disposizione il suo spazio aereo alla Qatar Airways per ovviare alla chiusura dello spazio aereo da parte di Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti, i cui governi hanno in passato esercitato ripetute pressioni sulle autorità federali somale perché prendessero una posizione di netta condanna nei confronti di Doha.

A far precipitare la situazione, tuttavia, è stata la firma, il primo marzo scorso, del controverso accordo fra l’operatore portuale emiratino Dp World, le autorità del Somaliland e il governo dell’Etiopia per la cessione parziale delle attività del porto strategico di Berbera. In base all’accordo, Dp World manterrà una partecipazione del 51 per cento nel progetto, mentre le autorità del Somaliland acquisiranno una quota del 30 per cento e il restante 19 per cento sarà gestito dal governo dell'Etiopia. Come prevedibile, l'accordo ha provocato la dura reazione del governo federale di Mogadiscio, che non riconosce l’indipendenza del Somaliland e, di conseguenza, ha negato la legittimità dell’accordo, definendolo “illegale e incompatibile con la Costituzione e gli standard internazionali”. Sempre a Berbera, peraltro, gli Emirati hanno di recente avviato i lavori per la costruzione di una base militare nell’ambito di un accordo che prevede, tra le altre cose, la formazione militare e la fornitura di attrezzature alle forze armate del Somaliland. Il presidio militare in costruzione avrà un’importante rilevanza strategica poiché Berbera si trova a meno di 300 chilometri dal sud dello Yemen, dove le truppe emiratine sono impegnate a combattere contro i ribelli sciiti Houthi all’interno della coalizione a guida saudita. La crescente influenza esercitata dagli emiratini negli affari interni della Somalia – resa eclatante dopo l’episodio del sequestro del volo della Royal Jet all’aeroporto di Mogadiscio – è finita nel mirino di diverse organizzazioni non governative, tra cui la Commissione per il monitoraggio delle Nazioni Unite, con sede a Ginevra, che in un comunicato pubblicato nel mese di dicembre ha invitato il Consiglio di sicurezza dell’Onu ad intervenire per contrastare il “ruolo sovversivo degli Emirati Arabi Uniti in Somalia”, che si tradurrebbe in numerosi episodi di corruzione e di sabotaggio della mappa politica del paese del Corno d’Africa. Secondo l’organismo, Abu Dhabi “interferisce apertamente negli affari interni della Somalia e ha dispensato pagamenti a politici e parlamentari per incitarli contro il governo federale, in flagrante violazione del rispetto della sovranità degli Stati”.
 
Agenzia Nova