Corno d'Africa
15.06.2017 - 17:50
Analisi
 
Somalia: nuovo bagno di sangue a Mogadiscio, almeno 20 morti nell’ultima offensiva di al Shabaab
Mogadiscio, 15 giu 17:50 - (Agenzia Nova) - È di 20 morti e decine di feriti il bilancio, ancora provvisorio, del nuovo sanguinoso attentato che ha colpito la capitale somala Mogadiscio, teatro nella notte fra mercoledì e giovedì scorsi di una duplice offensiva del gruppo jihadista al Shabaab in un hotel e in un ristorante della città. Si tratta soltanto dell’ultimo episodio di una lunga scia di sangue che da anni, e in particolare negli ultimi mesi, sta colpendo la capitale somala dove, nonostante le truppe della missione dell'Unione africana (Amisom) abbiano respinto i miliziani fuori dalla città già nel 2011, la situazione della sicurezza appare tutt’altro che pacificata. L’assalto è iniziato con l’esplosione di un’autobomba nei pressi dell’hotel Posh, nel sud della città, ed è proseguito pochi minuti nel ristorante Pizza House, adiacente all’hotel, dove un commando formato da cinque uomini ha fatto irruzione prendendo in ostaggio altre 20 persone. Nelle ore successive è seguito un violento scontro a fuoco tra gli assalitori e le forze di sicurezza che si è concluso soltanto nelle prime ore di giovedì con l’uccisione di tutti e cinque i terroristi. Una ferma condanna di quanto accaduto è arrivata oggi dal rappresentante speciale della Commissione dell’Unione africana per la Somalia, Francisco Madeira, il quale ha elogiato la rapidità della risposta delle forze di sicurezza all'attacco.

“Ancora una volta i terroristi, con la stessa vigliaccheria di sempre, hanno preso di mira i civili in un ristorante affollato, uccidendo e ferendo persone innocenti. Tuttavia, la rapida risposta delle forze di sicurezza ha impedito ulteriori perdite di vite umane. L'atto di coraggio manifestato dalle forze di sicurezza dev'essere lodato e dimostra che le riforme intraprese dal governo stanno prendendo forma e cominciano a mostrare risultati positivi”, ha affermato Madeira in un comunicato. "L'attacco è stato un tentativo disperato da parte dei terroristi che cercano di ottenere l'attenzione del pubblico dopo aver subito gravi perdite dalle recenti operazioni delle forze governative somale. Le operazioni militari in corso a Mogadiscio e nei campi di addestramento di al Shabaab hanno gravemente indebolito il gruppo”, si legge ancora nella dichiarazione. L’attentato segue quello avvenuto lo scorso 24 maggio, quando quattro persone sono morte e altre dieci sono rimaste ferite nell’esplosione di un’autobomba in un altro ristorante di Mogadiscio. Il tutto mentre, nello stesso giorno, lo Stato islamico rivendicava il suo primo attacco suicida in Somalia, avvenuto il 23 maggio nella città portuale di Bosaso, nella regione semi-autonoma del Puntland, provocando la morte di cinque persone. Nel 2015 al Shabaab, affiliato di al Qaeda in Somalia, si è infatti diviso in due fazioni dopo che Sheikh Abdulqadir Mumi, uno dei leader del gruppo, ha giurato fedeltà allo Stato islamico dalla sua base nelle montagne di Galgala, nel Puntland. Da allora si è fatta sempre più marcata la tendenza che sembra confermare una certa presa dello Stato islamico nei territori somali ancora controllati dagli insorti jihadisti.

In seno ad al Shabaab sono infatti sorte tensioni che si sono via via alimentate anche a causa delle difficoltà riscontrate sul campo dagli insorti, soprattutto dopo l’offensiva congiunta lanciata nel luglio 2015 dall’Esercito nazionale somalo e dalle truppe della missione di pace dell'Unione africana in Somalia (Amisom), finalizzata alla riconquista dei territori del basso corso del fiume del fiume Giuba. Questo ridimensionamento territoriale ha indebolito il gruppo jihadista, creando un malessere interno esploso nella diatriba su un eventuale affiliamento o meno allo Stato islamico, divenuto negli ultimi anni un modello vincente e di rilievo per l'intero panorama jihadista internazionale. Di conseguenza, il gruppo somalo si è diviso lungo una linea che separa i sostenitori della prosecuzione dell’alleanza con al Qaeda dai sostenitori dell’avvicinamento allo Stato islamico. La penetrazione dello Stato islamico in Somalia rischia di rappresentare un’ulteriore insidia per il neo presidente Abdullahi Mohamed "Farmajo", che il mese scorso ha dichiarato ufficialmente lo stato di guerra contro al Shabaab annunciando contestualmente un'amnistia di 60 giorni per i miliziani che si arrenderanno alle autorità somale, in cambio di formazione, occupazione e istruzione. La decisione, infatti, è giunta improvvisa ma in continuità con le promesse fatte dal neo presidente (eletto nel febbraio scorso dopo aver sconfitto il capo dello Stato uscente Hassan Sheikh Mohamud alle presidenziali di febbraio) in campagna elettorale, quando aveva promesso la sconfitta di al Shabaab, insistendo al contempo sulla necessità di recuperare alla causa somala i militanti “pentiti”, attratti dalla militanza armata a causa della “disperazione”. Farmajo ha inoltre annunciato la sostituzione dei vertici delle forze armate e dell’intelligence, colpevoli di non essere stati in grado di contrastare efficacemente i jihadisti. Si tratta di scelte strategiche che confermano l’intenzione del neo presidente d’imprimere una svolta alla lotta contro i jihadisti che dal 2006 hanno dichiarato guerra al governo federale di Mogadiscio. Al Shabaab, nonostante la vasta offensiva lanciata dalla Missione dell’Unione africana nel paese (Amisom), continua infatti a rappresentare una minaccia costante e a mietere vittime nei territori sotto il controllo delle autorità federali di Mogadiscio.
 
Agenzia Nova