Corno d'Africa
15.03.2021 - 09:43
 
ANALISI
 
Somalia: candidato presidente Mohamoud a “Nova”, partner internazionali decisivi per risolvere la crisi
Roma, 15 mar 09:43 - (Agenzia Nova) - La Somalia sta attraversando uno stallo elettorale senza precedenti, per risolvere il quale è necessaria un'azione decisiva da parte dei partner internazionali – tra cui l’Italia – affinché intervengano per aiutare il Paese a legittimare le proprie istituzioni attraverso vere elezioni democratiche. Ne è convinto Aweys Omar Mohamoud, docente universitario presso l’University College London (Ucl) e candidato alla presidenza della Somalia. In un’intervista ad “Agenzia Nova”, Mohamoud – appartenente al clan Hawiye – ha fatto il punto sullo stato di crisi in cui versa il suo Paese e sulle prospettive del processo elettorale somalo, impantanato da mesi in un’impasse che non sembra trovare sbocchi. “Siamo arrivati a questo punto a causa del pasticcio creato da (Mohamed Abdullahi Mohamed) ‘Farmajo’ nel corso della sua amministrazione quadriennale, che non è riuscita a pianificare e a preparare le elezioni per facilitare un trasferimento pacifico e democratico del potere. Detto questo, ciò che occorre fare ora è attuare il modello elettorale concordato dal presidente del governo federale della Somalia (Fgs) e dai leader degli Stati membri federati il 17 settembre 2020. Questo modello è stato anche formalmente approvato da entrambe le camere del Parlamento e sostenuto da tutti i principali attori politici. A mio avviso, poiché il mandato costituzionale del presidente della Fgs è scaduto l'8 febbraio 2021, è necessaria un'azione decisiva da parte dei partner internazionali della Somalia sul campo”, ha detto il candidato.

Ad ostacolare il processo elettorale sono tre questioni controverse: la composizione degli organi di gestione elettorale; le modalità di selezione dei rappresentanti del Somaliland nelle istituzioni federali; la gestione delle elezioni nella regione di Ghedo, nello Stato dell’Oltregiuba. In questo contesto l'opposizione, così come gli Stati di Puntland e Oltregiuba, accusano il presidente uscente Farmajo di cercare di rimanere al potere oltre il suo mandato, scaduto l'8 febbraio. “Chiunque – e intendo letteralmente chiunque ma, cosa più importante, i partner internazionali della Somalia sul campo – poteva intuire che le tendenze dittatoriali di Farmajo avrebbero causato diffuse lamentele politiche. Per tutto il suo mandato, il modus operandi di Farmajo è stato quello di richiedere la sottomissione alla sua volontà e ai suoi capricci autoritari. Dal momento in cui è entrato in carica, il suo ‘regime’ ha iniziato a smantellare gli elementi centrali della Costituzione provvisoria che ostacolano le minacce alla nuova dittatura e al governo repressivo: l'indipendenza del parlamento; i principi del sistema federale sanciti dalla Costituzione; una stampa libera; lo stato di diritto”, ha denunciato Mohamoud.

La comunità internazionale, Stati Uniti in testa, chiede da tempo una soluzione rapida alla crisi in Somalia per consentire un rapido svolgimento delle elezioni. Questo, però, riporta in auge il dibattito sull’opportunità di un intervento straniero negli affari interni di un Paese, come la Somalia. “I precedenti degli interventi internazionali vantano alterne fortune. In alcuni casi, come la Bosnia, la Croazia, la Namibia, El Salvador, il Mozambico, Timor est e la Sierra Leone, gli interventi internazionali hanno contribuito a porre fine a conflitti violenti, a imporre un certo ordine politico e, probabilmente, a porre le società sulla strada dello sviluppo democratico. In altri, come la Cambogia, il conflitto violento è quasi terminato e l'ordine politico è stato ristabilito, ma la democrazia deve ancora prendere piede. E in altri casi, come la Somalia, Haiti, la Repubblica democratica del Congo, l’Afghanistan e l’Iraq, la violenza continua e, laddove sono state stabilite nascenti istituzioni democratiche, il loro futuro a lungo termine rimane precario”, ha osservato il candidato, secondo il quale il concetto di sovranità non riguarda solo quella nazionale o l'autogoverno. “Si tratta anche di realizzare il potenziale umano e promuovere gli obiettivi e le aspirazioni legittime del popolo somalo, compreso l'obiettivo di negoziare la pace e porre fine alla guerra. In questo contesto, la sovranità è al servizio della dignità e dei diritti umani del popolo somalo”, ha aggiunto Mohamoud, secondo il quale la Somalia “è un ottimo esempio del fatto che senza sicurezza non ci può essere né pace, né sviluppo, né giustizia”.

Secondo Mohamoud, “se accettiamo l'affermazione che solo elezioni democratiche autentiche serviranno a risolvere pacificamente la competizione per il potere politico nel nostro Paese, e quindi a garantire il mantenimento della pace e della stabilità, dobbiamo dare il benvenuto ai nostri partner internazionali affinché intervengano per aiutarci a legittimare il nostro governo attraverso vere elezioni democratiche, poiché ciò a sua volta ridurrà la portata delle sfide non democratiche che attendono il nostro Paese”. La Somalia è afflitta da anni da una serie di enormi problemi interni. In questo contesto, potenze esterne come la Turchia e il Qatar sono il principale sponsor del governo federale, mentre altre – come gli Emirati Arabi Uniti – stanno espandendo la loro influenza soprattutto negli stati regionali settentrionali del Puntland e del Somaliland. “Le norme della sovranità legale internazionale sono state universalmente accettate durante il ventesimo secolo. Ma spesso è stato tacitamente assunto che queste norme sarebbero state accompagnate da un'effettiva sovranità interna, cioè da strutture di governo che esercitassero un controllo competente e idealmente costruttivo sulle popolazioni e sul territorio. Se un Paese non ha la capacità di esercitare una ‘sovranità interna effettiva’, i poteri esterni saranno tentati di intervenire, e la Somalia non fa eccezione in questo contesto. Detto questo, nessun potere esterno può eliminare le cause del fallimento del nostro Paese: povertà, istituzioni e deboli, insicurezza e molto altro. Dobbiamo farlo per noi stessi ricostituendo un senso di affinità, fiducia e cooperazione e creando una politica, un'economia e una società inclusive. Intendo essere il leader che crea questo senso di affinità tra il popolo somalo”, ha detto il candidato, secondo il quale l'Italia – in quanto ex potenza coloniale – ha un “ruolo fondamentale” da svolgere nel sostenere finanziariamente e tecnicamente il governo somalo per attuare i suoi programmi.

Quanto alle prossime elezioni – che si sarebbero dovute svolgere a febbraio ma la cui data non è stata ancora stabilita proprio a causa dell’impasse elettorale – Mohamoud si è detto ottimista circa le sue possibilità di vittoria e ha elencato i punti principali del suo programma. “Bisogna essere realistici su ciò che può essere ottenuto da un Paese che ha sofferto per decenni di conflitti e fallimenti. Dobbiamo elaborare azioni e iniziative che segnino un nuovo inizio per creare fiducia in modo inclusivo nella società. Ci sono cinque riforme cruciali che dobbiamo intraprendere: quella della sicurezza (la Somalia è al settimo posto al mondo in termini di maggiore impatto del terrorismo, quindi le riforme della sicurezza sono vitali per proteggere i cittadini e garantire l'integrità territoriale); quella della capacity building, con l’obiettivo di costruire uno Stato efficace e non corrotto, con uno stato di diritto forte e un'amministrazione pubblica efficace che fornisca con successo beni e servizi pubblici di base; mobilitare le entrate nazionali, e quindi ridurre la dipendenza dagli aiuti esteri; riforme economiche, in particolare quelle volte a creare posti di lavoro per i giovani, fondamentali per evitare la vulnerabilità all'estremismo violento, soprattutto dove oltre il 50 per cento della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà; costruire un governo inclusivo e responsabile, essenziale per la pace poiché la Somalia è eterogenea e frammentata lungo linee etniche, di clan e culturali”, ha concluso.
 
TUTTE LE NOTIZIE SU..
GRANDE MEDIO ORIENTE
EUROPA
AFRICA SUB-SAHARIANA
ASIA
AMERICHE