Mezzaluna
19.07.2018 - 11:23
ANALISI
  
Siria: Assad consolida il fronte meridionale e prepara l'offensiva nel nord
Roma, 19 lug 11:23 - (Agenzia Nova) - A più di sette anni dall’inizio del conflitto in Siria, con la riconquista di Deraa nel sud-ovest del paese da parte delle forze fedeli al presidente Bashar al Assad, la guerra civile pare prossima a una svolta con importanti conseguenze per la regione. Ripresa Deraa il 12 luglio scorso, il governo di Damasco ha ristabilito quasi completamente il proprio controllo sul sud della Siria, in particolare sui confini con Israele e Giordania. Qualora i lealisti, appoggiati da gruppi paramilitari, reparti iraniani e dall’aeronautica russa, avessero successo anche nell’offensiva contro i ribelli nel governatorato di Quneitra, presso le alture del Golan, il presidente siriano Assad avrebbe ripristinato la propria autorità sull’intera Siria meridionale. In tal caso, sotto il controllo degli insorti e dei gruppi terroristici rimarrebbero le regioni settentrionali e orientali del paese, ossia parti dei governatorati di Idlib e Aleppo e i distretti di al Hasakah e Deir ez-Zor, principale bacino petrolifero della Siria.

Consolidato il fronte sud-occidentale con la riconquista di Deraa, l’esercito siriano potrebbe dirigere la propria iniziativa verso le regioni della Siria settentrionale ancora controllate dai ribelli e dai terroristi. "Presto inizierà la battaglia e Idlib cadrà rapidamente proprio come Deraa", ha affermato Khalid Al Aboud, deputato al parlamento di Damasco di cui è anche segretario, durante un’intervista rilasciata alla televisione statale siriana. Tuttavia, ai piani di Damasco si oppongono gli interessi e le iniziative di Israele e Turchia. Per garantire la propria sicurezza, lo Stato ebraico ha affermato più volte che non tollererà la presenza di reparti iraniani ai suoi confini con la Siria o altrove in territorio siriano. A rendere evidente la propria determinazione, lo Stato ebraico ha compiuto ripetuti bombardamenti contro posizioni iraniane in Siria, in particolare in concomitanza dell’avvio delle offensive governative su Deraa.

Dopo giorni di intensi bombardamenti terrestri e aerei contro le posizioni degli insorti, l’offensiva governativa a Deraa è stata ufficialmente avviata il 26 giugno scorso. Grazie a un ingente dispiegamento di forze e alla copertura aerea dei caccia russi, l’avanzata dei lealisti è stata piuttosto rapida. A evidenziare la rapidità dei successi è giunta la resa immediata da diversi gruppi di ribelli o il loro passaggio nelle fila governative. Nel frazionamento del fronte degli insorti, l’esercito siriano ha trovato un’ulteriore spinta all’avanzata su Deraa, rinnovando l’intensità dei combattimenti. Per favorire la conclusione delle operazioni militari, che secondo l’Onu hanno provocato più di 320 mila sfollati oltre a numerose vittime civili, la Russia ha mediato una tregua tra il governo di Damasco e alcuni gruppi ribelli di Deraa. Raggiunta il 6 luglio, l’intesa prevedeva la consegna delle armi pesanti e leggere da parte degli insorti, la regolarizzazione della loro condizione giuridica e il ripristino dell’autorità di Damasco sui territori sgomberati dai ribelli. Quanti non avessero accettato la regolarizzazione dello loro status giuridico sarebbero stati trasferiti nelle aree del governatorato di Idlib ancora sotto il controllo dell’opposizione.

Una volta conclusa, la tregua a Idlib è rapidamente fallita. Già l’8 luglio, 11 gruppi di insorti riuniti nel Comando meridionale hanno reso noto di non accettare il cessate il fuoco. Riprese le ostilità, in realtà mai interrotte, i governativi sono entrati a Deraa il 12 luglio. La riconquista della città assume un alto significato politico e un’elevata rilevanza strategica. Proprio Deraa era stata tra i primi centri delle proteste che nel 2011 portarono allo scoppio della guerra civile in Siria. Inoltre, con la presa di Deraa, i governativi assumono il controllo della M5, l’autostrada di 450 chilometri che attraversa la Siria da nord a sud, da Aleppo fino al valico di Nasib alla frontiera con la Giordania, riconquistato dai lealisti il 6 luglio. Presa Deraa, le operazioni dell’esercito siriano sono state ampliate il 15 luglio all’adiacente governatorato di Quneitra, dove l’avanzata dei lealisti è stata altrettanto rapida.

Nella stessa giornata del 15 luglio, i governativi hanno occupato posizioni strategiche sulle colline prospicenti le alture del Golan, amministrate da Israele. In particolare, i reparti governativi si sono attestati sulla collina di al Haara a pochi chilometri dal Golan. Con la presa dell’altura, le forze di Assad hanno raggiunto gli obiettivi principali delle operazioni sul fronte di Deraa, ripristinando il controllo di Damasco sulle frontiere sud-occidentali della Siria. Uno sviluppo che Israele ha dichiarato più volte di non poter tollerare, specialmente se comporterà il dispiegamento di reparti iraniani ai suoi confini. A dimostrare la propria determinazione a garantire la sua sicurezza, lo Stato ebraico ha condotto negli ultimi mesi diversi attacchi aerei e missilistici in Siria.

Nella notte del 15 luglio, missili israeliani sono stati lanciati contro l’aeroporto internazionale di al Nayrab alla periferia orientale di Aleppo. Secondo l’agenzia di stampa siriana “Sana”, l’attacco ha causato esclusivamente danni materiali e avrebbe mirato a sostenere i ribelli che fronteggiano l’offensiva governativa a Deraa. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani (Sohr), organizzazione non governativa con sede a Londra, i missili lanciati da Israele avrebbero colpito un’installazione delle Guardie della rivoluzione islamica iraniane presso l’aeroporto al Nayrab, “uccidendo sei militari siriani e tre di altra nazionalità”, non precisata. Le autorità israeliane non hanno confermato né smentito l’attacco missilistico contro lo scalo di Aleppo.

Mentre Israele ribadisce con decisione il proprio diritto alla sicurezza, la Turchia intende mantenere e ampliare la propria influenza nel nord della Siria, acquisita con le operazioni nel governatorato di Aleppo: “Scudo dell’Eufrate”, combattuta contro lo Stato islamico da agosto 2016 a marzo 2017, e “Ramo d’ulivo”, avviata il 20 gennaio 2018 e ancora in corso contro le milizie curde Unità di protezione dei popoli (Ypg). Nel quadro dei colloqui di Astana, condotti dal gennaio 2017 da Russia, Turchia e Iran per giungere a una soluzione politica che preservi l’indipendenza e l’integrità della Siria, Ankara ha assunto le funzioni di potenza garante del cessate il fuoco nel governatorato di Idlib, dove le Forze armate turche hanno istituito 12 punti di osservazione. A Idlib come ad Aleppo, è attivo l’Esercito siriano libero (Fsa), gruppo dell’opposizione appoggiato dalla Turchia. Un’offensiva governativa contro Idlib porterebbe quindi a un urto tra Siria e Turchia, già in rotta da tempo. Come mostrano il sostegno all’Fsa e ripetute dichiarazioni delle massime autorità turche, Ankara intende giungere a una soluzione della crisi siriana che comporti la destituzione del presidente Al Assad. Al contempo, la Turchia non intende rinunciare ai guadagni territoriali di fatto ottenuti nel nord del paese, dove le Forze armate turche sono dispiegate a sostegno di amministrazioni civili vicine ad Ankara.

Se nel nord potrebbe verificarsi un urto diretto tra i reparti governativi e gli insorti appoggiati da Ankara, nell’est della Siria la situazione appare maggiormente fluida. In particolare, a Deir ez-Zor, tra i lealisti e i ribelli delle Forze democratiche siriane (Sdf) vige una tregua non ufficiale che consente alle due fazioni di combattere su fronti paralleli contro le sacche di resistenza dello Stato islamico presenti nella regione, in particolare al confine con l’Iraq. Gli scontri a fuoco tra l’esercito siriano e le Sdf non sono mancati, ma le due formazioni si sono anche prestate appoggio reciproco nei combattimenti contro l’Fsa e i reparti turchi nel nord del governatorato di Aleppo. Tuttavia, l’esercito governativo combatte contro le Ypg, componente maggioritaria dell Sdf, per ripristinare il controllo di Damasco sull’autoproclamata Federazione democratica della Siria settentrionale, istituita dai curdi e divenuta di fatto una regione autonoma. Mentre proseguono sporadici scontri a fuoco tra le forze di Damasco e le milizie curde, il governo siriano sarebbe impegnato in colloqui con le autorità della Federazione democratica per giungere a una cessazione delle ostilità. I negoziati avrebbero lo scopo definitivo di ripristinare il controllo di Damasco sulle aree occupate dalle Ypg, cui verrebbe riconosciuto un regime di semi-autonomia dal governo centrale.
 
Agenzia Nova