Mezzaluna
11.03.2019 - 16:20
ANALISI
  
Libia: allarme a Sirte, dopo la Cirenaica e il Fezzan Haftar si avvicina alla Tripolitania
Tripoli, 11 mar 16:20 - (Agenzia Nova) - E’ allarme a Sirte ma anche a Misurata e a Tripoli per il timore che la Tripolitania possa subire un attacco da parte delle forze del generale Khalifa Haftar. Le forze dell’Esercito nazionale libico (Lna) comandate dall'uomo forte di Bengasi si trovano ormai a pochi chilometri a est di Sirte, ex roccaforte del defunto colonnello Muhammar Gheddafi, caduta nel maggio del 2016 sotto il controllo dei jihadisti e liberata nel dicembre dello stesso anno dalla "città-Stato" di Misurata. Ad annunciarlo è stata la Difesa aerea di Sirte che fa capo al governo di accordo nazionale libico di Tripoli. Secondo questa fonte, le forze di Haftar hanno raggiunto la zona di Wadi al Ahmar e distano circa 20 chilometri da Buaba Abu Zahiya, dove si trovano le milizie di Misurata.

Le forze di protezione di Sirte, da parte loro, hanno annunciato lo stato di allerta e hanno richiamato tutte le unità di riservisti. Gli uomini di Haftar si starebbero avvicinando da est e da sud alla città libica controllata dalle milizie di Misurata fedeli al governo di Tripoli. “Abbiamo inviato delle pattuglie 90 chilometri a sud e a est di Sirte impegnate a difendere le postazioni”, si legge in una nota delle forze di protezione di pubblicata su Facebook. L’approssimarsi delle forze di Haftar “è una provocazione che respingiamo e davanti alla quale non resteremo fermi a guardare”, prosegue il comunicato. Le forze di Sirte fanno sapere che “qualsiasi tentativo di attacco alla nostra città sarebbe una dichiarazione di guerra che avrebbe conseguenze disastrose: noi siamo pronti".

Intanto fonti militari di Bengasi riferiscono all’agenzia di stampa russa “Sputnik” che gli uomini di Haftar "hanno preso il controllo della porte di Abu Hadi, a sud di Sirte". Si tratta di una postazione che era stata conquistata in passato dalle forze di Bunian al Marsus ("edificio dalle fondamenta solide") all'epoca dell'offensiva per estromettere lo Stato islamico dall'area. Poco dopo, però, i miliziani di Haftar che erano arrivati ad Abu Hadi hanno deciso di ritirarsi senza ingaggiare scontri a fuoco con le forze di Misurata. La città di Sirte è stata liberata dalla presenza del sedicente "califfato" nel dicembre del 2016, ma l'offensiva era costata alle milizie di Misurata circa 700 morti e quasi duemila feriti. Alle operazioni militari avevano preso parte attiva anche gli Stati Uniti con l'operazione militare Odyssey Lightning, conclusa dopo la distruzione di 1.059 postazioni nemiche, 41 veicoli bomba, 36 tra veicoli per i rifornimenti e magazzini per le scorte, nonché due carri armati. Un ruolo l'ha giocato anche l'Italia, curando i feriti di Bunian al Marsus nell'ospedale da campo allestito a Misurata: la struttura è presente ancora oggi e serve anche la popolazione civile.

Il Consiglio dei saggi e notabili di Misurata, presieduto da Ibrahim Bin Ghashir, ha ribadito che “il vero esercito libico sono le forze di Bunian al Marsus”. In una nota diramata oggi si legge che “la lotta alle milizie terroriste condotte dalle forze dell’Operazione Karama ('Dignità', del generale Haftar) non è altro che una scusa per entrare nelle città libiche e distruggerle tramite furti e razzie, incendiando le case, cacciando i suoi abitanti e perpetrando crimini di guerra documentati con audio e video”. Il Consiglio ha poi aggiunto che “le Forze armate sono rimaste sorprese nel vedere l’avanzata verso Sirte. Si tratta di un’avanzata provocatoria in una zona sotto il controllo delle forze di Bunian al Marsus che fa capo al vero esercito libico rappresentato dal ministero della Difesa del governo di accordo che per primo ha combattuto il terrorismo a Sirte”. Le forze di Bunian al Marsus "hanno vinto contro il vero terrorismo a Sirte in un momento fondamentale e senza commettere crimini di guerra”. Il Consiglio dei saggi di Misurata chiede infine a tutti i capi tribù della Libia di “tenere una riunione d’emergenza per evitare ulteriori divisioni che potrebbero portare altro sangue nel paese”.

Secondo quanto si legge in un editoriale apparso oggi sul sito “Ean Libya” da Mohammed Ali al Mabruk, “l’esercito di Haftar controlla ormai il 90 per cento della Libia, in quanto ha il controllo dell’est e del sud”. Secondo l’analisi “ad Haftar manca solo il 10 per cento della Libia”, per questo “ci si aspetta che decida di entrare in quella zona dove la popolazione ha già chiesto il suo arrivo”. Di recente “sono stati diffusi numerosi comunicati contrari all’arrivo delle forze di Haftar in Tripolitania, ma non hanno nulla a che fare con la volontà della popolazione locale in quanto diramati da gruppi politici che rappresentano soltanto una minoranza”. Va sottolineato, tuttavia, che in Tripolitania vivono i due terzi dei cittadini libica.

Altri media arabi sottolineato "la capitale Tripoli potrebbe essere il prossimo obiettivo dell'Lna dopo le vittorie nel sud". E’ quanto si legge in un editoriale apparso oggi sul giornale panarabo “al Arab” dal titolo: “La determinazione di Haftar di conquistare Tripoli lascia presagire lo scenario peggiore”. L'Esercito nazionale libico “ha rafforzato la sua presenza nella parte centrale della Libia”, si legge nell'editoriale. Il riferimento è alle unità delle forze di Haftar giunte nei giorni scorsi nella base aerea di al Jufra “dove sono arrivate le forze che si trovavano a Bengasi. Da li è possibile andare verso ovest e arrivare fino a Tripoli, città che secondo i diplomatici è davvero minacciata nel caso in cui dovessero fallire le trattative sulla divisione dei poteri e le elezioni”.

Il quotidiano britannico "The Guardian" ha pubblicato oggi un'analisi della situazione politico-militare in Libia della situazione politico-militare in Libia dalla quale emerge preoccupazione per il rafforzamento del generale Haftar dopo la conquista, lo scorso mese, di gran parte della regione meridionale del Fezzan ricca di petrolio. Nell'articolo lo specialista di affari diplomatici, Patrick Wintour, ricorda come, con le recenti vittorie militari, l'uomo forte della Cirenaica ora domina due terzi dell'intero territorio della Libia, la maggior parte delle sue frontiere esterne e le risorse petrolifere situate nel bacino di Murzuk. Per esprimere le preoccupazioni di quanti temono che il nuovo rapporto di forze sul terreno possa mettere il generale Haftar nelle condizioni di dettare i termini della soluzione dell'ormai annosa crisi della Libia, il "Guardian" dà voce soprattutto a Khalid al Mishri, il presidente dell'Alto consiglio di Stato libico di cui è espressione il governo guidato dal premier Fayez al Sarraj: viene chiamato "governo di accordo nazionale", afferma in quotidiano britannico, ma in realtà controlla a malapena la Tripolitania anche se è riconosciuto dalle Nazioni Unite e da gran parte della comunità internazionale. "Haftar non è affatto interessato alla democrazia", denuncia Al Mishri: "Il suo unico obbiettivo è governare il paese con lo stesso pugno di ferro utilizzato in Egitto dal presidente Abdel Fatah al Sisi", afferma. Khalid al Mishri, ricorda il giornale britannico, è un fiero avversario del generale, è legato al Qatar ed alla Turchia mentre Haftar è appoggiato dall'Egitto appunto, dagli Emirati Arabi Uniti e dalla Francia.

Lo scorso 27 febbraio Haftar e Al Sarraj si sono incontrati a Doha in un vertice a cui era presente anche l'inviato dell'Onu per la Libia, Ghassan Salamé: ne è scaturito un accordo piuttosto vago per metter fine alla crisi che attanaglia da oltre otto anni il paese nordafricano e che ha grandi ripercussioni per l'Europa, soprattutto per quanto concerne le forniture di idrocarburi ed i flussi migratori. I due potrebbero incontrarsi nuovamente la prossima settimana, ma intanto il vertice di febbraio ha già avuto un effetto concreto: la ripresa della produzione petrolifera nel grande giacimento meridionale di Sharara, il più grande del paese; lì ha grandi interessi la compagnia petrolifera francese Total, sottolinea il "Guardian", e secondo diverse testimonianze in quella zona operano unità delle forze speciali della Francia. Quale sia il punto di vista del Regno Unito lo esprime al "Guardian" l'ex ambasciatore britannico a Tripoli, Peter Millett: il vertice di Doha potrebbe contribuire al successo degli sforzi dell'Onu per avviare la crisi libica ad una soluzione politica, dice Millett. Ma aggiunge: "Se vuole però diventare parte della soluzione, Haftar deve sottomettersi alla supervisione dei poteri civili; e se vuole diventare presidente della Libia, deve presentarsi alle elezioni da civile rinunciando al suo ruolo militare".

Quanto alla questione dirimente della gestione delle risorse energetiche libiche, secondo l'ex ambasciatore britannico è essenziale che esse rimangano sotto l'esclusiva amministrazione della National Oil Corporation (Noc), l'ente libico indipendente dalle fazioni presieduto dal tecnico Mustafa Sanallah. Per ora però, conclude l'analisi del "Guardian", Haftar ha imposto una "no-fly zone" su tutta la Libia meridionale e sono forti i timori che stia solo prendendo tempo per rafforzarsi ulteriormente allo scopo di lanciare un'offensiva contro Tripoli e conquistare così tutto il paese

In vista di questo pericolo, il premier del Governo di accordo nazionale libico, Fayez al Sarraj, ha incontrato la scorsa settimana a Tripoli i sindaci della Tripolitania ai quali ha spiegato i punti dell’accordo raggiunto la scorsa settimana ad Abu Dhabi con il generale Khalifa Haftar. Secondo quanto riferisce l’emittente televisiva “218 Tv”, Sarraj ha spiegato che “tra i punti più importanti c’è l’accordo sulle elezioni presidenziali e parlamentari da tenersi entro la fine dell’anno e la necessità di creare un clima favorevole al voto, sostenendo gli sforzi della missione Onu in questa direzione, senza prolungare la fase di transizione e unificando le istituzioni dello Stato”. Secondo Sarraj “sarà possibile costruire qualcosa da questo incontro” e ha ribadito alcuni principi dai quali non si può prescindere. Tra i punti fermi indicati da Sarraj vi è che ”lo Stato deve essere guidato da politici e non da militari” e “il blocco dei discorsi che incitano alla violenza, evitando ogni divisione, in modo da non portare la guerra civile nelle città libiche”.

Subito dopo il premier Sarraj, si è recato in visita ufficiale in Qatar dove è stato ricevuto dall’emiro Sheikh Tamim Bin Hamed al Thani a Doha. Secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa qatariota “Qna”, i due hanno discusso delle relazioni bilaterali tra i loro paesi e dei temi di attualità che riguardano la regione mediorientale e la crisi libica. Tamim ha confermato a Sarraj la posizione del Qatar “di sostegno all’unità nazionale e alla sua stabilità”. La visita di Sarrah a Doha è la seconda effettuata nelle ultime settimane nei paesi del Golfo dopo quella di Abu Dhabi, nella quale il premier ha tenuto un vertice con il generale Khalifa Haftar. Secondo il sito web informativo arabo “al Bawab”, “in queste ore i Fratelli musulmani di Misurata sono in allerta dopo l’annuncio delle forze di Haftar di prepararsi ad entrare a Tripoli per ripulirla dalle milizie”.
 
Agenzia Nova
 
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