Mezzaluna
26.04.2017 - 18:18
Analisi
 
Tunisia: il governo corre ai ripari per frenare la svalutazione del dinaro
Roma, 26 apr 18:22 - (Agenzia Nova) - La Tunisia sta cercando di frenare una preoccupante svalutazione della moneta locale, che ha raggiunto questa settimana il minimo storico nei confronti dell’euro, scambiato a 2,70 dinari tunisini. Il capo del governo, Youssef Chahed, ha cercato di rassicurare la popolazione, spiegando ai microfoni dell’emittente “Radio Sfax” che il calo del dinaro riflette "l'enorme deficit commerciale" del paese e che non bisogna farsi prendere dal panico: “Verranno prese delle decisioni. Limiteremo le importazioni, molte delle quali sono inutili", ha spiegato il 41enne capo del governo di unità nazionale. Il Consiglio dei ministri si riunirà “presto” per discutere delle diverse proposte sul tavolo per risolvere questo problema, ha aggiunto Chahed.

Intanto la Banca centrale della Tunisia ha deciso di iniettare 100 milioni di dollari nel mercato dei cambi, promettendo di rialzare i tassi di interesse nel tentativo di rafforzare il dinaro tunisino e attenuarne la svalutazione. “Una revisione dei tassi di interesse potrebbe rafforzare il dinaro, migliorare il tasso di cambio nei confronti delle valute estere e rendere la moneta nazionale più attraente a livello di investimenti e risparmi”, ha dichiarato ieri sera il governatore della Banca centrale, Chedli Ayari, all’emittente televisiva “El Wataniya 1”. Il tasso di riferimento è attualmente pari al 4,25 per cento, secondo l'ultimo aggiornamento sul sito web dell'istituto centrale tunisino. Inoltre, l’istituto centrale tunisino ha concordato con le banche locali di semplificare la vendita e l'acquisto di valuta estera "ove possibile". L'economia tunisina sta affrontando “un crescente deficit di bilancio e della bilancia commerciale: il governo si è impegnato a prendere delle misure per ridurre le importazioni, principale causa del deficit commerciale”, ha aggiunto il numero uno della Banca centrale tunisina.

L'esperto di economia Ezzeddine Saidane ha spiegato ad "Agenzia Nova" che il governatore della Banca centrale "non ha detto tutta la verità: ha provato solo a salvare la situazione e a calmare gli animi". La Tunisia rischia di non poter pagare i suoi debiti, ha detto ancora Saidane, sottolineando che nei primi tre mesi del 2017 il deficit commerciale è aumentato del 57 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Per rimediare alla situazione, l’esperto ha invitato il governo ad adottare “una strategia di salvezza dell’economia nazionale, come quella varata dal governo tunisino nel 1986: ma oggi la situazione è ancor più pericolosa".

Secondo l'economista tunisino Hacemi Alaya, tuttavia, non è il deficit commerciale la vera causa della svalutazione del dinaro, “ma la totale mancanza di incentivi economici" nel paese. Nell’ultimo rapporto sugli sviluppi economici e monetari, la Banca centrale tunisina ha evidenziato che il deficit della bilancia commerciale ha superato nei primi due mesi dell’anno quota 2,5 miliardi dinari, contro gli 1,35 miliardi nello stesso periodo nel 2016. Un altro grande problema del paese riverisco è il contrabbando, che in alcune zone del paese (in particolare al confine con la Libia) è la prima fonte di sostentamento per migliaia di famiglie. Il governo, da parte sua, ha lanciato una campagna per invitare la popolazione a consumare esclusivamente prodotti locali. Sui social network è stato lanciato l’hashtag #Consomme619 (dal codice a barre delle merci tunisine, 619) per promuovere l'acquisto di prodotti “Made in Tunisia”.

L'iniziativa è sostenuta da diverse organizzazioni nazionali, inclusa l'Unione generale del lavoro (Ugtt), la maggiore confederazione sindacale del paese. Oltre a incoraggiare i cittadini a consumare prodotti tunisini, l'Ugtt ha invitato i cittadini tunisini a trascorrere le loro vacanze estive in Tunisia. Il turismo, infatti, è uno dei pilastri della fragile economia rivierasca. Gli attentati terroristi del 2015 - che hanno colpito in particolare i turisti stranieri al Museo del Bardo e nella spiaggia di Sousse - hanno duramente colpito questo settore economico, fonte anche di valuta estera. Il governo tunisino assicura che il turismo si sta gradualmente riprendendo, anche grazie all’apertura verso mercati alternativi all’Europa come gli stati del Golfo e dell’Asia. Eppure negli ultimi due anni il dinaro ha perso circa un quarto del suo valore nei confronti della moneta unica europea, passando dai 2 euro del 2015 al picco di 2,70 euro della scorsa settimana, per poi scendere ieri a 2,61 euro, oltre il 14 per cento in meno rispetto allo stesso periodo del 2016.

Secondo l’Unione tunisina dell’industria, del commercio e dell’artigianato (Utica), l’organizzazione che rappresenta gli imprenditori, la svalutazione del dinaro “costituisce un grande pericolo sia per l'economia nazionale che per la società". L’aggravarsi della situazione potrebbe avere "conseguenze molto negative" secondo l'organizzazione. Il governo e la Banca centrale, afferma Utica, dovrebbero adottare rapidamente un "piano" per fermare questo trend. Secondo Moez Joudi, presidente dell'Associazione tunisina della governance (Atg), è stata fatta molta confusione sulla crisi del dinaro. “Abbiamo cambiato il nostro regime di cambio, che non è più a tasso fisso: è il mercato a decidere il tasso giornaliero, riflettendo la situazione economica del paese e la sua competitività a livello internazionale. Spetta poi alla Banca centrale decidere se intervenire o meno sull’andamento del dinaro attraverso i meccanismi delle riserve valutarie”.

Le riserve valutarie della Tunisia sono tuttavia pari a 12,51 miliardi di tunisini dinari. Secondo Joudi è un livello troppo basso che riflette il deterioramento della situazione economica e finanziaria in Tunisia, lo squilibrio della bilancia commerciale, la mancanza di competitività dei prodotti nordafricano e la debolezza degli investimenti diretti esteri. Joudi ha inviato a non banalizzare la situazione, invitando piuttosto il governo ad essere più reattivo. “Dobbiamo attuare delle misure a lungo termine attraverso un vero dialogo economico nazionale, e misure a breve termine in grado di fermare l'emorragia limitando le esportazioni e combattendo l’economia sommersa”, ha detto Joudi. “Dobbiamo sostenere le nostre imprese, in particolare gli esportatori, per renderle più competitive e ripristinare la fiducia tra gli operatori economici”, ha aggiunto.

La limitazione delle importazioni promessa dal governo Chahed potrebbe coinvolgere anche l’Italia, secondo partner commerciale della Tunisia dopo la Francia. Secondo i dati recentemente pubblicati dall'Istituto nazionale di statistica tunisino, l'andamento della bilancia commerciale nel corso dei primi nove mesi dell'anno 2016 è stato lievemente negativo per la Tunisia (-1,13 per cento), in quanto le importazioni sono state leggermente superiori alle esportazioni, raggiungendo il valore di 4,3 miliardi di dinari tunisini (circa 1,9 miliardi di euro), con un saldo negativo pari a 1,1 miliardi di dinari tunisini (circa 506,7 milioni di euro). La quota paese dell'Italia nelle esportazioni tunisine, per i primi nove mesi del 2016, è stata pari al 15,3 per cento, mentre nelle importazioni tunisine, sempre per quanto riguarda il periodo di riferimento, è stata del 14,3 per cento.

Nel frattempo il ministro delle Finanze della Tunisia, Lamia Zribi, tradendo un certo nervosismo per la gravità della situazione, ha smentito di aver parlato di svalutazione del dinaro. In una conferenza stampa convocata ieri presso il dicastero di Tunisi, il ministro ha affermato che le sue parole “sono state manipolate per condurre una campagna diffamatoria” sui social network al fine di “ostacolare gli sforzi per attuare le riforme contro la corruzione e l'evasione fiscale”. In precedenza, l’Ugtt aveva accusato il ministro Zribi di aver fatto “dichiarazioni irresponsabili” in merito al dinaro tunisino. Adesso il ministro ha detto di non aver mai affermato che l'euro raggiungerà un tasso di cambio pari a tre dinari tunisini, come le era stato invece contestato. La Zribi ha riferito di aver spiegato in un'intervista radiofonica che l’attuale situazione “non conferma queste speculazioni”, soprattutto se si tiene conto dei “positivi indicatori economici” relativi alla produzione di fosfati, l’aumento delle esportazioni e la graduale ripresa del turismo.

La titolare del dicastero ha sottolineato che la politica dei tassi di cambio è stabilita dal governo, mentre la Banca centrale è solo un mero esecutore: il valore del dinaro è poi determinato dal mercato interbancario attraverso il principio della domanda e dell'offerta. "Il calo del dinaro risponde in modo meccanico a questa regola e l'aumento della domanda è dovuto all'incremento del deficit, soprattutto commerciale, che ha raggiunto un tasso record del 3 per cento", ha spiegato l’esponente del governo tunisino. La Zribi si è detta molto infastidita da questa “campagna diffamatoria” condotta da persone che, a suo dire, hanno causato il panico sui mercati. Il ministro ha poi spiegato che attualmente il valore della moneta locale è stabile a 2,46 dinari per un euro. Tuttavia, secondo il sito web della Banca centrale, il cambio con la valuta europea è pari oggi, 26 aprile, a 2,61 dinari.

Secondo la Zribi, peraltro, “l’impopolarità” della sua figura sarebbe dovuta al lavoro del ministero nella lotta contro la politica fiscale, la corruzione e la riforma fiscale. "Questa campagna – ha aggiunto la titolare del dicastero – è orchestrata da persone che vogliono solo creare delle agitazioni". La Zribi si è detta poi “sorpresa” di vedere alcuni colleghi e persone vicine al governo “prendere parte a questa campagna”. Il riferimento è al consigliere economico del capo del governo, Taoufik Rajhi, il quale ha rapportato la situazione economica tunisina a quella della Thailandia. "Ho la coscienza a posto dinanzi a chi chiede il mio licenziamento. Queste campagne non possono deviarmi dai miei obiettivi e dal mio piano di riforma. La nostra arma è la competenza e l'integrità. La salvezza dell'economia tunisina si basa sulle profonde riforme che devono essere formulate e attuate da tutte le parti sociali e professionali del paese", ha concluso la titolare del dicastero.

Una boccata d’ossigeno per le vuote casse tunisine dovrebbe arrivare dal Fondo monetario internazionale (Fmi), con lo sblocco della seconda tranche da 300 milioni di dollari del maxi prestito elargito alla Tunisia. Un accordo di massima è stato raggiunto lo scorso 17 aprile. Ora l’intesa dovrà essere confermata dal Board dell’Fmi a Washington nelle prossime settimane. Il World Economic Outlook di primavera stima che la crescita economica reale nel paese nordafricano debba essere pari al 2,5 per cento nel corso del 2017, e l’andamento sarà al rialzo nel 2018, quando dovrebbe raggiungere il 3,1 per cento. L’economia del paese nordafricano, secondo l’Fmi, è stata fortemente influenzata nel recente passato dal crollo del settore turistico, causato da una serie di attentati terroristi che hanno colpito il paese. Nel 2016 l’economia tunisina è cresciuta solo dell’1 per cento, a fronte di una media regionale del 3,9 per cento nello stesso periodo.

Il dinaro tunisino è la moneta del paese nordafricano dal primo novembre 1958. In questa data, infatti, la nuova valuta sostituì il franco tunisino. All’inizio un dinaro era equivalente a 2,11 grammi di oro. Dopo un periodo di relativa stabilità, la moneta della Tunisia iniziò la sua parabola discendente all’inizio degli anni Ottanta. Dal 1983 al 1991, il dinaro perse ogni anno in media circa il 5 per cento del suo valore. Al contrario, negli anni Novanta il tasso reale di cambio effettivo del dinaro fu molto più stabile, con un deprezzamento medio di circa l'1 per cento all'anno. A partire dal 2001, il dinaro è tornato a svalutarsi ad un tasso medio del 5 per cento all'anno, con un picco dell’8,6 per cento nel 2003. Questo deterioramento è stato causato in parte dal crescente aumento del prezzo delle auto "popolari" importate in euro.
 
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