Mezzaluna
24.10.2018 - 16:52
ANALISI
  
Libia: ecco la mappa dei gruppi armati stranieri nel Fezzan
Roma, 24 ott 16:52 - (Agenzia Nova) - Scade oggi l’ultimatum dato due giorni fa dalla coalizione di milizie Tebu e arabe libiche del Fezzan alle bande ribelli ciadiane asserragliate nella zona di Umm al Aranib, dove la scorsa settimana sono iniziati gli scontri a fuoco tra le parti. Il sindaco del villaggio di al Sharqya, Mohammed al Arabi, ha spiegato ai media locali che la brigata araba Khaled Bin Walid e le forze Tebu alleate stanno trattando con i ribelli ciadiani che sono circondati nella sede di una compagnia cinese presente in zona, al fine di ottenere una loro resa. Gli edifici dove sono asserragliati i ciadiani sono sorvegliati giorno e notte ed è ritornata la calma in zona dopo gli ultimi scontri avvenuti domenica scorsa, 21 ottobre, nei quali almeno una persona è morta e ci sono stati diversi feriti.

La crisi nel Fezzan è anche il tema al centro della riunione del governo di accordo nazionale libico fissata per questo pomeriggio a Tripoli. Nella regione meridionale libica, infatti, sono presenti milizie di ribelli ciadiani e sudanesi che compiono razzie e rapimenti a scopo di estorsione, oltre ai contrabbandieri e trafficanti di essersi umani che approfittano della mancanza di sicurezza nella regione. Il vicepremier Ahmed Maiteeq e il segretario generale del Consiglio dei ministri libico, al Taher Amer, hanno messo la situazione nel Fezzan in cima all’ordine del giorno della riunione del Consiglio dei ministri di oggi. Nei giorni scorsi la missione Onu in Libia (Unsmil) aveva condannato il deterioramento della situazione della sicurezza nel sud della Libia. In una nota diramata venerdì scorso, 19 ottobre, la missione delle Nazioni Unite aveva chiesto alle autorità libiche di assumere iniziative immediate e concrete per risolvere la mancanza di sicurezza che si registra nella regione. Di questo ha anche discusso ieri il premier libico, Fayez al Sarraj, con gli ufficiali delle forze armate libiche.

E’ impegnato a risolvere questa crisi anche il comando dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna) del generale Khalifa Haftar “che si sta coordinando con il Ciad e il Niger per condurre un’operazione militare contro i ribelli ciadiani nel sud della Libia”. E’ quanto ha affermato il colonnello Ahmed al Mismari, portavoce delle forze del generale Haftar, intervistato dal sito web “al Ain al Ikhbariya” in merito alle violenze in corso nel Fezzan. “Le nostre forze proseguono le loro operazioni militari contro le bande armate nel sud", ha affermato l’ufficiale. "Stiamo lavorando per capire chi finanzia questi gruppi e con chi essi cooperano, essendoci nell’area riserve di oro e uranio”. Le bande ciadiane sono attive in particolare nella zona di Mazraq, dove secondo Mismari “si sono insediate compiendo crimini contro i libici”.

Inoltre sempre oggi, 24 ottobre, nella capitale ciadiana N’Djamena è prevista la quarta riunione ministeriale per il controllo e il rafforzamento della sicurezza alla frontiera comune tra Sudan, Libia, Ciad e Niger. La riunione, riferiscono fonti del ministero degli Esteri sudanese citate dal quotidiano “Sudan Tribune”, vedrà la partecipazione dei rappresentanti dei ministeri degli Esteri, della Difesa, dell’Interno e di servizi d’intelligence dei quattro paesi e verterà sulle misure congiunte da adottare per combattere il terrorismo, il contrabbando, il traffico illegale di droga e di esseri umani e i reati transfrontalieri, nonché sull’adozione di progetti di sviluppo nelle aree di confine.

In una precedente riunione che si è svolta nell’aprile scorso a Niamey, i ministri dei quattro paesi hanno concordato l'istituzione di un meccanismo di cooperazione per la sicurezza delle frontiere e la lotta contro il crimine organizzato transnazionale. Il confine meridionale libico, caratterizzato da deserto, è un importante punto di passaggio per i migranti provenienti dai paesi dell’Africa sub-sahariana e per i gruppi terroristici attivi in Libia e nei paesi limitrofi. Il generale Haftar ha tenuto il 22 ottobre un incontro con diversi comandanti delle zone militari della Libia nel quartier generale dell'Lna a Bengasi, nell’est della Libia. Anche secondo il quotidiano panarabo edito a Londra “Asharq al Awsat”, Haftar starebbe preparando un'operazione militare su larga scala nella regione meridionale del Fezzan per contrastare i gruppi armati affiliati all'opposizione sudanese e ciadiana.

Ma contro chi intende combattere Haftar e quali sono i gruppi armati stranieri presenti nel Fezzan che operano in simbiosi con i trafficanti di armi, droga e esseri umani? Secondo il sito web informativo "Ewanlibya", il più importante dei gruppi è il Movimento per la democrazia e la giustizia del Ciad (Mdjt). Si tratta di un gruppo armato composto dai membri dei clan Tebu non libici. Fondato sui monti Tebesti, il massiccio montuoso situato nella parte nord-occidentale del Ciad, la maggior parte dei suoi leader opera ormai nel sud della Libia e molti si presentano come libici, avendo un aspetto tipico di quello della popolazione del Fezzan. Negli anni Novanta, le autorità libiche hanno arrestato molti dei suoi componenti su richiesta del governo ciadiano che ne chiedeva l'estradizione.

Nel Fezzan opera anche un altro gruppo composto da miliziani Tebu provenienti dal Niger: si tratta delle Forze rivoluzionarie armate per il Sahara (Fars). Anch’essa è una formazione ribelle che combatte contro il governo del suo paese di origine. Opera nel Fezzan dal 2011 ed ha avuto un ruolo nel raggiungimento dell’accordo di Doha tra Tuareg e Tebu e nella guerra lanciata dai ribelli ciadiani per occupare la città di Ubari, la terza città per importanza del sud della Libia, nel 2016.

Un’altra formazione armata presente nella zona è il Fronte di riconciliazione per il cambiamento in Ciad. Attualmente i suoi membri si trovano in diverse parti intorno a Sebha e nella zona di Umm al Aranib, dove si combatte da giorni. E' guidato da Mahdi Ali Mohammed e dal generale Mohammed Nuri - ex leader storico dell’opposizione ciadiana che è stata sul punto di prendere N’djamena nel 1998, nonché stato ex ministro per conto della tribù degli Anakza. Il governo francese ha imposto sanzioni nei confronti di queste due personalità ciadiane nel 2017; entrambi sono sospettati di aver ricevuto finanziamenti illeciti dal Qatar, mentre gli uomini del Fronte avrebbero partecipato agli scontri del gennaio 2014 per la presa di Sebha.

E' attivo nel sud della Libia anche il Consiglio militare di salvezza della Repubblica del Ciad (Ccmsr). I suoi uomini si concentrano soprattutto in diverse aree intorno a Sebha. Secondo alcuni osservatori libici, il Ccmsr conterebbe 4 mila uomini tra cui ex ufficiali e soldati dell’esercito ciadiano, appartenenti soprattutto al clan degli al Dazarqa, che hanno defezionato anche di recente in opposizione all’attuale governo di N'Djamena. A guidarlo è un consiglio composto da 12 membri guidato dal segretario generale Abkar Sharif Isa. Quest'ultimo ha preso il posto del leader storico del gruppo, Lamohammad Hussein Boulmai, arrestato dal governo del Niger con i suoi più stretti collaboratori mentre entrava dal paese proveniente proprio dalla Libia alla fine del 2017.

Un’altra formazione ribelle ciadiana presente intorno a Sebha è il Raggruppamento delle forze per il cambiamento del Ciad (Rfc). I suoi componenti appartengono alle tribù dell’est del Ciad - in particolare il clan degli al Zaghaoua - di cui fa parte il leader Timan Ardimi, uno dei più famosi ribelli ciadiani. Prima di rivoltarsi contro il governo, il generale Ardimi era il direttore dell’ufficio del presidente ciadiano Idriss Deby. In alleanza con il generale Mohammed Nuri, il capo della Rfc è stato sul punto di far cadere l’attuale capo dello Stato ciadiano del 1988. Ardimi risiede da 10 anni in Qatar, da dove guida il movimento in diversi scontri armati in Libia (tra cui quelli intorno a Tripoli); vanta ottimi rapporti con il Movimento per la giustizia e l’uguaglianza del Darfour in Sudan per legami di tipo tribale. Il Raggruppamento, tuttavia, è stato fortemente indebolito da uno scontro interno tra i suoi membri che si trovano intorno a Sebha lo scorso dicembre. Il più noto Movimento per la giustizia e l’uguaglianza del Darfour, da parte sua, è anch'esso presente in parte in Libia, dove ha inviato uomini che hanno partecipato a diversi scontri a fuoco per lo più come mercenari. In particolare, secondo "Ewanlibya", questi miliziani hanno partecipato all’attacco di Sebha nel 2014.

Non vanno sottovalutati infine i gruppi armati dell’opposizione del Mali e del Niger. Si tratta di gruppi composti in buona parte da Tuareg non libici provenienti da Mali, sud dell’Algeria, nord del Niger, Burkina Faso, Mauritania e nord del Senegal. Questi gruppi si sono stabiliti in buona parte nella zona di Wadi al Hayat, che si trova nella regione storica del Fezzan. La loro roccaforte è Ubari, ma sono presenti anche a Ghat e a Sebha. Questi gruppi hanno partecipato a numerosi scontri a fuoco avvenuti negli ultimi anni in Libia e in molti sono in possesso di falsi passaporti libici.
 
Agenzia Nova