Mezzaluna
31.03.2021 - 15:15
 
ANALISI
  
Libia: il generale Haftar mostra i muscoli per cercare di tornare in partita
Roma, 31 mar 15:15 - (Agenzia Nova) - Il generale Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica che ha tentato senza successo di conquistare il potere con un’offensiva militare contro il governo di Tripoli, sta cercando di rientrare in partita dopo la formazione di un nuovo Governo di unità nazionale (Gun). Le manovre militari compiute nei giorni scorsi nella Libia orientale e la riunione dei notabili delle tribù avvenuta ieri hanno rappresentato un'opportunità per il generale di inviare messaggi al presidente del consiglio presidenziale, Mohamed Menfi, e al primo ministro del Gun, Abdulhamid Dabaiba. Le esercitazioni militari hanno peraltro coinciso con il primo incontro tenuto da Menfi, in qualità di comandante in capo dell'Esercito libico, nella capitale Tripoli con gli alti ufficiali della Tripolitania.

Il momento è importante. Il ministero della Difesa non è stato ancora ufficialmente assegnato (l’interim è stato trattenuto da Dabaiba), così come il ruolo di capo dello Stato maggiore delle Forze armate. Le autorità libiche sono concentrate su una delicata transizione verso le elezioni parlamentari e presidenziali da tenersi nella data prevista per il 24 dicembre. E Haftar sembra per il momento relegato ai margini di queste dinamiche. Dopo aver assistito alle manovre militari della 106esima Brigata dell’Lna, nota anche come Awlia Aldem, con al fianco i suoi due figli (Saddam e Khaled) e suo genero (Ayoub Busaif), Haftar ha partecipato ieri a un forum delle componenti sociali in Libia, tenutosi presso il quartier generale del Comando generale di Al Rajma, poco fuori Bengasi, dal titolo "Il primo forum per le componenti sociali in Libia". Secondo la pagina Facebook del Comando generale, Haftar ha elogiato "il sostegno illimitato offerto alle forze armate per proteggere la patria e combattere il terrorismo e l'estremismo".

Secondo gli analisti libici, Haftar sta tentando di uscire dai margini nei quali è stato posto dopo la formazione del nuovo esecutivo unitario transitorio. Il generale nutre forse ancora una speranza: quella di ottenere la nomina di un ministro della Difesa a lui vicino. Eppure l'uccisione di Mahmoud Werfalli, il “boia di Bengasi” che da più parti viene imputata all'uomo forte della Cirenaica, rischia di indebolire la sua posizione alimentando una spirale di violenze e mancanza di sicurezza in Cirenaica. Werfalli, promosso da Haftar nel 2019 dal grado di maggiore a tenente colonnello, era assegnato alla guida della temibile Brigata Fulmine e godeva di una certa "popolarità" tra i combattenti delle milizie di Haftar, soprattutto tra gli elementi delle Forze speciali, per il suo ruolo nel controllo di Bengasi dopo violente battaglie con il Consiglio della Shura dei rivoluzionari di Bengasi (2014-2017). Gli ufficiali di Haftar temono ora una reazione violenta da parte dei sostenitori di Werfalli, dopo il suo assassinio a Bengasi, il 24 marzo scorso. Per questo il portavoce della Brigata Fulmine, Miloud Al-Zwi, ha invitato a "esercitare moderazione e non cadere nelle provocazioni".

Sebbene i sostenitori di Werfalli abbiano scagionato Haftar dall'accusa di omicidio del loro leader, sospettano che le forze dell’Lna siano comunque dietro questa operazione. L'assassinio, infatti, difficilmente è opera dei membri del Consiglio della Shura dei rivoluzionari di Bengasi i quali, altrimenti, lo avrebbero rivendicato per orgoglio. Attualmente, i commilitoni di Werfalli hanno poca scelta: o si riorganizzano e si confrontano apertamente con Saddam, il figlio di Haftar, il comandante della brigata Tariq bin Ziyad, e suo fratello Khaled, e prendono il controllo di Bengasi, che alla fine significa affrontare comunque Khalifa Haftar; oppure evitano lo scontro come stanno facendo. Queste evoluzioni a Bengasi avvengono mentre nella Libia occidentale si registra una preoccupante escalation degli omicidi. Una scia di violenza che riflette la divisione esistente dell'establishment militare anche in Tripolitania e che rappresenta una sfida difficile per il governo di Dabaiba.

La tempistica delle manovre militari di Haftar ha sollevato molti interrogativi sulla dimostrazione di forza che l'ha accompagnata attraverso le immagini fatte circolare. Proprio in quelle ore, l'ufficio stampa del presidente del Consiglio presidenziale annunciava che Menfi “ha tenuto la sua prima riunione nell'ufficio del comandante in capo delle Forze armate a Tripoli, alla presenza del generale Muhammad Ali al Haddad”. La dichiarazione dell'ufficio stampa della presidenza libica ha deliberatamente ignorato le manovre militari che stavano avvenendo nell'est del paese. Una “coincidenza” che non è sfuggita ai più attenti osservatori libici.

Le prime mosse del governo Dabaiba sembrano indicare che l’esecutivo transitorio è realmente intenzionato ad adempiere agli impegni assunti, in particolare l'organizzazione delle elezioni il 24 dicembre prossimo, nella data simbolica del 70esimo anniversario dell’indipendenza della Libia. Questo argomento ha dominato i vari movimenti e contatti effettuati dall'inviato speciale del segretario generale delle Nazioni Unite in Libia, Jan Kubis, e dal nuovo team governativo, nel tentativo di creare il clima appropriato per organizzare queste elezioni, i cui risultati dovrebbero porre fine alla fase di “transizione perenne” in cui si trova da anni la Libia. Questa è una delle sfide più importanti che il governo di Dabaiba deve affrontare. E non solo perché il tempo è chiaramente poco, ma anche a causa della impossibilità della maggioranza delle forze libiche di contestare queste elezioni, soprattutto alla luce del potere delle milizie armate reso evidente dal ritorno degli omicidi nell’ovest.

Negli ultimi giorni le città della Libia occidentale hanno assistito a una serie omicidi, con la morte di diversi membri delle milizie, tra cui Muhammad Salem Damuna, il comandante della Brigata al Sumud guidata dal potente Salah Badi, ucciso domenica 28 marzo nella capitale, Tripoli. Anche Osama Miloud Coco, membro del battaglione Al-Khadrawi, attivo nella città di Zawiya, è stato ucciso in un'imboscata tesa da sconosciuti lunedì 29 marzo nel centro di Zawiya, mentre il sobborgo di Wadi al Rabia, a sud della capitale Tripoli, è stato testimone dell'assassinio di Walid Kashidan, membro alla polizia, la scorsa settimana.

Questi sviluppi hanno pesato sulla credibilità della nuova squadra di governo, tra i crescenti dubbi sulla possibilità di superare tutti gli ostacoli sul percorso per il raggiungimento della data fissata per le prossime elezioni, come si evince dall'incontro tenuto lunedì sera dall'inviato speciale Kubis e il ministro degli Interni del governo di unità nazionale, il generale di brigata Khaled Mazen. Quanto sta avvenendo in Libia fa riflettere sulle conseguenze del protrarsi della divisione dell'establishment militare e dell'insicurezza: è proprio su questo aspetto che punta Haftar per continuare a contare negli equilibri politici e militari del Paese.
 
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