Mezzaluna
25.07.2017 - 15:24
Analisi
 
I paesi del Golfo e l'Egitto stilano una nuova "lista nera" del terrorismo legato al Qatar
Roma, 25 lug 15:24 - (Agenzia Nova) - Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Egitto, uniti nell’attività di boicottaggio al Qatar accusato di sostenere il terrorismo, hanno aggiornato la loro “lista nera” inserendo altre nove persone e nove organizzazioni accusate di legami con gruppi terroristici. Secondo quanto si legge in una nota congiunta dei quattro paesi arabi e del Golfo, sono state aggiunte tre organizzazioni yemenite e sei libiche, mentre per quanto riguarda le singole persone si tratta di cittadini provenienti da quattro paesi arabi: Yemen, Kuwait, Libia e Qatar. Per quanto riguarda lo Yemen si tratta di alcune organizzazioni non governative accusate di sostenere al Qaeda, mentre per la Libia il Consiglio della Shura dei rivoluzionari di Bengasi, nemici giurati del generale Khalifa Haftar, rientrano nella lista dei terroristi così come le emittenti televisive “al Naba” e “al Tanasuh”, considerate vicine alle milizie islamiche e all’ex muftì al Sadiq al Ghariani già inserito nella lista dei terroristi e ostili al governo libico del premier Fayez al Sarraj, oltre che alle forze di Haftar.

In particolare le nove organizzazioni inserite nella lista nera sono: Al Balagh Foundation (Yemen), Associazione benefica al Ihsan (Yemen), Associazione benefica Rahman (Yemen), il Consiglio della Shura dei rivoluzionari di Bengasi (Libia), Sraya Media (Libia), Agenzia di stampa Boshra (Libia), Brigata Rafallah al Sahati (Libia), Canale Tv al Naba (Libia), Canale Tv al Tanasuh (Libia). La lista delle persone da ricercare come terroristi è composta invece da Khaled Said Fadel Rashed al Bayounein (Qatar), Shaker Jomoa Khamis al Shawani (Qatar), Saleh Ahmed al Ghanem (Qatar), Hamed Ahmed al Ali (Kuwait), Abdullah Mohammed Ali al Yazidi (Yemen), Ahmed Ali Ahmed Baraoud (Yemen), Mohammed Baker al Daba (Yemen), al Saidi Abdullah Ibrahim Boukhazim (Libia), Ahmed Abdel Jalil al Hasnawi (Libia).

In una nota i quattro paesi arabi alleati hanno sottolineato che “le attività terroristiche di queste organizzazioni e di queste persone sono direttamente o indirettamente legate alle autorità del Qatar e i tre qatarioti e i due kuwaitiani presenti hanno svolto campagna di raccolta fondi per il Fronte al Nusra e per altri gruppi terroristici in Siria. Inoltre i tre yemeniti e le tre Ong yemenite sono accusate di sostegno ad al Qaeda in Yemen e di collaborazione con il Qatar mentre i due libici e le sette organizzazioni libiche, tra cui anche dei media locali, di essere legati ai gruppi armati considerati terroristi e di godere di finanziamenti da parte di Doha.

Tra le organizzazioni libiche inserite nella lista, figura il Consiglio della Shura dei rivoluzionari di Bengasi, contro cui hanno combattuto le truppe del generale Khalifa Haftar, comandante dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna) sostenuto in particolare da Emirati Arabi Uniti ed Egitto. Nate in Cirenaica nel 2014 come alleanza di milizie islamiche di cui faceva parte anche il gruppo di Ansar al Sharia inserito nella lista dei gruppi soggetti a sanzioni da parte degli Usa e dell’Onu, come la brigata Saraya Rafallah al Sahati. Il leader del gruppo è considerato Ismayl Mohammed al Salabi, uomo legato al Qatar e punto di riferimento anche delle Brigate di Difesa di Bengasi, che fa parte di questa alleanza, il cui nome è stato inserito lo scorso mese nella lista dei terroristi. Sraya Media invece è l’organo di informazione del Consiglio della Shura dei rivoluzionari di Bengasi che segue tutte le sue attività tramite i social media.

Un'altra sigla che compare nella lista è quella dell’agenzia di stampa Boshra (Boshra.ly) che è l’agenzia delle Brigate di Difesa di Bengasi. La Tv “al Naba” invece è considerata l’emittente di Abdel Hakim Belhadj, ex capo del Gruppo islamico combattente libico, il cui nome è già inserito nella lista dello scorso mese, e capo della Brigata dei rivoluzionari di Tripoli, addestrata e finanziata dal Qatar. I paesi arabi alleati accusano l’emittente di diffondere la propaganda di Belhadj e i comunicati dei gruppi terroristi come le Brigate di Difesa di Bengasi o il Consiglio della shura dei rivoluzionari di Bengasi. Uno dei fondatori dell’emittente si è formato in passato come regista presso l’emittente televisiva “al Jazeera” così come i suoi giornalisti sono stati formati nella Tv qatariota. L’emittente “al Tanasuh” invece, che come la precedente trasmette da Tripoli, è la Tv dell’ex muftì al Sadiq al Ghariyani che sostiene le milizie islamiche ostili al governo del premier Fayez al Sarraj. Anche l’ex muftì fa parte della lista dei terroristi stilata lo scorso mese dai quattro paesi arabi e del Golfo.

Poche ore dopo la diffusione della lista, le autorità yemenite fedeli al governo del presidente Abd Rabbo Mansur Hadi hanno annunciato l’arresto di due persone avvenuto nella provincia dell’Hadramawt, nel sud del paese, dove è particolarmente attivo il gruppo terroristico di al Qaeda nella penisola araba. Si tratta di Ahmed Baraud e Abdullah Mohammed Ali al Yazidi, inseriti nella nuova lista stilata oggi dai quattro paesi arabi e del Golfo. Entrambi sono stati catturati nell’ambito di una attività di ricerca contro il terrorismo nella zona e sono accusati di essere dei fiancheggiatori di al Qaeda. Le ricerche di questi due uomini sono iniziate dopo la pubblicazione dei loro nomi sulla lista. Al Yazidi era ricercato già nel 2016 per i suoi rapporti con al Qaeda. L’uomo nato nel 1957 era il presidente dell’associazione benefica al Ihsan attiva in Yemen e inserita nella lista delle organizzazioni terroristiche insieme alla fondazione al Rahman in quanto legate ad al Qaeda nella penisola arabica (Aqap). Entrambe sono anche nella lista delle organizzazioni soggetto a sanzioni da parte del governo degli Stati Uniti.

Nel 2016 al Yazidi ha avviato dei progetti nell’Hadramawt sponsorizzati da un’organizzazione benefica del Qatar, la “Eid Charity”, secondo quanto riporta l’emittente televisiva “al Arabiya”. Inoltre Al Yazidi faceva parte del consiglio dei saggi dell’Hadramawt quando la regione era in buona parte controllata da al Qaeda e in particolare dopo che il suo capoluogo, al Mukallah, è finito sotto il controllo del gruppo jihadista nel 2015. Nel giugno del 2017 il consiglio locale dei saggi dell’Hadramawt è stato dichiarato da al Qaeda come parte di Aqap. L’organismo aiutava il gruppo terroristico sul terreno assumendone gli incarichi amministrativi e economici oltre che di sicurezza, intrattenendo i rapporti con i cittadini.

Il Consiglio locale dell’Hadramawt ha controllato la zona fino al 2016 quando l’Arabia Saudita con la sua operazione militare in Yemen ha avviato il sostegno all’esercito yemenita per riprendere il controllo della regione. Baraud invece era il direttore della fondazione benefica al Rahma, considerata fiancheggiatrice di al Qaeda e inserita nella lista delle organizzazioni soggette a sanzioni da parte degli Stati Uniti. Nel 2014 ha partecipato come ospite d’onore di una serie di iniziative organizzate dalla sua fondazione nella regione. Anch’egli ha fatto parte del Consiglio locale dell’Haramawt quando la regione era controllata da al Qaeda a partire dal 2015.

Intanto il ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed Bin Abdel Rahman al Thani, ha posto due nuove condizioni a Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Egitto per porre fine alla crisi in corso nella regione. Intervistato dall’emittente televisiva “al Jazeera”, il capo della diplomazia di Doha è ritornato sulla crisi in corso nella regione affermando che “sono due i principi che per noi devono essere rispettati se vogliono avviare il dialogo: il primo è quello del rispetto della sovranità nazionale e del diritto internazionale, mentre il secondo è che il dialogo deve prevedere degli impegni presi da entrambe le parti”. Per al Thani, le accuse rivolte al Qatar dai quattro paesi arabi alleati di essere sponsor del terrorismo “sono infondate”, respingendo le accuse avanzate dal governo di Abu Dhabi a Doha di essere responsabile dell’uccisione di due soldati emiratini in Yemen.

Lo scorso 5 giugno Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi ed Egitto hanno annunciato la rottura dei rapporti diplomatici con Doha, ritirando i propri ambasciatori. La mossa ha visto anche la chiusura dello spazio aereo, che per i paesi del Golfo ha implicato l'interdizione delle acque territoriali. Riad ha inoltre chiuso il proprio confine terrestre con il Qatar impedendo di fatto qualsiasi transito di merci. Alle misure hanno aderito finora tra gli altri anche Eritrea, Mauritania, Maldive, Senegal, il governo yemenita del presidente Abd Rabbo Mansour Hadi e l'esecutivo libico non riconosciuto di Al Baida. Giordania, Gibuti, Ciad, Niger hanno declassato invece le proprie rappresentanze diplomatiche. Paesi come Iran e Turchia si sono schierati con il Qatar promettendo anche l'invio di derrate alimentari.

Lo scorso 23 giugno le autorità del Kuwait, che svolgono un ruolo di mediazione, hanno consegnato al Qatar una lista di 13 richieste presentate dai paesi del Golfo per porre fine alla crisi. Tra le richieste avanzate dai paesi per la ripresa delle relazioni diplomatiche col Qatar, che dovevano essere soddisfatte da Doha entro 10 giorni (con scadenza il 3 luglio), vi erano la chiusura dell’emittente televisiva “al Jazeera” e la fine dei rapporti con l’Iran. Una terza richiesta riguardava la chiusura della base militare turca in Qatar e la fine della cooperazione tra Ankara e Doha. Le autorità del Qatar hanno annunciato che considerano “irragionevoli” e “ostili” alla sovranità nazionale le 13 richieste. La crisi che sta coinvolgendo il Qatar e gli altri paesi della regione potrebbe durare a lungo con gravi rischi, non solo sul piano diplomatico ed economico.
 
Agenzia Nova