Tutti i dati sulla malattia
 
 
 
I dati sulla malattia

 

Le tre Italie della malattia

 

Ad oggi sono oltre 30 mila i morti contagiati dal coronavirus. Anche se il numero degli infetti, superiore a 216 mila, è solo indicativo perché non esiste un’indagine statistica per capire quanti siano stati realmente. Non si sa neanche quanti siano stati i decessi diretti da Covid, abbiamo a disposizione solo un dato generale. Dallo studio delle prime cartelle cliniche, infatti, emerge che quasi tutti i deceduti avevano da una a più di tre patologie gravi. Dopo l’analisi delle prime cartelle, però, l’Istituto superiore di sanità (Iss) non ha più fornito indicazioni sull’analisi clinica delle cartelle, che procede molto lentamente. Lo studio accurato delle cartelle cliniche dei morti potrebbe invece fornire un quadro scientifico più chiaro per combattere il virus. Questi dati drammatici non fanno emergere però le molte diversità riscontrate sul territorio nazionale.

 

 

La tragedia di Bergamo

 

L’Istat, in collaborazione con l'Istituto superiore di sanità (Iss), ha analizzato il numero dei decessi causati direttamente o indirettamente da Covid-19, nel periodo compreso tra il 20 febbraio ed il 31 marzo, confrontandolo con la media della mortalità generale nello stesso periodo del quinquennio 2015-19. La tragedia di bergamo emerge in tutta la sua realtà di Bergamo. La provincia lombarda, vera “martire” del coronavirus, ha visto infatti un aumento della mortalità generale del 568 per cento. Un dato che sembra indicare come buona parte dei deceduti non sia stata registrata come contagiata dal Covid-19. Le altre province gravemente colpite sono nell'ordine Cremona, con 391 per cento di morti in più rispetto alla media del quinquennio precedente, Lodi (371 per cento), Brescia (291 per cento), Piacenza (264 per cento), Parma (208 per cento), Lecco (174 per cento), Pavia (133 per cento), Mantova (122 per cento) e, infine, la provincia marchigiana di Pesaro e Urbino (120 per cento). A fronte di questi fortissimi incrementi, sorprendono, invece, i dati di alcune regioni in cui la mortalità generale non solo non è aumentata, ma si è ridotta durante l’epidemia. Nelle aree meno colpite, soprattutto al centro-sud, i decessi nel mese di marzo sono stati mediamente inferiori dell'1,8 per cento alla media del quinquennio precedente.

 

 

Roma, anomalia positiva

 

Roma rappresenta una sorta di anomalia positiva. Nel periodo dell'infuriare della malattia, infatti, la capitale ha visto ridursi la mortalità generale di un sorprendente 9,4 per cento. In generale, in tutto il centro-sud l’epidemia non sembra aver causato alcun aumento della mortalità. Fatto che ancora oggi non trova una spiegazione unanimemente riconosciuta come valida. La serrata, del resto, è stata decretata dal governo dopo che decine e decine di migliaia di cittadini, allertati dalle indiscrezioni pubblicate dai media, avevano già lasciato la Lombardia e le altre 14 province sottoposte alla chiusura il 7 marzo. Un tale esodo avrebbe dovuto provocare focolai di contagio un po' in tutto il paese. Tuttavia, in nessuna area del centro-sud, con l’unica eccezione della provincia di Pesaro-Urbino, si è registrato un accanimento dell'epidemia paragonabile a quanto accaduto in Lombardia.

 

 

Cosa non ha funzionato nella risposta all’epidemia


A tre mesi dallo scoppio della malattia, gli italiani non conoscono ancora due dati fondamentali per comprendere l’andamento dell’epidemia e la sua natura. Ad oggi, 9 maggio 2020, non è stato ancora realizzato alcuno studio statistico, basato su criteri scientifici, per calcolare con ragionevole certezza il totale dei contagiati nella popolazione italiana. In uno studio pubblicato il 30 marzo, l’Imperial college britannico aveva stimato il numero dei contagiati in 5,8-5,9 milioni, pari a poco meno del 10 per cento della popolazione residente in Italia. E' ben possibile che, ormai, il numero delle persone che hanno contratto il Covid-19 si notevolmente superiore. I dati ufficiali indicano i contagiati in oltre 216 mila, ma si tratta solo delle persone con sintomi a cui è stato effettuato il tampone. Nulla si sa della quantità delle persone che hanno contratto il virus vivendolo come una semplice influenza, o dei pazienti che non hanno avuto alcun sintomo. Il fatto che lo studio non sia stato ancora portato a termine è un elemento di inefficienza grave che a tutt'oggi impedisce alla comunità scientifica di avere a disposizione dati certi sulla diffusione della malattia.


Un altro dato che è rimasto del tutto indeterminato è quello dei pazienti la cui morte è stata causata direttamente dal Covid-19. L’Istituto superiore di sanità ha fornito i dati sulla mortalità diretta solo relativamente ad un numero molto basso di cartelle cliniche: in tutto 2.621. Dall’esame di questa documentazione emerge che il 59,9 per cento delle persone decedute aveva 3 o più patologie gravi; il 21,3 per cento ne aveva 2 ed il 15,0 per cento almeno una. Le persone malate di coronavirus, prive di patologie pregresse evidenti, sarebbero il 3,9 per cento del totale. Un dato che, se applicato ai circa trentamila morti delle cifre ufficiali, abbasserebbe il numero delle vittime dirette del Covid-19 a circa 1.170 persone. Ad oggi, comunque, l’Iss non ha fornito sul punto informazioni dettagliate, che sarebbero state importantissime per comprendere il tasso di mortalità del virus.

 

 

Le autopsie mancate

 

Tra le scelte che hanno impedito, o almeno rallentato, un’analisi della diffusione dell'epidemia vanno menzionate le circolari ministeriali ricevute dall’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo che, sostanzialmente, consigliavano al personale medico di non eseguire autopsie sui pazienti deceduti per causa diretta o indiretta del Covid-19. A denunciare il caso è stato il capo del dipartimento di Anatomia patologica dell’ospedale, dottor Andrea Gianatti, secondo cui, dopo le prime indicazioni sbagliate, è stato necessario studiare il virus per cercare di capirne i comportamenti. Solo grazie agli esami autoptici, infatti, è stato possibile scoprire che in molti casi la morte dei pazienti era causata da emorragie nei micro-vasi sanguigni. Una volta coagulato, il sangue ostruiva gli alveoli polmonari, cosicché l'uso dei respiratori ad ossigeno risultava del tutto inutile.

 

 

L'Italia è stata davvero un modello vincente?


A tre mesi dall’inizio dell’epidemia di coronavirus in Europa, il quadro dei contagi e dei decessi vede ormai un calo generalizzato e progressivo, in particolare nei paesi più colpiti dal virus. La risposta dei governi europei all’emergenza sanitaria ha assunto diverse sfumature: se a un estremo abbiamo Italia e Spagna, dove le misure approntate sono state molto severe, ponendo in sostanziale quarantena la quasi totalità della popolazione e bloccando l’economia nazionale, dall’altra parte vediamo come le autorità svedesi abbiano invece deciso di attuare una strategia di contenimento maggiormente centrata sulle responsabilità dei cittadini. In mezzo a questa ideale scala vi sono nazioni che in una prima fase hanno lavorato maggiormente sul controllo e il contenimento dell’epidemia e hanno allentato le restrizioni in anticipo rispetto ad altri paesi, come Germania e Paesi Bassi.


Il risultato di queste politiche non è di facile interpretazione, in quanto influenzato da diversi dati e variabili. L’epidemia ha colpito duramente in tutta Europa, con ormai centinaia di migliaia di decessi e ponendo sotto sforzo tutti i sistemi sanitari coinvolti. Anche i danni all’economia sono purtroppo estesi a tutti i paesi del continente, come emerso anche oggi dalla presentazione delle previsioni di primavera della Commissione europea. La recessione riguarderà tutti, ha spiegato il vicepresidente Valdis Dombrovskis, con una contrazione del Pil nella zona euro che arriverà al 7,7 per cento nel 2020. Italia, Spagna e Francia vedranno il volume delle proprie economie ridursi rispettivamente del 9,5 per cento, 9,4 e 8,5 secondo la Commissione europea. Ciononostante, la Spagna e l’Italia (insieme al Belgio) restano i paesi che hanno subito più morti per il coronavirus in rapporto alla popolazione, con 548 e 485 decessi per milione di abitanti, in base ai dati più recenti.

   

 

I dati sulla malattia

 

 

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Le ipotesi dei complottisti

 

 

Le conseguenze sull'economia

 

 

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