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Coronavirus: Pisauro (Usb), decreto Cura Italia esclude 1,1 milioni di lavoratori precari

Roma, 26 mar 18:57 - (Agenzia Nova) - Il presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), Giuseppe Pisauro, ha trasmesso una memoria relativa al decreto "Cura Italia", all’esame della Commissione Bilancio del Senato. Nella memoria vengono esaminati i principali interventi contenuti nel provvedimento e la platea dei soggetti interessati dalle misure, una stima preliminare del loro impatto a livello macroeconomico e gli effetti sulla principali grandezze di finanza pubblica. Per quanto riguarda l’impatto macroeconomico, con il decreto - è scritto nella sintesi della memoria - vengono mobilitati importi per circa 1,1 punti percentuali di Pil, dei quali oltre il 96 per cento (circa 19,5 miliardi di euro) dal lato delle uscite. Poiché si tratta di una misura limitata a poco più di un punto percentuale di Pil, gli effetti sulle dinamiche dei prezzi sarebbero "modesti". Ma Pisauro aggiunge che i moltiplicatori d'impatto potrebbero essere anche superiori rispetto a quelli qui indicati, per via delle attuali condizioni cicliche avverse.

"Come già osservato in seguito alla crisi globale finanziaria del 2008 - sottolinea la nota di sintesi - durante le recessioni profonde crescono i vincoli di liquidità di famiglie e imprese e si amplia la capacità produttiva inutilizzata dalle aziende che non fuoriescono dal mercato. In tali condizioni i moltiplicatori d'impatto della spesa tendono ad essere più elevati rispetto a quelli normalmente stimati linearmente sulla media dei dati storici. Nel caso della recessione in corso, caratterizzata anche da temporanee restrizioni all'attività d'impresa, la capacità produttiva delle aziende bloccate è al momento inutilizzabile, tuttavia gli stimoli fiscali potranno limitare le cessazioni d'impresa, che indebolirebbero la futura ripresa". Quanto agli effetti finanziari del decreto "Cura Italia", gli interventi previsti dal determinano - secondo le previsioni dell’Upb per il 2020 - un peggioramento dell’indebitamento netto di 19.959 milioni di euro e del saldo netto da finanziare di 24.786 milioni. Sul biennio successivo gli effetti sono considerati "sostanzialmente nulli".

Sul lato sanitario la memoria di Pisauro conferma come le maggiori spese previste, pari a circa 3, 1 miliardi, servono per l’emergenza ma non a colmare le carenze strutturali. Il Fondo sanitario nazionale viene incrementato di circa 1,4 miliardi, uno dei quali per personale medico-sanitario, mentre ulteriori 1,65 miliardi vengono stanziati sul Fondo per le emergenze nazionali (un capitolo di spesa in conto capitale il cui stanziamento iniziale era fissato in 685 milioni dalla legge di bilancio 2020). Per stipendi di personale non stabile nel periodo dell’emergenza sono previsti altri 760 milioni di spesa e 250 milioni per l’incremento del lavoro straordinario. Per il potenziamento delle reti di assistenza attraverso la stipula di contratti con strutture private per l’acquisto di prestazioni si prevedono 240 milioni di euro e per le requisizioni 160 milioni. Il fondo per le emergenze finanzia per 185 milioni l’acquisto di ventilatori assistiti e per 150 milioni la requisizione di presidi sanitari e beni mobili e immobili. Pisauro sottolinea come "alla fine dell’emergenza si porrà la questione di un generale riassetto strutturale del Servizio sanitario nazionale e di una riprogrammazione del personale, anche sulla base dell’esperienza accumulata, mirati a consolidarne le capacità di affrontare le condizioni ordinarie di domanda e garantire un margine di manovra per la gestione delle criticità epidemiologiche inattese".

Ed è però il pacchetto di misure sul mercato del lavoro che viene evidenziato come il più rilevante dal punto di vista quantitativo (complessivamente 8 miliardi). Si articola in una serie di norme tese a estendere la rete degli ammortizzatori sociali e degli altri strumenti di integrazione del reddito alla gran parte dei lavoratori colpiti, indipendentemente dal settore di appartenenza e dalle forme contrattuali. Nel complesso delle nuove prestazioni per effetto del decreto circa 14,7 milioni di soggetti (circa il 90 per cento del totale dei dipendenti privati) risulterebbero coperti da qualche forma di tutela dai rischi connessi all’epidemia Covid-19. Rimarrebbero esclusi: i lavoratori domestici. Per i quali è prevista, "con un’elevata probabilità", la possibilità di usufruire dell’indennità che verrà erogata a carico del menzionato Fondo per il reddito di ultima istanza. Esclusi inoltre circa 1,1 milioni di lavoratori discontinui non occupati all’inizio dell’epidemia e non appartenenti ai settori specificamente tutelati con l’indennità fissa di 600 euro.

La memoria di Pisauro specifica che tuttavia una quota dei lavoratori discontinui o precari potrebbe già beneficiare di trattamenti di disoccupazione (circa il 15 per cento) e che si tratta di una platea di lavoratori che lavorano normalmente una frazione d’anno molto limitata (circa il 70 per cento lavora al massimo per tre mesi). I primi - rimarca l’Upb - in caso di perdita di lavoro e se ne soddisfano i requisiti, potrebbero ricorrere alla Naspi oppure, anche in caso di una sospensione del lavoro, accedere all’indennità erogabile dal Fondo per il reddito di ultima istanza. I secondi, ossia i lavoratori discontinui non occupati, potrebbero, nell’attuale quadro normativo, soddisfare i requisiti per la Naspi o per la Dis-coll. A questo proposito Pisauro fa notare come entrambe le categorie potrebbero infine rispettare i requisiti, restrittivi ed estesi anche a caratteristiche patrimoniali e del nucleo familiare, per accedere al Reddito di cittadinanza. "In questa situazione di emergenza senza precedenti - si legge - potrebbe essere opportuno riflettere sulla possibilità di rendere temporaneamente meno stringenti tali requisiti di accesso in modo da rendere immediatamente fruibile a coloro che hanno risentito o risentiranno degli effetti economici connessi con l’epidemia e non coperti da altre misure uno strumento già esistente e prontamente utilizzabile". L’onere complessivo per le misure di integrazione al reddito pre e post decreto "Cura Italia" assommerebbe a circa 13,5 miliardi, ovviamente suscettibile al mutamento delle condizioni dell’evoluzione dell’epidemia. Pisauro sottolinea: "Occorre definire più compiutamente il ruolo del Fondo per il reddito di ultima istanza a favore dei lavoratori economicamente danneggiati dall’epidemia. Sia per il posizionamento nell’ambito dell’articolato del decreto sia per la limitata dotazione finanziaria (300 milioni) sembrerebbe assumere un ruolo residuale rispetto alle altre misure di sostegno al reddito". (Com)
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