Yemen: la guerra dimenticata rischia di causare una catastrofe umanitaria a Marib

yemen sana'a
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C’è un conflitto dimenticato in Medio Oriente che rischia di causare una catastrofe umanitaria di proporzioni “bibliche”. Almeno un milione di profughi in fuga dalla guerra in Yemen rischia di finire nelle mani dei ribelli sciiti Houthi a Marib, ultima roccaforte del governo riconosciuto al livello internazionale, nel nord del Paese e unica zona in cui sono presenti infrastrutture per l’estrazione petrolifera. Gli ambasciatori in Yemen di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Stati Uniti hanno recentemente espresso la loro profonda preoccupazione per l’offensiva delle forze filo-iraniane lanciata contro Marib iniziata nel febbraio 2021. Ma a preoccupare non sono solo le manovre militari dei ribelli. Nella provincia e nella città di Marib hanno trovato rifugio centinaia di migliaia di sfollati provenienti dalle provincie settentrionali che dal 2014 sono sotto l’occupazione dei ribelli sciiti Houthi, compresa la capitale Sana’a. Come denunciato anche dalle agenzie Onu, la situazione umanitaria dei campi è disastrosa: mancano i servizi basilari, come il riscaldamento e l’acqua corrente. Nei mesi di novembre e dicembre, secondo l’emittente panaraba di proprietà saudita “Al Arabiya”, tre bambini ospitati nei campi profughi nei dintorni di Marib sono morti di freddo. L’eventuale caduta di Marib aggreverebbe ulteriormente la situazione della popolazione yemenita. Il 22 dicembre il Programma alimentare mondiale (Pam) ha affermato di essere stato “costretto” a tagliare gli aiuti allo Yemen a causa della mancanza di fondi e ha avvertito che nei prossimi mesi ci sarà un aumento della fame nel Paese devastato dalla guerra che potrebbe riguardare almeno 16 milioni di persone, su una popolazione di circa 29 milioni. “Da gennaio, otto milioni riceveranno una razione alimentare ridotta, mentre cinque milioni a rischio immediato di scivolare in condizioni di carestia rimarranno con una razione piena”, ha affermato l’agenzia delle Nazioni Unite in una nota.

In un’intervista concessa a novembre a “Nova”, Abdullah bin Abdulaziz al Rabeeah, responsabile generale del King Salman Humanitarian Aid and Relief Center (KsRelief) saudita, ha definito “allarmanti” gli eventi a Marib: “Le milizie Houthi hanno attaccato donne, bambini, scuole e ospedali violando ogni principio umanitario e legge internazionale. Noi, la comunità internazionale e i media dovremmo opporci fermamente a queste azioni e fare di tutto per prevenire un ulteriore aggravarsi della situazione nella città e nei suoi dintorni”. Secondo Timothy Lenderking, inviato speciale degli Stati Uniti per lo Yemen, l’offensiva a Marib sarà uno spartiacque per muoversi dalla soluzione militare a quella politica. Preservata dalla guerra fino al 2020, Marib ospita almeno un quarto dei circa quattro milioni di sfollati interni dell’intero Yemen: donne e bambini rappresentano circa l’80 per cento degli sfollati presenti nel governatorato ricco petrolio e gas, dunque fondamentale per la sopravvivenza economica del debole governo yemenita. Il dossier potrebbe essere portato sul tavolo dei negoziati di Vienna, dove l’Iran spera di porre fine alle sanzioni internazionali in cambio di rassicurazioni sul suo programma nucleare ma anche sulle attività di Teheran nella regione. Il rapporto che lega gli Houthi e l’Iran è tuttavia molto più complesso di quel che sembra come emerso dalla misteriosa vicenda dell’ambasciatore iraniano presso il governo non riconosciuto degli Houthi, Hassan Irloo, ufficialmente deceduto per Covid-19 lo scorso 21 dicembre dopo essere stato trasferito in Iran con un volo iracheno grazie alla collaborazione dei sauditi. Secondo il “Wall Street Journal”, il movimento sciita filo-iraniano era infatti intenzionato a espellere dalle aree sotto il suo controllo il “diplomatico” iraniano che in realtà era un membro delle Guardie della rivoluzione introdotto clandestinamente nello Yemen l’anno scorso e nominato ambasciatore di Teheran. Le forze Houthi – spiega ancora la testata statunitense – avevano chiesto all’Arabia Saudita, che mantiene un ampio blocco aereo sulla capitale dello Yemen, di far consentire il ritorno in Iran del diplomatico, una richiesta vista dalle autorità di Riad come un segno di tensione tra Teheran e il gruppo militante finora sostenuto dalla Repubblica islamica.

Durante la sua permanenza a Sana’a, Irloo aveva avuto un ruolo determinante nell’aiutare gli Houthi con la pianificazione delle operazioni militari, ma la sua influenza nello Yemen ha rafforzato una percezione negativa nel Paese sul fatto che i ribelli sciiti dipendano troppo da Teheran. Dopo sette anni di guerra civile, i ribelli sciiti mantengono il controllo di Sana’a, la capitale, e governano gran parte del nord del Paese e sono percepiti all’estero come un “proxy” dell’Iran. Il trasferimento di Irloo, ufficialmente per motivi umanitari, è avvenuto tramite un aereo cargo fornito dall’Iraq a cui è stato consentito dalla coalizione saudita di atterrare e decollare dall’aeroporto di Sana’a per dirigersi poi a Teheran. Il suo trasferimento sarebbe avvenuto in cambio del rilascio di alcuni ostaggi sauditi di alto profilo nelle mani dei ribelli sciiti. Gli iraniani hanno accusato Riad della morte di Irloo a causa del ritardo nel suo trasferimento per motivi di salute. Sull’ambasciatore iraniano aleggia un alone di mistero. Infatti, diversi osservatori hanno sollevato sospetti sul fatto che Irloo non fosse in realtà che il generale dei pasdaran Abdulreza Shahlai, inviato in Yemen sotto falso nome e scampato ad un attacco Usa condotto con droni a Sana’a nel gennaio 2020 proprio nei giorni in cui a Baghdad veniva ucciso il comandante della Forza Quds dei pasdaran Qassem Soleimani e i vertici delle milizie sciite irachene.
La guerra civile in Yemen è in corso dal 2015. A seguito dell’occupazione del nord del paese, compresa la capitale Sana’a da parte dei miliziani filo-iraniani Houthi, il presidente Abd Rabbo Mansour Hadi e il suo governo, attualmente con sede provvisoria ad Aden, hanno chiesto l’intervento dei paesi del Golfo, in particolare Arabia Saudita ed Emirati, che nell’aprile del 2015 hanno formato una coalizione militare per sostenere le forze governative nel conflitto. Houthi era in origine il nome di un clan dello Yemen, e non di una setta o un gruppo religioso. In seguito, un movimento di combattenti ribelli chiamato Ansar Allah ha adottato questo come nome ufficiale, dopo che il loro fondatore e principale capo, Hussein Badreddin al Houthi, venne ucciso nel 2004, portando alla cosiddetta insurrezione Houthi.

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