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Viaggio lampo di Meloni in Mozambico e Congo: si rafforzerà la cooperazione energetica ed industriale

Si tratta di due Paesi dove il colosso italiano Eni porta avanti da anni significativi progetti esplorativi

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Si è chiuso all’insegna di un auspicato rafforzamento della cooperazione con l’Italia il viaggio lampo effettuato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni in Mozambico e Repubblica del Congo, due Paesi importanti dal punto di vista energetico e dove il colosso italiano Eni porta avanti da anni significativi progetti esplorativi. Una visita annunciata da Palazzo Chigi come testimonianza dell’impegno del governo a mantenere l’Africa come priorità sull’agenda italiana, in vista della presidenza del G7 che si apre a gennaio, ma anche della conferenza Italia-Africa purtroppo rinviata a causa della crisi mediorientale in corso. Proprio gli eventi di Israele hanno portato il primo ministro a dimezzare la durata del tour africano, concentrando nello stesso giorno la tappa mozambicana e congolese. A Maputo, l’incontro con il presidente Filipe Nyusi è servito innanzitutto a “rafforzare una cooperazione già forte e antica”, ha detto Meloni ai giornalisti, oltre che a ribadire la volontà di un approccio italiano all’Africa che si vuole paritario e lontano dai retaggi coloniali. Il Mozambico, ha sottolineato la presidente del Consiglio, contribuirà alla stesura del Piano Mattei per l’Africa, forte della capacità di delineare una strategia comune, europea ed africana. “Non ci sarebbe niente di nuovo se l’Italia lo scrivesse da sola. Invece va stabilito insieme come identificare le priorità e portare avanti una strategia”, ha detto, ricordando che la conferenza Italia-Africa sarà sostenuta anche dal fondo italiano per il clima, ambito che per il governo rimane “molto importante”. “Ribadisco che il 70 per cento del nostro fondo per il clima sarà dedicato all’Africa”, con circa 3 miliardi di euro di investimento, ha precisato la premier.


Nella conferenza congiunta con Nyusi, Meloni ha definito il Mozambico una nazione “che ha enormi prospettive e un ruolo molto importante sul piano geo-strategico”, ad esempio nella regione dell’Indo-Pacifico, un’area la cui prosperità e stabilità “è fondamentale non solo per l’Africa ma anche per l’Europa”. “Italia e Mozambico hanno un lunghissimo passato di cooperazione, un’amicizia profonda che nasce ancor prima dell’indipendenza nel 1975”, ha detto Meloni, che ha citato i rapporti “estremamente solidi” che intercorrono fra i due Paesi dal punto di vista economico e commerciale. “Concordiamo con Nyusi ritenendo che i giacimenti scoperti al largo delle coste settentrionali del Mozambico sono una enorme opportunità per lo sviluppo di questa nazione”, ha aggiungo Meloni, per la quale la cooperazione fra i due Paesi può “allargarsi a nuove forme”, soprattutto “grazie alla presenza di Eni”. La premier è del resto accompagnata nel suo viaggio dall’amministratore delegato del gruppo energetico, Claudio Descalzi, e nel suo intervento ha tenuto a ricordare che “le aziende italiane che operano qui mettono a disposizione del tessuto imprenditoriale locale le loro migliori capacità tecnologiche e produttive”. Sul fronte esplorativo, Eni lavora da tempo per un accordo con Maputo e i suoi partner per avviare l’esplorazione di gas naturale liquefatto in un’altra piattaforma galleggiante, denominata Coral North e simile a quella già operativa nel progetto Coral South di Rovuma. Il quotidiano mozambicano “O Pais” ricorda proprio oggi che il gruppo italiano ha già avviato colloqui con il governo per lo sviluppo del secondo progetto, forte del successo di Coral South, impianto in joint venture con diversi partner (ci sono anche la statunitense ExxonMobil e la cinese Cnpc) capace di produrre 3,4 milioni di tonnellate di gas all’anno e che lo scorso novembre ha spedito il suo primo carico di Gnl. Il governo italiano considera del resto l’energia “un fattore decisivo” nel partenariato strategico fra Europa e Africa e serve per questo trovare “investimenti di lungo periodo” che siano vantaggiosi per entrambe le parti, ha proseguito Meloni, che al presidente mozambicano ha assicurato l’impegno a promuovere una maggiore cooperazione industriale. “Noi vogliamo spingere le nostre aziende ad investire sempre di più nel continente (africano), che ha moltissime materie prime ma al quale noi possiamo contribuire con le nostre competenze”, ha detto Meloni, che da Nyusi ha ricevuto i complimenti per aver organizzato con il governo alla conferenza Italia-Africa, in quella che è da lui interpretata come “un’occasione” di ricollocare la cooperazione con il continente “fra le priorità” dell’agenda italiana. A Maputo era previsto anche un incontro con il mondo delle Ong che operano nel settore della cooperazione allo sviluppo.

Dopo l’incontro con il presidente della Repubblica del Congo, Denis Sassou N’Guesso, Meloni ha sottolineato in un punto stampa che l’energia è l’elemento fondamentale di una “cooperazione da pari a pari” in grado di “legare i destini” di Africa e Europa.  “Stasera abbiamo parlato di molti di quei settori che vorremmo tentare di esportare anche nelle altre nazioni africane e un po’ nell’Unione Europea”, ha detto Meloni, parlando di “un modello di cooperazione da pari a pari, un modello di cooperazione nel quale si riesce a legare i propri destini a crescere insieme. L’energia è un elemento fondamentale di questa cooperazione. La necessità dell’Europa che si trova in difficoltà sulle risorse energetiche e la possibilità per l’Africa di produrre quelle risorse energetiche, non è più una cooperazione che si fa in modo transitorio: vuol dire legare i propri destini in un legame lungo e reciprocamente vantaggioso”.

Meloni ha sottolineato che c’è una “cooperazione molto forte” tra Italia e la Repubblica del Congo, un Paese dove Roma vanta la posizione di “secondo partner commerciale europeo”, grazie a una “presenza imprenditoriale italiana in Congo strutturata e di lungo corso”. Secondo il presidente del Consiglio “la reale cooperazione non ha nulla a che fare con un approccio paternalistico e predatorio che a volte abbiamo visto mascherato da cooperazione”. A tal proposito, la premier ha evidenziato che Roma importerà dalla Paese africano solamente gas naturale “non necessario alla popolazione locale”.  “Noi qui abbiamo di recente portato avanti accordi commerciali con l’Eni per l’importazione di gas naturale liquefatto nel prossimo inverno, ma parliamo di esportazioni verso l’Italia che riguardano il solo esubero di gas. Il primo obiettivo è garantire la crescita delle popolazioni nelle quali si investe, perché l’Africa è un continente ricco che ha bisogno di sostegno per valorizzare le tante risorse delle quali dispone”.

La visita di Meloni cade nel 70mo anniversario della fondazione di Eni, e si inquadra in una strategia di diversificazione dell’approvvigionamento e di indipendenza energetica da Mosca che il governo italiano ha portato avanti dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Eni è presente in Mozambico dal 2006 e tra il 2011 e il 2014 ha scoperto risorse “supergiant” di gas naturale nell’Area 4, nel bacino di Rovuma, con volumi complessivi per circa 2.400 miliardi di metri cubi. Eni è operatore del progetto Coral South Flng, il primo progetto che mette in produzione le risorse a gas del Mozambico, avviato nel novembre 2022, mentre il piano di sviluppo per Coral North punta – in caso di approvazione definitiva da parte del governo di Maputo e dei partner – partire nel 2027. Anche con il Congo l’Italia vanta un rapporto di lunga data, che nasce alla fine dell’Ottocento quando l’esploratore italiano naturalizzato francese Pietro Savorgnan di Brazzà fondò l’attuale capitale Brazzaville, dove ancora oggi è presente un mausoleo a lui dedicato. Eni opera nel Paese dalla fine degli anni Sessanta, favorendo lo sviluppo industriale locale. In Congo l’attività upstream di Eni è condotta nell’offshore di fronte a Pointe-Noire, la capitale economica del Paese, e nell’area onshore di Koilou. Eni ha raggiunto nel novembre 2022 la decisione finale d’investimento per Congo Lng, il primo progetto per la liquefazione e l’export del gas del Paese. Congo Lng vedrà l’installazione di due impianti galleggianti di liquefazione del gas naturale (Flng): il primo avrà una capacità di liquefazione di 0,6 milioni di tonnellate all’anno (Mtpa) di Lng e avvio previsto alla fine del 2023; il secondo, attualmente in costruzione e con avvio previsto nel 2025, porterà la capacità complessiva di liquefazione a 3 milioni di Mtpa. Eni commercializzerà il 100 per cento del gas liquefatto prodotto. Il gas prodotto da Eni Congo è destinato in via prioritaria a soddisfare la domanda di generazione di elettricità. Il gruppo ha inoltre contribuito alla costruzione delle centrali elettriche Centrale Electrique du Djéno (Ced) e Centrale Electrique du Congo (Cec), alla riqualificazione dell’infrastruttura di trasporto dell’energia tra Pointe-Noire e Brazzaville e all’ampliamento della rete di distribuzione di elettricità nella città di Pointe-Noire, con l’installazione di un sistema di illuminazione pubblica.

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