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Venezuela: riparte il dialogo governo-opposizione, possibile taglio alle sanzioni in cambio di elezioni trasparenti

L'appuntamento è per domani a Bridgetown, capitale delle Barbados, mentre sugli argomenti in agenda fioriscono le ricostruzioni non ufficiali

Caracas
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Dopo settimane di indiscrezioni, è dunque arrivata la conferma: delegazioni del governo venezuelano di Nicolas Maduro e delle principali forze di opposizione tornano a sedersi a un tavolo per negoziare possibili uscite dalla crisi politica e sociale in corso da anni. L’appuntamento è per domani a Bridgetown, capitale delle Barbados, mentre sugli argomenti in agenda fioriscono le ricostruzioni non ufficiali. L’annuncio della ripresa dei colloqui dopo oltre un anno di sospensione del processo avviato ad agosto 2021 in Messico, arriva con una breve nota diffusa dalla rete diplomatica della Norvegia, Paese mediatore del dialogo. Nelle stesse ore, fonti anonime rilanciate dalla “Washington Post” hanno fatto sapere che i governi di Usa e Venezuela avrebbero raggiunto un accordo per allentare le sanzioni imposte a Caracas in cambio dell’organizzazione di elezioni presidenziali trasparenti e monitorate da organizzazioni internazionali, il prossimo anno. I termini dell’intesa, segnalano le stesse fonti, potrebbero essere resi pubblici proprio domani. Poco prima, a Caracas era atterrata Alicia Barcena, ministra degli Esteri del Messico, Paese che ha ospitato la prima fase dei colloqui.


Secondo la testata “Efecto Cocuyo”, generalmente molto informata, i negoziatori nelle ultime due settimane hanno trovato l’accordo su alcuni punti, anche grazie a negoziati che delegazioni del governo Usa di Joe Biden e del Venezuela, avrebbero svolto a Milano. In particolare si sarebbe parlato di un crono programma preciso per le elezioni presidenziali, a fronte dell’incertezza che ancora grava sulla data di apertura delle urne, nel primo o nell’ultimo trimestre del 2024. Ci sarebbe anche un accordo per attenuare alcune sanzioni, in modo da sbloccare riserve come quella attualmente depositata presso la Novo Bank in Portogallo. Le parti avrebbero anche disegnato uno schema che permette agli Usa di alleggerire le sanzioni a seconda del numero e della qualità di garanzie offerte allo svolgimento di elezioni libere e trasparenti. Determinante in questo contesto elementi come la presenza di una missione internazionale di osservatori, di alto profilo. Si torna quindi a parlare della liberazione di prigionieri politici, in un numero variabile, compreso tra 25 e 100.

In questo quadro, si ragiona sulla convenienza che i diversi governi avrebbero a portare avanti questo genere di trattative. Caracas si sarebbe convinta a riaprire il negoziato, con la speranza di tornare ad avere liquido nelle casse pubbliche, utile tra le altre cose a garantire la sostenibilità delle politiche sociali, soprattutto in tempo di elezioni. E non meno rilevante, sarebbe la possibilità che vengano meno anche sanzioni personali ad alcuni funzionari governativi, cui oggi sono proibiti viaggi e congelati i conti privati. Non è escluso, al tempo stesso, che il governo Maduro abbia mosso alcune pedine per facilitare l’avvio del dialogo: le dimissioni di Tareck El Aissami, nome su cui ricadono diverse ipotesi di corruzione, da ministro del Petrolio, così come il blitz sulla “cittadella carceraria” di Tocoron, centro logistico della sempre più temuta banda criminale “Tren de Aragua”. Quest’ultima azione sarebbe inoltre cruciale per convincere la Corte penale internazionale (Cpi), la cui procura indaga sulle presunte violazioni dei diritti umani, del fatto che Caracas sa garantire giustizia da sola. Per gli Stati Uniti, invece, si tratterebbe di sterilizzare la presenza di un potenziale allaeto sino-russo nella regione, oltre che costruire una partnership per la gestione dei flussi migratori, un tema sempre più delicato per l’amministrazione di joe Biden.

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