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Venezuela: oggi le primarie di opposizione per scegliere chi sfiderà Maduro

Secondo quanto denunciato dal Sindacato nazionale dei lavoratori della stampa locale, il governo avrebbe intimato alla stampa di non diffondere "commenti o notizie che abbiano a che fare con le primarie dell'opposizione", e che al momento "i principali circuiti radiofonici e televisivi a livello nazionale hanno sospeso le operazioni"

Caracas
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Si tengono oggi in Venezuela le elezioni primarie che le opposizioni hanno organizzato per scegliere il candidato che dovrà affrontare il presidente uscente Nicolas Maduro alle elezioni previste per il 2024. Il voto di oggi si svolge tuttavia in un clima teso, dopo il ritiro dalla competizione di diversi candidati, che hanno lasciato in lizza in tutto 10 nomi. Fra questi la favorita appare nettamente l’ex deputata conservatrice Maria Corina Machado, fondatrice del partito Vente Venezuela e che nei sondaggi ha distanziato gli altri candidati di almeno 10 punti. La 56enne, ingegnere industriale, è interprete della linea più intransigente nei confronti del governo: Machado propone in particolare un abbandono graduale del modello neo socialista in favore di una progressiva presenza del privato, anche nel cruciale settore degli idrocarburi, ma la sua candidatura rimane sospesa ad un’interdizione impostale dalla magistratura contabile in ragione di una presunta irregolarità nella dichiarazione dei redditi. Decisione che riguarda altri potenziali candidati alla presidenza, fortemente criticata perché incostituzionale. Dal Venezuela arrivano intanto preoccupanti voci di censura, in particolare per quanto riguarda i media locali. Secondo quanto denunciato dal Sindacato nazionale dei lavoratori della stampa locale (Sntp), il governo Maduro avrebbe intimato alla stampa di non diffondere “commenti o notizie che abbiano a che fare con le primarie dell’opposizione”, e che sottolinea che al momento “i principali circuiti radiofonici e televisivi a livello nazionale hanno sospeso le operazioni”. Il blocco sarebbe stato disposto attraverso la Commissione nazionale delle telecomunicazioni (Conatel), l’authority che regolamenta il mercato venezuelano delle emittenti radiofoniche e televisive private. Come verificato dall’Istituto venezuelano della stampa e della società (Ipys), le emittenti più note nel Paese hanno sospeso le loro attività di copertura delle primarie in almeno cinque Stati del Paese.


In vista del voto di oggi 40 organizzazioni ed organi di stampa avevano programmato per il 18 ottobre un dibattito fra i candidati, appuntamento poi annullato a causa del ritiro dalla competizione di numerosi di loro. Roberto Enriquez, esponente del partito democristiano Copei (Comite de Organizacion Politica Electoral Independiente), aveva fatto sapere non si sarebbe presentato alle primarie, seguendo di poche ore la decisione di Freddy Superlano, membro di Vp (Volontà popolare, il partito dell’ex presidente ad interim, Juan Guaidò). Un doppio passo indietro che ha favorito proprio la combattiva leader di Vente Venezuela, già ampiamente favorita dai sondaggi. Enriquez non ha detto per chi voterà, ma preso l’impegno di rispettare l’esito del voto. In una conferenza stampa al fianco della stessa Machado, Superlano invece ha riconosciuto che “per le strade” si sa già che la vincitrice delle primarie sarà proprio lei. “Vogliamo mettere a disposizione di Maria Corina e del Paese la nostra struttura dentro e fuori del paese. Siamo uno solo”, ha detto Superlano, convinto che sia Machado “la persona che deve guidare” il fronte anti governativo. Superlano, deputato nella legislatura 2015 dell’Assemblea nazionale, subentrava a Guaidò (oggi negli Stati Uniti e con timore di rappresaglie in caso di rimpatrio), grazie a un “curriculum” di tutto rispetto: aveva sconfitto “due volte il chavismo” nello Stato di Barinas: contro Argenis Chavez, fratello dell’ex presidente, e l’ex ministro degli Esteri, Jorge Arreaza. Il ritiro di Superlano, terzo in molti dei sondaggi emersi nelle ultime settimane, seguiva a sua volta quello di Henrique Capriles Radonski, già due volte candidato alla presidenza e ritenuto il secondo per consensi, dopo Maria Corina Machado. Su di lui sarebbero dovuti convergere anche i voti di un altro ex candidato presidente, Manuel Rosales, candidato di Un Nuovo Tempo (Unt), ritiratosi da tempo dalla competizione.

Ad oggi, sono dunque dieci gli aspiranti a un posto nella sfida con il presidente uscente, Nicolas Maduro, ad elezioni che si dovrebbero tenere a fine 2024. Per Azione democratica (Ad) si presenta un altro ex deputato, Carlos Prosperi, mentre per Incontro cittadino (Ec) si candida l’attivista dei diritti umani Delsa Solorzano. Nel registro delle primarie compare anche Tamara Adrian, già membro dello storico partito Volontà popolare, avvocato ed ex deputata. Quella di Adrian è una candidatura particolare, con discrete possibilità di rompere gli equilibri: transgender, si batte per la comunità Lgbti+ e per altre minoranze, e ha un iter da docente universitario con grandi apprezzamenti degli studenti. Si contano inoltre i nomi di Andrés Velasquez per La Causa R, e Andrés Caleca, indipendente appoggiato dal Movimiento Por Venezuela. La lista si completa con almeno tre “sorprese”: il veterinario Luis “Balo” Farias, a nome della Ribellione delle regioni, la giudice e conduttrice televisiva Gloria Pinho, che corre con le insegne di Per te Venezuela, e l’imprenditore César Almeida, della Unione politica popolare 89.

Sull’intero processo gravano comunque diverse incognite. Gli organizzatori delle primarie hanno confermato la data del 22 ottobre, scegliendo così, di fatto, di non dare seguito all’offerta di consulenza del Consiglio nazionale elettorale (Cne), che avrebbe garantito maggiore efficacia al processo ma posticipato di almeno un mese l’apertura delle urne. Una mossa che prelude a nuove tensioni con il governo dato che per Caracas l’apporto della Cne è ineludibile. Le parti avevano iniziato a discutere di una possibile collaborazione già nei mesi scorsi, ma l’improvviso esonero dei cinque magistrati del Cne (due dei quali particolarmente sensibili alle cause delle opposizioni) aveva interrotto le trattative. In quella fase, il Consiglio aveva messo a disposizione il sistema automatizzato di voto, rivendicato come unico elemento utile a poter garantire la regolarità delle operazioni. La commissione primarie aveva pensato a un accompagnamento meno incisivo, pena il rischio di appesantire il processo e dilatarne i tempi, stante che buona parte delle opposizioni era comunque contraria alla presenza di un organo governativo in un percorso di cui si rivendicava la totale indipendenza.

Il tutto si inserisce nel recente accordo concluso fra il governo Maduro e le opposizioni venezuelane al termine del dialogo ospitato da Barbados, nel quale le parti “riconoscono e rispettano il diritto di ogni attore politico a selezionare il proprio candidato” presidenziale “in modo libero e nel rispetto dei meccanismi interni, rispettando quanto stabilito nella Costituzione e nella legge”, ma non si precisa se alle elezioni presidenziali potranno candidarsi i principali leader anti-governativi. L’intesa è stata nondimeno accolta positivamente dalla comunità internazionale e ha aperto la porta all’importante alleggerimento delle sanzioni disposto dal governo degli Stati Uniti al settore petrolifero venezuelano, misura accordata in cambio dell’impegno del governo Maduro a collaborare sul rimpatrio dei migranti. Un tema chiave per l’agenda del presidente statunitense Joe Biden in vista delle elezioni in agenda nel suo Paese a novembre del 2024.

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