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Venezuela: Machado inizia la corsa da nuova leader dell’opposizione

Roma
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Pur se tra mille difficoltà, le opposizioni del Venezuela hanno scelto il nome che dovrebbe sfidare Nicolas Maduro alle presidenziali in agenda nella seconda metà del 2024. Si tratta di Maria Corina Machado, leader del partito Vente Venezuela e una delle figure più agguerrite del fronte anti-governativo. Con il 65 per cento delle schede scrutinate, Machado viaggia attorno al 93 per cento dei consensi, ma la sua corsa alla presidenza potrebbe finire ancor prima di iniziare: senza contare le ipotesi di “frode” che il governo ha denunciato rispetto allo svolgimento delle primarie, sulla leader oppositrice insiste una contestata sentenza amministrativa che ad oggi le impedisce di aspirare a una carica pubblica. Mandata in archivio la stagione di Juan Guaidò, oggi negli Stati Uniti, su Machado si concentra la rinnovata attesa dei critici di Maduro, anche presso le cancellerie occidentali. Denunciando gli squilibri socio-economici creati da anni di “chavismo”, Machado propone un abbandono graduale del modello socialista in favore di una progressiva presenza del privato, anche nel cruciale settore degli idrocarburi.


Ingegnera industriale con specializzazione in Finanze, è arrivata relativamente tardi alla politica, essendosi prima impegnata in attività sociali, soprattutto centrate sulla tutela degli orfani e dei minori in condizioni di povertà estrema. Da più votata alle elezioni del 2010, diviene deputato a 43 anni, arrivando da subito a scontrarsi con l’allora presidente Hugo Chavez in occasione del dibattito annuale sul bilancio delle attività di governo: “Espropriare è rubare” disse nell’occasione, censurando la strategia di nazionalizzazioni del governo “neo socialista”. Nel 2012 si iscrive senza grande successo alle primarie presidenziali, vinte da Henrique Capriles Radosnky (uno dei tre oppositori che si sono ritirati dalle primarie di domenica, probabilmente per agevolare una corsa unitaria), e due anni dopo deve rinunciare alla carica di deputato perché accusata di aver accettato l’offerta di Panama di usare il seggio di rappresentante presso l’Organizzazione degli Stati americani (Osa) per dare voce all’opposizione venezuelana.

Machado conferma il suo attivismo anti “chavista” partecipando da protagonista alle proteste organizzate nel febbraio 2014 contro l’arresto dell’allora carismatico leader oppositore Leopoldo Lopez, o denunciando con insistenza la presunta presenza di militari cubani nelle fila dell’esercito venezuelano. Nel luglio 2015 riceve la prima interdizione alle cariche pubbliche, per un periodo di dodici mesi, in tempo per non potersi candidare alle elezioni parlamentari di agosto. La decisione, a lungo criticata da Machado come “orfana di motivazioni”, discendeva da irregolarità nella dichiarazione dei redditi, spiegava pochi mesi fa la magistratura contabile precisando che l’interdizione era in realtà valida per un periodo di 15 anni. A maggio 2018 organizza sul ponte internazionale “Simon Bolivar” un coreografico incontro con gli ex presidenti della Colombia, Alvaro Uribe e Andrés Pastrana, per parlare di libertà e democrazia.

La vincitrice delle primarie sostiene nel gennaio del 2019 l’avventura di Juan Guaidò come presidente “ad interim”. Ma la sua ambizione a veder cadere Maduro in tempi brevi, magari anche con aiuti militari da oltre confine, non trova eco nell’azione del governo di transizione. Contraria ad ogni forma di interazione con il governo guida il fronte degli oppositori contrari a presentarsi alle elezioni, comprese quelle del 2020 che riconsegnano al governo la maggioranza del Parlamento. Ad agosto del 2022 accetta nuovamente la sfida elettorale e si iscrive alle primarie, pur respingendo ogni offerta di consulenza tecnica delle autorità elettorali ufficiali al processo. Nella campagna elettorale, Machado riesce a valorizzare il profilo di oppositrice integerrima di Maduro e, soprattutto, di persona priva delle esitazioni che hanno reso quello delle opposizioni un percorso a singhiozzo.

Al momento, comunque, non ci sono indizi che le autorità intendano rimuovere il veto posto alla sua candidatura dalla sentenza della giustizia amministrativa. La speranza degli oppositori è che possa valere l’impegno preso a metà ottobre in occasione della riapertura del dialogo con il governo. Per incentivare il dialogo, gli Usa hanno sospeso per sei mesi le sanzioni al comparto energetico venezuelano, chiedendo in cambio la celebrazione di elezioni “libere”, con la partecipazione di tutti i candidati. Ma le formule usate nell’accordo stretto alle Barbados tra governo e opposizione sono sufficientemente vaghe per non sciogliere ancora il dubbio sulla possibilità reale che Machado possa partecipare o meno.

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