Banner Leonardo

Venezuela: il referendum consultivo rilancia i dubbi sulla stabilità del Territorio Esequibo

Il governo sta in queste ore celebrando la "schiacciante" affermazione dei "sì" ai cinque quesiti referendari con cui portare avanti le rivendicazioni sulla regione ricca di risorse naturali contesa dalla confinante Guyana

Caracas
,

© Agenzia Nova - Riproduzione riservata

Il governo del Venezuela sta in queste ore celebrando la “schiacciante” affermazione dei “sì” ai cinque quesiti referendari con cui portare avanti le rivendicazioni sul Territorio Esequibo, la regione ricca di risorse naturali contesa dalla confinante Guyana. Una iniziativa che, oltre ad aprire nuove polemiche sulla trasparenza del sistema elettorale, rilancia l’allarme sulla stabilità della regione. L’attenzione è soprattutto rivolta alle possibili conseguenze del quesito numero 5, quello con cui si chiede l’accordo per la “creazione” di uno Stato della Guayana Esequiba, nel territorio conteso. Si parla, nello specifico. di un “piano accelerato per garantire attenzione integrale alla popolazione attuale e futura di questo territorio”. Incassato il “volere della maggioranza” dei venezuelani, pur se in un referendum dal mero valore consultivo, le diverse autorità di governo hanno assicurato che lavoreranno per “soluzioni pacifiche”, scartando – seppur senza nominarla – ogni ipotesi di annessione con la forza.


Un tema che aveva acceso l’allarme non solo della Guyana, pronta a garantire che “opporrà resistenza” ad eventuali offensive, ma anche di almeno altri due importanti attori regionali: gli Stati Uniti, che la scorsa settimana avevano inviato proprio a Georgetown una squadra di specialisti per la formazione dell’esercito locale, e il Brasile che – avvertendo movimenti sospetti di truppe venezuelane – aveva annunciato il rafforzamento della propria presenza alla frontiera. Inoltre, timorosa che il referendum potesse inficiare la soluzione pacifica del contenzioso, la Guyana aveva cercato di ottenerne la sospensione, ma la Corte internazionale di giustizia (Cig), chiamata a premere su Caracas, si è limitata ad invitare le parti a non prendere iniziative che possano aumentare la tensione.

Hanno inoltre fatto discutere i numeri sulla partecipazione al voto diffusi dal Consiglio nazionale elettorale (Cne). Con lo scrutinio non ancora completato del tutto, ha detto il presidente del Cne, Elvis Amoroso, al voto sono andati 10.431.907 di venezuelani, poco più del 50 per cento degli aventi diritto. Cifre che molti media continuano a misurare sulle immagini e i video di seggi e urne andate per lo più deserte. E la stessa decisione di prorogare di due ore la chiusure delle urne, presentata dal Cne come misura necessaria per smaltire le code, è stata ritratta da diversi osservatori come espediente per recuperare elettori che avrebbero prima deciso di disertare. L’affluenza denunciata per la giornata di ieri supera quella che le autorità avevano certificato per le ultime elezioni generali e regionali, avvicinandosi alle cifre ostentate dal governi del popolare ex presidente, Hugo Chavez, Quel che è certo, è che si tratta comunque di una causa sentita in modo trasversale da tutti i venezuelani, come dimostrano le quote di “sì”, nessuna sotto il 95 per cento.

I maggiori consensi sono andati ai primi due quesiti (97,8 e 98,1 per cento), per i quali le opposizioni avevano lanciato un invito esplicito al voto favorevole: con il primo si richiamava la necessità di impedire “con tutti i mezzi compatibili al diritto” di non accettare come strumento di soluzione della contesa il lodo arbitrale del 1899, su cui fa forza la Guyana. Caracas, come dimostra il secondo quesito, ritiene che lo strumento da usare sia l’accordo di Ginevra del 1966. Con la terza domanda si è chiesto alla cittadinanza se se fosse d’accordo “con la posizione storica del Venezuela di non riconoscere la giurisdizione della Corte internazionale di giustizia” sul caso. La domanda insiste su un dubbio che la Corte ha risolto di recente, affermando la propria competenza sul caso, proprio in risposta a un ricorso di Caracas. La Guyana fa inoltre notare che nel corso del tempo il Venezuela ha chiesto proprio all’Aja di sciogliere questioni incidentali sulla causa. Con il quarto quesito si chiedeva l’appoggio a respingere ogni “pretesa” di disporre “unilateralmente” delle acque sulle quali ancora grava una contesa, e il quinto, motivo dei maggiori allarmi di Georgetown, è quello che aprirebbe a una annessione de facto del territorio.

Ricco di preziose risorse naturali, il Territorio Esequibo è tornato al centro di un serrato braccio di ferro internazionale dopo il recente annuncio della Guyana di indire una nuova serie di aste petrolifere. Manovra che per Caracas – rimandando agli interessi nutriti dalla Exxon Mobil nella zona – è prova di una ingerenza diretta degli Stati Uniti. Diversi analisti mettono in questo senso in risalto l’importante svolta rappresentata dalla messa in funzione, a metà novembre, della Unità galleggiante di produzione stoccaggio e scarico “Prosperity”, la terza Fpso di ExxonMobil nell’area, potenzialmente in grado di spingere la produzione nazionale a 620mila barili al giorno, cifra che potrebbe insidiare quella della stessa Venezuela. Caracas ha avviato un’offensiva politica e mediatica, nonché giudiziaria, con un’inchiesta aperta dalla procura generale su una denuncia penale nei confronti del presidente della Guyana, Mohamed Irfaan Alì.

Il territorio al centro della contesa è un’area di 159.500 chilometri quadrati che la Guyana ha incorporato all’interno dei propri confini ma la cui sovranità è reclamata dal Venezuela. Georgetown difende un confine territoriale stabilito nel 1899 da un tribunale arbitrale a Parigi, quando la Guyana era ancora una colonia britannica. Caracas rivendica l’Accordo di Ginevra, firmato nel 1966 con il Regno Unito prima dell’indipendenza della Guyana, che pose le basi per una soluzione negoziata e annullò il trattato del 1899. La questione della sovranità è tornata di prepotente attualità nel 2015, quando il gigante statunitense Exxon Mobil ha annunciato la scoperta di giacimenti di petrolio nella zona marittima. Nonostante la contrarietà del Venezuela, che in un primo tempo ammetteva la sola possibilità di un arbitrato bilaterale, il caso è dal 2018 nelle mani della Corte internazionale di giustizia (Cig). Respingendo una serie di obiezioni di Caracas, il tribunale Onu ha confermato di avere i titoli per decidere sulla contesa, avviando ora l’esame del merito.

Leggi anche altre notizie su Nova News
Seguici sui canali social di Nova News su Facebook, Twitter, LinkedIn, Instagram, Telegram

© Agenzia Nova - Riproduzione riservata

ARTICOLI CORRELATI

Ultime notizie

ballottaggi - elezioni amministrative

Sardegna 2024: alle 19 ha votato il 44,1 per cento degli aventi diritto, dati in crescita rispetto al 2019

Quasi un milione e mezzo i sardi chiamati al voto. Per il campo largo di centrosinistra c'è Alessandra Todde, Paolo Truzzu per la coalizione di centrodestra, Renato Soru per la Coalizione sarda e Lucia Chessa per la lista Sardigna R-esiste

Brasile: oggi la manifestazione a sostegno di Bolsonaro a San Paolo, piene le strade della città – video

L'evento è organizzato all'indomani dell'apertura delle indagini sul presunto colpo di Stato del 2022 con cui Bolsonaro e altri funzionari a lui vicini avrebbero cercato di negare l'esito delle elezioni presidenziali vinte da Luiz Inacio Lula da Silva
ucraina

Zelensky: “Meloni ci sostiene ma in Italia molti favorevoli a Putin”

Il capo dello Stato si è detto felice dell'accordo siglato ieri tra Ucraina e Italia in materia di sicurezza. In merito alle persone che sostengono invece il Cremlino, Zelensky ha invitato le autorità italiane a "cancellare" i loro visti

Francia-Italia: fonti Eliseo, Macron si era reso “interamente disponibile” per il summit del G7

Da Parigi era emersa massima disponibilità per partecipare ala vertice nelle giornate di giovedì e venerdì, mentre per sabato il presidente francese era impegnato al Salone dell'Agricoltura, un appuntamento molto importante viste le proteste degli operatori del settore

Ucraina: il vicepremier denuncia la distruzione di 160 tonnellate di grano in una stazione ferroviaria in Polonia

Il grano era in transito verso il porto di Danzica e poi verso altri Paesi", ha spiegato Kubrakov, secondo cui si tratta del "quarto caso di vandalismo nelle stazioni ferroviarie polacche"

Altre notizie

Burkina Faso: attentato in una chiesa cattolica, almeno 15 morti

Dal 2015 il Paese è teatro di attacchi regolari da parte di gruppi jihadisti affiliati ad Al Qaeda e allo Stato islamico, attivi in ​​diverse regioni e causando notevole instabilità

Libia: il premier Dabaiba approva l’aumento degli stipendi delle guardie petrolifere dopo la chiusura del gas

La notizia arriva dopo che oggi le Guardie hanno chiuso alcune valvole del gas e del petrolio nell'area di Zawiya, a sud-ovest di Tripoli, nonché il cancello del complesso petrolifero e del gas di Mellitah, situato sulla costa della Libia occidentale

Gaza, Usa: “A Parigi raggiunto un accordo di massima per il cessate il fuoco e il rilascio degli ostaggi”

Il consigliere per la Sicurezza nazionale, Jake Sullivan."Siamo ancora nella fase di negoziazione per definire i dettagli. Ci dovranno essere discussioni indirette tra Qatar ed Egitto con Hamas perché alla fine dovranno accettare di rilasciare gli ostaggi"

Sardegna 2024: alle 12 affluenza al 18,4 per cento, in aumento rispetto al 2019

Quasi un milione e mezzo i sardi chiamati al voto. Per il campo largo di centrosinistra c'è Alessandra Todde, Paolo Truzzu per la coalizione di centrodestra, Renato Soru per la Coalizione sarda e Lucia Chessa per la lista Sardigna R-esiste
etiopia milizie oromia

Etiopia: quattro preti ortodossi uccisi dai ribelli oromo nel monastero di Zequala

Quello in Oromia è un conflitto di lunga data che da diversi anni vede contrapposti da una parte il Fronte di liberazione oromo (Olf) – di cui l’Ola costituisce il braccio armato – e il governo etiope dall’altra