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Usa-Vietnam: la visita a Hanoi rafforza la strategia di Biden per contenere la Cina nell’Indo-Pacifico

La visita del presidente Usa ha aperto un nuovo capitolo della cooperazione bilaterale, elevandola al rango di "partenariato strategico comprensivo", e ponendo così gli Stati Uniti allo stesso livello di Cina e Russia tra i principali partner di Hanoi

Hanoi
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Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden è arrivato ieri in Vietnam per una missione storica, tesa a rafforzare l’influenza regionale di Washington con una chiara enfasi sul contenimento strategico della Cina. Atterrando ad Hanoi, Biden si è aggiunto alla lunga e ininterrotta lista di capi di Stato statunitensi che sin da Bill Clinton, nel 2000, hanno omaggiato con una visita l’ex nemico degli Usa nel sud-est asiatico. Da decenni, ormai, le relazioni tra Stati Uniti e Vietnam sono improntate al dialogo e alla cooperazione, nonostante le rimostranze periodicamente mosse da Washington al Paese asiatico per le limitazioni poste ai diritti civili. La visita di Biden ha aperto però un nuovo capitolo della cooperazione bilaterale, elevandola al rango di “partenariato strategico comprensivo”, e ponendo così gli Stati Uniti allo stesso livello di Cina e Russia tra i principali partner di Hanoi.


Un Paese, quello del sud-est asiatico, che può avere un ruolo importante nella ridefinizione delle catene industriali globali e nel quale anche l’Italia vanta interessi importanti, con l’ormai affermata presenza di colossi come Eni (attiva nel Paese dal 2012) e Piaggio (con due stabilimenti aperti, rispettivamente, nel 2009 e nel 2012).

Washington ha lavorato all’appuntamento di questi giorni per mesi, tramite molteplici visite di alto livello, inclusa quella del segretario di Stato Antony Blinken, lo scorso aprile. Le tempistiche della visita di Biden ad Hanoi – all’indomani del vertice del G20 a Nuova Delhi, e pochi giorni dopo il secondo summit annuale dell’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico (Asean), ospitato dall’Indonesia – bastano a suggerire l’importanza attribuita da Washington al consolidamento delle relazioni con il Vietnam. Il consigliere per la sicurezza nazionale Usa, Jake Sullivan, aveva sottolineato il carattere strategico della visita di Biden la scorsa settimana, affermando che “per decenni, Usa e Vietnam hanno lavorato per superare la dolorosa eredità comune della Guerra del Vietnam. Questa visita è un passo straordinario per il rafforzamento dei nostri legami diplomatici, e riflette il ruolo primario rivestito dal Vietnam nella nostra rete crescente di partenariati nell’Indo-Pacifico”.

L’inquilino della Casa Bianca ha espresso i medesimi concetti ieri, dopo l’incontro con il segretario generale del Partito comunista vietnamita Nguyen Phu Trong: gli Stati Uniti e il Vietnam, ha detto Biden, hanno la possibilità di “modellare” l’Indo-Pacifico per i decenni a venire, a riprova di come le relazioni tra i due Paesi si siano evolute rispetto “all’amaro passato” della guerra combattuta tra il 1965 e il 1973.

Proprio con il segretario generale del Partito comunista vietnamita, Biden ha annunciato l’innalzamento del livello delle relazioni bilaterali a partenariato strategico. “Possiamo tracciare un arco di 50 anni di progressi nei rapporti tra i nostri Paesi, dal conflitto alla normalizzazione, per arrivare a questo nuovo status elevato”, ha detto il presidente dopo essere stato ricevuto da Trong. Biden ha definito il Paese del sud-est asiatico “un amico, un partner affidabile e un membro responsabile della comunità internazionale”.

Pur non essendo mai stato chiamato in guerra, Biden si è detto parte della “generazione del Vietnam” e ha ricordato il contributo durante il conflitto del suo inviato per il Clima, John Kerry, e dell’ex senatore repubblicano John McCain. Entrambi, ha sottolineato, hanno trovato il modo di contribuire alle relazioni con il Vietnam dopo la guerra, vedendo “quanto ci fosse da guadagnare nel lavorare insieme per superare l’amaro passato”. Trong, da parte sua, ha promesso che il Vietnam lavorerà sodo per attuare l’accordo. “Solo allora potremo dire che sarà stato un successo”, ha osservato.

I due leader non hanno fatto alcun riferimento specifico alla Cina, né alle sue rivendicazioni nel Mar Cinese Meridionale: proprio le tensioni nella regione, tuttavia, sembrano aver spinto il Vietnam a rafforzare i rapporti con gli Stati Uniti, che dal canto loro puntano su Hanoi per consolidare la loro architettura di sicurezza volta al contenimento strategico di Pechino. Il comunicato congiunto diramato a margine dell’incontro tra i due leader afferma non a caso che gli Stati Uniti e il Vietnam si oppongono “alla minaccia o all’uso della forza” nel Mar Cinese Meridionale. Si tratta di un chiaro riferimento alle rivendicazioni territoriali della prima potenza asiatica, che secondo i due leader vanno risolte “attraverso le norme del diritto internazionale”. Alla fine dello scorso agosto il ministero delle Risorse naturali di Pechino ha pubblicato una nuova mappa nella quale torna a rivendicare il controllo di quasi l’intero Mar Cinese Meridionale, per il quale passa ogni anno circa il 60 per cento del commercio marittimo mondiale, nonostante l’opposizione degli altri Paesi rivieraschi, tra cui in particolare il Vietnam, le Filippine e la Malesia.

“I leader hanno sottolineato il loro fermo sostegno alla risoluzione pacifica delle dispute in accordo con il diritto internazionale, senza la minaccia o l’uso della forza”, si legge nella dichiarazione. Biden e Trong hanno fatto appello inoltre alla “libertà di navigazione e di sorvolo” e al “commercio senza impedimenti” nell’area.

A dispetto delle tensioni, il Vietnam ha rapporti economici molto forti con Pechino, e ha con la Cina e la Russia un partenariato dello stesso livello raggiunto ieri da quello con gli Stati Uniti, cui Hanoi non intende rinunciare: secondo retroscena della stampa giapponese, il governo vietnamita ha tentato di preparare il terreno alla visita di Biden discutendo con la Cina l’organizzazione di incontri di alto livello tra i rispettivi leader, che potrebbero tenersi nelle prossime settimane. La visita di Biden ad Hanoi è stata preceduta inoltre dalla pubblicazione di un articolo del “New York Times” secondo cui il Vietnam starebbe negoziando in segreto l’acquisto di grandi quantitativi di armi dalla Russia, aggirando le sanzioni statunitensi. Sulla questione è intervenuto ieri mattina il viceconsigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Jon Finer.

Hanoi, ha ricordato il collaboratore di Biden in un colloquio con la stampa statunitense, ha storiche relazioni militari con la Russia, ma gli Stati Uniti continueranno a lavorare con il Vietnam e con altri Paesi per cercare di limitare le interazioni con un Paese accusato di crimini di guerra e di violazioni del diritto internazionale.

Washington non ha trascura nemmeno le potenzialità commerciali offerte dall’elevazione delle relazioni con il Vietnam, una tra le economie emergenti più dinamiche del Sud-est asiatico. Come sottolineato nei giorni scorsi dalla stampa statunitense, elevare il Vietnam a partner strategico consentirà alla prima potenza mondiale di competere con Russia e Cina per il futuro sviluppo del comparto nucleare civile vietnamita. Oggi, inoltre, Biden ha partecipato ad Hanoi a un Vertice bilaterale sull’innovazione e gli investimenti, con la partecipazione di rappresentanti di grandi società come Google, Intel, Amkor, Marvell, GlobalFoundries e Boeing. La comunità imprenditoriale vietnamita è stata rappresentata dai dirigenti di diverse grandi aziende, incluso il produttore di auto elettriche VinFast, quotato sul listino Nasdaq di New York.

La Casa Bianca ha annunciato per l’occasione che Vietnam Airlines ha firmato un accordo da 7,8 miliardi di dollari con il costruttore di aeromobili Boeing per l’acquisto di 50 aerei di linea 737 Max. Il colosso dei processori di elaborazione grafica Nvidia, invece, ha annunciato un partenariato con Fpt, Viettel e Vingroup per lo sviluppo dell’Ia nel Paese asiatico. Gli Usa hanno già annunciato diversi investimenti nel settore dell’elettronica in Vietnam: tra tutti, Amkor dovrebbe inaugurare già il mese prossimo uno stabilimento da 1,6 miliardi di dollari ad Hanoi per assemblare, confezionare e collaudare microchip.

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