I segretari di Difesa di Usa e Filippine si incontrano per discutere della sicurezza a Taiwan

Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Lloyd Austin: "Siamo preoccupati dalla condotta prevaricatrice e coercitiva della Cina, esercitata dal Mar Cinese Orientale attraverso lo Stretto di Taiwan, il Mar Cinese Meridionale sino alle Isole del Pacifico e alla regione dell'Oceano Indiano"

Taiwan

Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Lloyd Austin, incontrerà l’omologo facente funzioni delle Filippine Jose Faustino Jr. domani alle Hawaii, per discutere le questioni di sicurezza relative al Mar Cinese Meridionale e a Taiwan. Lo ha annunciato ieri lo stesso Austin, durante una sosta in California prima di partire alla volta di Honolulu. Il segretario ha affermato che discuterà con Faustino “l’intera gamma delle nostre questioni di sicurezza”. “Consideriamo davvero la regione come un singolo teatro, e siamo preoccupati dalla condotta prevaricatrice e coercitiva della Cina, esercitata dal Mar Cinese Orientale attraverso lo Stretto di Taiwan, il Mar Cinese Meridionale sino alle Isole del Pacifico e alla regione dell’Oceano Indiano”, ha detto il segretario. Un funzionario del dipartimento della Difesa Usa ha aggiunto che l’incontro servirà anche a discutere come “operativizzare e rendere più credibile e capace” l’alleanza tra Stati Uniti e Filippine: l’agenda dei colloqui riguarderà ad esempio la cooperazione alla sicurezza marittima e la conduzione di esercitazioni congiunte.

Nel corso di un’intervista concessa il mese scorso al quotidiano “Nikkei”, l’ambasciatore delle Filippine negli Stati Uniti, Jose Manuel Romualdez, ha affermato che Manila concederebbe alle forze Usa di utilizzare basi militari sul territorio del Paese nell’eventualità di un conflitto innescato da una invasione cinese di Taiwan, se “ciò fosse importante per noi e per la nostra personale sicurezza”. Come ricordato in quell’occasione dal quotidiano, l’ambasciatore è parente del presidente Ferdinand Marcos Jr. ed esercita una influenza significativa sulla definizione della politica estera e di sicurezza della nuova amministrazione presidenziale a Manila. “Nessuno vorrebbe avere a che fare con alcun tipo di guerra o confronto”, ha puntualizzato Romualdez, secondo cui Manila “vorrebbe che entrambi i Paesi (Stati Uniti e Cina) attenuassero le tensioni intensificando il dialogo e risolvendo così le questioni”. Manila ha una posizione neutrale in merito alla statualità di Taiwan, e gli osservatori internazionali stanno tentando di capire in che misura le Filippine coopererebbero con Washington in caso di conflitto, considerata la volontà espressa dal presidente Marcos di migliorare le relazioni con gli Stati Uniti.

Nel corso dell’intervista, Romualdez ha ricordato che già l’ex presidente filippino Rodrigo Duterte aveva espresso la disponibilità, in linea di principio, a garantire l’accesso delle forze Usa al Paese in caso di guerra a Taiwan. Per il momento, però, ci sono pochi segnali di una discussione aperta tra Washington e Manila in merito alla questione. Quel che è certo – ha sottolineato “Nikkei” – è che il presidente Marcos ha già espresso un cambio di passo nelle relazioni con la Cina curate dal suo predecessore: lo scorso luglio, infatti, l’attuale capo dello Stato ha dichiarato che la sua amministrazione “non presiederà ad alcun processo che abbandoni anche un centimetro quadro di territorio della Repubblica delle Filippine a una potenza straniera”: un chiaro riferimento alla Cina, protagonista proprio con le Filippine di un’annosa disputa territoriale nel Mar Cinese Meridionale.

Una invasione di Taiwan da parte della Cina causerebbe una battuta d’arresto del commercio marittimo nella regione, a grave detrimento anche delle Filippine. Il quotidiano ricorda inoltre che le vaste esercitazioni aeronavali condotte dalla Cina il mese scorso, dopo la visita della presidente della Camera Usa Nancy Pelosi a Taiwan, hanno sconfinato nella zona economica esclusiva di Manila. L’ambasciatore Romualdez ha dichiarato che Manila sta già discutendo con Washington un incremento del numero della basi militari filippine che le forze Usa potrebbero utilizzare in caso di crisi. Gli Stati Uniti mantengono una presenza militare semi-permanente nelle Filippine sulla base dell’accordo di cooperazione rafforzata nel campo della Difesa sottoscritto dai due Paesi nel 2014. Romualdez ha affermato che l’amministrazione del presidente Marcos intende consolidare e rafforzare il quadro della cooperazione bilaterale nel campo della sicurezza entro i prossimi tre anni.

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