Urso: “Vorremmo che Ita tornasse a essere una compagnia di bandiera”

"Serve un partner industriale rilevante con un progetto di sviluppo degli hub italiani"

urso

Ita, automotive, Ilva, Lukoil, Tim, energia. Sono i più importanti dossier lasciati in sospeso dai precedenti governi e ora sul tavolo del ministero delle Imprese e Made in Italy. Dalla manovra ai fondi del Pnrr, il ministro Adolfo Urso ha le idee chiare sulla strategia da affrontare. “Abbiamo una visione concreta della realtà, – spiega al “Giornale” – non ci muove l’ideologia ma l’interesse nazionale. E i dossier citati lo dimostrano, in alcuni accelereremo la privatizzazione, in altri riaffermeremo il ruolo dello Stato. Il nostro sarà il ministero dell’Italia, cioè dell’impresa italiana. Ma siamo ben consapevoli che dobbiamo favorire la crescita di ‘campioni europei’, anche a leadership italiana. Per questo ci vuole uno ‘Stato stratega’ non uno Stato interventista”.

“Lo Stato – aggiunge – definisce le strategie e indica la strada su cui poi le imprese liberamente circolano, spero nella stessa direzione e alla velocità dei tempi moderni”. Per Ita ha parlato di ‘partnership’, significa che “serve un partner industriale rilevante con un progetto di sviluppo degli hub italiani. Ita non sarà mai più una compagnia di Stato ma vorremmo che tornasse ad essere una compagnia di bandiera, cioè al servizio degli italiani e dei turisti che sempre più desiderano venire nel nostro straordinario Paese”.

Urso ritiene che non possiamo diventare dipendenti dalle batterie cinesi: “Penso agli oltre 4 miliardi stanziati per i semiconduttori nel periodo 2022-2030, o agli oltre 350 milioni che destineremo da subito agli investimenti in ‘rinnovabili e batterie’ previsti dal Pnrr. Anche la Commissione sta facendo la sua parte per rafforzare il sistema industriale europeo con i cosiddetti Ipcei (Important Project of Common European Interest). Batterie, chip, semiconduttori: serve l’autonomia strategica europea nel digitale. Possiamo farcela. Dobbiamo fare sistema”.

Fra 4 mesi Acciaierie d’Italia avrà finalmente realizzato tutte le prescrizioni ambientali, ma anziché aumentare la produzione diminuisce: “Dobbiamo invertire subito il declino produttivo di Ilva. Oggi produce appena 3 milioni di tonnellate a fronte dei 6 concordati, con l’obiettivo di tornare ad 8. Le risorse stanziate devono essere impegnate a questo fine, stiamo valutando anche se siano necessari ulteriori interventi legislativi per facilitare riconversione e investimenti”. Quanto al Cdm straordinario per Ischia, il governo ha deciso “lo stato di emergenza con un primo stanziamento di 2 milioni di euro cui si aggiungeranno altre risorse dopo aver fatto una ricognizione precisa dei danni. Nel contempo abbiamo attivato le procedure per la definitiva approvazione del piano nazionale per il cambiamento, avviato addirittura nel 2016. Sono passati 6 anni! Lo vareremo entro un mese. Basta ritardi”, ha concluso Urso.

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