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Urso (Copasir): “Le forniture di armi all’Ucraina restino segrete”

Il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, spiegherà in dettaglio il terzo decreto interministeriale, ma resterà tutto segreto, perché così vuole il governo e perché così prevede la legge sul funzionamento del Copasir

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Al Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza, si torna a parlare delle armi per l’Ucraina. Il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, spiegherà in dettaglio il terzo decreto interministeriale, ma resterà tutto segreto, perché così vuole il governo e perché così prevede la legge sul funzionamento del Copasir. “Ed è giusto che sia così, perché qui parliamo di sicurezza nazionale”, avverte il presidente Adolfo Urso, FdI, in una intervista a “La Stampa”. C’è chi lamenta che su questa storia delle armi il Parlamento non viene informato abbastanza: “Fermo restando che ogni forza politica, se ritiene, può chiedere al governo un supplemento di informazioni, mi sembra giusto ricordare che il Parlamento a febbraio ha votato quasi all’unanimità un decreto che autorizza aiuti, anche militari, all’Ucraina, stabilendo che ogni tre mesi il governo dia comunicazioni. Nel frattempo il ministro viene a informarci, come ha fatto fino a oggi.


Aggiungo: Guerini finora è stato tempestivo ed esauriente”. Per fortuna che il Copasir c’è: “La legge istitutiva, del 2007, è stata lungimirante. Il Copasir, a differenza del comitato precedente, il Copaco, non si occupa solo di controllare l’operato dei servizi segreti, ma più in generale della sicurezza nazionale. Per questo motivo i nostri lavori sono a porte chiuse. Il Copasir, poi, dev’essere composto da cinque senatori e cinque deputati; a rigore dovrebbero essere metà della maggioranza e metà della minoranza; il presidente obbligatoriamente dev’essere di un partito di opposizione. Sono le giuste garanzie democratiche per il controllo sull’operato del governo in questa materia così particolare”.

E però il Copasir è diventato sempre più centrale. Quasi un Parlamento in miniatura per gestire la quasi guerra in cui viviamo: “Parlano i fatti. L’estate scorsa vi fu l’improvviso e improvvido ritiro dall’Afghanistan: ebbene, nelle due settimane di metà agosto, a Camere chiuse, noi ci siamo riuniti sei volte per monitorare la situazione. Ora, dopo l’invasione dell’Ucraina, facciamo cinque o sei audizioni a settimana. Il nostro dovere è di non distrarci. Non a caso, in questa legislatura, le nostre relazioni sono sempre votate all’unanimità”. Però non mancano gli attacchi: “Vero. Qualcuno scrive che agiamo di sponda del governo. Altri il contrario: che spesso il governo agisce su esplicita indicazione del Comitato. La verità sta nel mezzo: noi agiamo sempre, e tanto più in questo contesto, secondo lo spirito di piena e leale collaborazione tra istituzioni, come prescrive il dettato costituzionale. Tanto più nel campo della sicurezza nazionale e ancor più quando si è di fronte ad una guerra nel cuore della nostra Europa”, ha concluso Urso.

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