Urso (Copasir): “Al premier i poteri contro gli attacchi hacker”

L'allarme del Copasir sul rischio di attacchi hacker russi è diventato realtà. "Avevo lanciato l'allarme - spiega il presidente Adolfo Urso al "Corriere della Sera" - perché consapevole di come la Russia fosse il Paese più attrezzato nella guerra cibernetica

adolfo urso (copasir)

L’allarme del Copasir sul rischio di attacchi hacker russi è diventato realtà. “Avevo lanciato l’allarme – spiega il presidente Adolfo Urso al “Corriere della Sera” – perché consapevole di come la Russia fosse il Paese più attrezzato nella guerra cibernetica. Ha già agito negli ultimi anni in altri Paesi europei, e anche da noi, durante la pandemia. A inizio legislatura, la prima relazione è stata quella sulla sicurezza cibernetica e protezione informatica che ha portato all’estensione della golden power alle tlc, infine all’Agenzia per la cybersicurezza nazionale”. “Un attacco hacker su vasta scala – continua – deve essere configurato come atto terroristico. Credo inoltre necessario attribuire direttamente al presidente del Consiglio il potere di disporre che, a fronte di una azione configurata come pregiudizio per la sicurezza nazionale, possa disporre ogni misura proporzionata per il suo contrasto. E va realizzato al più presto il cloud nazionale della Pubblica amministrazione, una politica nazionale sui cavi marittimi e terrestri per fare del nostro Paese un nodo centrale nella rete globale che sempre più connetterà Europa e Occidente con Asia e Africa”.

La guerra cibernetica può colpire le infrastrutture: “E’ già accaduto. La sanità è stata più volte attaccata in Italia e in altri Paesi europei. Dobbiamo esserne consapevoli e aumentare la resilienza del Paese”. Si rischiano infiltrazioni nella politica: “Gli attacchi statuali – osserva il presidente del Copasir – sono ovviamente per loro natura politici. Hacker e macchina di disinformazione russa sono elementi di una ‘guerra ibrida’ che i sistemi autoritari, Russia ma anche Cina, usano per penetrare le democrazie occidentali”. Quanto alle infiltrazioni, sono 13.416 i casi censiti dal 2016: “I dati sono quelli della task force europea, creata proprio dopo la prima guerra in Ucraina. Esiste una centrale della disinformazione che opera da anni alle dirette dipendenze del Cremlino. Basti ricordare come Russia e Cina agissero per farci credere che i loro vaccini fossero i migliori al mondo e che i sistemi autoritari fossero più adeguati a fronteggiare il virus. Ora sappiamo la verità”. Il presidente ha parlato dell’attività di reclutamento dei russi in Italia: spionaggio, propaganda, messa a libro paga: “Lo spionaggio russo utilizza spesso la rete diplomatica, quello cinese si avvale prevalentemente di imprese e centri di cultura. Basti leggere le attività dei cittadini russi recentemente espulsi dal nostro Paese per capire cosa volessimo dire”. La grande vicinanza tra Russia e Italia (economica, sociale, politica) negli anni che hanno preceduto la guerra è stata forse eccessiva: “Basti rilevare che dalla invasione della Crimea a oggi invece di ridurre la nostra dipendenza energetica dalla Russia, abbiamo ridotto la nostra produzione di gas per importare più gas dalla Russia. Peggio ancora ha fatto la Germania che si era consegnata alla Russia, con i nuovi gasdotti e la chiusura delle centrali nucleari. Il fatto che l’attacco hacker sia avvenuto proprio in Germania e Italia, ‘mi fa venire delle strane idee in testa’, per utilizzare una terminologia del presidente del Consiglio”, ha concluso Urso.

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