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Uganda, Gabon, Niger e Repubblica Centrafricana esclusi dal programma commerciale Agoa

L’African Growth and Opportunity Act è un programma commerciale lanciato nel 2000 dall'amministrazione di Bill Clinton con l'obiettivo di fornire ai Paesi dell’Africa sub-sahariana l’accesso esente da dazi negli Stati Uniti per oltre 1.800 prodotti

Washington
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Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha annunciato che l’Uganda, il Gabon, il Niger e la Repubblica Centrafricana saranno espulsi dall’African Growth and Opportunity Act (Agoa), un programma commerciale lanciato nel 2000 dall’amministrazione di Bill Clinton con l’obiettivo di fornire ai Paesi dell’Africa sub-sahariana l’accesso esente da dazi negli Stati Uniti per oltre 1.800 prodotti. In una lettera indirizzata al presidente della Camera dei rappresentanti Usa, Biden ha affermato che il Niger e il Gabon – entrambi attualmente sotto il governo di giunte militari salite al potere con un colpo di Stato – non sono idonei a far parte dell’Agoa perché “non hanno stabilito, o non stanno facendo progressi costanti verso l’istituzione e la protezione del pluralismo politico e dello stato di diritto”. L’esclusione della Repubblica Centrafricana e dell’Uganda dal programma è invece dovuta a “gravi violazioni dei diritti umani riconosciuti a livello internazionale” da parte dei loro governi. “Nonostante l’intenso impegno tra gli Stati Uniti e la Repubblica Centrafricana, il Gabon, il Niger e l’Uganda, questi Paesi non sono riusciti a rassicurare gli Stati Uniti sul loro mancato rispetto dei criteri di ammissibilità all’Agoa”, afferma Biden nella missiva.


Già nel maggio scorso il governo degli Stati Uniti aveva dichiarato che stava valutando la possibilità di rimuovere l’Uganda dall’Agoa e di introdurre sanzioni al Paese dopo che il parlamento di Kampala ha approvato una controversa legge che impone la pena di morte alle persone ritenute colpevoli di aver commesso determinati atti omosessuali. Lo scorso 23 ottobre, inoltre, il dipartimento di Stato Usa ha pubblicato una nota congiunta insieme a quelli di Lavoro, Salute e Servizi Umani, Commercio ed all’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale, nella quale avvertiva aziende e cittadini privati sui “potenziali rischi che potrebbero dover affrontare se conducono, o intendono condurre, affari in Uganda”. Washington aveva in particolare sottolineato il clima di “corruzione endemica” presente nel Paese e la “violenza contro attivisti per i diritti umani, membri dei media, operatori sanitari, membri di gruppi minoritari , persone Lgbtqi+ e oppositori politici”, aspetti più volte denunciati in rapporti istituzionali. L’entrata in vigore della legge anti-omosessualità lo scorso 29 maggio, prosegue la nota di ottobre, “aumenta ulteriormente le restrizioni sui diritti umani, includendone altre alla libertà di espressione e di riunione pacifica, e aggrava le questioni relative al rispetto dei contratti di locazione e di lavoro”.

L’espulsione dei quattro Paesi avrà effetto dall’inizio del prossimo anno e probabilmente avrà un impatto sulle loro economie, poiché all’Agoa è stato riconosciuto il merito di aver promosso le esportazioni, la crescita economica e la creazione di posti di lavoro tra i Paesi aderenti. Già la scorsa settimana, inoltre, il dipartimento di Stato Usa ha annunciato di aver sospeso la maggior parte degli aiuti esteri al Gabon, teatro di un colpo di Stato lo scorso 30 agosto, affermando che saranno ripristinati solo se il governo di transizione del Gabon stabilirà un governo democratico. Ad agosto il Segretario di Stato Antony Blinken ha annunciato una misura simile contro il Niger dopo il golpe dello scorso 26 luglio, prevedendo la sospensione di alcuni programmi di assistenza estera a beneficio del governo di Niamey. Per motivi analoghi lo scorso anno erano stati sospesi dall’Agoa Burkina Faso, Mali e Guinea, anch’essi teatro di colpi di Stato.

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