Ucraina travolta da scandali e dimissioni: il governo licenzia quattro viceministri e cinque governatori regionali

Sono stati rimossi dalla carica di viceministro Vyacheslav Shapovalov (Difesa), Ivan Lukerya e Vyacheslav Negodya (Sviluppo delle comunità e dei territori) e Vitaliy Muzychenko (Politiche sociali)

zelensky ucraina

La denuncia di una serie di scandali ha portato alla rimozione di alte personalità del governo e delle amministrazioni regionali dell’Ucraina. A cader vittime della “purga” sono stati quattro viceministri e cinque governatori regionali. In particolare, sono stati rimossi dalla carica di viceministro Vyacheslav Shapovalov (Difesa), Ivan Lukerya e Vyacheslav Negodya (Sviluppo delle comunità e dei territori) e Vitaliy Muzychenko (Politiche sociali). Per quanto riguarda i governatori regionali, il Consiglio dei ministri ucraino ha approvato il licenziamento di Valentyn Reznichenko (regione di Dnipropetrovsk), Oleksandr Starukh (regione di Zaporizhzhia), Oleksij Kuleba (regione di Kiev), Dmytro Zhivitskyi (regione di Sumy) e Yaroslav Yanushevich (regione di Kherson).

Non si tratta però delle prime rimozioni. Già lo scorso fine settimana il viceministro per lo Sviluppo delle comunità, i territori e le infrastrutture ucraino Vasil Lozynskii è stato allontanato perché sospettato di appropriazione indebita. In carica da maggio 2020, Lozynskii “ha ricevuto 400 mila dollari per facilitare la conclusione di contratti per l’acquisto di apparecchiature e generatori a prezzi gonfiati”, si legge in un comunicato stampa dell’Ufficio nazionale anticorruzione ucraino (Nabu). Lo stesso presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha commentato l’estromissione del viceministro definendolo un “segnale per chiunque le cui azioni o comportamenti violino il principio di giustizia”.

La notizia sull’estromissione di Lozynskii giunge dopo che il ministero della Difesa ucraino ha smentito di aver firmato contratti a prezzi gonfiati per dei prodotti alimentari destinati ai suoi militari. Una smentita arrivata in seguito alle accuse di alcuni media secondo cui il dicastero avrebbe stretto un accordo a prezzi “due o tre volte più alti” rispetto alle attuali tariffe in vigore per i prodotti alimentari di base. Il contratto in questione (per il 2023) sarebbe di 13 miliardi di grivnie (350 milioni di dollari al tasso di cambio attuale). “Il ministero acquista tali prodotti secondo la procedura stabilita dalla legge” ha risposto il ministero della Difesa definendo “false” le informazioni divulgate dalla stampa. “Questi dati vengono diffusi con una deliberata intenzione di manipolare” i cittadini, ha criticato il ministero annunciando che intende “preparare documenti” al fine di aprire un’indagine sulla “diffusione” di queste informazioni “fuorvianti” che “ledono gli interessi della difesa durante un periodo speciale”.

Nel mirino delle critiche è finito il ministro della Difesa, Oleksii Reznikov, sebbene non sia stato lui a firmare personalmente il contratto oggetto della discordia. Vari organi di stampa ucraini ritengono tuttavia che sul ministro ricada la responsabilità oggettiva sui contratti in essere, in particolare dopo che aveva annunciato “tolleranza zero” per gli episodi di corruzione. Reznikov ha definito le accuse una campagna diffamatoria, volta a minare la fiducia nel ministero della Difesa e la sua reputazione tra i partner internazionali. David Arakhamia, capogruppo del partito Servo del popolo e figura molto vicina al presidente Zelensky, ha promesso che alcuni dei funzionari corrotti potrebbero essere presto sottoposti a pene detentive.

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