Ucraina: il conflitto si estende anche ai luoghi di culto dell’ortodossia

I Servizi di intelligence di Kiev da oltre una settimana stanno perquisendo diverse sedi ecclesiastiche alla ricerca di spie e sabotatori russi

monasteri ortodossi

Proseguono le perquisizioni del Servizio d’intelligence ucraino (Sbu) nei monasteri ortodossi legati al Patriarcato di Mosca alla ricerca di spie e sabotatori, un segnale di come il conflitto in Ucraina si sia esteso anche all’ambito religioso, già dal 2018 oggetto di scontro fra i due Paesi. Nella giornata odierna gli agenti dell’Sbu sono intervenuti nel convento ortodosso di San Cirillo e Metodio situato nel villaggio di Drachyno, nella regione della Transcarpazia. Secondo la stampa di Kiev, alla base delle perquisizioni vi sarebbe la ricerca di figure legate a Viktor Medvedchuk, ex parlamentare ucraino e leader del principale partito filorusso del Paese – ora considerato fuorilegge – oltre ad essere amico personale del presidente russo, Vladimir Putin. Medvedchuk alcune settimane fa è stato inviato in Russia dopo essere stato inserito nella lista per uno scambio di prigionieri effettuato con l’Ucraina. Lo scorso 22 novembre i servizi di intelligence ucraini hanno perquisito il Monastero delle Grotte di Kiev, situato nel quartiere Pechersk, nel centro della capitale ucraina. Il Monastero delle Grotte, fondato nell’XI secolo e uno dei centri più importanti della cristianità ortodossa, è sotto il controllo della Chiesa ortodossa ucraina fedele al Patriarcato di Mosca e non della nuova Chiesa autocefala ucraina sorta dalla scissione del 2018. Il Cremlino ha duramente contestato tali operazioni di polizia, definendole “un atto di guerra”, un’opinione condivisa anche dal giornalista e rappresentante della Chiesa ortodossa russa, Vladimir Legoyda, secondo cui “come molti altri casi di persecuzione dei credenti in Ucraina fin dal 2014, questo atto di intimidazione sarà quasi certamente ignorato dalla comunità internazionale”.

Quella al Monastero delle Grotte, tuttavia, è stata solo la prima di una serie di perquisizioni, fra cui spiccano quelle effettuate in un luogo di culto della Chiesa ortodossa ucraina del Patriarcato di Mosca a Ivano-Frankivsk, nel Monastero della Santissima Trinità di Koretsky e in alcuni luoghi di culto della diocesi di Sarnensko-Polesye, nella regione di Rivne. Le perquisizioni sono state condotte in sedi ecclesiastiche legate al patriarcato russo, e sono state tutte classificate come operazioni di controspionaggio. Le perquisizioni, infatti, sono mirate a individuare potenziali sabotatori e ricognitori che si nasconderebbero in questi luoghi usufruendo della protezione del clero ortodosso russo. Lo scorso maggio, la Chiesa ortodossa ucraina ha dichiarato l’indipendenza dalla Chiesa ortodossa russa, nel tentativo di prendere le distanze da Mosca dopo il conflitto iniziato lo scorso 24 febbraio. Tuttavia, diversi politici ucraini continuano a criticare apertamente l’operato della Chiesa ortodossa ucraina per le sue posizioni troppo vicine al Cremlino. Il 23 novembre – il giorno dopo le perquisizioni al Monastero delle Grotte – è stato presentato all’esame del Parlamento di Kiev un disegno di legge che mira a mettere al bando la Chiesa ortodossa russa e tutte le istituzioni e organizzazioni religiose a essa legate o subordinate.

La “guerra religiosa” fra Mosca e Kiev risale già al 2018, con il forte sostegno dell’allora presidente ucraino, Petro Poroshenko. Il 15 dicembre di quell’anno, infatti, venne fondata la Chiesa ortodossa autocefala ucraina in seguito a un “concilio di riunificazione” con l’autorità religiosa che operava sotto l’egida del Patriarcato di Kiev. La “riunificazione” ricevette l’autorizzazione del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, autorità religiosa suprema in grado di concedere l’autocefalia alla nuova Chiesa ortodossa. La decisione, tuttavia, venne duramente contestata dalla Chiesa ortodossa russa guidata dal patriarca Kirill, che ruppe le relazioni con il Patriarcato di Costantinopoli, dichiarando il “concilio di riunificazione” come “illegale” e definendo “scismatica” la nuova Chiesa. Lo scisma ortodosso è stato uno dei primi effetti della crisi fra Russia e Ucraina del 2014, quando dopo l’Euromaidan – la destituzione dell’ex presidente Viktor Janukovic –, le milizie filorusse occuparono gran parte delle regioni di Donetsk e Luhansk, nel Donbass, e la penisola di Crimea fu annessa unilateralmente alla Russia in seguito a un referendum non riconosciuto dalla comunità internazionale.

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