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Tunisia: l’uccisione di un venditore ambulante rischia di far esplodere la tensione sociale

Mohsen al Zayani, 23 anni, è stato ucciso ieri da un proiettile sparato da un agente delle dogane durante un’operazione anti-contrabbando nel centro di Tunisi, innescando proteste, scontri e tensioni in diversi quartieri popolari della capitale

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L’uccisione di un venditore ambulante in Tunisia mette in luce tutte le fragilità del Paese culla della primavera araba, oggi al centro di una grave crisi economica e sociale. Mohsen al Zayani, 23 anni, è stato ucciso ieri da un proiettile sparato da un agente delle dogane durante un’operazione anti-contrabbando nel centro di Tunisi, innescando proteste, scontri e tensioni in diversi quartieri popolari della capitale. Tre agenti sono stati trattenuti in custodia cautelare su ordine del pubblico ministero, dopo che la notizia ha suscitato indignazione a livello nazionale. Il 17 dicembre del 2010, un altro giovane venditore ambulante, Mohamed Bouazizi, si diede fuoco nel governatorato di Sidi Bouzid, un gesto interpretato da molti come la scintilla che innescò la rivoluzione tunisina. La dinamica della morte di Al Zayani, accusato di vendere sigarette di contrabbando, deve essere ancora chiarita, ma il contesto in cui è avvenuto suscita preoccupazione per la tenuta sociale di un Paese strategico per l’Italia per almeno tre motivi: i flussi migratori, l’approvvigionamento energetico e gli scambi commerciali.

Almeno 13.172 tunisini sono sbarcati illegalmente in Italia via mare dall’inizio dell’anno ad oggi, 8 settembre, in aumento del 16,7 per cento rispetto ai 11.287 arrivi nello stesso periodo del 2021. I flussi potrebbero moltiplicarsi drammaticamente con l’aggravarsi della situazione socio-economica, raggiungendo i picchi del 2014 (170 mila sbarchi totali via mare) e del 2016 (180 mila arrivi via mare). Non solo. Il territorio tunisino ospita il gasdotto Transmed, conosciuto anche come gasdotto Enrico Mattei, che collega Algeria e Italia passando appunto per la Tunisia. Come noto, il gas algerino ha scavalcato gli approvvigionamenti energetici dalla Russa. Ad oggi, quindi, la Tunisia ospita il tracciato della prima fonte di approvvigionamento energetico del nostro Paese. Va aggiunto che l’Italia è diventata il primo partner commerciale della Tunisia nel periodo gennaio-giugno 2022: non era mai successo dall’indipendenza del Paese nordafricano del 1956. Secondo i dati dell’Istituto di statistica tunisina, nel primo semestre gli scambi commerciali tra Italia e Tunisia sono ammontati a 10,782 miliardi di dinari tunisini (3,43 miliardi di euro), in crescita del 27,24 per cento per cento rispetto agli 8,474 miliardi di dinari tunisini (2,69 miliardi di euro) dello stesso periodo del 2021.

Un filmato diffuso sui social network, la cui veridicità è ancora da appurare, mostra l’agente che avrebbe sparato ieri al giovane, accusato di essere un contrabbandiere e di non essersi fermato all’alt delle forze dell’ordine, fuggire dalla scena del delitto. Secondo la stampa tunisina, l’incidente è legato ad un’operazione anti-contrabbando iniziata con colpi di arma da fuoco di “avvertimento” che avrebbero accidentalmente colpito l’autista della vettura sospettata di trasportare un carico di sigarette di contrabbando in Piazza Al Passage. L’amministrazione doganale ha riferito oggi una nota che la pattuglia “si è trovata faccia a faccia con una folla di trafficanti armati” e che un agente è rimasto ferito alla testa durante le colluttazioni. Quest’ultimo è stato operato in un ospedale della capitale e si trova in condizioni “stabili”, secondo quanto riferito dell’emittente radiofonica “Mosaique fm”.


Per comprendere il contesto in cui è avvenuta l’episodio che ha portato alla morte del 23enne tunisino è opportuno ricordare che l’inflazione in Tunisia è ai massimi dal 1984. Nelle ultime settimane, il Paese ha fatto fronte a gravi carenze di diversi prodotti di consumo, in particolare quelli importati, come olio vegetale, caffè e zucchero, circostanza che ha avuto un notevole impatto sulla regolarità del processo di fornitura e sull’aumento dei prezzi. Alcuni supermercati hanno iniziato a razionare l’acqua in bottiglia e secondo l’Unione tunisina dell’industria, del commercio e dell’artigianato (Utica), le fabbriche di yogurt, torte e biscotti e bibite hanno dovuto interrompere la loro produzione a causa della carenza di zucchero. Tutti i partiti di opposizione e anche la destra laica nazionale hanno accusato il presidente della Repubblica, Kais Saied, di non fare abbastanza. Da parte loro, le autorità tunisine cercano da un lato di aumentare importazioni dei beni di prima necessità (in particolare di zucchero) dall’estero, dall’altra di frenare il mercato nero e il contrabbando usando il pugno duro contro trafficanti e speculatori.

Intanto l’Unione generale tunisina del lavoro (Ugtt), il principale sindacato del Paese, sta conducendo dei delicati colloqui con il governo guidato dalla premier, Najla Bouden, su un piano di riforme “alternativo” a quello proposto dall’esecutivo al Fondo monetario internazionale (Fmi). L’incontro di quattro ore tenuto ieri al Palazzo del Governo, nella Kasbah di Tunisi, ha passato in rassegna le proposte dell’organizzazione dei lavoratori per attuare riforme economiche, sociali, educative e sanitarie. L’Fmi ha da tempo annunciato la sua disponibilità a concludere un accordo su un maxi-prestito da 4 miliardi di dollari, cifra fondamentale per evitare un tracollo economico del Paese. Tuttavia, secondo l’agenzia di valutazione del credito Fitch Ratings, le differenze tra il governo e l’organizzazione dei lavoratori “possono ancora porre ostacoli a un accordo con l’Fmi”. Una forte opposizione sociale, aggiungeva Fitch in un rapporto di fine luglio, “potrebbe ritardare un accordo con l’istituto di credito internazionale o diminuire la capacità del governo di mantenere l’andamento del programma di riforme”.

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