Tunisia: il vicepresidente del movimento islamico Ennahda rapito da agenti della sicurezza

Noureddine Bhiri - Tunisia
Noureddine Bhiri - Tunisia

Il vicepresidente del movimento islamico Ennahda, Noureddine Bhiri, è stato rapito da agenti della sicurezza in abiti civili e portato verso una destinazione sconosciuta. Lo ha reso noto il partito Ennahda stesso in un comunicato pubblicato sul suo profilo Facebook. Da quanto emerso, durante il rapimento, la moglie di Bhiri, l’avvocata Saida al Akrimi, sarebbe stata aggredita mentre si opponeva al rapimento del marito. Da quanto si legge nel comunicato, il movimento “denuncia con forza questo pericoloso precedente che segna l’entrata del Paese nel tunnel della tirannia e nell’oppressione degli oppositori politici da parte del regime golpista”. Al momento non vi è ancora alcuna reazione da parte delle autorità tunisine. Il presidente Kais Saied, accusato dal partito islamico moderato Ennahda di aver orchestrato con il congelamento del parlamento il 25 luglio un colpo di Stato, ha promesso di difendere i diritti e le libertà conquistati nella rivoluzione tunisina del 2011. Ennahda, che ha il maggior numero di seggi nel parlamento sospeso, era stato bandito prima della rivoluzione a causa dei suoi legami con l’estremismo islamico, ma in seguito è diventato il partito più influente e membro dei successivi governi di coalizione. A causa della forte crisi economica e un sistema politico paralizzato dai giochi di potere tra i partiti e dalla corruzione, il sostegno a Ennahda è diminuito e, sebbene sia arrivato primo alle elezioni parlamentari del 2019, ha ottenuto molti meno voti rispetto agli anni precedenti. Dopo l’intervento di Saied a luglio, diversi alti politici e dirigenti d’azienda sono stati arrestati o sottoposti a procedimenti giudiziari, spesso per reati di corruzione.

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