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Tunisia, Georgieva: “Il Paese valuterà l’utilità del programma del Fondo monetario”

La direttrice dell'Fmi: "La porta dei negoziati è ben aperta, continueremo a comunicare con la Tunisia e ad appoggiarla"

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La direttrice generale del Fondo monetario internazionale (Fmi), Kristalina Georgieva, ha dichiarato che le voci sulla chiusura dei negoziati con la Tunisia sono totalmente infondate. In un’intervista al canale “Al Arabiya Business” durante la sua partecipazione ieri al World government summit Dubai, la direttrice ha spiegato di aver avuto “un ottimo incontro con il capo del governo tunisino” e “la porta dei negoziati è ben aperta, continueremo a comunicare con la Tunisia e ad appoggiarla”.


 

Georgieva ha ribadito che “nel corso del 2023, la Tunisia ha beneficiato di entrate aggiuntive provenienti dal turismo, grazie ad un aumento della domanda come destinazione turistica, dopo la regressione sperimentata durante il periodo del Covid-19, ma si trova ad affrontare gravi difficoltà, come l’inflazione che ha registrato tassi elevati. Georgieva ha evidenziato che le previsioni del Fmi indicano che l’inflazione in Tunisia potrebbe raggiungere il 9,8 per cento nel 2024, dal 7,8 percento registrato a gennaio e l’8,1 di dicembre 2023. Secondo la direttrice dell’Fmi, con la crescita attesa all’1,9 per cento “la Tunisia dovrà quindi valutare se il programma del Fondo monetario internazionale gli sarà utile”. Gli economisti hanno visioni differenti sulle previsioni di crescita del Paese nordafricano. La Banca mondiale, ad esempio, prevede nel suo “Rapporto sulle prospettive economiche globali” del 5 gennaio, che la crescita salirà al 3 percento sia nel 2024 che nel 2025, a condizione che si allentino le condizioni di siccità e che l’inflazione diminuisca. Tunisi beneficia principalmente delle esportazioni di materie prime e prodotti petroliferi. La crescita del Paese nordafricano si è attestata all’ 1,2 per cento nel 2023 dopo il 2,4 per cento del 2022.

 

È opportuno notare che, per la prima volta dalla sua adesione al Fondo monetario internazionale (Fmi) nel 1958, la Tunisia figura oggi nell’elenco dei paesi membri con ritardi di oltre 18 mesi nel completamento delle consultazioni previste dall’Articolo IV o delle valutazioni obbligatorie della stabilità finanziaria. L’attuale rating della Tunisia assegnato da Fitch nel 2023 è CCC+. Il Paese nordafricano ha attraversato dagli anni ’60-’70 un processo di profonda trasformazione, dalla presidenza Bourguiba, con un intenso intervento nell’economia in materia di istruzione, scuola, sanità, sviluppo e supporto degli Ide e del settore agricolo e turistico ed una crescita economica sorprendente, fino alla fine degli anni 80, 90 e 2000 con il graduale deterioramento economico, sotto la presidenza Ben Ali. Dopo anni di corruzione e bassa crescita, in seguito alla Rivoluzione dei gelsomini nel 2011, il Paese sta affrontando un processo di profonda trasformazione e avvio di riforme strutturali sotto la presidenza di Kais Saied. Riforme mirate soprattutto a ripianare il disavanzo pubblico e riaffermare le potenzialità del Paese come il tessuto industriale composto da distretti specializzati, posizione geografica centrale nel Mediterraneo, politiche a favore degli investimenti diretti esteri, risorse di gas naturale e petrolio non ancora sfruttate, potenzialità nel settore delle energie rinnovabili, nonché la sua posizione strategica nel Mediterraneo.

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