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Svezia, “Expressen”: “Gli ex jihadisti lavorano in scuole e centri ricreativi”

In totale, 24 di questi ex combattenti dello Stato islamico hanno trovato lavoro presso datori di lavoro pubblici nonostante i diversi avvertimenti da parte dei servizi di sicurezza secondo cui queste persone potrebbero contribuire alla radicalizzazione e al reclutamento in Svezia

Stoccolma
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Centri ricreativi, scuole materne e servizi sociali sono tra i luoghi in cui ora lavorano gli ex jihadisti dello Stato islamico che si trovano attualmente in Svezia. E’ quanto emerge da un’inchiesta condotta dal media svedese “Expressen”, secondo cui delle 83 persone identificate al ritorno in Svezia da territori sotto il controllo dello Stato islamico, 21 ora lavorano con bambini, giovani e persone vulnerabili. In totale, 24 di questi ex combattenti dello Stato islamico hanno trovato lavoro presso datori di lavoro pubblici nonostante i diversi avvertimenti da parte dei servizi di sicurezza secondo cui queste persone potrebbero contribuire alla radicalizzazione e al reclutamento in Svezia. Queste rivelazioni hanno causato la dura reazione da parte del ministro dell’Istruzione Lotta Edholm. “È del tutto inaccettabile che terroristi dell’Isis lavorino nelle scuole, nei centri ricreativi e simili svedesi. Non dovrebbe essere permesso che ciò accada”, ha dichiarato alla stampa, aggiungendo che la società svedese è stata troppo ingenua.


In diversi casi, gli ex militanti dello Stato islamico rimpatriati in Svezia sono stati assunti poco dopo il ritorno dalla Siria, dove, in molti casi, avevano trascorso diversi anni all’interno dell’organizzazione terroristica. Secondo Edholm, i datori di lavoro nel sistema scolastico, in particolare, dovrebbero fare di più per verificare il background dei propri dipendenti. “È responsabilità del datore di lavoro, ad esempio, raccogliere referenze e verificare cosa ha fatto una persona prima dell’assunzione. In questi casi, questo meccanismo è chiaramente fallito”, ha affermato il ministro.

Edholm ha anche sottolineato anche una evidente mancanza di comunicazione tra i servizi di sicurezza e le altre amministrazioni pubbliche. “Le autorità devono lavorare insieme. Stiamo ora esaminando come possiamo abbattere il livello di segretezza tra i vari enti pubblici in modo che la polizia, i servizi sociali e le scuole possano parlare tra loro senza che ciò intralci la necessità di mantenere la segretezza di determinate informazioni”, ha affermato il ministro.

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