Sudan: migliaia di persone tornano a manifestare contro i militari a Khartum

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In Sudan migliaia di persone sono tornate oggi a protestare nelle strade della capitale Khartum e di altre città del Paese contro il governo militare al potere dopo il colpo di Stato dello scorso 25 ottobre, in una manifestazione pacifica che è stata come altre volte repressa dalle forze di sicurezza. Gli agenti hanno sparato gas lacrimogeni nel tentativo di disperdere le folle, inseguendo gli attivisti per le strade della capitale, mentre manifestazioni si sono tenute anche a Port Sudan, Kassala, Nyala e Atbara. Diversamente dalle altre proteste, oggi le autorità sudanesi non hanno bloccato il passaggio sui ponti che collegano Khartum alle due città satellite di Omdurman e Khartum Bahri, situate sull’altra sponda del Nilo, mentre alla manifestazione hanno partecipato anche alcuni dei leader politici che sono stati rilasciati di recente dopo mesi di detenzione. Fra questi Wagdi Salih, popolare leader di una controversa task force anticorruzione, rilasciato ieri in tarda serata, e l’ex ministro dell’Industria Ibrahim al Sheikh, anche lui arrestato in conseguenza del golpe di fine ottobre. Al Sheikh rimane tuttavia accusato di aver sobillato le forze armate, ha sottolineato ad “Al Jazeera” l’avvocato Moiz Hadra, ricordando che nel carcere Soba di Khartum sono ancora detenuti “uomini, donne e bambini che sono stati arrestati durante le proteste nel quadro dello stato di emergenza”, e chiedendone il rilascio.

Gli attivisti hanno lanciato un nuovo appello a manifestare oggi, 30 novembre, anche per protestare contro l’accordo concluso di recente dai militari con il primo ministro Abdalla Hamdok, che era stato da loro deposto con il golpe del 25 ottobre, quindi reinsediato il 21 novembre per guidare il nuovo governo. “Se la creazione di corpi fittizi potesse proteggere l’autorità, allora (il presidente deposto Omar) al Bashir sarebbe ancora al potere”, hanno detto gli attivisti dei Comitati di resistenza al quotidiano “Al Sudani”, tornando a denunciare l’alto numero di vittime – 42 secondo l’opposizione – delle proteste in corso in diverse città del Paese. Di recente le autorità del Sudan hanno aperto un’inchiesta sulla repressione dei manifestanti scesi in piazza per protestare contro il colpo di Stato militare. L’annuncio giunge dopo che Hamdok ha incontrato i membri delle Forze di libertà e cambiamento (Ffc), l’ex coalizione civile al governo che si è opposta al governo militare e ora ha apertamente criticato il premier per essere giunto a patti con il golpisti. La coalizione ha avuto giorni di altalenanti dichiarazioni, prima affermando di non riconoscere alcun accordo politico con la leadership militare dopo il reintegro di Hamdok, poi dimostrandosi più aperta al dialogo, quindi ribadendo la sua opposizione. Secondo quanto riferito dal Comitato centrale dei medici sudanesi nel suo ultimo bollettino, pubblicato dopo le proteste di domenica, nelle manifestazioni post-golpe sono morte almeno 42 persone, 16 nel solo giorno del 17 novembre. La polizia ha dichiarato di aver seguito il principio della “forza minima” e di aver usato solo proiettili di gomma.

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