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Sudan: Al Burhan in visita alle sue truppe, è la prima volta dall’inizio del conflitto

La visita è avvenuta il giorno dopo che le Forze di supporto rapido (Rsf) del generale sudanese Mohamed Hamdan "Hemeti" Dagalo hanno conquistato il quartier generale della Difesa aerea

Khartum
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© Agenzia Nova - Riproduzione riservata

Il capo dell’esercito sudanese, il generale Abdel Fattah al-Burhan, ha fatto visita alle sue truppe di terra a Khartum, per la prima volta da quando sono scoppiati i combattimenti contro le Forze di supporto rapido (Rsf) il 15 aprile. In un video pubblicato sulla pagina Facebook delle Forze armate Burhan è stato ripreso mentre viene accolto dai suoi uomini al Comando delle Forze di Terra. Durante i primi giorni di scontri, l’esercito aveva pubblicato dei filmati che mostravano Burhan impegnato a monitorare la situazione da una sala operativa su più schermi, accompagnato da un membro del Consiglio sovrano sudanese, il generale Shams al-Din Kabbashi. La data delle riprese del video è sconosciuta, ma nelle immagini sono riconoscibili gli effetti dell’incendio e della distruzione al Comando generale, risultanti dai bombardamenti e dagli intensi combattimenti avviati tra le due forze in campo. Da aprile, il quartier generale dell’esercito è stato un campo di battaglia, sebbene negli ultimi giorni gli scontri intorno al quartier generale si siano ridotti. Nel frattempo il generale Mohamed Hamdan “Hemeti” Dagalo, che guida le Rsf, ha smentito le voci circolanti sulla sua morte. In un messaggio audio pubblicato su Facebook, riferisce “Sudan Tribune”, il generale ha confermato di essere al sicuro a Khartum insieme ai suoi uomini, e ha promesso di sconfiggere Al Burhan e di consegnarlo alla giustizia.


La visita di Al Burhan ai suoi uomini è avvenuta il giorno dopo che le Forze di supporto rapido (Rsf) del generale sudanese Mohamed Hamdan “Hemeti” Dagalo hanno conquistato il quartier generale della Difesa aerea, una base militare difensiva dell’esercito situata in un’area centrale della capitale Khartum. Lo hanno confermato ad “Agenzia Nova” fonti locali, precisando che la base conquistata va distinta dal quartier generale dell’Aeronautica militare, situato più a nord accanto al Comando generale delle Forze armate sudanesi (Saf). Postazione difensiva fissa, l’area sottratta alle Saf è stata invasa dai miliziani dopo che l’esercito ha abbandonato il suo accesso settentrionale. Testimoni hanno riferito che per l’operazione sono state usate armi da contraerea come le mitragliatrici pesanti di modello doshka e i cannoni antiaerei di tipo Zpu. Alla conquista di queste ore si aggiunge quella della base militare di Al Sawaqa, una base logistica delle Saf situata a est di Al Gaili sulla strada che collega Khartum a Shendi. Nei video pubblicati dalle Rsf si posso stimare circa 200 militari dell’esercito catturati, mentre i paramilitari hanno annunciato di aver preso non meno di 700 uomini.

Le notizie delle ultime ore sembrano in effetti raccontare un avanzamento a Khartum e dintorni delle Rsf, che hanno guadagnato posizioni in particolare nel centro della capitale e nell’area dell’aeroporto, costringendo le Saf a ripiegare verso ovest. È quanto riferisce l’account Twitter “War Mapper”, secondo cui anche a Bahri (Khartum Nord) le Rsf hanno consolidato le proprie posizioni, così come a Omdurman, la città gemella di Khartum sulla sponda nord del fiume Nilo. Secondo quanto riferito da fonti locali, l’aviazione militare ha continuato ad effettuare attacchi aerei e forti esplosioni si sono registrate nelle aree residenziali. Le Rsf hanno riferito di aver respinto un attacco dell’esercito nella regione di Bahri (Khartum Nord) e di aver preso il controllo della base militare di Al Sawaqa e di un certo numero di caserme, catturando più di 700 militari. I gruppi per i diritti in Darfur, intanto, hanno affermato che i combattimenti nei pressi della città di Geneina – capitale del Darfur occidentale – negli ultimi giorni hanno provocato la morte di oltre 350 persone. Lo riferiscono fonti citate dalla “Bbc”.

Proseguono intanto i colloqui a Gedda, in Arabia Saudita. In un incontro tenuto ieri con i capi della diplomazia degli Stati membri della Lega araba, il ministro degli Esteri saudita Faisal bin Farhan bin Abdallah ha “esortato le parti coinvolte nel conflitto in Sudan a dialogare seriamente, contribuendo ad alleviare le sofferenze della popolazione e a garantire la sicurezza e l’integrità territoriale del Paese”. Fra i temi all’ordine del giorno della riunione, riferisce l’emittente panaraba di proprietà saudita “Al Arabiya”, è stata ribadita la necessità di un impegno congiunto per proteggere la popolazione civile in Sudan e per portare avanti i lavori del gruppo di contatto per porre fine al conflitto e promuovere la sicurezza, la stabilità e lo sviluppo economico del Paese africano. Questo prevede infatti la “dichiarazione di Gedda”, firmata lo scorso 12 maggio dai rappresentanti delle Forze armate sudanesi (Saf) e delle Forze di supporto rapido (Rsf) per la protezione dei civili in Sudan, finora violato.

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